54 – INGRANARE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Giovanni: Che ne pensate ragazzi se la smettiamo con questi due minuti e riprendiamo a studiare la grammatica?

Eldar (Azerbaijan): cosa? Devo smettere di ascoltare i due minuti con italiano semplicemente? Proprio adesso che ho iniziato ad ingranare? No, grazie!

Junna (Cina): infatti, abbiamo appena ingranato la quarta, non ci puoi chiedere questo Gianni!

Giovanni: ok, ok ragazzi non vi arrabbiate, allora continuiamo ed oggi spieghiamo ingranare. Avete capito che è questo l’oggetto dei due minuti quotidiani. Tutto ha origine dal grano, il cereale con cui si fa ad esempio il pane e la pasta. Ma nel linguaggio quotidiano il verbo ingranare non ha niente a che fare col grano.

Il grano

Piuttosto ha a che fare con gli ingranaggi, come l’ingranaggio di un orologio, che fa funzionare l’orologio.

L’ingranaggio si trova dentro gli orologi e fanno parte del meccanismo che li fa funzionare.

Come funziona un ingranaggio? Beh, ci vorrebbe un esperto, io so solo che ci sono delle ruote dentate che girano, ma ciò che conta è che il verbo ingranare è legato al funzionamento, all’inizio del funzionamento.

Quando qualcosa inizia a funzionare si può dire che ingrana, o che inizia ad ingranare.

Eldar e Junna all’inizio hanno detto che con il loro italiano adesso hanno iniziato ad ingranare, ciò significa che qualcosa si sta muovendo, sta migliorando visibilmente, notano dei miglioramenti, si accorgono dei progressi, quindi si è messo in moto un ingranaggio che porta dei risultati.

Il verbo ingranare si usa anche in macchina: ingranare una marcia. Qui è più meccanico il concetto. Ingranare una marcia è come mettere una marcia, innestare una marcia, inserire una specifica marcia, utilizzando il cambio.

Un tipico ingranaggio

Ingranare la prima, ingranare la seconda, la retromarcia, ingranare la terza. Ingranare la quarta è anche un’espressione idiomatica che indica andare molto velocemente dopo una fase di rallentamento. L’ha usata Junna poco fa. Vuol dire che adesso va molto veloce con l’apprendimento.

In senso figurato è interessante usare ingranare :

I miei affari finalmente cominciano ad ingranare. Era ora.

In questo caso l’inizio, l’avvio degli affari è incerto, ma dopo un po’ le cose iniziano a funzionare, iniziano a prendere una piega positiva. Allora possiamo usare ingranare: gli affari iniziano ad ingranare.

Oggi proprio non riesco ad ingranare

Qui si fa riferimento all’efficienza, magari al lavoro. Al lavoro si usa spesso nel parlato, con gli affari, con le attività che finalmente funzionano.

Il cambio delle marce

Ripasso:

Ulrike (Germania): Che ne dite, bastano due minuti con italiano semplicemente per poter ingranare la lingua italiana? Immagino che non vi torni e infatti era una domanda retorica. capacitatevi però che si tratta di due minuti giornalieri, ci sentiamo quindi ogni giorno e non v’è strappo alla regola.

André (Brasile): qualche anno fa bere una caipirinha mi aiutava ad ingranare la quarta, oggi invece mi fa addormentare in men che non si dica. Che vuoi, è l’età.


L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro.

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marceloEsercizi

a cura di Marcelo (Argentina), membro dell’associazione Italiano Semplicemente 

Domande esercizio Nº 54
1. Quando un orologio va bene, si dice che F_ _ _ _ _ _ A bene.
2. Gli orologi per funzionare usano degli IN_ _ _ _ _ GGI!
3. Quando qualcosa comincia a funzionare si può dire che I _ _ _ _ _ A
4. Se qualcosa si sta muovendo e migliora visibilmente, si può dire che sta _ _ _ _ _ _ _ _ DO
5. In macchina, per iniziare il movimento, si deve _ _ _ _ _ _ _ _ _una marcia.
6. Quali altri verbi si possono usare per ingranare una marcia con il cambio dell’automobile?
7. L’espressione “ingranare la quarta” significa: a) che ho messo la quarta marcia in macchina b) che procede molto velocemente, senza ostacoli c) che sto rischiando troppo

Risposte esercizio

1. Quando un orologio va bene, si dice che FUNZIONA bene.
2. Gli orologi meccanici per funzionare usano degli INGRANAGGI!
3. Quando qualcosa comincia a funzionare si può dire che INGRANA
4. Se qualcosa si sta muovendo e migliora visibilmente, si può dire che sta INGRANANDO
5. In macchina, per iniziare il movimento, si deve INGRANARE una marcia.
6. INNESTARE (una marcia) e INSERIRE (una marcia)
7. a) e b)

n. 53 UNO STRAPPO ALLA REGOLA – 2 minuti con Italiano Semplicemente

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Spiegazione per madrelingua spagnola (Italiano per ispanofoni)

Para ver el episodio completo, hazte socio de Italiano Semplicemente o escribe al autor.

sara del ticco

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Amate le regole?

Siete persone che amano le regole e le rispettano sempre? Rispettate sempre i limiti di velocità in strada? Rispettate le diete? Pagate sempre tutte le tasse?

Oppure amate ogni tanto fare uno strappo alla regola?

Una regola è, tra le altre cose, un qualcosa da seguire, da rispettare, da osservare, come anche le regole grammaticali, ma ci sono molti tipi di regole, come le norme, le leggi, i codici, i regolamenti che indicano insiemi di regole.

Dunque le regole, generalmente, vanno rispettate, sono qualcosa a cui attenersi. Verbo interessante il verbo attenersi: ci si deve attenere alle regole.

Ad ogni modo quando una regola non la rispettiamo, possiamo dire che facciamo un’infrazione alla regola, infrangiamo la regola. La regola viene infranta. Anche infrangere è un verbo interessante.

Le infrazioni solitamente vengono punite, altrimenti è inutile fare le regole, no?

Ma un’infrazione, se è del tutto eccezionale, cioè se non si ripete più in futuro, la possiamo chiamare uno strappo alla regola. E gli strappi alla regole normalmente sono lecite, sono tollerate, si possono fare: niente punizioni, anzi, spesso si tratta di favori, di cortesie personali. Spesso traiamo vantaggio da uno strappo alla regola.

La parola strappo rende bene l’idea dell’importanza delle regole, perché lo strappo indica solitamente un tessuto che si rompe, come uno strappo ai pantaloni. Ma l’espressione, proprio per questo, dà un senso di libertà generalmente, (questo accade in Italia) libertà legata alla possibilità di non rispettare proprio sempre una regola.

In Italia non amiamo molto rispettare le regole in generale, almeno non sempre, non obbligatoriamente, non deve essere un’ossessione insomma.

La frase “strappo alla regola” si usa quando si infrange una regola, cioè quando non la si rispetta, quando si commette un’infrazione, ma, come ho detto, quando questo strappo è un’eccezione, quindi un infrazione del tutto eccezionale.

Inoltre solitamente questo strappo è legato ad eventi piacevoli. Spesso ad esempio uno strappo alla regola è qualcosa che si fa per aiutare qualcuno o per avere una soddisfazione personale. Un po’ come chiudere un occhio.

Se siamo a dieta, una sera possiamo fare uno strappo alla regola e mangiare un po’ di più. Solo questa sera però.

Al massimo si va in 5 persone in automobile, ma una volta se capita si può fare un piccolo tragitto in 6 persone. Anche questo è uno strappo alla regola. E speriamo che la polizia, se ci fermerà, farà anche lei uno strappo alla regola e non ci farà la multa.

Ripasso:

Sheila (Stati Uniti) lo so, è senz’altro vero che studiare la grammatica vada per la maggiore nelle scuole di italiano, ma se vedi che la tua voglia e il tuo tempo stanno diminuendo e che il tutto stia prendendo una brutta piega, fai uno strappo alla regola, e regalati due minuti al giorno con noi.


L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro.

n. 52 CHE VUOI – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Natalia (Colombia): Eccoci qua cari amici di italiano semplicemente, oggi è sabato ventisette luglio duemila diciannove e siamo arrivati al primo giorno del weekend, possiamo adesso aprire una parentesi, magari prendiamo insieme un caffè ed iniziamo ad ascoltare questi due minuti con italiano semplicemente, siete pronti…Buon Ascolto.

Giovanni: Sono sicuro che molti di voi conoscono l’espressione: “che vuoi farci?

Si direbbe una domanda non vi sembra? E infatti spesso lo è, nel senso che si può anche rispondere a questa domanda.

Ma spesso si tratta di una frase che serve ad esprimere rassegnazione, cioè quel sentimento che si prova quando non potete fare nulla per risolvere un problema. Ovviamente state parlando con una persona e dite quindi:

che vuoi farci?

Il che significa: non si può fare nulla.

Non si tratta di una vera domanda in realtà.

Ad esempio, se parlate con un amico e gli dite:

Sai, mio nonno, di 100 anni, ha qualche problema di salute ultimamente.

Il tuo amico potrebbe rispondere:

Beh, è una persona anziana, che vuoi farci?

Il che significa: è normale, purtroppo è inevitabile a quell’età che ci siano problemi di salute. Non è colpa di nessuno e non si può fare nulla.

L’espressione si può usare in ogni circostanza della vita quotidiana ovviamente, e generalmente è legata a un dispiacere.

Attenzione perché in qualche caso questa espressione diventa:

Che vuoi?

Quindi manca l’ultima parola: “farci”.

Nessun problema. Non cambia nulla. Si usa spesso si usa dagli italiani al posto di: “che vuoi farci“, sempre come una falsa domanda, come prima, con lo stesso significato.

Questa però (che vuoi?) è solitamente anche una vera domanda, anche abbastanza maleducata: un modo maleducato che qualcuno usa quando si sente disturbato, quando è stato disturbato. Ovviamente il tono che usate in questo caso è diverso: più minaccioso!

Comunque vediamo un altro esempio:

Fa caldo eh?

Eh, che vuoi, siamo in piena estate.

Che equivale quindi a:

Eh, che vuoi farci, siamo in piena estate.

In effetti non si può fare nulla contro l’estate, bisogna avere pazienza.

Quindi quando volete, potete sostituire “che vuoi farci” con “che vuoi“.

Ma “che vuoi” ha anche un uso tutto suo, attenzione! Un utilizzo specifico nel linguaggio parlato, quello di affermare una facile conseguenza logica, senza alcun dispiacere, solo una conseguenza logica facile, comprensibile da tutti.

Che significa? Vi faccio un esempio che vi aiuterà:

Sto imparando l’italiano da 2 anni ma ho molte difficoltà. Invece John lo parla già molto bene, ed abbiamo iniziato insieme a studiarlo, ma che vuoi, john ha il padre italiano!

Quindi John ha il padre italiano, ecco perché ha imparato l’italiano molto velocemente. Si tratta di una conseguenza logica. Dire: “che vuoi farci” non è la stessa cosa, perché noi siamo felici per John, non ci dispiace che lui abbia il padre italiano e che impari velocemente. Non è una situazione a cui vorremmo rimediare.

Un altro esempio:

Posso finalmente andare in Italia, non ho più paura di parlare l’italiano. Che vuoi, è un anno che sono membro dell’associazione Italiano Semplicemente!

Ci sono altri modi per dirlo? Certo, ma sono più elaborati, diciamo:

Sai, ti dico questo perché è un anno che sono membro dell’associazione.

Sai com’è, sono membro da un anno di Italiano Semplicemente

Devi sapere che c’è un motivo: è un anno che sono un membro dell’associazione Italiano Semplicemente.

E’ molto più semplice dire:

Che vuoi, è un anno che sono membro dell’associazione Italiano Semplicemente!

Ripasso episodi precedenti:

Ulrike (Germania): Wow, di punto in bianco mi siamo accorto che siamo arrivati a 52 episodi. Scusate se ho esordito in modo così entusiastico, ma qui non stiamo solamente rispolverando il nostro italiano, ed a questo punto, personalmente non vedo perché debba smettere di ascoltare questi due minuti quotidiani, che spesso diventano tre o quattro, ma pazienza, quando la misura sarà colma smetterò! Per ora vado avanti, eccome se vado avanti!

Andrè (Brasile): quello che ho notato, cara Ulrike, mi sembra che la misura non sarà mai colma. I 2 minuti vengono tutti i giornie non sono semplicemente proforma. Anzi, sono diventati utilissimi “oggetti” nell’apprendimento dell’italiano.


L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro.

n. 51 – PRO FORMA – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Anche quest’anno, il campionato italiano di calcio lo vincerà la Juventus. Tutti sanno che sarà così. A questo punto la partecipazione delle altre squadre di calcio, e le dichiarazioni dei loro calciatori che dicono che vogliono vincere lo scudetto… beh… è tutto assolutamente un pro forma. Vincerà ancora la Juventus.

Già, ma cosa vuole dire pro forma? Vuol dire “per la forma”, cioè “a favore della forma“. Insomma, “per salvare la forma”, per “salvare le apparenze”, “per pura formalità”.

Ancora non si riesce a capire però, vero? Questo dizionario non serve proprio a nulla!

Allora vi spiego meglio con un altro esempio, sempre nel mondo del calcio:

Ammettiamo che ci sia una partita di calcio, se questa gara è truccata, o se una squadra è molto più forte dell’altra, allora si sa già chi sarà la squadra che vincerà. Si conosce già la squadra vincitrice. Ed allora perché giocare la partita? Beh, perché la partita si deve giocare comunque, altrimenti non si può assegnare la vittoria. La partita diventa però un pro forma, cioè un qualcosa che è necessario, ma non per veder chi è più forte in campo.

E’ una frase che si usa molto nella burocrazia, ma anche nel linguaggio quotidiano, come ho fatto io, per indicare qualcosa di sostanzialmente inutile, ma qualcosa che è richiesto: bisogna farlo!

Nella burocrazia si usa questa espressione quando si fa qualcosa ma non perché è necessario o per convinzione, ma solo perché si deve fare.

Se faccio un esame all’università ma è l’ultimo esame e non c’è nessun pericolo di non superarlo, posso dire che è un esame pro forma, e lo faccio perché devo farlo per forza, ma non ci sono possibilità che non venga superato.

Tutto viene dalla parola “forma“, anche se in realtà la parola che aiuta di più a capire è “formalità” . Infatti la/le formalità sono un modo di procedere, fissato da una norma, da delle regole che devono essere rispettate.

Quindi non c’è niente da fare: le cose pro forma, sono obbligatorie, bisogna farle, ma in compenso non danno particolari problemi, ma neanche troppe soddisfazioni in genere (quasi sempre).

Pensiamo ad un esame pro forma, o anche un controllo pro forma. Pensate ai controlli fiscali ad esempio. Tutti vorrebbero che questi fossero solamente pro forma. Se fosse così risulterebbe che il controllo è stato fatto, ma solo per formalità, solo per scrivere da qualche parte che sei stato controllato. Nessuno farà sanzioni; nessun pericolo dunque.

Purtroppo o per fortuna invece i controlli fiscali non sono mai o quasi mai pro forma. E neanche gli esami all’università: non si scherza con il fisco e la scuola, che sono cose serie!

