909 A differenza di, diversamente da

A differenza di, diversamente da (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: oggi parliamo di differenze. Cominciamo con una semplice frase:

A differenza di altri siti, nell’insegnare la lingua italiana, in italianosemplicemente.com si impara divertendosi.

A differenza di” è la parte della frase che mi interessa maggiormente oggi in questo breve episodio.

Potrei anche dire, con lo stesso senso:

Diversamente da quanto si fa in altri siti, nell’insegnare la lingua italiana, in italianosemplicemente.com si impara divertendosi.

Queste due forme sono assolutamente equivalenti e potete usarle a vostra scelta se volete parlare di qualcosa che si differenzia da un’altra.

Altri esempi:

A differenza di te, io ci tengo alla mia reputazione

Diversamente da te, a me piace molto studiare la grammatica.

Ciò su cui potrebbe nascere un dubbio è sul corretto utilizzo della forma “a differenza mia”, “a differenza tua”, “a differenza loro” ecc.

Spesso si legge e si ascolta anche dagli italiani, quando si parla di differenze tra persone, usare la forma, che però non è corretta. Es:

A differenza mia, tu riesci a seguire tutte le regole

I tedeschi sono molto precisi. A differenza loro, noi italiani preferiamo essere flessibili.

Ebbene, le frasi corrette sono:

A differenza di me, tu riesci a seguire tutte le regole

I tedeschi sono molto precisi. A differenza di loro, noi italiani preferiamo essere flessibili.

Gli italiani generalmente non sanno che solo questa sia la forma corretta e nessuno vi correggerà se direte o scriverete “a differenza mia”, ma è bene sapere che l’unica forma consentita è quella senza l’aggettivo possessivo.

Ovviamente il problema non si pone se non si parla di persone:

A differenza di quest’estate, recentemente non abbiamo avuto occasione di incontrarci

A differenza del giorno, di notte fa troppo freddo

eccetera.

Ovviamente do per scontato che a nessuno di voi venga in mente di usare la forma “a differenza di io”, “o a differenza di tu” e via dicendo. Questo è l’errore più grande che possiate fare e, a differenza di “a differenza mia”, nessun italiano, dico neanche uno che è uno, farebbe mai questo errore!

In sintesi, per esprimere una differenza si può usare “a differenza di” o “diversamente da“, mentre è sbagliato, nel caso di confronto tra persone (anche se gli italiani lo fanno abitualmente), usare “a differenza mia/tua/sua/nostra/vostra/loro”. Si deve dire in questi casi: “a differenza di me/ di te/di lui/di lei /di noi/di voi/di loro”.

Adesso ripassiamo.

Mi piacerebbe sapere quale dieta sia la migliore tra quella vegana, carnivora o onnivora. La parola passa ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente che dovranno usare espressioni, verbi e parole già imparate per esprimere la propria opinione.

Persona Vegana 1 (Irina): La mia dieta vegana senz’altro è la migliore in quanto è la più sana sia per il corpo che per l’ambiente. Altro che storie!

Persona Carnivora 1 (Ulrike): sempre queste prediche. Voi vegani mi date davvero sui nervi. Come si fa a negare che la carne fornisce proteine e altri nutrienti importanti per il nostro corpo.

Persona Onnivora 1 (Peggy): Dai, ragazzi, per il vostro bene, vi consiglio di tornare sui vostri passi. Non mi capacito del fatto che non credete che la varietà sia la chiave. Con una dieta onnivora possiamo mangiare un po’ di tutto facendo sì che il nostro organismo possa avere un equilibrio nutrizionale e congruo.

Persona Vegana2: Ma la maggior parte delle persone mangia troppa carne e questo è dannoso per la salute e l’ambiente, senza contare Il riscaldamento globale, che ci porterà tutti a pagare lo scotto.

Persona Carnivora 2 (Marcelo): Mi dispiace moltissimo ma non posso continuare a sostenere l’utilità della carne. Ho un arrosto sulla griglia e mi precipito ad assaggiarlo. Mio figlio è uno degli ospiti d’onore ma ciò non toglie che adesso, forte dei vostri consigli, potrò preparare il cibo che meglio si confà ai gusti di tutti gli ospiti.

