Oggi, cari amici di Italiano semplicemente, vi parlo di una parolina piccolina che apre e chiude infinite conversazioni, mette fine alle discussioni, reprime sfuriate, tronca rapporti e, sorprendentemente, può anche rassicurare: “basta”.
Vi farò un elenco di utilizzi, alcuni simili tra loro, altri meno. Inevitabilmente abbiamo già altri episodi in cui abbiamo esplorato espressioni e locuzioni in cui compare questa parola o espressioni analoghe. Ne parlerò nel corso della spiegazione e metterò dei collegamenti ipertestuali (dei link) agli episodi in questione.
Allora:
1. “Basta” come imperativo: smetti!
È l’uso più intuitivo.
È un’esclamazione che segnala che qualcuno ha superato il limite.
In questo caso, “basta” è quasi un ordine: corto, secco, definitivo. Evidentemente si è raggiunto un limite.
2. “Basta + verbo all’infinito”: è sufficiente fare X
Qui entriamo in un territorio più razionale: basta (cioè è sufficiente) una sola azione per ottenere un risultato.
Per capire l’italiano basta ascoltare ogni giorno.
Per perdere peso basta camminare 40 minuti al giorno.
È un “basta” che potremmo chiamare funzionale: descrive un requisito sufficiente. Solitamente questo uso prevale nelle conversazioni orali. Un po’ informale diciamo.
3. “Basta che…”: condizione minima
Simile al precedente, ma introduciamo una subordinata, perché c’è un “che”:
Va bene anche domani, basta che mi avvisi prima.
Puoi restare quanto vuoi, basta che non dai fastidio.
È l’uso da manuale della condizione necessaria. Fino ad un certo punto, che viene specificato, si può arrivare. Non oltre.
Somiglia a: la cosa importante è che…, ciò che conta è che…, sempre che…
4. “Basta” come sufficienza in senso quantitativo.
Qui “basta” è un giudizio, spesso soggettivo, sulla quantità.
Ne vuoi ancora? No, basta cosi.
Due bicchieri di vino? Bastano.
Non serve tutto quell’olio, ne basta un filo.
È il “basta” del frigorifero, del piatto, della spesa. Si può anche dire: può bastare, possono bastare, può bastare così.
5. “Basta!” nel senso di “mi sono stancato / non ne posso più”
Quando arriva la goccia che fa traboccare il vaso.
È il “basta” da sfuriata.
Basta, ora parlo io!
Basta, non sopporto più queste riunioni infinite!
Basta! Non è possibile! Quando arriva l’ennesimo ritardo del treno.
È la versione emotiva, spesso usata quando si è in preda al panico o quasi. È anche uno sfogo chiaramente.
6. “Basta?” per chiedere conferma
Modalità garbata, spesso detta con un tono di voce che sale verso la fine.
Te ne verso ancora? Basta?
Va bene così? Basta?
Significa: “ti può bastare?”, “è sufficiente?”, “ancora?”.
7. “E basta!” per chiudere definitivamente
È un’estensione che si usa per troncare polemiche. Aggiungere la e all’inizio rafforza l’idea della stanchezza e della voglia di smetterla.
Non voglio più sentirne parlare, e basta!
Ho detto che non vengo, e basta!
A volte si rafforza ancor di più con un “cavolo!”, “per la miseria”, “maledizione”
E basta, maledizione!
8. “Basta poco” e varianti idiomatiche
Ci sono alcune espressioni cristallizzate, molto comuni:
Qui “basta” è parte di qualcosa di fisso che indica una minima quantità o estrema facilità.
9. “Basta che sia…” come preferenza flessibile
Non mi importa, basta che sia comodo.
Andiamo dove vuoi, basta che sia vicino.
È il “basta” della tolleranza: non ho grandi pretese, mi adeguo. Quindi si esprime una preferenza in modo flessibile.
10. “Basta” come conclusione di un discorso
È simile a “fine”, “punto”.
Insomma, ho fatto tutto ciò che potevo. Basta.
Abbiamo deciso di rimandare. Basta.
Chiusura asciutta, quasi burocratica. Non c’è emozione, non è uno sfogo stavolta. Simile a “tutto qui”, “niente di più e niente di meno”.
In definitiva, con “basta” potete:
fermare, concludere, condizionare, chiedere, lamentarvi, rassicurare e perfino addolcire un discorso.
Alla fine, basta una sola parola per fare tutto questo.
E se qualcuno trovasse comunque da ridire…
Basta, non se ne parla più. Anzi no, adesso basta un piccolo ripasso e l’episodio possiamo considerarlo chiuso.
Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente
Parliamo di cosa vi hanno o non vi hanno insegnato i vostri genitori.
André (Brasile):
Fortuna ha voluto che io crescessi in un ambiente in cui si dava molto valore alle piccole cose … quantoall’educazione finanziaria, a dire il vero, mio padre ne era un esperto e ha potuto insegnarmela, mentre mia madre tendeva a fare la finta tonta davanti a certe spese superflue.
Edita (Repubblica Ceca):
Quanto ai miei genitori, li stimo molto per avermi dato un buon viaticoper la vita. Ciononostante non mi hanno tenuta troppo stretta. Probabilmente avevano capito che non sarebbe servito a nulla. Un omaggio a loro perché sicuramente ho dato loro del filo da torcere per molti anni.
Estelle (Francia):
I miei genitori mi hanno trasmesso come retaggioil valore del lavoro. Avvezzida sempre all’impegno, hanno fatto germogliare in me l’idea che gli sforzi paghino sempre. Mi hanno anche insegnato a far sempre il dovutodistinguofra ciò che conta davvero e il superfluo, il vero filo conduttore per la mia carriera professionale.
Marcelo: In prima battuta, dai miei ho imparato il valore dell’onestà e del lavoro ben fatto. In seconda battuta è necessario fare una distinzione: mio padre mi ha trasmesso l’amore per lo sport, la perseveranza e la tenacia per arrivare a buon porto nella vita. Mia madre, d’altro canto, mi ha insegnato che essere ottimisti e credere nella provvidenza aiuta sempre, e che ciò che si desidera con tutta la grinta, prima o poi si avvera. Lei aveva del talento naturale per evitare qualsiasi tracolloemotivo, ove maifosse accaduto qualcosa di brutto. Peccato che non mi abbiano inculcatoanche come far crescere le finanze! Alla fin fine però non ho nulla da criticare, anzi, ho solo da ringraziare!
Proviamo oggi a spiegare “durare da Natale a Santo Stefano” nello stile di Italiano Semplicemente, cioè in modo narrativo, discorsivo e con qualche divagazione linguistica, senza ridurre tutto allo stretto indispensabile, anche perché, quando si parla di espressioni idiomatiche, andare nei meandri della lingua è spesso la vera chiave di volta.
Ringrazio Danielle per avermi suggerito questa bella espressione.
Dunque, che cosa significa “durare da Natale a Santo Stefano”?
L’espressione “durare da Natale a Santo Stefano” è un modo tipicamente italiano per dire che qualcosa dura pochissimo, anzi, quasi niente, come una promessa fatta con pochissima convinzione, tipo “con l’anno nuovo mi metterò a dieta”. Della serie: mai ripromettersi certe cose con leggerezza!
Natale e Santo Stefano, infatti, sono attaccati, 25 e 26 dicembre, quindi potremmo dire che un giorno segue l’altro non appena finisce il primo. Di tempo, tra i due, ce n’è talmente poco che, a conti fatti, si parla di una durata irrisoria.
È un’espressione che funziona perché è ironica e immediata.
In conclusione, “durare da Natale a Santo Stefano”, considerato che si usa sempre per ironizzare, ha l’obiettivo di prendere in giro, smontando con leggerezza delle aspettative, sgonfiando promesse e mettendo sul piatto la realtà dei fatti, perché certe cose, vuoi o non vuoi, si capiscono subito.
Sofie:
Per il 2026, proprio non saprei cosa aspettarmi. Adoggi, sonoalle prese con aspettative contrastanti, perché le domande che mi faccio sono sempre le stesse: come sono messo? A che punto sono con i miei progetti?
Giovanni: “Mettercela tutta“. Questa è l’espressione di cui ci occupiamo oggi.
“Mettercela tutta” significa impegnarsi al massimo, dedicare tutto il proprio sforzo e energie a qualcosa, fare del proprio meglio per raggiungere un obiettivo o affrontare una sfida. È un’espressione che sottolinea il massimo impegno e la determinazione nel perseguireun obiettivo.
E’ un’espressione del tutto equivalente ad altre, tipo: “dare tutto” o anche “dare tutto se stessi” o “dare l’anima” e simile anche a “sputare sangue”.
Ma torniamo all’espressione “mettercela tutta”, che utilizza il verbo “mettere”. Questo è chiaro.
Mettere nel senso di impiegare. In questo caso si parla di impegno, di energie, di sforzo, di fatica.