Nel commercio esiste anche la “fattura proforma”, che si scrive anche in un’unica parola. E questa non è come la fattura normale, che è un vero documento fiscale tra chi acquista e chi vende. Quella pro forma invece è una sorta di promemoria e non obbliga nessuno, né chi acquista né chi vende.


Ripasso episodi precedenti:

Natalia (Spagna): Ci sono due tipi di attese: quelle che ci fanno sforare con la pazienza, al punto spesso di colmare la misura in tutti i sensi.
Ma il secondo tipo di attese è quello che preferisco:. ..a questo punto mi tocca aprire una parentesi perché mi rendo conto che potrei essere malintesa…No, non sto parlando della “dolce attesa”. Mi riferisco all’esordio mattutino con “due minuti con italiano semplicemente” che ci fornisce espressioni nuove con cui possiamo sfidare a tu per tu qualsiasi italiano madrelingua.


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n. 50 – PRENDERE UNA BRUTTA PIEGA – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Figlio e figlia: Papà, hai una sigaretta?

Padre: Attenti a quello che fate figli, perché state prendendo una brutta piega!

Molti genitori dicono una frase di questo tipo al proprio figlio, prima o poi, e lo fanno quando vedono che non si comporta bene, quando il figlio ha un atteggiamento che non piace ai genitori. Specie nell’adolescenza, quando i figli iniziano a crescere, intorno ai 13-14 anni. Qualche volta rispondono male ai genitori, dicono parolacce, bestemmiano, fanno tardi la sera eccetera.una_brutta_piega_immagine

E dunque, dopo due o tre volte che accade qualcosa di non gradito, allora i genitori hanno paura che la piega che prende il figlio sia una brutta piega.

Ma perché una piega? E perché si usa prendere? E perché brutta?

Prendere perché anche le strade si prendono, le autostrade anche. Prendere una strada significa entrare in quella strada per andare in una direzione. Si usa anche il verbo imboccare con le strade. La direzione, in senso figurato, è la vita, e le cose che accadono.

La piega rappresenta un difetto, il contrario di una cosa liscia, senza pieghe, senza problemi nel caso della vita. Una piega è una direzione, e se è brutta è sbagliata, ha qualcosa che non va, che non funziona: questa strada ci porta in luoghi sbagliati.

Una brutta piega è quindi una cattiva direzione della vita: a volte immaginiamo il futuro da dei piccoli fatti, e se sono fatti negativi possiamo parlare di una brutta piega, difficile da mettere a posto, da sistemare, da “allisciare”.

Quindi se riferito a persone, vuol dire contrarre cattive abitudini, mettersi sulla cattiva strada, mentre se parliamo di avvenimenti, significa assumere un andamento sfavorevole.

Giovanni: Davvero Marco ha iniziato a fumare? Ma ha solo 12 anni!

Lia (Brasile): Stiamo proprio prendendo una brutta piega eh?

Giovanni: Eh sì, quel ragazzo ha preso proprio una brutta piega!

Oppure: se volessi andare a vivere a Londra:

Prima di andare a vivere a Londra, vediamo che piega prende la questione Brexit. Poi decideremo.

Ovviamente la frase è informale e si può usare anche per scherzare.

—–

Ripasso episodi precedenti:

Ulrike (Germania): anche oggi a tu per tu con Italiano Semplicemente. Ma solo due minuti? Sì, solo due minuti, ma questi due minuti vanno per la maggiore. E poi forse sforiamo un po’. 

Rauno (Finlandia): stiamo proprio prendendo una brutta piega eh?

Bogusia (Polonia): ti spaventa trovarti a tu per tu con un italiano mentre ti trovi nel Bel Paese a goderti dell’arietta estiva, ogni due per tre cercando le parole giuste, rispolverando il tuo vocabolario per le vacanze? La misura è colma! Adesso tocca a te avvalerti dei due minuti con Italiano Semplicemente. Ti coglierà alla sprovvista la semplicità. Il metodo va per la maggiore e ti aiuterà a salvarti in angolo. Eccome se ti aiuterà!


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n. 49 – ANDARE PER LA MAGGIORE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Lia (Brasile): se vi è abbastanza concentrazione, due minuti sono già abbastanza per imparare qualcosa

—-

Giovanni: Sapete quali sono le cose che vanno per la maggiore oggi?

Dunque:

A Roma ad esempio ci sono alcuni locali dove si può bere e mangiare, nella zona di Trastevere, che vanno per la maggiore tra gli stranieri.

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Poi:

Sembra che Il latte di origine vegetale vada per la maggiore in Gran Bretagna, poiché molti inglesi lo preferiscono a quello vaccino (cioè il latte che viene dalle mucche  – o vacche).

Poi sapete perché italiano Semplicemente non si chiama italiano facilmente? Una spiegazione che va per la maggiore è che la parola “semplice” non ha lo stesso significato di “facile”. Questa spiegazione, tra l’altro, è condivisa anche dal sottoscritto.

Un altro esempio:

In tutte le regioni italiane aumentano i consensi per le forze politiche di destra, che oggi vanno per la maggiore anche in luoghi tradizionalmente di sinistra.

E come spiegarsi che molti italiani laureati vanno a lavorare all’estero? Beh, l”idea che va per la maggiore è che sia più facile trovare lavori migliori e meglio remunerati.

Molti avranno pensato alla moda: essere alla moda, andare di moda. In effetti questi sono concetti abbastanza simili sebbene la parola “moda” si associ bene soprattutto con i vestiti e con il comportamento di una comunità sociale secondo i gusti del momento.

La “moda” indica ciò che “è di tendenza“, ciò che “incontra i gusti della gente” in uno specifico momento, in ogni campo, ma in particolare quello dell’abbigliamento.

Andare per la maggiore, dicevo, è abbastanza simile, ma  è un po’ meno legato ai gusti del momento, che sono passeggeri, e più legata, come espressione, alle scelte personali e meno agli oggetti.

La “maggiore” rappresenta la “maggioranza“, quindi, come la moda, indica le preferenze maggioritarie, riflette i gusti della maggioranza delle persone.

Ma con le idee e con le opinioni la parola “moda” è meno usata. Le idee, piuttosto, come le opinioni, vanno per la maggiore, così come anche una spiegazione: tra le tante spiegazioni  che si possono dare ad un fenomeno o a un accadimento, ce n’è sempre una che va per la maggiore: è la più accreditata, si direbbe in modo più formale, quella che incontra il favore di più persone.

Diciamo che tutte le volte che usate “andare di moda” potete usare anche “andare per la maggiore” mentre fare il contrario spesso appare un po’ forzato.

Perché si usa il verbo andare? Beh, quando una cosa (un oggetto, un colore, una località ecc) “va“, in italiano, o quando “va molto“, è come dire “è di moda“, e che molte persone fanno questa scelta. Il verbo andare quindi si usa normalmente con le tendenze. Si dice anche “non va per niente” o “non va” per indicare il contrario.

Da parte mia, spero vivamente che tra gli stranieri che cercano di imparare la lingua di Dante Alighieri, il sito italianosemplicemente.com vada presto per la maggiore.

Ripasso:

Bogusia (Polonia): Grazie Gianni, ho capito senz’altro adesso,  e ce l’ho fatta anche senza rispolverare il dizionario di italiano, che è un po’ che non uso più infatti!

Giovanni: meno male Bogusia, hai fatto bene. Adesso mi tocca ancora una volta giustificarmi per aver nuovamente sforato i due minuti! Scusate ma si dà il caso che io non sia mai stato un tipo molto preciso!


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n. 48 – A TU PER TU – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Dunque, l’espressione di oggi è “a tu per tu“. Quattro parole.

Non so se vi è mai capitato di trovarvi a tu per tu con un animale selvaggio. Terrificante vero?

A me un paio di volte è capitato di trovarmi a tu per tu con un cinghiale, e mi ha procurato un po’ di spavento se devo essere sincero.

Invece non sono mai stato, per mia fortuna, a tu per tu con la morte. Ci sarà il tempo anche per quello, ma preferisco che arrivi senza che io me ne accorga, anche qui: ad essere sincero.

atupertu

Invece mi è successo più volte di parlare a tu per tu con me stesso. Questo mi capita spesso e sempre in momenti importanti e difficili.

Una volta poi mi sono preso a tu per tu con un amico perché abbiamo avuto una discussione. Abbiamo litigato.

Avrete capito che “a tu per tu” si usa in diversi modi e soprattutto con diversi verbi: essere, trovarsi, parlare, prendersi.

In pratica “a tu per tu” significa “faccia a faccia“. Se incontrate una persona e vi trovate a tu per tu con lei, allora significa che le vostre facce erano una di fronte all’altra; eravate faccia a faccia con lei, e cosa vi siete detti? Sicuramente, almeno nella maggioranza dei casi, non si è trattato di un incontro piacevole. Infatti quando ci si trova a tu per tu con una persona, vuol dire che c’è stato un confronto, ed a volte uno scontro. Si è affrontata questa persona, spesso in caso di problemi: la si è affrontata apertamente.

Ci si può trovare o si può essere anche a tu per tu con la morte o con una malattia, ed in questo caso è il massimo della negatività. Se dico ad esempio:

Quella malattia mi ha fatto trovare a tu per tu con la morte

Evidentemente è andata bene alla fine ma ho rischiato di morire, “ho visto la morte in faccia“. In questi casi si usa anche questa espressione molto spesso quando si lotta per sopravvivere.

Si usa il verbo “essere” oppure il verbo “trovarsi“, forse anche più spesso. Perché usare trovarsi? Beh, perché troviamo noi stessi, e trovarsi in questo caso indica “capitare”, “verificare uno stato dei fatti”, insomma, come a sottolineare una situazione che ci ha preso alla sprovvista, capitata senza volerlo.

A volte si usa anche “prendersi a tu per tu“, come nell’esempio che ho fatto all’inizio, ma in questo caso il verbo “prendersi” indica che due persone litigano apertamente, si accusano a vicenda, hanno un battibecco. D’altronde quando si litiga ci si può prendere anche a mali parole, o volendo ci si può prendere a schiaffi, o ci si prende in giro. Prendere indica un contatto, reale o figurato.

C’è sempre o quasi qualcosa di ostile comunque, di pericoloso, di potenzialmente pericoloso, in tutti i casi in cui si usa questa espressione “a tu per tu” a meno che non ti trovi a tu per tu con l’uomo o la donna della tua vita! In questo caso potresti prendere l’occasione al volo per non fartela sfuggire!

Ulrike (Germania), Lia (Brasile) e Liliana (Moldavia): Sono sicura che a forza di rispolverare le espressioni già viste, riuscirò a essere conforme alle mie aspettative, che sono molto alte. Eccome se sono alte! Il mio carattere forma un binomio inscindibile con le alte aspettative.


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n. 47 – RISPOLVERARE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Sai cosa facciamo oggi? Ascoltiamo i due minuti quotidiani e poi rispolveriamo gli episodi passati di questa rubrica che ne dite?

Bene, allora oggi di cosa parliamo? Che ne dite del verbo rispolverare?

Se sei uma casalinga, forse stai togliendo la polvere dalla libreria, stai cioè spolverando la libreria. Se lo fate anche un’altra volta allora rispolverate la libreria.

Già, perché rispolverare, è vero, significa spolverare un’altra volta, ma in generale, se volete rispolverare qualcosa, qualunque cosa sia, dovete concentrarvi maggiormente su “un’altra volta” e non sulla polvere.

Ad esempio il passato può essere rispolverato, e quando accade, lo si sta riprendendo, riconsiderando, rianalizzando, riesumando, riproponendo. Insomma il passato, o meglio, qualunque cosa che è accaduta in passato, può essere rispolverata, perché sembrava dimenticata, sembrava sepolta dalla polvere (in senso figurato) ed invece qualcuno adesso la rispolvera.

Immaginatevi una coppia di fidanzati che litiga:

Donna: Ricordi 10 anni fa? Quando mi hai detto che non ti piacevo più?

Uomo: Eh, adesso stai rispolverando il passato! Dimentica il passato!

Hai dimenticato come si parla in italiano?

Bisogna assolutamente rispolverarlo, anche due minuti al giorno, non credi?

Rauno (Finlandia) ed Ulrike (Germania): Con solo due minuti al giorno riuscirai senz’altro a tener fede al tuo impegno nel migliorare l’italiano. Non ci pensare troppo, che sarà mai una parentesi di due minuti al giorno. Rispolvera la tua determinazione e terrai a bada anche i tuoi sensi di colpa.


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n. 46 – SENZ’ALTRO – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Giovanni: mi raccomando Emanuele, promettimi di fare tutti i compiti oggi ok?

Emanuele: ah, senz’altro papà. Lo farò senz’altro. Promesso.

Giovanni: sì, ci credo senz’altro…

Ricordate che ieri abbiamo visto insieme la parola “eccome“?

Oggi, come ieri, vediamo un’altri modo per esprimere un sì molto convinto: senz’altro.

È un po’ diverso da eccome però, che ha caratteristiche particolari: esprime maggiormente un “andare oltre”, il che lo rende adatto anche ad essere usata anche con i numeri, ed infine è più informale. È anche diverso da “hai voglia“, che come si è visto spesso si usa per alludere (per dire no anziché si) ed diverso anche da altroché, che si usa quasi sempre per risposte secche, senza aggiungere altro.

Senz’altro ha una sua prerogativa dunque: si usa molto al lavoro nei dialoghi orali, significa “puoi contarci“, “puoi starne certo“, sicuramente, certamente, senza dubbio, ci conti.

Vale anche come singola esclamazione, ma essenzialmente si usa per dare una certezza alla persona con la quale parliamo, una certezza che dipende da noi però. È come se facessimo una promessa. Si usa quasi sempre così. Molto simile è anche “senza meno” (che abbiamo già spiegato); un altro modo simile, anche nelle parole, per dare garanzie alle persone con cui parliamo, per rassicurarle.

Lo farò senz’altro!

Senza meno, direttore !

Maria: Pronto, cercavo la dottoressa, è in ufficio? Ho urgente bisogno di parlarle.

Bretislav: No, purtroppo non c’è ma appena torna la faccio richiamare senz’altro.

Maria: Ho grazie mille. Le dica che è urgente ok?

Bretusoav: Senz’altro. Arrivederci.

Maria (e poi Anthony): si dà il caso che per prefiggersi un obiettivo può bastare un attimo. Per realizzarlo invece bastano due minuti al giorno e non occorre essere un dritto per farcela. Basta non porsi troppe domande retoriche e sopratutto non dare risposte sibilline se non ci credi. Credimi, e se terrò fede a quanto ti dico, allora riuscirai a capacitarti. Eccome se ci riuscirai!


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n. 45 – ECCOME SE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Andrè (Brasile): I fine settimana passano in men che non si dica, ma che non ci si dica che manca il tempo: non vedo come potresti perdere questa opportunità! Vale la pena stare due minuti con italiano semplicemente! E tu? te ne vuoi capacitare oppure no?

Giovanni: quando dovete rispondere ad una domanda in modo affermativo cosa dite?

Sì, certo, credo di sì, ovviamente, penso di sì, naturalmente, senza dubbio, e vedi un po’! eccetera. Ma da cosa dipende la risposta?

Beh ad esempio dipende da quanto siete convinti.

Allora se volete esprimere un convincimento profondo, se siete sicurissimi della vostra risposta affermativa, potete dire: eccome!

La parola eccome equivale ad altroché, che è la più usata per esprimere sicurezza.