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Gli esercizi su questo episodio (con soluzione) sono disponibili per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente

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908 La versione

La versione (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: Oggi ci occupiamo del termine versione.

Partiamo da uno dei modi più diffusi di usare la “versione”, che  indica una traduzione o un adattamento  in una lingua diversa. Ad esempio:

    • La versione in inglese del romanzo è molto diversa da quella in italiano.
    • Il film è stato doppiato in varie versioni, tra cui spagnolo, francese e tedesco.
    • Ho dovuto scrivere una versione in inglese del mio articolo per una rivista internazionale.

“Versione” può anche indicare però una variazione o un’interpretazione diversa di un’opera. Ad esempio:

      • La versione rock di una canzone classica è sempre divertente da ascoltare.
      • La nuova versione del gioco da tavolo ha aggiunto nuove regole e pezzi.

Dunque una versione è sia qualcosa di diverso che qualcosa di nuovo. A volte somiglia molto alla parola “aggiornamento“.nel senso che qualcosa viene modificato per migliorarlo, per renderlo più moderno o per correggere degli errori o per esigenze di vario tipo (di mercato ad esempi). Pensiamo ad esempio all’aggiornamento di un software e, grazie all’aggiornamento passiamo dalla versione 1.0 alla versione 2.0.

In informatica, la “versione” può riferirsi ad una specifica release o edizione di un software o di un sistema operativo. Ad esempio:

    • Ho appena installato la nuova versione di Photoshop sul mio computer.
    • La vecchia versione del software aveva alcuni bug fastidiosi, ma quelli sono stati corretti nella nuova versione.
    • L’ultima versione di Windows ha molte nuove funzionalità e migliorie rispetto alla precedente.

In informatica una nuova versione è realizzata aggiornando la versione precedente. Passiamo però aggiornare anche un listino prezzi, la lista delle offerte di un negozio, la lista dei prossimi episodi da pubblicare eccetera, quindi la presenza di un aggiornamento da questo di vista non implica sempre una nuova “versione“, termine usato per i software, al limite per dei libri, come un’enciclopedia ad esempio.  Spesso si parla della “nuova versione” o della “versione aggiornata” o della “versione del 2023”. Tra l’altro, Anche una pagina web può essere “aggiornata” (si tratta comunemente di un “refresh” della pagina) premendo il, tasto F5 insieme al tasto ctrl. Neanche in questo caso si usa il termine versione per indicare la pagine web visualizzata.

La versione poi somiglia anche al termine “modello“. Pensiamo alle varie versioni che si possono realizzare di una automobile. Qual è la differenza tra versione e modello di una automobile?

In ambito automobilistico, ma più in generale parlando di prodotti, la “versione” e il “modello” si riferiscono a due concetti diversi.

Il “modello” di un’automobile è l’insieme delle caratteristiche estetiche, meccaniche e funzionali che definiscono un particolare tipo di veicolo prodotto da un costruttore. Ad esempio, il “modello” può includere la forma della carrozzeria, le dimensioni, il tipo di motore, la trasmissione, le dotazioni di serie, etc.

La “versione” di un’automobile, invece, si riferisce ad una specifica configurazione del modello. Ciò significa che una stessa automobile può essere offerta in diverse “versioni” con caratteristiche e dotazioni diverse, ma tutte basate sullo stesso “modello” di base. Ad esempio, una casa automobilistica può offrire diverse “versioni” di una berlina: una versione base, una versione sportiva, una versione con motore ibrido, un’altra solo elettrico, ecc.

In sintesi, mentre il “modello” di un’automobile rappresenta il tipo di veicolo prodotto, la “versione” di un’automobile indica una specifica configurazione di quel modello con caratteristiche e dotazioni diverse.

Gli studenti poi spesso hanno a che fare con le versioni di latino o di greco. Ma cosa sono queste versioni? Si tratta sempre di traduzioni, ma queste versioni le fanno in classe gli studenti di latino e greco.