Si sottolinea l’azione di investirecompletamente se stessi in un’attività o in un obiettivo, indicando massimo impegno e dedizione.
Vediamo qualche esempio:
Nello studio:
“Sto studiando per gli esami e voglio davvero mettercela tutta quest’anno.”
Nello sport:
“L’atleta si è infortunato, ma vuole comunque mettercela tutta per tornare in forma.”
Nel lavoro:
“Ho un progetto importante da completare, e voglio mettercela tutta per consegnarlo entro la scadenza.”
Nelle relazioni:
“Dopo l’ultimo litigio, abbiamo deciso entrambi di mettercela tutta per far funzionare la nostra relazione.”
Nelle passioni personali:
“Ho iniziato a suonare la chitarra e voglio veramente mettercela tutta per migliorare la mia abilità musicale.”
Avrete notato che in “mettercela” c’è la particella “ce” che si riferisce al luogo o l’obiettivo. È anche possibile staccare ce dal verbo.
Es: ce la devi mettere tutta per superare l’esame
Cioè:
Devi mettercela tutta per superare l’esame.
Oppure:
Dovrò mettercela tutta affinché io possa battere il record del mondo
Cioè:
Ce la dovrò mettere tutta affinché io possa battere il record del mondo.
Questo si può fare anche con altri verbi, non solo con mettere. C’è già un episodio in merito (anzi due) fortunatamente, quindi potete dargli un’occhiata se vi interessa.
Avrete anche notato che si usa la forma femminile: mettercela e non mettercelo. Lo abbiamo visto anche in altri episodi. “La” a cosa si riferisce quindi?
Questa cosa di usare il femminile nelle locuzioni e espressioni idiomatiche è una caratteristica della lingua italiana e la forma femminile non è legata in questi casi al genere del sostantivo.
Parliamo di impegno che è maschile, o di dedizione che è femminile, o di energia, ancora femminile, o di sforzo, stavolta maschile. Potreste impazzire se andiamo avanti così…
Ci sono pertanto molte altre espressioni idiomatiche in italiano che seguono la forma femminile. Qualcuna di queste li abbiamo già trattate. Abbiamo anche parlato dei verbi pronominali una volta.
Es:
Farla fuori dal vaso (che ha un senso simile a esagerare)
In tutte queste espressioni il cambiamento al maschile ne compromette il significato. Non avremo più un’espressione o una locuzione.
Spesso accade invece che la stessa modalità possa usarsi anche per riferirsi a un sostantivo femminile, ma in quel caso il senso è quello materiale.
Es: quanta pasta devo mettere nell’acqua?
Risposta: metticela tutta
Oppure: devi mettercela tutta, ce la devi mettere tutta.
Sto parlando della pasta (la) che devo mettere nell’acqua (“ce” indica il luogo).
In questo caso, quando mi riferisco al sostantivo, la frase ha lo stesso uso della forma maschile.
Es:
Ho un etto di formaggio qui, quanto ne devo mettere nella pasta?
Risposta: “ce lo devi mettere tutto” o “metticelo tutto” o “devi mettercelo tutto“.
Stavolta uso il maschile perché il formaggio è maschile.
In altre locuzioni simili, cioè che sono alla forma femminile, a volte accade la stessa cosa, vale a dire che posso usare il maschile o il femminile in senso materiale per riferirmi a qualcosa di maschile o femminile, ma in altri casi non si fa.
Le espressioni citate prima ad esempio non si usano quasi mai al maschile neanche in senso materiale. A volte si può fare però.
Giovanni: oggi vediamo un episodio ricco di espressioni idiomatiche italiane. Vediamo come usare la mano o le mani. Il vocabolario è ricchissimo di esempi.
Sapete infatti che ci sono molte espressioni in cui si usa la mano.
Numeri alla mano (o datialla mano) è una di queste: significa conoscendo i dati, avendo a disposizione le informazioni numeriche.
Con i dati alla mano, cioè a disposizione, si possono fare i conti, si può giungere a conclusioni.
La mano indica disponibilità, perché le cose che teniamo in mano sono nostre e le possiamo controllare.
Essere un tipo o una persona alla mano è un’altra espressione. Un tipo disponibile, piacevole, amichevole, disponibile e flessibile, che si adatta alle diverse situazioni come una mano, appunto.
Essere a portata di mano invece indica la vicinanza di un luogo qualsiasi. Come se allungare una mano bastasse per raggiungerlo.