Mi capisci quando parlo?

Altroché! sono italiano anch’io.

Che è come dire: certo che ti capisco, naturalmente capisco ciò che dici. La stessa cosa è se rispondete “eccome!”

Eccome ha lo stesso livello di forza di altroché. Più informalmente c’è anche hai voglia! (che abbiamo già visto in un episodio passato).

Permettetemi di aprire una parentesi su questa modalità: “hai voglia“, più usata all’orale, diventa spesso una sola parola quando viene pronunciata velocemente: avoglia, aivoja, avoja, aivoglia. Si scrive in vari modi, ma in realtà sarebbe “hai voglia“, due parole separate. Si usa in diversi modi, e uno di questi è per dire un sì convinto. Chiusa parentesi.

Tornando a “eccome”, per rafforzare ancora di più spesso si aggiunge “se” e si ripete parte della domanda nella risposta.

44_eccome_se

Sei preparato per l’esame di domani?

Eccome se sono preparato!

Si può fare anche con altroché:

Altroché se sono preparato!

C’è da dire che se esistono diversi modi per esprimere lo stesso concetto, ci sono sempre dei motivi. ed infatti “hai voglia“, qualche volta vuol dire esattamente il contrario, in modo ironico.

Giovanni non l’ho visto mai studiare, secondo te supererà l’esame?

Sì, hai voglia…

Hai voglia se lo supera…

Che vuol dire: no, non lo supererà affatto! Si sta facendo ironia perché si è convinti del contrario.

Altre volte invece si sta dicendo “sì”, “senza dubbio”, proprio come eccome e altroché.

Sei riuscito ad arrivare in orario?

Hai voglia! Sono arrivato pure cinque minuti in anticipo.

Hai voglia se ce l’ho fatta! Sono arrivato anche qualche minuto prima veramente

Bogusia (Polonia): l’altro giorno, parlando con un italiano mi mancava un’espressione ricercata. Per un momento ho pensato di essere spacciata. Non mi capacito di come ogni due per tre mi dimentico delle parole. Di punto in bianco però mi sono ricordata dei due minuti con Italiano Semplicemente… uffa! Di nuovo mi sono salvata in calcio d’angolo!


L’inizio e la fine di ogni episodio dei due minuti con italiano semplicemente servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro.

n. 44 – SALVARSI IN ANGOLO

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Trascrizione

Anne France (Francia): stavo navigando su internet, quando di punto in bianco ho trovato Italian Semplicemente.

Giovanni: Vi siete mai salvati in calcio d’angolo?

Se lo avete fatto, non è detto che stavate facendo una partita a calcio. Infatti è proprio dal calcio che viene questa espressione simpatica.

angolo

L’angolo, o il calcio d’angolo’, è quello che si chiama anche “corner“, o “corner kick” in inglese.

Ebbene nel calcio, quando una squadra si salva in angolo, o si salva in corner, questo significa che c’è stata un’azione pericolosa della squadra avversaria che poteva finire in gol, ma fortunatamente la palla è stata spedita fuori per salvare la porta ed evitare il gol.

Anche in senso figurato però potete usare questa espressione, ovviamente in modo scherzoso. Quando potete farlo?

Lo potete fare quando, come nel calcio, riuscite, con l’aiuto della fortuna o con un piccolo espediente, a salvarvi all’ultimo momento. Ma a salvarvi da cosa? Da un pericolo, da un qualsiasi pericolo.

Vi faccio un esempio: un ragazzo sta con la fidanzata che si chiama Paola ma per sbaglio la chiama con un altro nome:

Rauno (Finlandia): Allora Maria?

Andrè (Brasile): Maria? Chi è Maria?

Rauno: no, dicevo… Maria, la tua amica Maria… che fine ha fatto? E’ un po’ di tempo che non la vedo…

Giovanni: cco, quest’uomo si è appena salvato in calcio d’angolo: è riuscito all’ultimo momento a rimediare ad una situazione molto pericolosa: aveva per errore chiamato la sua fidanzata con un altro nome…. come fare per rimediare? Fortunatamente è riuscito a farla franca, perché ha avuto un’idea all’ultimo momento. Un’idea che gli ha permesso di salvarsi per un pelo…

Quando ci si salva in calcio d’angolo si tira sempre un sospiro di sollievo, no?

Ulrike (Germania): ci sono voci false e tendenziose che dicono che non ci si può destreggiare bene senza lo studio della grammatica. Su di me quelle voci non hanno alcun impatto. Spero allora che anche voi non siate combattuti e scegliate come me l’ascolto dei due minuti con Italiano Semplicemente.

—-

Esercizi

1. La settimana stava per finire e non avevo ancora fatto l’esercizio che avevo promesso, ma la domenica ho trovato un po’ di tempo per farlo e mi sono _ _ _ _ _ _ _  in calcio d’angolo!

2. La mamma, arrabbiata, al figlio: Non ti avevo detto di sistemare la tua stanza? Il figlio: Non ho potuto farlo, mamma, perché ho dovuto aiutare mio fratello con i compiti. Mamma: stavolta ti sei salvato _ _  calcio d’angolo, ma domani dovrai sistemare la tua stanza e anche quella di tuo fratello!

3. L’espressione “salvarsi in calcio d’angolo trae origine da qual sport?

4. Non trovavamo biglietti per andare alla riunione di Italiano Semplicemente, ma alla fine una coppia ha cancellato il suo viaggio e _ _ siamo proprio salvati in angolo!

5. Si può dire “salvarsi in calcio d’angolo” in: a) situazioni che si risolvono all’ultimo minuto b) Situazioni che si risolvono con l’ultimo oggetto a disposizione c) entrambi

6. l’espressione “salvarsi in calcio d’angolo” è simile a: a) Cavarsela b) avere un colpo di fortuna c) salvarsi per il rotto della cuffia

7 Quando _ _   _ _  salva in angolo: a) si evita una conseguenza negativa b) si prendono due piccioni con una fava c) si procura un danno

Soluzioni

1. La settimana stava per finire e non avevo ancora fatto l’esercizio che avevo promesso, ma la domenica ho trovato un po’ di tempo per farlo e mi sono SALVATO/A in calcio d’angolo!

2. La mamma, arrabbiata, al figlio: Non ti avevo detto di sistemare la tua stanza? Il figlio: Non ho potuto farlo, mamma, perché ho dovuto aiutare mio fratello con i compiti. Mamma: stavolta ti sei salvato IN  calcio d’angolo, ma domani dovrai sistemare la tua stanza e anche quella di tuo fratello!

3. Dal gioco del calcio.

4. Non trovavamo biglietti per andare alla riunione di Italiano Semplicemente, ma alla fine una coppia ha cancellato il suo viaggio e CI siamo proprio salvati in angolo!

5. c) entrambi

6. a) Cavarsela c) salvarsi per il rotto della cuffia

7 Quando CI SI salva in angolo: a) si evita una conseguenza negativa b) si prendono due piccioni con una fava c) si procura un danno

 

 

 

 

 

n. 43 – VOCI FALSE E TENDENZIOSE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Anne France (Francia): ecco una bella parentesi di due minuti.

Giovanni: Cosa sono le voci false e tendenziose?

Si sente spesso questa frase, e si usa più per scherzo, con gli amici, che parlando seriamente.

Iniziamo dalle voci. Si tratta delle chiacchiere, di notizie che passano da uja bocca all’altra, e che spesso non raccontano la verità. Spesso queste voci sono messe in giro (si dice così) da persone proprio per nuocere, proprio per fare del male a chi è oggetto di queste chiacchiere, da queste voci.

Una voce allora si dice falsa quando non è vera – tutto normale – ma tali voci si dicono tendenziose quando intenzionalmente vogliono nuocere.

Tendenziose perché le voci tendono a modificare la realtà allo scopo di favorire particolari interessi. Le voci tendenziose sobo false per definizione, ma di fatto si dice sempre così: voci false e tendenziose, per indicare che c’è la volontà di qualcuno dietro questa chiacchiera, qualcuno che ha messo in giro questa voce, questa falsa notizia, per insinuare qualcosa.

Volete un esempio di notizia falsa e tendenziosa? Ammettiamo che un professore di italiano dica la seguente frase:

Anthony: Si dice che il metodo di Italianosemplicemente.com non funzioni affatto e che i membri dell’associazione italiano semplicemente si annoino moltissimo.

Chi ha messo in giro questa voce?

Shyla (Stati Uniti): Una voce falsa e tendenziosa è un tiro mancino tirato da una persona che si crede un dritto. Ma in due minuti lo abbiamo distrutto.

—-

L’inizio e la fine di ogni episodio dei due minuti con italiano semplicemente servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione.

Esercizio

1. Quando parlo di voci false e tendenziose voglio dire che si tratta du C _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ o di notizie che passano da una _ _ _ _ _ all’altra.

2. Cosa significa nuocere?

3. Le notizie che passano da u_ _  b_ c _ a all’_ _ _ _ a spesso non raccontano la v_ _ _ tà.

4. Le voci che mettono in G_ _ _ informazioni di questo tipo non raccontano la verità.

5. Perché si parla di voci tendenziose? a) le voci sono false per definizione – b) si indica la volontà di qualcuno di fare del male attraverso delle chiacchiere a – c) le voci sono sempre oneste

6. Una notizia falsa vuole INS _ _ _ _ _  sospetti che colpiscono la reputazione

Soluzioni

1. Quando io parlo delle voci false e tendenziose voglio dire, che si tratta delle CHIACCHIERE o di notizie che passa una BOCCA all’altra.

2. Nuocere significa fare del male.

3. Le notizie che passano da UNA BOCCA all’ALTRA, spesso non raccontano la VERITÀ.

4. Le voci che mettono in GIRO informazioni di questo tipo non raccontano la verità.

5. b)

6. Una notizia falsa vuole INSINUARE sospetti che colpiscono la reputazione

 

 

n. 42 – DI PUNTO IN BIANCO

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Spiegazione per madrelingua spagnola (Italiano per ispanofoni)

Para ver el episodio completo, hazte socio de Italiano Semplicemente o escribe al autor.

valentina sorce

LINK UTILI

Tascrizione

Anne France: Stavo navigando su internet, quando di punto in bianco ho trovato Italiano Semplicemente

Giovanni: Ciao a tutti, sono Giovanni, di Italiano Semplicemente, e state ascoltando la puntata n. 42 della rubrica denominata “due minuti con Italiano Semplicemente”, una nuova rubrica, che va online tutti i giorni, ormai quindi da 42 giorni. Una rubrica che ho deciso di punto in bianco, senza troppo pensarci.

Ogni giorno vi spiego un concetto nuovo, con l’aiuto dei membri dell’Associazione, ed oggi tocca adi punto in bianco“. Un’espressione che significa all’improvviso, tutt’a un tratto, improvvisamente, cioè all’improvviso. Espressione abbastanza informale, che può diventare: “senza preavviso” in contesti più formali.

Anche “tutt’a un tratto” è interessante (notate com’è scritto, tra l’altro: tutto ad un tratto, può diventare tutt’a un tratto) ed il senso è lo stesso: senza preavviso, senza avvisare. In alcuni contesti posso anche usare “tutto d’un colpo” o “di botto”.

Ma restiamo a di punto in bianco: strana frase vero?

La frase ha origini dal linguaggio militare, quindi non cerchiamo di spiegarla. Di sicuro quando accadono cose di punto in bianco non c’è stato preavviso, sono mancati i segni che potevano far capire cosa stava succedendo.

Si usa sempre per cose accadute all’improvviso.

Quando una cosa accade di punto in bianco, questa cosa deve essere improvvisa, quindi non prevedibile, non ci sono avvisaglie.

Le cose che accadono di punto in bianco hanno un effetto sorpresa, stupiscono, colgono impreparati.

Durante la lezione, il professore di punto in bianco cadde a terra!

Qual’è il passato remoto di “io ti espello”?

Beh, così di punto in bianco, non ricordo, non so…

Oppure:

Stavamo parlando, quando Giovanni, di punto in bianco, mi baciò!

Stavamo tranquilli a cena, e di punto in bianco si è sentita una forte scossa di terremoto.

Ho scoperto che esiste anche in francese: “de but en blanc”

Anne France: ogni due per tre, bevendo un caffè, ascolto u n episodio di italiano semplicemente. Ecco una bella parentesi di due minuti.


Esercizio

1. Cosa significa l’espressione “di punto in bianco”?

a) all’improvviso

b) non ho voglia

c) tutt’a un tratto

d) non si vede niente

e) improvvisamente

2. Si può dire “di punto in bianco”, ma un espressione meno informale per esprimere lo stesso concetto è : “S _ _ _ _  P _ _ _ _ _ _ so” .

3. Il senso di “Tutt’a un tratto” è lo stesso di senza pre_ _ _ _ _ _ e senza _ _ _ _ _ are.

4. Quando le cose accadono all’_ _ _ _ _ _viso si può dire che le cose accadono “di punto in bianco”.

5. Le cose che accadono di punto in bianco hanno un effetto _ _ _ _ _ _ _ _

6. Tutt’a un tratto si può sostituire con “tutto d’un _ _ _ _ _” o ” di _ _ _ _ _”.

7.Quando Anne France ha trovato Italiano Semplicemente navigando su internet, N_ _  S_ L_ aspettava.

Soluzioni

1.

a) all’improvviso

c) tutt’a un tratto

e) improvvisamente

2. Si può dire “di punto in bianco”, ma un espressione meno informale per esprimere lo stesso concetto è : “SENZA Preavviso” .

3. Il senso di “Tutt’a un tratto” è lo stesso di senza PREAVVISO e senza AVVISARE.

4. Quando le cose accadano ALL’IMPROVVISO si può dire che le cose accadano “di punto in bianco “.

5. Le cose che accadono di punto in bianco hanno un effetto SORPRESA

6. “Tutt’a un tratto” si può sostituire con “tutto d’un COLPO” o “di BOTTO”.

7. Quando Anne France ha trovato Italiano Semplicemente navigando su internet, NON SE LO aspettava. .

 

 

 

n. 41 RUFFIANO

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Trascrizione

Ulrike: se vuoi migliorare il tuo italiano e non vedi come imparare a destreggiarti bene, fai come me, rompi gli indugi ed ascolta ogni giorno i due minuti con Italiano Semplicemente.

Andrè: due minuti al giorno tolgono la grammatica di torno.

Giovanni: grazie André del messaggio.

Qualcuno di voi potrebbe aver pensato ad un messaggio un po’ ruffiano, quello di André. Ma non è così. André è sincero.

Non so se avete mai sentito questo termine: ruffiano.

Si dice così generalmente delle persone, più che dei loro commenti. Ad ogni modo non cambia il concetto.

Dicesi persona ruffiana una persona che finge, che ha un comportamento non sincero, ma la non sincerità consiste nell’ostentare una servile adulazione, palesemente dettata da opportunismo.

-Cosa significa? Significa che questa persona fa finta di apprezzare un’altra persona, finge di essere una persona che apprezza un’altra persona, che la stima, ma non è un vero sentimento di stima e di apprezzamento. Lo fa solamente perché gli conviene, ha un tornaconto personale, ha una convenienza personale. Si tratta di una persona ipocrita?

Certamente, ma non è tutto. Il ruffiano ostenta, cioè mostra chiaramente, esagerando, il suo apprezzamento.