Una “versione di latino o di greco” si riferisce ad un esercizio di traduzione dall’italiano al latino o al greco antico, generalmente assegnato agli studenti di queste lingue nelle scuole italiane. In pratica, gli studenti ricevono un testo italiano (solitamente un brano letterario) e devono tradurlo in latino o greco antico, utilizzando le conoscenze linguistiche e letterarie acquisite durante lo studio della lingua.

La “versione” (questo tipo di versione) è un esercizio molto importante per l’apprendimento delle lingue classiche (non si usa questo termine con le lingue moderne quando si fa un esercizio di traduzione) perché consente agli studenti di sviluppare la loro abilità nella traduzione e di acquisire una migliore comprensione della grammatica, della sintassi e del lessico delle lingue antiche. Inoltre, la versione può essere un utile strumento per l’analisi e l’interpretazione dei testi letterari, poiché richiede agli studenti di esaminare da vicino le strutture grammaticali e le scelte linguistiche dell’autore.

Ma passiamo alla versione più interessante: la versione dei fatti.

Quando due persone raccontano un episodio passato, spesso le versioni sono diverse. Due o più persone possono raccontare gli avvenimenti in modo diverso. Si dice che queste persone hanno, o presentano, o raccontano, una versione diversa dei fatti

  • Quella non è la mia versione dei fatti, io ho visto le cose in modo diverso.
  • La versione di Giovanni è diversa da quella di Flora. Quale sarà la verità?
  • Adesso che abbiamo ascoltato la tua versione, sono curioso di ascoltare anche quella di Maria.
  • La tua versione dei fatti non mi convince molto

Quindi questo tipo di versione rappresenta non ciò che è accaduto, non la realtà dei fatti, ma come questa realtà viene raccontata da una o più persone. Probabilmente, nel caso di diverse versioni, una si avvicinerà alla realtà più delle altre,

Adesso ripassiamo qualche episodio passato. Sarei curioso si sapere con quale personaggio del passato pranzereste volentieri. La parola ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente.

Marcelo: io al primo posto metterei sicuramente Leonardo da Vinci. Lo ammiro tantissimo per la sua creatività e intelligenza, e poi potrei chiedergli qualche consiglio per risolvere i problemi della mia vita quotidiana! Possibilmente senza scomodarlo con domande sciocche. Chissà quante persone poi non ce lo facevano che potesse spaziare dalla matematica alla medicina, dalle invenzioni per fare la guerra a quelle per rendere più semplice la vita quotidiana! Tanto di cappello! Senza contare la Gioconda. Mica pizza e fichi!

Leonardo: In merito a questa domanda, per me la scelta è facile e ti rispondo in men che non si dica: vorrei pranzare con Gesù nonché con Adamo. Non è che penserei di fare qualcosa di eclatante con loro, è che sarei curioso in particolare di vedere se Adamo al termine della cena ordinerà una mela e di come reagirebbe Gesù! Ha! Sarà arrivato il momento della resa dei conti tra loro due!

Ulrike: Quanto a me, vorrei pranzare con Cleopatra. Passi che la maggior parte delle persone la ricorda solo per la sua bellezza, senz’altro degna di nota, io in primo luogo sono però affascinata dalla sua intelligenza e determinazione. E poi, diciamocelo, chi non vorrebbe avere una regina come amica per diventare qualcuno?

Peggy: Interessanti scelte, ragazzi, ma io vorrei pranzare con Oscar Wilde. Lo trovo un personaggio affascinante, con un grande senso dell’umorismo e una mente acuta. E poi, magari mi darebbe qualche suggerimento per diventare uno scrittore famoso! Gli chiederei di farmi fare un giro tra i meandri dei sui pensieri per prendere ispirazione.

Gli esercizi su questo episodio (con soluzione) sono disponibili per i membri dell’associazione Italiano Semplicemente

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907 Il termine politica

Il termine politica (scarica audio)

Trascrizione

Giovanni: Oggi ci occupiamo del termine “politica“, ma non siamo all’interno della rubrica “politica italiana” dove trattiamo squisitamente termini che si usano in ambito politico, quindi parlando di partiti politici e più in generale dell’attività relativa al governo.