C’è un ristorante a portata di mano da queste parti? È comodo avere tutto a portata di mano, vuol dire che non devo faticare, non devo percorrere lunghe distanze.
Posso usare anche in modo più materiale questa espressione:
Scusa mi passi il sale visto che ce l’hai a portata di mano?
Con lo stesso senso si usa anche sottomano.
Vorrei scrivere una poesia ma non ho sottomano una penna. Qui c’è meno il senso della comodità ma più che altro quello della disponibilità immediata.
Se invece una cosa è non a portata di mano allora è fuorimano. Significa che è un po’ distante. Una casa fuori mano è ad esempio lontana dal centro abitato.
Tornando alle persone, quelle alla mano però non è detto abbiano le mani d’oro, non è detto cioè che sappiano fare tutto, che abbiano una ottima manualità. Chi usa le mani per fare massaggi invece può avere le mani di fata: sensibili e efficaci.
Se avete le mani d’oro difficilmente su ciò che fate occorre ancora rimetterci le mani, perché il vostro lavoro è perfetto. Infatti rimettere le mani (o rimetteremano) su un lavoro ha questo senso: non è completo, è ancora da perfezionare, o è difettoso. Allora bisogna rimetterci mano.
Chi nvece ha le mani in pasta, come un pizzaiolo, è coinvolto in una attività, e di solito c’è sempre da guadagnare qualcosa. È ovviamente un’immagine figurata, la pasta rappresenta gli affari, l’organizzazione, il coinvolgimento nel dar forma a qualcosa. I politici potremmo dire che hanno sempre le mani in pasta ovviamente, ma l’espressione si usa sopratutto in termini negativi quando ci sono interessi personali coinvolti. È simile ad essere immischiati.
La disponibilità è probabilmente la caratteristica più frequente nelle espressioni con la mano.
Dare una mano è sicuramente quella più comune e più conosciuta dai non madrelingua. Ma prima ancora che la mano venga data bisogna porgerla o tenderla. Ma tendere la mano l’abbiamo già vista insieme.
Le mani, poi, al plurale, possono essere usate fisicamente, ad esempio venendo alle mani con qualcuno. Venire alle mani è un modo educato e formale di dire picchiarsi, usare le mani per farsi del male fisicamente, dopo un litigio. Se qualcuno ti mette le mani addosso durante un litigio però puoi sempre lamentarti: giù le mani! Come ti permetti di alzare le mani? Io ti denuncio sai!
Non mi mettere le mani addosso! È spesso una frase usata per difendersi da chi alza le mani con facilità.
Ma con alzare le mani in questo caso vogliamo dire picchiare, usare le mani per far del male. Ma alzare le mani si usa anche in altro modo, ad esempio quando si fa una domanda:
Chi ha domande da fare alzi pure la mano.
Ma se vi trovate in una banca durante una rapina, e il rapinatore vi dice di alzare le mani, non vi sta chiedendo di fare domande, ma di mettere le mani in alto, come segno di resa:
Mani in alto! Nessuno si muova, questa è una rapina!
In questi casi ci si sente che non si può far nulla, e in tutte queste situazioni, non solo nelle rapine, si può dire:
Di fronte a questo io alzo le mani!
Vuol dire: basta, mi arrendo, adesso non riesco più a far nulla.
Ci sono situazioni in cui ci sentiamo veramente inermi, e siamo rassegnati, scoraggiati. In questi casi possono addirittura cadere le braccia!
Dopo cinque anni di lezioni di italiano, se uno studente scrive: “vado a casa” ma scrive a con l’acca, come se fosse il verbo avere, al professore cadono sicuramente le braccia.
Ma restiamo alle mani.
Avete capito che la mano non sempre si usa per indicare cose piacevoli. Un altro esempio è avere la mano di ferro, espressione che si usa quando si è inflessibili e duri, tutt’altro che disponibili ed alla mano!
Poi c’è chi ha le mani bucate, chi cioè spende molto denaro senza farci troppa attenzione. Conosco molte persone con le mani bucate io. E voi? Che spemdaccioni!
Queste persone escono di casa con molti soldi ma tornano sempre con le mani vuote cioè senza avere più nulla in mano. Questa espressione si usa anche quando c’è qualcosa da dividere tra persone ma qualcuno resta senza ottenere nulla. Resta a mani vuote, appunto, non ottiene nulla.
Le mani in questo caso indicano possesso e di espressioni di questo tipo ce ne sono parecchie. Possesso, controllo, ma anche protezione:
Fidati di me, sei in buone mani.