Le persone attorno a lui si stupiscono di questo, perché è chiaramente falso come comportamento.

Ostentare è tipico di un ruffiano, che esibisce, mette in mostra a tutti con insistenza qualcosa, manifesta un sentimento, uno stato d’animo, un atteggiamento in modo evidente, insistente, palese, e questo dà fastidio a chi osserva e spesso fa sentire in imbarazzo la persona oggetto di queste manifestazioni ruffiane.

Andrè: caro Gianni, sei bravissimo, sei il migliore, ma come mai non ti ho conosciuto prima? Che sfortunato che sono stato!

Giovanni: ecco adesso non fare il ruffiano André, che mi fai arrossire 😳.

Bogusia: due minuti con Italiano Semplicemente hanno un certo non so chebalza all’attenzione che si possa sentirli non ogni due per tre, ma ogni giorno. Capirai!

—-

L’inizio e la fine di ogni episodio dei due minuti con italiano semplicemente servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione.

Esercizio

1. Una persona che finge, che ha un comportamento non sincero è una persona r_ _ _ _ _ _ _.

2. Cos’è una persona ipocrita?

a) una persona che è molto puntuale

b) una persona sincera e altruista

c) una persona con un tornaconto personale.

3. Scegli le risposte giuste.Tipico di un ruffiano è:

a) manifestare un sentimento

b) essere sempre sincero

c) mostrare a tutti con insistenza qualcosa

d) essere sempre altruista

4. Quando Andrè dice: due minuti al giorno tolgono la grammatica di torno, lui è un ruffiano?

5.Chi OS _ _ _ _ _ qualcosa, lo mostra con insistenza e esagerazione.

6.Il ruffiano _ _ _ _ , non è sincero.

7. Gli atteggiamenti R _ _ _ _ _ _ _   _ _ _ _ _ _ _ in imbarazzo

8. Palesemente è sinonimo di C _ _ _ _ _ _ _ _ _ _

9. Il ruffiano ha un atteggiamento S _ _ _ _ _ _

Soluzioni

1. Una persona che finge, che ha un comportamento non sincero è una persona RUFFIANA.

2. c) una persona con un tornaconto personale.

3. a), c)

4. No, non è così. Con italiano semplicemente è le sette regole d’oro si impara l’italiano con gioia, non ci si occupa della grammatica.

5. Chi OSTENTA qualcosa, lo mostra con insistenza e esagerazione.

6.Il ruffiano FINGE, non è sincero.

7. Gli atteggiamenti RUFFIANI METTONO in imbarazzo

8. Palesemente è sinonimo di CHIARAMENTE

9. Il ruffiano ha un atteggiamento SERVILE

n. 40 – OGNI DUE PER TRE

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Trascrizione

Avete mai aentito questa espressione?

Ogni due per tre vuol dire “spesso”, “molto spesso”.

È un’espressione informale, e pensandoci bene, ha degli utilizzi particolari.

E appropriato usarla, sempre tra amici, quando parliamo di una cosa che fa parte della nostra quotidianità, e in queste occasioni accade quasi sempre qualcosa, diciamo “quasi sempre” , cioè molto spesso, la maggioranza delle volte.

Mi spiego meglio con alcuni esempi:

Quando vado al mare, ogni due per tre incontro Giovanni.

Esco di casa e mi scordo le chiavi ogni due per tre.

Quando devo usare il congiuntivo, mi sbaglio ogni due per tre.

Quando parcheggio la mia auto, ogni due per tre trovo un graffio sulla portiera al mio ritorno.

Pensiamoci un attimo: due e tre sono dei numeri, quindi si intuisce che ogni tre volte di una determinata occasione, due di queste volte accade qualcosa. Quindi la maggioranza delle volte accade questa cosa, perché una volta su tre non accade. Non sempre quindi, ma Quasi sempre.

“Ogni due per tre”, anche se non ha un vero senso. .

Ad essere precisi avremmo dovuto dire:

Quando vado al mare, due volte su tre incontro Giovanni.

Esco di casa e mi scordo le chiavi due volte su tre.

Quando devo usare il congiuntivo, mi sbaglio due volte su tre.

Quando parcheggio la mia auto, due volte su tre trovo un graffio sulla portiera al mio ritorno.

Questa è la modalità più corretta e diffusa (due volte su tre), ma la lingua, si sa, si sviluppa continuamente, soprattutto il linguaggio informale, quindi possiamo anche dire “ogni due per tre“.

Veramente c’è anche chi dice “ogni tre per due“, invertendo il tre col due. Ha ancora meno senso leggendo le parole, ma in realtà ha lo stesso significato: quasi sempre.

Esercizi

1. Un’espressione informale molto simile a”molto spesso” è ogni _ _ _ per _ _ _.

2. Quando apro sul telefonino il gruppo WhatsApp di italiano semplicemente, _ _ _ _  DUE PER TRE ci sono dei contributi molto interessanti.

3. Perché si dice “ogni due per tre”? Letteralmente, ogni tre volte di una de_ _ _ _ _ _ nata occasione, due di queste volte accade qualcosa. Quindi non _ _ _ _ _ _ , ma quasi sempre.

4. La modalità più corretta e diffusa è “due volte _ _  tre”, ma la lingua cambia e quindi possiamo anche dire “ogni due _ _ _  tre”. Tutte e due le locuzioni hanno lo stesso significato: molto _ _ _ _ _ _ .

5. Si può dire “due volte per tre?

Soluzioni

1. Un’espressione informale molto simile a”molto spesso” è ogni DUE PER TRE.

2. Quando apro sul telefonino il gruppo WhatsApp di italiano semplicemente, OGNI DUE PER TRE ci sono dei contributi molto interessanti.

3. Perché si dice “ogni due per tre”? Letteralmente, ogni tre volte di una DETERMINATA occasione, due di queste volte accade qualcosa. Quindi non SEMPRE, ma quasi sempre.

4. La modalità più corretta e diffusa è “due volte SU tre”, ma la lingua cambia e quindi possiamo anche dire “ogni due PER tre”. Tutte e due le locuzioni hanno lo stesso significato: molto SPESSO .

5. No

 

n. 39 – APRIRE UNA PARENTESI

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Trascrizione

Khaled (Egitto 🇪🇬): due minuti al giorno per non essere presi alla sprovvista qualora incontrassimo un italiano.

Fernando (Perù 🇵🇪): Adesso è arrivato il momento di studiare la grammatica!

Carlos Santos (Brasile 🇧🇷) Possiamo aprire una parentesi di due soli minuti?

Fernando: Va bene, ma che sia breve!!

Giovanni: ok allora lasciatemi aprire una parentesi di due minuti. Vi parlerò delle parentesi.

Se aprite una parentesi le cose sono due: o state facendo un esercizio di matematica, oppure, in senso figurato, stare cambiando discorso e volete approfondire velocemente un argomento diverso.

In entrambi i casi la parentesi va prima aperta e poi, dopo un po’ va anche chiusa.

Aprire una parentesi, in senso figurato, significa che volete fare un inciso, una puntualizzazione oppure una digressione e così facendo interrompete la continuità di un discorso, per poi riprenderlo una volta chiusa la parentesi.

Se volete aggiungere un chiarimento o una precisazione, durante un discorso, anche mentre parla un’altra persona, potete quindi aprire una parentesi.

In questo modo potete fare la vostra osservazione, piuttosto breve in genere, e generalmente si tratta di una momentanea digressione, cioè di un cambiamento di discorso, che terminerà alla chiusura della parentesi, che avverrà proprio quando finisce questa digressione.

A proposito: in matematica, permettetemi di aprire questa parentesi, le parentesi sono rappresentare da due segni speciali a forma di arco di cerchio. Chiudo subito la parentesi matematica e riprendiamo l’argomento principale.

Cosa? Volete sapere cos’è una digressione precisamente? Allora non c’è bisogno di aprire un’altra parentesi: una digressione è una deviazione nel discorso. Deviando dal discorso principale, ci allontaniamo da questo per un attimo per parlare di un altro argomento. Chiusa parentesi e chiusura dei due minuti di oggi. Ciao

—-

L’inizio e la fine di ogni episodio dei due minuti con italiano semplicemente servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione.

Esercizi

1. aprire una parentesi:

a) può essere parte di un esercizio di matematica

b) può servire a scrivere una lista

c) può servire a aggiungere dettagli

2. Per fare un inciso, una puntualizzazione o una digressione si può anche dire: aprire u_ _ p _ _ _ _ _ _ i.

3. Una altra parola per indicare un cambiamento di discorso, che terminerà alla chiusura della parentesi è la dig_ _ _ _ ione.

4. Le parentesi sono rappresentate da due segni speciali. Descrivi la forma.

5. Una digressione è una d_ _ _ _ zione da un discorso.

Soluzioni

1. Tutte e tre sono giuste

2. Per fare un inciso, una puntualizzazione o una digressione si può anche dire: aprire UNA PARENTESI.

3. Una altra parola per cambiamento di discorso, che terminerà alla chiusura della parentesi è la DIGRESSIONE.

4. Si tratta di un arco di cerchio

5. Una digressione è una DEVIAZIONE da un discorso.

n. 38 – BALZARE AGLI OCCHI – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Balzare significa saltare. Se faccio un salto, faccio un balzo. E allora? C’è qualche differenza?

Ovviamente. Un balzo è un salto improvviso, un salto fatto di scatto, un salto che spesso dimostra destrezza, velocità, forma fisica.

Se fate uno scherzo ad una persona che dorme, probabilmente questa persona balzerà in piedi in un secondo per lo spavento, come anche una tigre, che balza sulla preda in un attimo. Il gatto fa un balzo per prendere il topo.

Ed in senso figurato? Ovviamente si può usare anche in senso figurato. Figuriamoci!

Se una cosa balza all’occhio, agli occhi, oppure se balza allo sguardo, allora evidentemente è una cosa che attira l’attenzione. Non si può non notare, è troppo evidente. Potete usare anche il verbo saltare comunque.

Sono sicuro che guardandomi in faccia non vi sfuggirà il mio naso. Infatti è un particolare che balza subito agli occhi.

Allo stesso modo balzano agli occhi facilmente, venendo in Italia, le differenze che ci sono tra un luogo e l’altro. Sono evidenti. Ci si accorge dubito delle cose che balzano agli occhi.

Se non c’è lo sguardo di mezzo, cioè la vista, insomma gli occhi, ma solamente qualcosa che si nota, qualcosa che facilmente non sfugge all’attenzione, allora la frase diventa: balza all’attenzione.

Ad esempio balza facilmente all’attenzione che il livello del calcio italiano sia sceso negli ultimi tempi.

Balza all’attenzione che negli ultimi anni si stia osservando un anomalo riscaldamento del pianeta. Sarà dovuto all’uomo?

Basta guardare la differenza tra due fotografie di una montagna innevata, oggi e 30 anni fa e balzano subito all’occhio le differenze.

E all’orecchio? Una cosa che ascoltate può balzare all’orecchio? Perché no!

—-

L’inizio e la fine di ogni episodio dei due minuti con italiano semplicemente servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione.

Esercizio

1. Se faccio un salto, faccio un _ _ _ _ _.

2. Se faccio uno scherzo a mio marito mentre dorme, lui B _ _ _ : _ _ in piedi in quel momento per lo spavento.

3. Il verbo balzare possiamo usarlo sia in senso proprio che in senso f _ g _ _ _ _ o .

4. Scegli le forme corrette:

a) balzare all’occhio

b) balzare agli occhi

c) balzare allo sguardo

5. Si può anche dire: BALZARE all’ A_ _ _ _ _ _ _ _ _

6. Questa novità che ho ascoltato mi è balzato all’_ _ _ _ _ hio.

Soluzioni

1. Se faccio un salto, faccio un BALZO.

2. Se faccio uno scherzo a mio marito mentre dorme, lui BALZERÀ in piedi in quel momento per lo spavento.

3. Il verbo balzare possiamo usarlo sia in senso proprio che in senso FIGURATO.

4. Tutte e tre sono corrette.

5. Si può anche dire: balzare ALL’ATTENZIONE.

6. Questa novità che ho ascoltato mi è balzato ALL’ORECCHIO.

 

 

37 – TOCCA A TE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Spiegazione per madrelingua spagnola (Italiano per ispanofoni)

Para ver el episodio completo, hazte socio de Italiano Semplicemente o escribe al autor.

tocca a te

 

Trascrizione

Emanuele: dai papà, quando tocca a me?

Giovanni: Tocca a te! Adesso tocca a te! Cosa aspetti? Sbrigati che tocca a te!

Se avete già incontrato queste esclamazioni, probabilmente sapete che “tocca a te” vuol dire “è il tuo turno”, è arrivato il tuo turno.

Significa che si sta facendo un’attività che coinvolge più persone e che queste persone si alternano, cioè fanno a turno, una volta ciascuno. Quindi tocca ogni volta a persone diverse.

Allora quando arriva il turno di una persona, quando arriva il momento in cui una persona è chiamata ad intervenire, a giocare o altro, si può dire “tocca a te“, “adesso tocca a te“, rivolgendosi a questa persona.

Si tratta di un modo informale di comunicare, non adatto ad occasioni più importanti, comunque il verbo “toccare” è interessante.

A chi tocca? Tocca a me? Oppure a te?

Toccare potremmo sostituirlo con spettare, più formale, o competere (ancora molto formale) ma non è esattamente la stessa cosa. Spettare indica più un obbligo, una competenza specifica.

Di solito si parla di responsabilità ed obblighi. Se spetta a me fare qualcosa, devo farlo io, è una mia competenza, una mia responsabilità.

A chi spetta oggi lavare il bagno? Dovrebbe spettare a Giovanni.

Ecco, invece toccare è solo una questione di alternanza, di turno. Non di responsabilità.

Lo usano spesso i bambini quando giocano e fanno una cosa ciascuno, alternandosi: prima uno, poi un altro, poi un altro ancora.

In realtà a livello informale i due verbi toccare e spettare a volte finiscono per confondersi. Attenzione però:

Oggi mi tocca lavare i piatti.

Questa frase indica un peso, qualcosa che devo fare ma proprio non ho voglia di fare. “Mi tocca” non significa “tocca a me” , non è una questione di turno, ma di voglia!

Se dobbiamo lavare i piatti una volta ciascuno, la frase più formale sarebbe:

oggi spetta a me lavare i piatti.

Ma qui c’è la responsabilità. Non è piacevole lavare i piatti.

Più informalmente:

Oggi tocca a me lavare i piatti

Ma se voglio sottolineare che non ne ho voglia posso dire:

Oggi mi tocca lavare i piatti.

Volendo posso aggiungere: che pizza! Che noia! E altre frasi di questo tipo!

Adesso vi tocca avere pazienza e ascoltare un altro esempio di questo tipo.

Lunedì prossimo mi toccherà tornare al lavoro. Uffa!

Ricordate che non potete usare “mi tocca”, “ti tocca” eccetera per cose gradevoli e positive.

Infine “mi tocca” , fate attenzione, può anche significare che stiamo parlando di una cosa per me “toccante“, cioè commovente, che mi fa piangere. Ma questo lo vediamo un’altra volta.

—-

L’inizio e la fine di ogni episodio dei due minuti con italiano semplicemente servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione.

Esercizio

1. Al posto di “è il tuo turno” si può dire “_ _ _ _ _ a te”.

2.i verbi più formali per sostituire toccare sono _ _ _ _ _ are e competere.