Il termine “politica”, al femminile, si usa anche in ambiti diversi, alcuni comunque molto legati all’attività di governo ma non tutti. In economia basti ricordare alla politica economica, la politica dei prezzi, la politica dei redditi, la politica fiscale e quella industriale o la politica monetaria.

La politica in questi casi è sempre un insieme di strumenti, di provvedimenti, di iniziative, ma in senso figurato la politica è anche una sorta di prassi, cioè un modo di operare, un modo di comportarsi. Ci siamo già occupati della prassi, e se volete potete dare un’occhiata all’episodio in questione. La politica allora è una prassi conforme a determinati principi o direttive nell’esercizio di un’attività o di un potere decisionale.

La stessa politica dei prezzi – siamo sempre in ambito economico – è proprio una prassi. Questa particolare politica esprime la volontà di perseguire un obiettivo legato ai prezzi. Non solo rappresenta l’insieme delle decisioni che influenzano i prezzi, ma è anche il nome della strategia usata per raggiungere l’obiettivo desiderato.

Dunque non solamente la BCE (la Banca Centrale Europea) ha una politica dei prezzi, in quanto ha l’obiettivo di giungere a una inflazione pari al 2 percento (e di conseguenza prende decisioni affinché questo risultato sia raggiunto) ma tutte le attività economiche hanno una personale politica dei prezzi, che è la loro strategia, il loro modo di fissare i prezzi eccetera.

In quest’ultimo caso, si tratta quindi di scelte, di decisioni, di strategie che si usano per raggiungere un obiettivo (fare profitto in questo caso):

Ad esempio:

La nostra politica dei prezzi è quella di non aumentarli quando aumenta il prezzo del carburante.

Quando ci sono i saldi, la politica dei prezzi del nostro negozio, è quella di applicare un ulteriore sconto a tutti i nostri clienti.

Solitamente, il termine “politica“, lo avrete capito, si usa in ambito politico-economico, ma possiamo anche usare la politica, intesa come comportamenti e prassi, anche in altri ambiti.

Riguardo al mio metodo di insegnamento, ad esempio, posso tranquillamente dire che partire dall’uso della grammatica non fa parte della mia politica, perché prediligo un metodo basato sul piacere e sull’ascolto.

Dunque la mia politica di insegnamento non prevede l’uso esclusivo né principale della grammatica.

La mia politica è questa. C’è a chi piace e a chi non piace.

La politica quindi, usata in questo modo, esprime un modo di operare, un metodo, ma più in generale deriva da un modo di pensare.

Tutti noi, abbiamo una politica comportamentale in tutti gli ambiti.
Vediamo altri esempi. Parlando di calcio, un allenatore potrebbe dire, dopo una sconfitta:

Sono veramente amareggiato dopo questa sconfitta ma continuo a non guardare la classifica, perché non fa parte della mia politica di tecnico. Preferisco pensare al prossimo avversario.

Non appartiene alla politica di Mario lamentarsi, anche se ultimamente gli sono accadute un sacco di disgrazie

La mia politica in cucina è quella di pulire subito dopo che ho usato ogni ingrediente

La mia politica è di contare sempre fino a cinque quando qualcuno mi fa arrabbiare

Vedete allora che possiamo usare questo “ingrediente” – passatemi il termine – per arricchire la nostra conversazione in ogni aspetto, quando parliamo del nostro personale modo di fare, del nostro abituale comportamento. Spesso c’è, alla base, un convincimento (ad esempio, l’ordine e la pulizia sono importanti per me se la mia politica in cucina è di pulire subito), un’idea, di una regola, dunque si tratta sempre di un insieme di comportamenti tutti conformi a un’idea di base che guida le azioni.

La nostra politica a tavola è che “non si butta niente”, quindi ognuno deve finire il proprio piatto

La giusta politica da adottare per un uomo politico dovrebbe essere quella dell’onestà sempre e ad ogni costo.