C’è fiducia in questo caso, fiducia e protezione. Ma essere in cattive mani è ovviamente l’opposto.
Anche avere le mani in pasta rientra in questo ambito.
Ho le mani su un grossi affare.
In questo caso c’è un’opportunità, qualcosa che si potrebbe ottenere a proprio vantaggio.
A proposito, in guerra si può cadere in mano del nemico. In tal caso il nemico ottiene il controllo su di te o su un territorio. Si usa anche in politica nel caso di vittoria delle elezioni.
A proposito, l’Italia è nelle manidell’Europa. Speriamo arrivino gli aiuti di cui abbiamo bisogno per affrontare l’emergenza economica. Solo l’Europa può aiutarci. Speriamo che si mettano una mano sulla coscienza altrimenti avremo forti difficoltà questa volta.
Mettersi una mano sulla coscienza significa comportarsi senza fare del male, avendo pietà, comportarsi con bontà, verso qualcuno che sta in condizioni molto difficili.
Quando si fa beneficenza ad esempio, o quando si raccomanda a qualcuno di comportarsi con bontà:
Mettiti una mano sulla coscienza, e aiuta chi ha bisogno se ti chiede di dargli una mano.
Le mani possono essere usate anche per difendersi, lo abbiamo già detto con venire alle mani (o passare alle mani) e alzare le mani e mettere le mani addosso.
Ma chi si sente attaccato non fisicamente, e si difende addirittura prima di ricevere un’offesa o per anticipare un evento negativo si dice che mette le mani avanti.
Spesso chi è colpevole mette le mani avanti, perché sa che sarà accusato. In fondo quando si sta per cadere si mettono fisicamente le mani avanti per non farsi male.
A mano a mano che vado avanti mi accorgo che ci sono molte altre espressioni con la mano.
Man mano che mi vengono in mente (stesso significato) vi spiego ovviamente il significato.
Dunque, ad esempio, se non credete in qualcosa che vedete o che vi viene raccontata ma avete bisogno di toccarecon mano, evidentemente non vi fidate e volete verificare di persona, proprio come San Tommaso, che ha voluto toccare con mano il corpo di Gesù perché non credeva nella sua resurrezione.
Allora chi vuole toccare con mano, solitamente è perché non crede in qualcosa ma più in generale questa espressione si usa con le esperienze personali:
Una volta toccata con mano, là povertà non si dimentica.
Al lavoro poi, chi non fa nulla, chi non lavora, mentre dovrebbe farlo, si dice che se ne sta con le mani in mano.
Queste persone che se ne stanno con le mani in mano semplicemente non fanno nulla, e per questo fanno rabbia, suscitano un sentimento negativo.
Se mi capita tra le mani una persona di questo tipo… Peggio per lui!
Capitare tra le mani fa riferimento a situazioni casuali in cui si ha una opportunità. Le mani servono per afferrare questa opportunità.
Se mi capita tra le mani un buon affare non me lo lascerò scappare!
Se mi capitasse tra le mani Trump gliene direi di tutti i colori!
Se dite così evidentemente Trump non vi sta molto simpatico.
Non sono molto simpatiche neanche le persone (ma non solo le persone) che fanno man bassa di qualcosa.
La Juventus sta facendo man bassa di scudetti negli ultimi anni. Vince sempre la Juventus. Non resta nulla per gli altri.. La Juventus vince a mani basse, cioè con molta facilità.
Ma questa non è certamente una notizia di prima mano, perché è da tempo che la juve vince e lo sanno tutti. Una notizia di prima mano è una notizia acquisita direttamente dalla fonte, mentre se un’altra persona dà la stessa notizia dopo averla ascoltata da me questa notizia diventa di seconda mano.
Quindi in questo caso non sono proprio fresche, ma in genere le cose di seconda mano sono le cose, gli oggetti usati.
Quindi se si acquista un’automobile di seconda mano questa non è un’auto nuova. Ma se è nuova non si dice che è di prima mano. Solo le notizie possono essere di prima mano.
Con le mani comunque si possono fare tante cose!
Se si mordono le mani, ad esempio, siamo arrabbiati perché abbiamo perso un’occasione, perché potevamo fare qualcosa e adesso siamo pentiti ma ormai è tardi:
Se penso che sarei potuto andare in Brasile prima del corona virus e non ci sono andato… Mi mordo ancora le mani per questo!
Si può anche chiedere la mano di una ragazza se si è intenzionati a sposarla.
Signorina, vorrei chiedere la sua mano!
Questo è chiedere la mano, fare una proposta di matrimonio.