3. Gianni _ _ _ _ _ _ _ a te oggi lavare il bagno?

4. Col verbo toccare c’è meno responsabilità e in genere, rispetto a spettare, prevale il senso di alternanza, di turno e non di responsabilità.

a) è giusto

b) tutte e due hanno lo stesso significato

5. Quando c’è responsabilità, si può dire: oggi S _ _ _ _ _ a me pulire tutte le scarpe.

6. La forma più informale sarebbe: oggi _ _ _ _ _ a me pulire tutte le scarpe.

7. Non ho voglia e vorrei sottolinearlo. Allora posso dire: oggi _ _ tocca pulire tutte le scarpe.

8. Per le cose gradevoli e positive non si può usare mi tocca, _ _ tocca, eccetera

9. Una cosa commovente è una cosa _ _ _ _ ante, che mi fa piangere

 

Soluzioni

1. Al posto di “è il tuo turno” si può dire “TOCCA A te”

2. I verbi più formali per sostituire toccare sono SPETTARE  e competere

3. Gianni SPETTAVA a te ggi lavare il bagno?

4. a) è giusto

5. Quando c’è responsabilità, si può dire: oggi SPETTA a me pulire tutte le scarpe.

6. La forma più informale sarebbe: oggi TOCCA a me pulire tutte le scarpe.

7. oggi MI tocca pulire tutte le scarpe.

8. Per le cose gradevoli e positive non si può usare mI tocca, TI tocca eccetera

9. Una cosa commovente è una cosa TOCCANTE, che mi fa piangere

 

n. 36 – COGLIERE ALLA SPROVVISTA – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Questo trentaseiesimo episodio dei due minuti con italiano semplicemente li dedichiamo alla frase cogliere alla sprovvista che significa accadere qualcosa di inaspettato.

Pensandoci non è strano che si usi il verbo cogliere perché in senso figurato si usa spesso (abbiamo visto insieme cogliere un’occasione al volo, ma ce ne sono anche altre, come “Cogliere sul fatto”, “Cogliere in flagrante”, “cogliere l’attimo” e “Cogliere le sfumature”)

In senso proprio cogliere è un verbo “agricolo” direi: si colgono i frutti, si coglie un fiore. Allunghiamo una mano e cogliamo, cioè prendiamo qualcosa. Ma se non è la nostra mano ma un evento che arriva, ecco il senso figurato del verbo.

Se qualcosa ti coglie alla sprovvista (quindi è una persona ad essere colta) ti arriva quando non te l’aspetti, all’improvviso, senza avvisare.

Accade qualcosa che ti colpisce, ha un effetto su di te. In questo senso quindi cogliere è anche capitare, accadere inaspettatamente.

Si dice anche “cogliere di sorpresa”

Ogni evento inaspettato coglie di sorpresa.

Se invece dico “alla sprovvista” voglio evidenziare non solo la sorpresa, ma anche che non ho potuto fare nulla per contrastare questo evento, tanta è stata la sorpresa.

Quando è accaduta questa cosa non ero preparato, ero sprovvisto di soluzioni. Cioè non avevo nulla con me per poter fare qualcosa.

Ci sono cose che colgono sempre alla sprovvista, ed allora possiamo anche togliere la sprovvista. Un malore, o un infarto ad esempio. Speriamo di non essere mai colti da infarto.

Se dico che sono sprovvisto di cibo vuol dire che non ho cibo con me.

Se piove all’improvviso e sono sprovvisto di ombrello, allora posso dire che:

La pioggia mi ha colto alla sprovvista

Si dice anche preso alla sprovvista. Usare il verbo prendere è ugualmente corretto, come quando si prende un fiore.

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Esercizio

1. Si colgono i frutti, si coglie un fiore, in realtà il verbo cogliere deriva dal settore a_ _ _ _ _ _ o

2. Quando ti arriva all’improvviso qualcosa che non ti aspetti si può dire: qualcosa ti coglie alla spro_ _ _ _ _ _.

3. Ogni evento inaspettato coglie di s_ _ _ _ _ _ _.

4. Alla sprovvista significa non solo che c’è una _ _ _ _ _ _ a, perché c’è anche un disagio.

5. Essere sprovvisti di soluzioni accade:

a) quando accade una cosa per cui non si era preparati

b) quando accade una cosa che non ci coglie alla sprovvista

6. Se piove all’improvviso e sono sprovvisto/a _ _ ombrello vuol dire che la pioggia mi ha colto a_ _ _ sprovvista.

7. Usare il verbo prendere è _ _:_ _ _ _ _ _ _ _ corretto: prendere alla sprovvista.

 

Soluzioni:

1. Si colgono i frutti, si coglie un fiore. Il verbo cogliere deriva dal settore AGRICOLO

2. Quando ti arriva all’improvviso qualcosa che non ti aspetti si può dire che: qualcosa ti coglie alla SPROVVISTA.

3. Ogni evento inaspettato coglie di SORPRESA.

4. Alla sprovvista significa non solo che c’è una SORPRESA, perché c’è anche un disagio

5. Essere sprovvisti di soluzioni accade:

a) quando accade una cosa per cui non si era preparati.

6. Se piove all’improvviso e sono sprovvisto/a DI ombrello vuol dire che la pioggia mi ha colto ALLA sprovvista

7. Usare il verbo prendere è UGUALMENTE corretto: prendere alla sprovvista

 

35 – LA MISURA È COLMA – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Il troppo è troppo” , forse è questa l’espressione che avete ascoltato o letto più spesso quando si parla di un’esagerazione. Molto usata e anche “il troppo stroppia“, alla quale ho già dedicato un bell’episodio.
La misura è colma è un’altra modalità, più formale, più ricercata, più adatta a contesti meno familiari, Ma in un caso in particolare.

La misura indica una misurazione, quindi un livello , livello che è stato evidentemente superato. Si tratta del livello di sopportazione. Parliamo quindi della pazienza. La nostra pazienza. In poche parole non ce la facciamo più a sopportare.
Il superamento del livello viene indicato dalla parola “colma“. La misura è colma, vale a dire, “il livello massimo della pazienza e stato superato”, ora la pazienza è finita.
In senso proprio un bicchiere è colmo quando è pieno fino alla fine, fino all’orlo. Qualsiasi contenitore possiamo dire che è colmo quando è completamente pieno, pieno di un liquido ad esempio.
In generale una cosa colma è piena fino al massimo della capacità, piena zeppa, potremmo anche dire. Esiste anche il verbo inzeppare che però si usa per gli oggetti solidi, non i liquidi, come ad esempio: inzeppare una stanza di giocattoli.
A proposito di contenitori colmi, si dice spesso, quando la pazienza è finita:

Questa è la goccia che ha fatto traboccare ol vaso.

Dove si usa il verbo traboccare, che indica l’acqua che esce dal vaso, che trabocca dal vaso, perché non entra più nel vaso, avendo superato il limite massimo.
Più elegantemente possiamo dire:

la misura è colma

La pazienza in effetti la possiamo paragonare ad un contenitore che ha una capienza limitata, una capacità limitata.
Quindi prima o poi potrebbe finire.

In questi casi si dice anche semplicemente:

La pazienza è finita!
La mia pazienza è al limite!
Basta, adesso ho perso la pazienza!

—-

Esercizio

1) “Il troppo è troppo” è come “IL TROPPO S _ _ _ _ _ _ _ ”

2) Un’altra modalità più formale è l’espressione “LA _ _ _ _ _ _ È _ _ _ _ _”.

3) La parola C _ _ MO/A indica un livello superato.

4) Possiamo dire che quando un bicchiere o un qualsiasi contenitore è pieno fino all’orlo, che il contenitore è _ _ _ _ _ _.

5) Per una cosa colma si può anche dire piena Z _ _ _ _.

6) Quando la pazienza è finita si dice: questa è la goccia che ha fatto _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ il vaso.

7) Si può paragonare la pazienza ad un contenitore che ha una CAP _ _ _ _ _ limitata, cioè una C _ _ _ _ _ TÀ limitata.

Soluzioni

1) “Il troppo è troppo” è come “IL TROPPO STROPPIA”

2) Un’altra modalità più formale è l’espressione “LA MISURA È COLMA”.

3) La parola COLMO/A indica un livello superato.

4) Possiamo dire che quando un bicchiere o un qualsiasi contenitore è pieno fino all’orlo, che il contenitore è COLMO.

5) Per una cosa colma si può anche dire piena ZEPPA.

6) Quando la pazienza è finita si dice: questa è la goccia che ha fatto TRABOCCARE il vaso.

7) Si può paragonare la pazienza ad un contenitore che ha una CAPIENZA limitata, cioè una CAPACITÀ limitata.

34 – Ci e VI – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Para ver el episodio completo, hazte socio de Italiano Semplicemente o escribe al autor.

Elisabetta Maccani

Trascrizione

Vi saluto ragazzi, vi voglio bene, vi amo tutti e vi chiamo domani.

No, non sto parlando di questo “vi”, che si riferisce a “voi”.

L’oggetto dell’episodio di oggi è quando usare la particella “VI” al posto della particella “CI”.

Non lo posso fare sempre naturalmente, perché quando “ci” si riferisce a noi (noi ci amiamo, ci resta, ci basta, ci beviamo un bicchiere d’acqua eccetera), cambiando la persona, cambia il pronome personale: mi, ti, gli, ci, vi.

Quando allora posso usare vi al posto di ci?

Lo posso fare quando usiamo ci per indicare un luogo. Infatti “vi” viene da “ivi”, che significa in quel luogo. Anche ivi, sebbene molto più raramente, viene usato allo stesso scopo.

In questi casi è più formale usare vi piuttosto che ci.

Giovanni nacque a Roma e vi rimase per 10 anni.

Quindi Giovanni nacque a Roma e rimase in quel luogo per 10 anni.

Posso ugualmente dire che Giovanni rimase là o lì per 10 anni, versioni più informali, come anche “ci rimase” .

Ovviamente “ci rimase per 10 anni” è più usato da tutti gli italiani, ma se usate “vi” avete un linguaggio più elegante, più formale.

Andiamo a Roma, è una città in cui vi s’incontra tanta gente. Vi possiamo rimanere due settimane.

In realtà il luogo è inteso anche in senso figurato.

Non vi sono ragioni per studiare la grammatica.

Che equivale a:

Non ci sono ragioni…

Vi sono problemi? Ci sono problemi? Stessa cosa.

Nella lavatrice vi mettiamo i panni sporchi.

A volte è più difficile capire se “vi” si riferisce a voi o al luogo:

Nella lavatrice vi mettete i panni sporchi.

Anche alla fine del verbo potete mettere vi, proprio come ci:

Cosa mettiamo nel portafogli? Possiamo mettervi/metterci delle banconote.

Inoltre, attenzione, posso dire che non v’è molta differenza tra c’è e v’è. C’è significa “ci è” , e v’è sta per “vi è”. Comunque c’è si usa molto più spesso. Certo, vi sono studiosi della lingua che possono pensarla diversamente e non v’è modo di convincerli.

Non vale però per tutti i “vi è“.

Vi è chiaro? Oppure v’è ancora qualche dubbio?

Pensateci bene. Prendete un foglio e trascrivetevi sopra questo episodio.


Mettiti alla prova: 10 domande e 10 risposte sul’episodio

Domande

  1. Si può usare la particella “VI” al posto della particella “CI”? Sì o no?
  2. Quando “ci” si riferisce a noi, ogni persona ha il suo pronome personale: m_, _i, _ _ _, ci, _ _,
  3. Usiamo “Vi” al posto di “Ci” quando vogliamo indicare un luogo. “Vi” viene da _ v _, che significa “in quel _ _ _ _ _”
  4. Usare “vi” al posto di “_ _” è più _ _ _ _ ale.
  5. “Giovanni rimase là” si può tradurre come “Giovanni ci _ _ _ _ _ _ “.
  6. Se usate “vi” al posto del “ci”, avete un linguaggio più e_ _ _ _ _ _ _ e meno i _ _ _ _ _ _ _ _.
  7. “Vi sono problemi” e “_ _ sono problemi” sono equivalenti
  8. Attenzione alla differenza tra c’è e v’è. C’è significa _ _ è, e v’è sta per _ _ è. Non è detto siano sempre intercambiabili.

Soluzioni

  1. MI, TI, GLI, CI, VI
  2. Vi viene da ivi, che significa “in quel LUOGO “
  3. Usare “vi” al posto del “ci” è più FORMALE
  4. “Giovanni rimase là” si può tradurre come “Giovanni ci RIMASE”.
  5. Se usate “vi” al posto del “ci” avete un linguaggio più ELEGANTE e più FORMALE
  6. “Vi sono problemi” e “CI sono problemi” sono equivalenti
  7. C’è significa ci è, mentre v’è sta per VI è. Non è detto siano sempre intercambiabili.

CAPACITARSI – 2 minuti con Italiano semplicemente (n. 33)

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Trascrizione

Bolsonaro ha vinto le elezioni in Brasile?

C’è qualcuno che non riesce ancora a capacitarsi di come questo sia potuto accadere.

E tu di cosa non ti riesci a capacitare?

Io non mi capacito ad esempio di come mai l’uomo sia così stupido da non capire fino in fondo gli effetti sul clima della propria stupidità.

E tu te ne capaciti?

Un mio amico non si è mai capacitato di come io possa insegnare l’italiano senza parlare di grammatica.

Ebbene, chi non si capacita di qualcosa, (capacita senza accento) non è detto che non abbia delle capacità (stavolta con l’accento), ma non riesce a capire qualcosa, possiamo dire che non riesce a farsi una ragione di questo qualcosa, non si spiega come qualcosa sia potuto accadere.

Capacitarsi è il verbo in questione. Quasi uguale a comprendere, a capire, ma anche a convincersi, a persuadersi.

Se non ti capaciti, allora non sei convinto, stai cercando di capire ma proprio non ti entra in testa il motivo per cui qualcosa è accaduto. Oppure non ne prendi piena consapevolezza.

C’è spesso della sofferenza nel non sapersi capacitare. È quindi più forte di capire e comprendere.

Se dici: non riesco proprio a capire!

Puoi anche dire, in alcuni casi:

Non riesco a capacitarmi!

Spesso chi perde una gara può non capacitarsi della sconfitta, e l’amarezza è tanta.

Non capisce come abbia fatto a perdere. Non se ne convince. Non trova delle ragioni valide per giustificare la sconfitta e soffre per questo.

Nell’insegnamento non si usa quindi: se non capisco il teorema di Pitagora non posso dire: non riesco a capacitarmi del teorema di Pitagora.

Meglio usare capire o comprendere in questi casi. Posso dire però che non mi capacito del motivo per cui non riesco memorizzare il teorema di Pitagora.

Si usa di, del, della eccetera:

Non mi capacito ancora della sua morte.

Ti riesci a capacitare di aver perso?

Bisogna capacitarsi del fatto che non possiamo più impedire a qualcuno di salvare i migranti sui barconi che sono in pericolo di vita. Capacitiamocene!

Ripeti dopo di me.

Me ne devo capacitare! Devo Capacitarmene.

Te ne devi capacitare. Capacitatene!

Se ne deve capacitare. Se ne capaciti! (deve capacitarsene)

Ce ne dobbiamo capacitare. Capacitiamocene!