Qual è la giusta politica da mettere in atto per gestire il riscaldamento globale?

La politica da perseguire è quella della riduzione dell’inquinamento e della salvaguardia delle risorse.

Ai miei figli dico sempre: non vi è consentito rientrare a casa dopo mezzanotte. Questa è la politica personale mia e di mia moglie e ed è applicata rigorosamente.

Bene, adesso vediamo il ripasso, perché come sapete la politica adottata all’interno degli episodi di “due minuti con Italiano Semplicemente” è questa: imparare qualcosa di nuovo e ripassare qualche episodio passato.

Ulrike: sai, con la politica italiana vi è qualcosa che non mi torna, anzi mi va proprio di traverso. Sembra che la politica sia come un gioco di carte truccato. Ed è possibile mai, che tutti sappiano che le carte sono false, ma continuino a giocare lo stesso?

Peggy: hai detto niente! Tra l’altro poi sono sempre gli stessi giocatori che hanno la meglio, mentre siamo sempre noi poveri cittadini a pagare lo scotto.

Danielle: Ma sapete cosa mi manda ai matti? Che gli italiani sono sempre di diverso avviso su tutto! Come se fossero tifosi di due squadre di calcio rivali.

Marcelo: Senz’altro! Tuttavia, tutto il mondo spesso e volentieri ci invidia per le peculiarità della nostra cultura culinaria o per il nostro patrimonio artistico e culturale. Di contro quando parliamo di politica, con ogni probabilità finiamo sempre per fare figuracce. Solo per usare un eufemismo

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906 Il verbo realizzare (un uso particolare)

Il verbo realizzare – un uso particolare (scarica audio)

Video con sottotitoli

Trascrizione

Giovanni:

Avete realizzato che siamo arrivati all’episodio numero 906?

Quando ho deciso di realizzare questo episodio, non avevo realizzato che ne esisteva già uno dedicato allo stesso verbo.

In quell’occasione ho spiegato però solamente la differenza tra i verbi capitare, succedere, avvenire, accadere, realizzare e avverare.

Oggi vorrei parlarvi solamente del verbo realizzare, e in particolare di un suo uso che ho già avuto modo due volte di usare nelle righe iniziali.

Realizzare infatti si usa anche nel senso di rendersi conto di qualcosa, capire qualcosa.

Il senso è simile anche ad “accorgersi“. All’improvviso ci si rende conto di qualcosa che è “reale“. Fino a quel momento, prima di realizzare, non c’era la conoscenza o la piena consapevolezza di qualcosa, ma dopo è diventata reale.

Vediamo qualche esempio:

Ero arrivato puntuale alla stazione e non avevo realizzato di aver perso il treno, che è partito qualche minuto prima del previsto. Così ho aspettato alla stazione per mezz’ora prima di realizzare. Così ho potuto chiedere informazioni.

Quindi se avessi realizzato subito che il treno fosse già partito, sarei subito andato a protestare o a vedere quando sarebbe passato il treno successivo. Mi sono reso conto di quella che era “la realtà” solo mezz’ora dopo.

Un secondo esempio:

Non riesco ancora a realizzare che finalmente ho un lavoro!

Qui è un po’ diverso dall’esempio precedente. Ovviamente so di avere un lavoro (quindi c’è la conoscenza della realtà, a differenza di prima, che non sapevo che il treno fosse già partito), ma i miei sentimenti non si sono pienamente adeguati.

Dunque se avessi realizzato di avere un lavoro sarei più felice. Questa sensazione accade spesso nella vita: dopo aver superato un esame difficile, dopo un matrimonio e in generale dopo qualcosa che può cambiarti la vita, positivo o negativo.

Può accadere che immediatamente dopo, nonostante siamo consapevoli della realtà, non riusciamo subito a goderne appieno.

Dovrei fare i salti di gioia ma il cambiamento è avvenuto troppo rapidamente e devo ambientarmi alla nuova realtà. Oppure dovrei disperarmi ma non ci riesco.