Invece prendere per mano, significa aiutare, come dare una mano, ma più nel senso di indicare la strada. Quando si prende per mano una persona è per guidarla, per fargli vedere come si fa.
Invece prenderci la mano è quando si impara a fare qualcosa.
Prima impariamo e poi quando siamo bravi possiamo dire che ci abbiamo preso la mano. E tutto diventa più facile.
Ma quando ci si fa prendere la mano le cose possono diventare pericolose. Vuol dire che abbiamo perso il controllo della ragione e non riusciamo più a smettere spinti dalla voglia di ottenere risultati migliori.
Quando si gioca al casinò è facile che il gioco ci faccia prendere la mano. Mai farsi prendere la mano altrimenti perdiamo tutto!
Con il matrimonio si rischia meno, quindi meglio chiedere la mano ad una ragazza che farsi prendere la mano al gioco.
In fondo la mano serve a infilare l’anello al dito. Magari un anello fatto a mano, cioè un anello artigianale. Si riconosce subito lamano di un vero artigiano.
E cosa succede quando ci si lavano le mani?
Questa frase si usa per non avere responsabilità.
Io me ne lavo le mani!
Significa io non mi interesso di questo, a me non importa, non voglio avere a che fare con questo. Il significato esatto è declinare le responsabilità, come a dire:
Non sono responsabile di questo.
In effetti avere le mani sporche indica una colpevolezza, quindi lavarsele indica il gesto di chi non vuole coinvolgimento, e non è un caso che in Italia, ai fenomeni di corruzione politica degli anni ’90 è stato dato il nome di “mani pulite“. Molti politici sono risultati corrotti in quell’occasione. Sebbene molti abbiano cercato di lavarsene le mani.
Molti giuravano di essere innocenti e affermavano che si poteva mettere lamano sul fuoco sulla loro innocenza!
I politici si aiutavano tra loro anche. Io aiuto te e tu aiuti me: una mano lava l’altra e tutte e due lavano il viso.
Un proverbio non proprio dei migliori questo. In genere non si usa per indicare una semplice collaborazione,ma c’è bisogno che ci sia qualcosa di illecito. Un accordo illecito, vietato dalla legge.
Stavamo parlando di mettere le mani sul fuoco come segno di fiducia.
Questo vuol dire che bisogna avere fiducia, talmente tanta fiducia da essere disposti a mettere le mani sul fuoco in caso di colpevolezza. In senso figurato ovviamente. È come dire fudarsi ciecamente.
Ma finalmente è arrivata l’inchiesta mani pulite, e la mano dellagiustizia e ha sistemato le cose!
Una mano poi si può dare come segno di aiuto, come si è detto, ma anche per presentarsi o per stringere accordi.
Piacere, io sono Giovanni.
Nel caso di accordi meglio usare stringere la mano.
Non si diventa amici senza una stretta di mano, e tra amici si può anche giocare a carte.
Facciamo un’altra mano di poker?
La singola partita di carte si può anche chiamare “una mano” quindi.
Altre due mani e andiamo casa ok?
Le due mani indicano anche coraggio ma solo quando si prende il coraggio a due mani. Lo abbiamo visto anche nell’episodio dedicato ai numeri.
Una mano di pittura la potete dare anche alla perete del vostro appartamento, o al cancello della vostra casa. In quel caso date però una mano di vernice. Con due mani è anche meglio comunque. Ma dovete lasciar asciugare la pittura o la vernice dopo aver dato la prima mano.
Infine la cosa peggiore che esiste: fare la manomorta!
Se vi trovate su un mezzo pubblico ed è molto affollato, qualcuno potrebbe fare la manomorta, cioè potrebbe approfittare dell’affollamento per palpeggiare le persone…normalmente le ragazze!
In un posto gremito però, non solo può capitare una manomorta. Può anche darsi che qualcuno con le mani lunghe proverà ad allungare le mani per rubacchiare, allora bisogna essere attenti perché ce ne sono molti che sono svelti di mano.
Tra l’altro chi fa scherzi di mano fa scherzi da villano! Così recita un famoso proverbio.
Una volta però colto con le mani nel sacco, (cioè una volta scoperto a rubare) non gli resta che mettersi le mani nei capelli (si fa così quando si è disperati) perché poi rimarrà con un pugno di mosche in mano. Questo accade quando non resta più nulla.
P. S: Non so se mi sono ricordato di tutte le espressioni possibili, ma ringrazio i membri dell’associazione italiano semplicemente che mi hanno dato manforte.