Ve ne dovete capacitare. Capacitatevene!

Se ne devono capacitare! Devono capacitarsene (se ne capacitino)

—-

L’inizio e la fine di ogni episodio dei due minuti con italiano semplicemente servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione.

Domande episodio n. 33

  1. Se una persona non si capacita di qualcosa, vuole dire che: (a) non riesce a farsi una ragione di questo – (b) manca di capacità – (c) non si spiega come qualcosa sia potuto accadere.
  2. Il verbo “capacitarsi”, è quasi uguale a COMP _ _ _ D _ _ _,,  CAP _ _ _, ma anche a CONVINCER_ _, a PERSUADER_ _.
  3. Quando una persona perde una gara, può non riuscire a capacitarsi _ _ _ _ _ sconfitta.
  4. C’è spesso della S _ _ _ _ _ _ _ _ A nel non “sapersi capacitare”. È quindi qualcosa di più di (a) forte (b) capire (c) “comprendere”.
  5. Di solito, quando non capiamo una teoria, un teorema o il funzionamento di qualcosa di scientifico, diciamo che non riusciamo a (a) capacitarcene (b) capire (c) comprendere.
  6. Tu _ _ cosa non _ _ riesci a capacitare?
  7. Forza! _E N_ dovete capacitare. CAPACITA_E_E_E!

 

Soluzioni:

  1. (a, (c)
  2. Il verbo “capacitarsi”, è quasi uguale a COMPRENDERE, CAPIRE, ma anche a CONVINCERSI, a PERSUADERSI.
  3. Quando una persona perde una gara, può non riuscire a capacitarsi DELLA sconfitta.
  4. C’è spesso della SOFFERENZA nel non “sapersi capacitare”. È quindi qualcosa di più di CAPIRE/COMPRENDERE.
  5. (b), (c)
  6. Tu DI cosa non TI riesci a capacitare?
  7. Forza! VE NE dovete capacitare. CAPACITATEVENE!

Due minuti con italiano semplicemente (RIPASSO 1-30): la piazza del Gesù a Roma.

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Trascrizione

Gianni: questo è un episodio di ripasso delle espressioni imparate ultimamente all’interno della quale rubrica 2 minuti con Italiano semplicemente.

Ci aiuta Bogusia, membro dell’associazione Italiano Semplicemente. Lascio la parola a lei.

Bogusia: Buongiorno cari ascoltatori (visitatori) del sito italiano semplicemente. Per chi non mi conosce ancora, mi chiamo Bogusia, sono polacca.

Sono un membro dell’associazione italiano semplicemente e ne sono molto fiera. Vi ringrazio calorosamente per aver scelto di ascoltarci ancora una volta.

Vi ricordate dell’ultimo episodio della rubrica “meraviglie di Roma“, dove abbiamo detto che le scopriremo man mano (adagio adagio) tutti.

Tener fede alle promesse è uno dei principi dell’associazione.

Si da il caso che io sia non solo fiera ma anche talmente affascinata dalla lingua e cultura italiana che non vedo come possa riuscire a tenere a bada la mia voglia di condividere con voi questo racconto.

Forse a causa delle emozioni mi capiterà di sforare un po’ e per questo mi scuso in anticipo.

Allora bando alle ciance Bogusia, inizia!

Vorrei esordire in questo racconto con una domandina non retorica al nostro caro professore Gianni che, a prescindere dal fatto che sia il nostro professore, abita anche a Roma, non casualmente.

Allora, caro Gianni, sapresti per caso dove a Roma tira sempre il vento?
Non intendo dei rovesci di vento improvvisi, magari dovuti alle condizioni atmosferiche, ma il vento perenne.

Gianni: no Bogusia, non ne ho la più pallida idea!

Bogusia: No? Oggettivamente , Gianni ha un fare molto gentile e generoso. Non è mai indisposto , però riguardo alla sua città a volte, come tutti i romani è un po’ ignorante. No?

Qualcuno potrebbe dirmi: dai Bogusia, il tuo commento credo sia un po’ azzardato.

Però io so che Gianni sa reggermi:il gioco. Vero Gianni?

Gianni: si, come no, te lo reggo, te lo reggo! Ma parlaci di questo posto, dai!

Bogusia: Ił posto di cui vorrei parlare si chiama “La piazza del Gesù” . Il nome deriva dal nome della chiesa che, analogamente, viene comunemente chiamata “la chiesa del Gesù” però, in effetti si chiama “Chiesa del santissimo nome di Gesù” .

Come di consueto, non mi fermo né sulla storia, né sui capolavori d’arte, perché casomai vi interessasse trovereste tutti i dettagli sulla rete. Il mio obiettivo è attirare la vostra attenzione alla leggenda, poiché pare che sia molto ventosa

A quanto pare è addirittura lo scrittore francese Stendhal a raccontarcela. Devo dire che la storia ha un certo non so che di interessante, ed allora andiamo subito al sodo.
Ił diavolo e il vento, un giorno, passeggiando per la città, si incontrano e si fermano dinnanzi alla chiesa del Gesù.

Il diavolo disse al compagno che avrebbe avuto da fare in chiesa e gli chiese di aspettarlo fuori.

Ma da lì non uscì mai più e il vento da allora, pare sia rimasto nella piazza ad attendere il suo ritorno e da qui le correnti di vento che caratterizzano la piazza.

Due sono le possibili interpretazioni di questo racconto di STENDHAL.

C’è chi ritiene che lui l’abbia raccontato per alludere alle capacità di conversione dei Gesuiti, i titolari della chiesa, che sarebbero riusciti a convertire persino il diavolo.

Altri invece pensano che la storia fosse raccontata per denigrare l’ordine dei Gesuiti accusandolo di essere tanto corrotto da riuscire a trattenere addirittura il diavolo. C’è anche chi dice però che entrando nella chiesa il diavolo fosse rimasto di stucco di fronte a tutta la ricchezza dei suoi affreschi, stucchi , delle illusioni all’interno.

Eppure, per i pragmatici questo fenomeno è oltremodo semplice.

Cioè la piazza difatti sorge al centro di ben 5 strade di notevole grandezza e le correnti ventose di queste vie si uniscono proprio sulla piazza dando vita al fenomeno del vento eterno.
Ce ne sono ancora altri che raccontano una seconda leggenda, meno conosciuta ma ancora più misteriosa.

La storia di Lucifero e il carro trascinato dal vento. Secondo questa leggenda Lucifero è per davvero entrato nella chiesa ed è stato talmente affascinato dalla bellezza che sì ingelosì così tanto che la volle tutta per sé.

Non poteva appropriarsi di una chiesa però, così, cattivo com’era e dritto come si credeva, decise di distruggerla.

Attese quindi la notte e tornò sulla piazza sul suo carro trascinato dal vento stesso.

Una volta dentro la chiesa, la sua bellezza lo conquistò, così, osservando le meraviglie del luogo, si dimenticò persino di doverla distruggere prima dell’arrivo dell’alba.

A questo punto capì di dover alzare i tacchi e fuggire, per non restare sorpreso dalle primi luci.

Facendo così, in men che non si dica si dimenticò che alle sue spalle che c’era il vento tirandogli così *un tiro mancino*.

Poverino il vento, che è stato così condannato a rimanere in piazza, almeno fino ad oggi.

Boh, tutto qua. Sono riuscita a destare la vostra curiosità? Spero di sì.

Si da il caso che la chiesa del Gesù sia davvero incredibile, iniziando dall’illusionario affresco del trionfo nel nome del Gesù dipinto da Giovanni battista Gaulli, però non vorrei prendervi la possibilità di scoprirla da soli.

Sono forse anche riuscita a destare la vostra curiosità riguardo all’associazione italiano semplicemente con tutti i suoi annessi e connessi tra quagli il gruppo whatsapp che forma con la stessa un binomio inscindibile e dove tutti si aiutano a vicenda a destreggiarsi in ambito linguistico e non solo. Dai, unitevi a noi, aderite all’associazione, non ve ne pentirete ed io di sicuro non sarò l’oggetto delle vostre risate .

Grazie mille per la vostra attenzione e alla prossima.

Ne vedremo delle belle? Chissà? Ciao.

Ps: Non abbiamo osato usare osé perché ci si è impallato il PC

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CI SI – 2 minuti con Italiano semplicemente (n. 32)

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Trascrizione

Mi è stato chiesto di spiegare velocemente quando si può usare “CI SI“, queste due particelle fastidiose che qualche volta si trovano una di seguito all’altra.

Ebbene, si può usare in casi diversi.

Vediamo qualche esempio che vi spiego usando altre parole.

Ciao, ci si vede più tardi.

Questa è una costruzione impersonale. È come dire: ci vediamo più tardi, io e te ci si vede dopo.

Pensavo che in questo ristorante ci si mangiasse meglio

Sembra po’ ridondante forse. Si puo togliere “ci” , se vogliamo. Ma si usa e non è sbagliato.

Come ci si sente ad aver fame?

Anche qui è impersonale. Come ti senti, come vi sentite, ad aver fame? È lo stesso.

Non ci si scordi di queste lezioni

Questo è un augurio, una speranza per il futuro. Speriamo di non scordarsi, di non scordarci di quelle ragazze.

Ci si dica la verità

Speriamo ci venga detta la verità, è un desiderio: vogliamo che ci venga detta la verità. “Ci si dica”, è sottintestoa “noi”: a noi deve essere detta la verità. Oppure io e te dobbiamo dirci a vicenda la verità. Diciamoci la verità.

In strada non ci si rivolge la parola

Cioè le persone, quando si incontrano non si parlano più. È impersonale. Il ci stavolta non è per forza “noi” , ma può essere anche “voi” , o “tutti” in generale. Se volevo dire “a noi” dovevo piuttosto dire:

In strada non ci si rivolga più la parola

Che sembra quasi un ordine.

Oggi in Italia ci si sposa meno in chiesa.

Il verbo è sposarsi. Oggi in Italia le persone si sposano meno in chiesa. È una constatazione. Se volevo esprimere una volontà o un desiderio avrei detto :

Ci si sposi meno in chiesa

Poi ancora:

 

Quando si cade ci si deve rialzare.

Quando si cade ci si rialzi.

Se tolgo “ci” in entrambi i casi sembra che sto parlando di una persona in particolare, così con “ci si” parlo in generale. Il primo esempio è un consiglio, il secondo invece è più una direttiva, un ordine. Un po’ come dire: se cadete, rialzatevi!

Quando ci si impegna si riesce a vincere? Si, ci si riesce quasi sempre.

Oggi ci si mette anche la pioggia a rovinarci la giornata.

Questo è più complicato da spiegare, in questi casi ci si complica solo la vita con le spiegazioni.

 

Ma quando la pioggia ci si mette di impegno, può in effetti rovinarti una giornata. Ma quanto ci si mette a finire questo episodio?

Detto, fatto!

Domande episodio n. 32

  1. Nella frase “Ci si vede più tardi”. “ci si” viene usato come una costruzione personale o impersonale?
  2. _I _I sente dopo = Ci SENTI _ _ _ più tardi.
  3. In quel ristorante ci si mangia bene. In questa frase “ci” si riferisce _ _  luogo. In questo caso si può togliere “_ _” se vogliamo, e la frase diventa: In quel ristorante _ _ mangia bene.
    Il verbo usato nella frase è mangiare o mangiarsi?
  4. “Come ci si sente ad aver sete?” vuole dire: (a) Come ti senti ad aver sete? (b) lui ha sete? (c) come vi sentite ad aver sete?
  5. “Non ci si dimentichi di queste esperienze.“ Questa frase è un A _ _ _ _ RIO, una S _ _ _ _ NZA per il futuro.
    Il verbo usato nella frase è (a) scordare (b) scordarsi.
  6. “Ci si dica la verità.” vuol dire
    (a) Speriamo che lui dica la verità.
    (b) Speriamo che ci venga detta la verità..
  7. “In strada non ci si rivolge la parola.“ significa: (a) Quando in strada io e te non ci parliamo – (b) le persone, quando si incontrano per strada non si parlano – (c) la parola viene rivolta qui.
  8. Oggigiorno nel weekend (a) ci si alza sempre più tardi – (b) si alza sempre più tardi
  9. “Oggigiorno nel weekend: (a) ci si va a dormire sempre più tardi – (b) si va a dormire sempre più tardi.
  10. Se parliamo in generale, quale frase è corretta: (a) Quando si bagna, si deve asciugare – (b) Quando ci si bagna, si deve asciugare – (c) Quando si bagna, ci si deve asciugare – (d) Quando ci si bagna, ci si deve asciugare.

 

Soluzioni:

  1. Nella frase “Ci si vede più tardi” “ci si” viene usato come una costruzione IMPERSONALE.
  2. CI SI sente dopo = Ci SENTIAMO più tardi.
  3. In quel ristorante ci si mangia bene. In questa frase “ci” si riferisce AL luogo.
    In questo caso si può togliere “CI” se vogliamo, e la frase diventa: In quel ristorante SI mangia bene.
    Il verbo usato nella frase è MANGIARE
  4. (a),(c)
  5. “Non ci si dimentichi di queste esperienze.“ Questa frase è un AUGURIO, una SPERANZA per il futuro. Il verbo usato nella frase è (b) SCORDARSI.
  1. (b)
  2. (b)
  3. (a)
  4. (b)
  5. (d)

OSÉ – 2 minuti con Italiano semplicemente (n. 31)

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Trascrizione

Avete mai indossato un vestito osé? Mi rivolgo alle donne che ascoltano.

Magari avete visto un film osé, oppure avete raccontato una barzelletta osé, o avete fatto un disegno osé.

Osé viene da osare. Osare significa andare un po’ oltre, ed in tal caso al di là del consentito, a volte al di là del costume, diciamo in generale al di là del normale. Ecco, osé si riferisce proprio al costume, ma non quello per fare il bagno, ma quello inteso come le usanze, i gusti, l’atteggiamento dominante, tipico di un popolo. Quel costume.

Ebbene, una cosa la possiamo chiamare osé quando va oltre il costume, va oltre ciò che è considerato normale, e ciò che è tradizionale, ma va oltre da uno specifico punto di vista. Quale? Mi spiego meglio con degli esempi:

Un vestito osé è un abito considerato un po’ troppo scollato, dove si vede troppo corpo scoperto, oppure una gonna un po’ troppo corta, o con uno spacco molto accentuato.

Uno spacco troppo osé?

Un film osé è un film in cui ci sono scene osé: magari si vede il seno nudo di una donna, scene di sesso, ma non molto esplicite, senza esagerare diciamo. Un film osé non è un film pornografico, un film osceno.

La parola osé si usa spesso in italiano, e non è una brutta parola in fondo. Un film osé possiamo chiamarlo anche spinto, perché si spinge un po’ in là. Un po’ più in là e sarebbe un film porno.

Mai visto un film con Edwige Fenech? La Fenech faceva film osé. Divertenti anche.

Possiamo anche chiamarle “sexy” in fondo le cose un po’ osé no?

Ma non è proprio uguale. Le cose sexy hanno una forte attrazione erotica.

Si può essere osé senza essere sexy: pensate ad una persona poco seducente ma anche poco vestita.

Una scollatura osé

E si può essere sexy senza essere osé: come una voce, o anche un modo di camminare, uno sguardo. La cosa sexy attira sessualmente.