Ogni volta che ci si accorge di qualcosa si può usare il verbo realizzare in questo modo.

Il verbo in questione ha però molti significati diversi, ma potete riconoscere questo specifico utilizzo da ciò che segue immediatamente dopo:
realizzare di + verbo infinito – realizzare che +verbo indicativo o condizionale
Es:

Non avevo realizzato di essere incinta! – Non avevo realizzato che fossi incinta!

Devi realizzare che la vita non ti regala niente!

Non avevo realizzato che il treno fosse già passato!

Hai realizzato che ora abbiamo fatto?

Alla fine ho realizzato che non sarei mai stato capace a fare quel lavoro.

Ho appena realizzato di aver abusato dell’uso della grammatica!!!

Scusate non lo faccio più!

Adesso, nel ripasso di oggi lascio la parola ai membri dell’associazione Italiano Semplicemente che si sfideranno simulando un dialogo tra una donna ubriaca e una sobria.

Persona Sobria 1 (Willemijn): Ehi, stamattina ti vedo proprio malridotta. Non ti sembra di esagerare con l’alcool?

Persona Ubriaca1 (Ulrike): Malridotta? Ti stai allargando! Sono la migliore qui. Nulla quaestio!

Persona Sobria 2 (Marguerite): Davvero? E in base a cosa lo dici? Ma guarda tu! Ti ho scrutata con attenzione molte volte dopo che hai fatto bisboccia in eccesso e ti ho trovata più brilla che brillante.

Persona Ubriaca 2 (Danielle): Lo so che sono la migliore, tant’è vero che posso bere tutto questo alcol e ancora reggermi in piedi. Tu non potresti mai farlo, andresti subito in tilt.

Persona Sobria 3 (Irina): Si fa presto a dire la migliore! Potrei anche non essere in grado di bere tanto, ma almeno posso prendermi cura di me stessa e di coloro che mi circondano. Questo è ciò che significa essere davvero la migliore. Su questo non ci piove!

Persona Ubriaca3 (Sofie): ma dai Irina piantala! Mi sono armata di pazienza e ti ha ascoltato. Ma adesso la misura è colma, non ne posso più. Non mi interessa quello che dici, sono tutte stupidaggini Sono io la migliore e…. e poi basta!

Persona Sobria 4 (Estelle): Bene, allora dimostramelo. Ne ho fin sopra i capelli di queste chiacchiere! Ti metto alla prova. Vediamo un po’ se sai fare altro oltre a bere alcol? Vorrei sincerarmene se non ti dispiace.

Persona Ubriaca 4 (Ulrike): sono in grado di provarlo. Posso …posso….. sono in vena di cantare per esempio!

Persona Sobria 5 (Mary): non vedo l’ora di vedere come te la caverai! Allora dai, vediamo.

Persona Ubriaca 5 (Willemijn): (canticchia confusamente) …non riesco a ricordare le parole. per quanto mi sforzi, le parole mi sono scappate di mente!

Persona Sobria 6 (Khaled): Vediamo… sembra che tu abbia bisogno di dormire un po’. Forse dovresti mettere via l’alcool per stasera. Di questo passo se ti lascio qui finirai ubriaco fradicio, per giunta le tue parole sono già incomprensibili!

Persona Ubriaca 6 (Irina): No, non ho bisogno di dormire. Sono la migliore, almeno a detta di tutti coloro che bevono con me!

Persona Sobria7 (Peggy): Bè, in ogni caso, vado a chiamarti un taxi perché tu possa tornare a casa in sicurezza. Questo è ciò che fa davvero una persona responsabile ed io assumo questo come un dovere.

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905 Il da farsi

Il da farsi (scarica audio)

il da farsi

Trascrizione

Giovanni:

Non è mai facile decidere sul da farsi.

Questo è un tipo di frase che può mettere in difficoltà chi studia la lingua italiana.

Il “da farsi” cos’è? È ciò che è più opportuno fare in una determinata situazione.

Decidere il da farsi o decidere sul da farsi pertanto indica la decisione su ciò che si deve fare.

Cosa facciamo? Abbiamo diverse opzioni, dobbiamo organizzarci, decidere cosa fare e poi cosa fare prima e cosa dopo. Bisogna decidere sul da farsi.

Una volta che abbiamo deciso sul da farsi possiamo procedere.

La situazione giusta in cui usare “il da farsi” è quando è difficile prendere una decisione sulla giusta modalità di andare avanti o sulla giusta scelta e quando ci si deve organizzare al meglio.

Vediamo qualche esempio concreto:

Riguardo alla vicenda vaccini Covid molte persone erano molto incerte sul da farsi

Bisogna riflettere sul da farsi

Ci si interroga sul da farsi dopo tanti episodi di criminalità a Roma.

Sono indeciso sul da farsi. Faccio l’università o vado subito a lavorare?

Di fronte alla guerra in Ucraina, tutti concordano sull’urgenza di fare, nessuno sul da farsi.

Dubbi sul da farsi nell’Unione europea di fronte al problema dei prezzi dell’energia

Una volta venduta la casa, bisogna decidere sul da farsi. Ne acquistiamo un’altra o ne prendiamo una in affitto?

Ricordate quindi: indecisione su cosa fare e migliore organizzazione delle attività future. Se avete ancora dubbi, andate a dare un’occhiata all’episodio dedicato l’articolo Il: il mangiare, il sentire, il da farsi.

Adesso sicuramente non avrete dubbi sul da farsi perché è il momento del ripasso. Simuliamo un dialogo tra un pigro e uno sportivo. Vediamo chi vince la sfida.

Persona pigra 1 (Ulrike): Non riesco a capacitarmi del perché ti stia così allargando senza tregua con tanto sport. Non vedi che la vita è fatta per essere vissuta con leggerezza, calma e relax? Lo sport è solo un di cui della vita.

Persona Sportiva 1 (Estelle): Ma come puoi pensare così? Il movimento e l’attività fisica sono fondamentali per mantenere il corpo e la mente in salute. O cosi’ o pomì se vuoi stare bene e vivere a lungo.

Persona pigra 2 (Anne Marie): Ma io sono felice così, non ho bisogno di sudare e faticare per sentirmi bene. Se mi faccio una bella passeggiata ogni tanto, è grasso che cola.

Persona sportiva 2 (Willemijn): Sì, ma se non fai mai nulla, il rovescio della medaglia sarà che il tuo corpo diventerà pigro e perderai la capacità di fare le cose che ti piacciono davvero, con tutti gli annessi e connessi

Persona pigra 3 (Marcelo): Non me ne frega un bel niente! Io posso fare quello che voglio senza dovermi preoccupare di allenarmi tutti i giorni.

Persona sportiva 3 (Anthony): Sì, ma se non ti mantieni attivo, prima o poi giocoforza ti troverai a non riuscire a fare neanche le cose più semplici.

Persona pigra 4 (Irina): Ma io non sono mai stanco o stressato, ho sempre tempo per riposare e rilassarmi. Poi non penso di avere la stoffa per fare l’atleta. Se avessi vent’anni in meno ancora ancora.

Persona sportiva 4 (Willemijn): So che non sei propenso a credermi ma qui casca l’asino! Se non ti muovi abbastanza, la tua mente non sarà attiva o piena di energia, e questo può portare a noia e depressione con tutti i suoi strascichi! Di qui non si scappa!

Persona pigra 5 (Ulrike): Bè, penso che siamo entrambi unici e belli e in quanto tali ciascuno dovrebbe vivere la propria vita come meglio crede e come si deve a modo suo.

Persona sportiva 5 (Hartmut è Albéric): Esattamente, l’importante è che ci vada a genio ciò che facciamo. Non è che si debba fare per forza ciò che va per la maggiore. E visto che a me è congeniale fare sport, (per inciso , ci sono anche portato) allora tutto fila liscio.

Persona pigra 6 (Danielle): E se per me questo significa essere pigro, allora anche questo va benissimo. Dopo tutto, la vita è troppo corta per preoccuparsi di ciò che pensano gli altri: non ti curar di lor

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