Infine osé sottolinea l’esagerazione e un po’ anche il giudizio. Diremmo invece provocante per sottolineare l’effetto sugli uomini, audace se amiamo la moderazione e spinto se lo troviamo un po’ volgare. Diremmo indecente se fossimo di un’altra generazione.

Il contrario di osé?

Che ne dite di castigato?

—-

L’inizio e la fine di ogni episodio dei due minuti con italiano semplicemente servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione.

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Domande episodio n. 31

  1. L’agomento di oggi è (a) ose (b) osè (c) osé
  2. “Osé” viene dal verbo _ _ _ _ _.
  3. Quando diciamo che una cosa è osé, vuole dire quella cosa va oltre: (a) il costume, (b) lo spazio stabilito (c) ciò che è considerato normale, (d) ciò che è tradizionale
  1. “Osé” si riferisce al C _ _ _ _ _ _, nel senso di U_ _ _ ZE , G_ _ _ _, A_ _ _ _ _ _ _ _ _ MENTO dominante, tipico di un popolo.
  2. Cosa può essere descritto “osé”? (a) un film (b) del cibo (c) una barzelletta (d) un vestito (e) un edificio (f) un disegno.
  3. “Un vestito osé” è un abito considerato un po’ troppo S_ _ LL_ _ _, dove si vede troppo corpo S _ _ P _ _ _ O , oppure “una gonna osé” è un po’ troppo C _ _ _ _ , o con uno S _ _ CCO molto accentuato.
  4. Possiamo anche dire che “un film osé” è un film (a) un po’ più in là (b) spinto (c) porno.
  5. Le cose “sexy” _ _ _ sono esattamente uguali a quelle osé, perché le cose sexy esercitano una forte ATT _ _ ZIONE ER _ _ _ _ _ e esercitano una certa attrazione sessuale
  6. Quando diciamo che una persona si veste in modo osé, sottolineiamo l’E_ _ _ _ _ AZIONE con un G _ _ _ _ ZIO (a) positivo (b) negativo.
  7. Il contrario di “osé”: CA _ _ _ _ ATO.

Soluzioni:

  1. c) osé
  2. “Osé” viene dal verbo OSARE.
  3. (a). (c). (d)
  4. “Osé” si riferisce al COSTUME, nel senso di USANZE, GUSTI, ATTEGGIAMENTO dominante, tipico di un popolo.
  5. (a), (c), (d), (f)
  6. “Un vestito osé” è un abito considerato un po’ troppo SCOLLATO, dove si vede troppo corpo SCOPERTO, oppure “una gonna osé” è un po’ troppo CORTA, o con uno SPACCO molto accentuato.
  7. (b)
  8. Le cose “sexy” NON sono esattamente uguali a quelle osé, perché le cose sexy esercitano una forte ATTRAZIONE EROTICA e esercitano una certa attrazione sessuale.
  9. Quando diciamo che una persona si veste in modo osé, sottolineiamo l’ESAGERAZIONE con un GIUDIZIO (b) NEGATIVO.
  10. Il contrario di “osé”: CASTIGATO.

ANNESSI E CONNESSI – 2 minuti con Italiano semplicemente (n. 30)

Audio

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Se vuoi c’è anche la spiegazione per madrelingua spagnola (Italiano per ispanofoni)

"annessi e connessi" di Davide martini

Trascrizione

Episodio n. 30 quest’oggi. Siete sulla buona strada per diventare veri italiani, con tutti gli annessi e connessi.

Annessi e connessi è la frase di oggi, non facile da spiegare, ma ci proviamo lo stesso. Gli annessi ed i connessi; entrambe le parole hanno a che fare con l’unione.

Ad esempio quando un paese europeo diventa membro dell’Unione Europea, possiamo dire che il paese è stato annesso all’Unione Europea. Questo significa che ne fa parte, il paese da oggi fa parte dell’Unione Europea. Il termine è abbastanza formale però: difficilmente sentirete che un ragazzo si è annesso ad un gruppo, ad esempio.

Unirsi è sicuramente più usato, quasi sempre.

Esiste quindi il verbo annettere, simile ad unirsi: diventare un tutt’uno con qualcosa, entrare a far parte di qualcosa già esistente.

Connettere è simile ad annettere, ma la connessione serve a stabilire un collegamento, un legame, non a diventare parte integrante di qualcosa, come annettere: la connessione ad internet ad esempio: ci si connette ad internet, ci si collega, non ci si annette ad internet (cioè non si diventa parte di internet).

Le cose che si connettono a qualcosa, una volta stabilita la connessione, sono quindi connesse a questo qualcosa. La parola connessi, come sostantivo maschile plurale però non si usa mai, se non nella frase “annessi e connessi”. Gli annessi e connessi. Cosa sono?

Per “annessi e connessi” si intendono tutte le questioni legate all’argomento di cui stiamo parlando. Non parliamo di oggetti, ma di legami logici.

È come dire “insieme a tutto ciò che comporta”, “con tutto ciò che ne deriva”.

Ad esempio se Mario sposa Sara, diventerà suo marito, con tutti gli annessi e connessi.

Quindi di sta parlando di tutto ciò che comporta il matrimonio: figli, diritti, doveri e tutto ciò che è legato al vincolo coniugale.

L’Inghilterra sta uscendo dall’unione europea, con tutti gli annessi e connessi.

Se ti piace l’Italiano puoi iscriverti ad un classico corso di lingua, con tutti gli annessi e connessi: frequenza obbligatoria, lezioni di grammatica, esercizi alla lavagna eccetera.

Oppure diventi membro dell’associazione Italiano Semplicemente, anche qui con tutti gli annessi e connessi: niente grammatica, niente lavagna, gruppo WhatsApp per parlare, programma settimanale di lezioni e divertimento assicurato. A te la scelta.

—-

Domande episodio n. 30

  1. Gli “annessi” ed i “C _ _ _ _ _ _ _”, sono parole che hanno a che fare con l’_ _ _ _ _ _.
  2. Quando un paese diventa membro di un’associazione internazionale, possiamo dire che si è A _ _ _ _ _ _ a tale comunità, ciò significa che ne fa _ _ _ _ _.
  3. Il verbo “_ _ _ _TTERE” con il significato di unir_ _ è abbastanza (b) FOR _ _ _ _, infatti è (B) DI _ _ _ _ _ _ _ ascoltare una persona dire “Bravo! Ti sei annesso _ _  nostro gruppo ”.
  4. Il verbo ” C _ _ _ _ _ _ _ _ _” è simile ad “annettere”, ma la CONNE_ _ _ _ _ serve a (a) stabilire un collegamento, (b) stabilire un legame (c) diventare parte integrante di qualcosa
  5. Per “annessi e connessi” si intendono T _ _ _ _ le Q _ _ _ _ _ _ _ _ legate all’ARG _ _ _ _ TO di cui stiamo parlando.
  6. Quando usiamo “annessi e connessi”, _ _ _ parliamo di oggetti, ma di legami LO _ _ CI.  È come dire “insieme a T_ _ _ _ ciò che COM _ _ _ TA”, “con tutto ciò che ne _ _ _ _VA.”.
  7. Quando diciamo “tutti gli annessi e connessi” vogliamo dire tutti i fatti (a) positivi (b) negativi (c) sia positivi che negativi.
  8. Marco, sei assunto dalla nostra azienda. Da oggi in poi, sarai uno dei nostri, CON tutti GLI annessi e connessi.

 

Soluzioni:

  1. Gli “annessi” ed i “CONNESSI”, sono parole che hanno a che fare con l’UNIONE.
  2. Quando un paese diventa membro di un’associazione internazionale, possiamo dire che si è ANNESSO a tale comunità, ciò significa che ne fa PARTE.
  3. Il verbo “ANNETTERE” con il significato di unirSI è abbastanza (b) FORMALE, infatti è (B) DIFFICILE ascoltare una persona dire “Bravo! Ti sei annesso AL nostro gruppo ”.
  4. CONNETTERE” è simile ad “annettere”, ma la CONNESSIONE serve a (a) stabilire un COLLEGAMENTO/LEGAME
  5. Per “annessi e connessi” si intendono TUTTE le QUESTIONI legate all’ARGOMENTO di cui stiamo parlando.
  6. Quando usiamo “annessi e connessi”, NON parliamo di oggetti, ma di legami LOGICI. È come dire “insieme a TUTTO ciò che COMPORTA”, “con tutto ciò che ne DERIVA”.
  7. (c)
  8. Marco, sei assunto dalla nostra azienda. Da oggi in poi, sarai uno dei nostri, CON tutti GLI annessi e connessi.

29 – DESTREGGIARSI – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

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Trascrizione

Ieri parlavamo di sinistra e di mancini. Ok adesso passiamo alla destra.

Siamo già arrivati all’episodio n. 29 di due minuti con italiano semplicemente e già state iniziando a destreggiarvi con la lingua italiana non è vero?

Scommetto che vorreste destreggiarvi ancora di più però!

Sappiate allora che destreggiarsi, o sapersi destreggiare è una cosa molto positiva e che potete usare questo verbo ogni volta che state imparando qualcosa e che iniziate a capirne il funzionamento.

Si usa soprattutto quando ciò che stiamo imparando è complicato e rischioso, pieno di pericoli, perché chi si sa destreggiare li sa evitare questi pericoli, impara a gestirli, impara a essere attento e per questo procede con cautela.

Anche la lingua italiana è indisiosa e difficile come sappiamo: la grammatica pone sfide continue, ma due minuti alla volta migliorate sempre di più, anche senza studiarla, la grammatica.

Il verbo destreggiarsi deriva da “destro”, che a differenza del sinistro si usa in contesti positivi.

Chi si destreggia, chi sa destreggiarsi, usa infatti la sua destrezza, la qualità che spesso viene associata a chi combatte, come nello sport ad esempio.

Si parla della sua abilità, dell’agilità nello schivare i colpi, nel saper sbrogliare le situazioni, utile a districare i problemi, per barcamenarsi, per industriarsi a cercare soluzioni. Una persona che si ingegna e grazie alla sua destrezza raggiungerà l’obiettivo. Una persona così sa destreggiarsi.

Ed allora, la prossima volta che ti chiedono: che livello sei in italiano?

Puoi rispondere:

Sto imparando a destreggiarmi.

Mi destreggio sempre meglio.

Niente male direi, inizio a destreggiarmi bene

Vuol dire che sbagliate sempre meno, non che siete perfetti, ma migliorate e siete contenti di voi. Un po’ di ripasso adesso:

Io si dà il caso che sappia destreggiarmi bene

Tu non vedo come possa riuscire a destreggiarti meglio

Lui si era prefissodi imparare a destreggiarsi

Noi ci destreggiamo bene da quando abbiamo rotto gli indugi

Voi avete imparato a destreggiarvi in men che non si dica.

Loro hanno un fare di chi si sa destreggiare molto bene

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Domande episodio n. 29

  1. Il verbo “destreggiarsi” deriva da “_ _ _ _ _ _” si usa in contesti (a) positivi (b) negativi (c) sia positivi che negativi.
  2. “destreggiarsi” o ” _ _ _ _ _ _ _ destreggiare” si usa ogni volta che: (a) stiamo imparando qualcosa – (b) ci stiamo allenando fisicamente – (c) iniziamo a capire il funzionamento di qualcosa.
  3. “Destreggiarsi” viene usata soprattutto quando ciò che stiamo imparando è C_ _ _ _ _ _ _ _ O e R_ _ _ _ _ _ _O, P_ _ _ _ _ _  OSO.
  4. Chi si sa destreggiare, sa E_ _ _ _ _E dei pericoli, impara a G_ _ _ _ _LI, e procede con C_ _ _ _ _A.
  5. Possiamo dire anche che chi si sa destreggiare possiede una abilità: (a) nello schivare i colpi – (b) nel saper sbrogliare dei problemi – (c) nel saper barcamenarsi – (d) nel saper industriarsi a cercare soluzioni
  6. Quando  una persona _ _ destreggia, utilizza la sua D _ _ _ _ _ _ _ A, la qualità che spesso viene associata a chi C _ _ _ _ _ _ E.
  7. La parola °destrezza° si riferisce a (a) agilità (b) prontezza (c) abilità.
  8. Sono sicuro che con il metodo delle sette regole d’oro di Italiano Semplicemente, riuscirai a destreggiar_ _ sempre meglio nell’imparare l’Italiano, giorno dopo giorno.

 

Soluzioni:

  1. Il verbo “destreggiarsi” deriva da “DESTRO” e si usa in contesti (a) positivi.
  2. (a), (c)
  3. “Destreggiarsi” si usa soprattutto quando ciò che stiamo imparando è COMPLICATO, RISCHIOSO, PERICOLOSO.
  4. Chi si sa destreggiare, sa EVITARE dei pericoli, impara a GESTIRLI, e procede con CAUTELA.
  5. (a), (b), (c), (d)
  6. Quando una persona SI destreggia, utilizza la sua DESTREZZA, la qualità che spesso viene associata a chi COMBATTE.
  7. (a, (b), (c)
  8. Sono sicuro che con il metodo delle sette regole d’oro di Italiano Semplicemente, riuscirai a destreggiarTI sempre meglio nell’imparare l’Italiano, giorno dopo giorno.

28 – UN TIRO MANCINO – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Ma un tiro mancino, chissà perché, ha anche un senso figurato.
Mentre chi tira “di” mancino usa il piede sinistro (o il braccio sinistro, dipende dallo sport), tirare un tiro mancino (senza la preposizione di) significa fare un atto scorretto, fare una scorrettezza.
Tirare un colpo basso, potremmo anche dire, metafora questa che viene dal pugilato.Qualcosa di sleale, un’azione non leale, compiuta con astuzia.
Non c’è dubbio che una persona che tira sempre tiri mancini potremmo chiamarla un dritto, se la utilizza per fini personali.
Chissà perché il termine mancino è finito per essere associato a gesti disonesti ed infidi.
Anche la parola “sinistro” in fondo si usa come aggettivo in modo negativo, stavolta per indicare un luogo pauroso, che procura spavento.

Andiamo via da questo posto, è veramente sinistro!

Torniamo al tiro mancino:

Maria mi hai tirato un tiro mancino, da lei non me l’aspettavo proprio.

Davvero? Credevo fosse una persona leale e corretta.
Forse perché le persone normalmente preferiscono usare la mano destra o il piede destro, forse cioè è perché ci sono più destri (persone destre) che sinistri (persone mancine) al mondo, ed allora un gesto che non ti aspetti, che ti coglie di sorpresa, e che ti colpisce, viene chiamato “un tiro mancino“.
Poveri mancini.

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Esercizi episodio n. 28

(1) Un mancino è una persona abituata a usare la mano, il braccio o il piede (a) sinistro (b) destro?

(2) il senso proprio di “tiro mancino” è come quello del giocatore di calcio Maradona, il quale preferiva T_ _ _ _ _ il pallone con il piede sinistro. Possiamo anche dire che lui tirava _ _ mancino.

(3) “tirare un tiro mancino” in senso figurativo, significa fare una _ CORRETT _ _ _ _ 

(4) Quando si dice “Tirare un _ _ _ _ _  basso” vuole riferirsi a un’azione non L _ _ _ E, compiuta con A _ _ _ Z _ A.

(5) Una persona che “tira sempre tiri mancini” potremmo chiamarla un D R I _ _ O, se lo fa per fini personali.

(6) Il termine “mancino”, nella locuzione di oggi, è finito per essere associato a gesti DIS _ _ _ _ _I ed I_ _ _ D I.

(7) La parola (a) sinistro (b) destro viene usata anche per esprimere il concetto di sfavorevole, pauroso o disastroso

(8) Che paura! Quel tizio mi ha dato uno sguardo (a) gioioso (b) sinistro (c) dritto.

(9) Mi hai sempre tirato _ _ tiro mancino. Sei veramente sleale e scorretto.

Soluzioni:

(1) (a) SINISTRO

(2) il senso proprio di “tiro mancino” è come quello del giocatore di calcio Maradona, il quale preferiva TIRARE il pallone con il piede sinistro. Possiamo anche dire che lui tirava DI mancino.

(3) “tirare un tiro mancino” in senso figurativo, significa fare una SCORRETTEZZA.

(4) Quando si dice “Tirare un COLPO basso” vuole riferirsi a un’azione non LEALE, compiuta con ASTUZIA.

(5) Una persona che “tira sempre tiri mancini” potremmo chiamarla un DRITTO, se lo fa per fini personali.

(6) Il termine “mancino”, nella locuzione di oggi, è finito per essere associato a gesti DISONESTI ed INFIDI.

(7) (a) SINISTRO

(8) (b) SINISTRO

(9) Mi hai sempre tirato UN tiro mancino. Sei veramente sleale e scorretto.

27 – ESSERE UN DRITTO – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Essere un dritto

 

Trascrizione

Se ti dicono che sei un dritto, non credo che tutti si offenderebbero, ma dipende un po’ dai loro valori. A me diciamo che non farebbe molto piacere. Tra l’altro non credo di esserlo.

Se sei una donna ti chiamerebbe dritta. Ma dritto e dritta si scrivono senza la lettera i (non come diritto e diritta).

Un dritto è un furbo, un furbone, un furbacchione, una persona scaltra, astuta, che si difende bene, che sa far valere i suoi diritti (stavolta con la I).

Ma c’è qualcosa in più, c’è una componente negativa a dire il vero.

Un dritto, a dispetto di quanto sembra dal nome, è una persona che non ha molti riguardi nei confronti degli altri. Si dice così, solitamente, non delle persone che si stimano, ma delle persone dalle quali ci si deve difendere, delle persone di cui si deve stare attenti.

Attento ad Alfredo, è un dritto!

Ehi, non fare il dritto con me!

Perché un dritto conosce la strada per difendere i suoi interessi e spesso è una persona senza scrupoli, non si fa problemi a procurarti un disagio o a farti un torto se questo gli porterà dei vantaggi. Per un dritto, tutto potrebbe essere lecito, Tutto potrebbe essere consentito. Al dritto non gli sfugge niente e sa guardarsi le spalle da altri dritti come lui.

Se di te invece dicono che non sei un dritto potresti essere definito un tonto, uno che si fa fregare da tutti e che non si accorge di niente: un tonto!

Un dritto: niente a che fare con la drittezza morale dunque, o con la rettitudine: queste caratteristiche delle persone con dei valori importanti come rispetto, etica e onestà, con un comportamento improntato alla correttezza ed al rispetto. Sinceramente preferisco essere giudicato come une persona retta e corretta piuttosto che come un dritto. Meglio essere retti e corretti!

Domande esercizio n.27

(1) Un dritto è un (a) furbo (b) furbone (c) furbacchione.

(2)  Possiamo dire anche che un dritto è una persona S_ _ _ _ _ A, A_ _ _ _ A, che si difende bene, che sa far valere i suoi diritti. Ma c’è qualcosa in più, c’è una componente (a) positiva (b) neutra (c) negativa a dire il vero.

(3) Dritti, solitamente, non sono delle persone che si stimano, ma delle persone di cui dobbiamo stare A_ _ _ _ _ I.

(4) Un dritto cerca di difendere i suoi I_ _ _ _ _ _ _ I e spesso è una persona senza S _ _ _ _ _ _ I, non si fa problemi a procurarti un disagio o a farti un torto.

(5) Al dritto non sfugge niente e sa guardarsi le _ _ _ _ _ _  da altri dritti come lui.

(6) Al contrario del dritto un _ _ _ _ _ è uno che si fa fregare da tutti e che non si accorge di niente.

(7) Quando diciamo che una persona è caratterizzato da D_ _ _ _ _ _ _ A morale o R_ _ _ _ _ _ _ _ _ E, vogliamo intendere che tale persona possiede dei valori importanti con un comportamento improntato alla correttezza ed al rispetto per gli altri.

(8) Mi dispiace se te lo dico, ma sei proprio un (a) diritto (b) dritto.

(9) Dobbiamo stare attenti a Marina, è (a) un dritto (b) una dritta (c) un tonto (d) una tonta che non ha molti R_ _ _ _ _ _ I nei confronti degli altri.

Soluzioni:

(1) tutte le risposte sono esatte

(2)  Possiamo dire anche che un dritto è una persona SCALTRA, ASTUTA, che si difende bene, che sa far valere i suoi diritti. Ma c’è qualcosa in più, c’è una componente (c) NEGATIVA a dire il vero.

(3) Dritti, solitamente, non sono delle persone che si stimano, ma delle persone di cui dobbiamo stare ATTENTI.

(4) Un dritto cerca di difendere i suoi INTERESSI e spesso è una persona senza SCRUPOLI, non si fa problemi a procurarti un disagio o a farti un torto.

(5) Al dritto non sfugge niente e sa guardarsi le SPALLE da altri dritti come lui.

(6) Al contrario del ditto, un TONTO è uno che si fa fregare da tutti e che non si accorge di niente.

(7) Quando diciamo che una persona è caratterizzato da DRITTEZZA morale o RETTITUDINE, vogliamo intendere che tale persona possiede dei valori importanti con un comportamento improntato alla correttezza ed al rispetto per gli altri.

(8) (b) DRITTO.

(9) Dobbiamo stare attenti a Marina, è (b) UNA DRITTA che non ha molti RIGUARDI nei confronti degli altri.

IL ROVESCIO (episodio n. 26)

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LINK UTILI

Trascrizione

Il rovescio della medaglia lo abbiamo già visto nell’ultimo episodio. Ma la parola rovescio ha molti significatu. Vediamone alcuni dei più usati.

Nel tennis ad esempio è un tiro particolare, un colpo tirato con l’esterno della racchetta, incrociando il braccio davanti al corpo. Il contrario del dritto.

Poi c’è il rovescio di pioggia, cioè quando piove, se la pioggia è breve possiamo dire che ha piovuto un po’ oppure che c’è stato un rovescio di pioggia o anche di grandine.

Ti hanno mai detto che capisci sempre tutto a rovescio? Non dovresti essere felice se ti è accaduto perché vuol dire che capisci al contrario, capisci fischi per fiaschi. Una frase equivalente.

Mai messi i calzini al rovescio? A me capita spesso. Di solito si mettono al dritto, ma capita di metterli al rovescio.

Se poi ti danno un rovescio sul viso… Avete mai preso un rovescio da uno dei vostri genitori da bambini?

In questo caso è uno schiaffo dato con la parte della mano opposta al palmo. Come nel tennis ma senza racchetta!

Vogliamo parlare del conto alla rovescia? Stavolta al femminile. Dieci, nove, otto, sette, sei, cinque, quattro, tre, due, uno…

Fine dell’episodio.

Esercizi

(1) Nel tennis, il rovescio è un T_ _O particolare, un colpo tirato con l’E_ _ _ _ _ O della racchetta, incrociando il braccio davanti al corpo.

(2) Quando è piovuto intensamente e brevemente, possiamo dire che c’è stato “un rovescio di _ _ _ _ _ _ _”.

(3) Quando una persona capisce al _ _ _ _ _ _ _ _ una cosa, possiamo dire che “capisce tutto _ rovescio”.

(4) “capire tutto a rovescio” è equivalente all’espressione “capire F_ _ _ _ I per F_ _ _ _ _ I”.

(5) Mamma: figlio mio, stai ancora dormendo forse? Hai messo i calzini al R_ _ _ _ _ _ O , mettili _ _ diritto, per favore.

(6) Hai mai preso da qualcuno uno schiaffo dato con il dorso della mano (anziché con il palmo)? Se si, si può anche dire che quella persona ti ha dato un (a) ‘applauso (b) rovescio (c) manrovescio sul viso.

(7) Tanti popoli al mondo hanno la tradizione di fare il conto (a) a rovescio (b) al rovescio (c) a rovescia (d) alla rovescia, per accogliere il nuovo anno. Lo fa anche il popolo della tua nazione?

Soluzioni:

(1) Nel tennis, il rovescio è un TIRO particolare, un colpo tirato con l’ESTERNO della racchetta, incrociando il braccio davanti al corpo.

(2) Quando è piovuto intensamente e brevemente, possiamo dire che c’è stato “un rovescio di PIOGGIA”.

(3) Quando una persona capisce al CONTRARIO una cosa, possiamo dire che “capisce tutto A rovescio”.

(4) “capire tutto a rovescio” è equivalente all’espressione “capire FISCHI per FIASCHI”.

(5) Mamma: figlio mio, stai ancora dormendo forse? Hai messo i calzini al ROVESCIO, mettili AL diritto, per favore.

(6) (b) ROVESCIO + (c) MANROVESCIO

(7) (d) ALLA ROVESCIA

 

 

IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA – 2 minuti con Italiano semplicemente (n. 25)

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Trascrizione

Ogni medaglia ha il suo rovescio.

Sapete che una medaglia è simile ad una moneta, ma la medaglia è un premio, serve a riconoscere il valore di qualcuno, come un atleta sportivo che vince la medaglia d’oro, la medaglia d’argento o quella di bronzo se arriva primo secondo o terzo.

Le medaglie, come le monete, hanno due facce, una sotto ed una sopra.

Si chiamano facce perché spesso sulle monete e sulle medaglie c’è sopra l’immagine del re, o di qualcuno di molto importante, e la sua faccia era su una delle due parti.

Ogni faccia di una medaglia è il rovescio dell’altra, cioè sta dall’altra parte, dalla parte opposta. Basta rovesciare, cioè girare, voltare una medaglia per vederne il rovescio.

Ma il rovescio della medaglia è anche un’immagine figurata che si usa per lindicare l’altro aspetto di una situazione, il suo lato opposto.

Se parlo di una cosa bella, positiva, il rovescio della medaglia è una cosa brutta, negativa. Se invece sto parlando di un aspetto negativo, il rovescio della medaglia deve essere positivo.

Qualche esempio?

Invecchiando si diventa più saggi ed esperti. Il rovescio della medaglia purtroppo è la nostra salute e forma fisica che peggiorano con l’avanzare dell’età.

Una virus potrebbe uccidere la metà della popolazione mondiale. Ma per la salute del mondo e l’ambiente questa sarebbe una bella notizia. Questo è il rovescio della medaglia.

Anthony: Una politica economica restrittiva fa dimagrire, ma puoi rimettere i pantaloni del 1990

Bogusia: Ingrassare è il rovescio della medaglia del piacere di gustare un buon pasticcio.

Domande episodio n. 25

(1) Una MED _ _ _ _ _  è simile ad una moneta, ma la _ _ _ _ _ _ _ _ è un premio, serve a riconoscere il valore di qualcuno, come un atleta sportivo che vince la medaglia d’oro.

(2) Le medaglie, come le monete, hanno due F _ _ _ _, una sotto ed una sopra.

(3) Ogni faccia di una medaglia è il R _ _ _ _ _ _O   dell’altra, cioè sta dall’altra parte, dalla parte O_ _ _ _ _A.

(4) Ma “il rovescio della medaglia” ha anche un senso figurato e si usa per indicare l’altro  A_ _ _ _ _O di una situazione, il suo lato O_ _ _ _ _ O.

(5) Se parlo di una cosa bella, POS _ _ _ _ _ A, il rovescio della medaglia è una cosa B_ _ _ _ A, negativa.

(6) L’espressione “il rovescio della medaglia” si usa soltanto quando vogliamo descrivere l’aspetto opposto di un fatto (a) positivo (b) negativo (c) sia positivo che negativo.

(7) Uffa! Una mia amica ha disdetto l’appuntamento con me per andare a fare acquisti. Vabbè, il rovescio _ _ _ _ _ medaglia è che si risparmiano soldi.

Soluzioni:

(1) una MEDAGLIA è simile ad una moneta, ma la MEDAGLIA è un premio, serve a riconoscere il valore di qualcuno, come un atleta sportivo che vince la medaglia d’oro.

(2) Le medaglie, come le monete, hanno due FACCE, una sotto ed una sopra.

(3) Ogni faccia di una medaglia è il ROVESCIO dell’altra, cioè sta dall’altra parte, dalla parte OPPOSTA.

(4) Ma il rovescio della medaglia è anche un’immagine figurata che si usa per indicare l’altro ASPETTO di una situazione, il suo lato OPPOSTO.

(5) Se parlo di una cosa bella, POSITIVA, il rovescio della medaglia è una cosa BRUTTA, negativa.

(6) (c) SIA POSITIVO CHE NEGATIVO.

(7) Uffa! Una mia amica ha disdetto l’appuntamento con me per andare a fare acquisti. Vabbè, il rovescio DELLA medaglia è che si risparmiano soldi.

24 – NON VEDO – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

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Video

Trascrizione

Emanuele: PAPÀ, vai più veloce con questa macchina! andiamo! Non cincischiare!

Giovanni: Non vedo come possa riuscirci, con questo traffico.

Non vedo come possa riuscirci.

Se io “non vedo” qualcosa non sempre significa che i miei occhi non funzionano o che ho dei difetti alla vista.

In quel caso avrei detto “non ci vedo“, nella maggioranza dei casi. Se invece dico “non vedo” , spesso quello che non c’è non è la vista ma è una soluzione ad un problema.

Se tolgo la negazione invece significa che si cercherà una soluzione. Si usa anche “vedere di” in questo caso.

Tu vedi soluzioni a questo traffico?

Io no. Io non vedo alcuna soluzione. Ma adesso vediamo di farci venire qualche idea ok?

Quindi “non vedo” è come dire: non riesco a trovare soluzioni, oppure non ho nessuna idea di come fare.

Non vedo come”: Spesso “come” segue subito dopo. Infatti “come” si usa, tra le altre cose, sempre quando si devono risolvere problemi. Come facciamo? Come si può fare? Mi spieghi come hai fatto?

Emanuele: Allora papà, come facciamo? Non vedo proprio come uscire da questo traffico.

Giovanni: Ok, ok, però adesso vedi di fare un po’ di silenzio ok?

Emanuele: OK ok, vedrò di riuscirci altrimenti questi due minuti non finiranno mai.

Giovanni: ok, vedi come puoi fare.

Emanuele: papà, è finito il tempo! Abbiamo sforato un’altra volta!

Esercizi

24 – NON VEDO

1. in generale se dico “non ci vedo” (a) non vedo me stesso (b) non vedo come risolvere un problema (c) ho dei difetti alla vista.

2. “non vedo come…” è spesso come dire: non riesco a trovare _ _ _ _ _ _ _ _ _.

3. “non vedo” spesso viene seguito da _ _ _ _ sovente per riferirsi al fatto che non ho nessuna _ _ _ _ di come fare.

4. invece “vedi di” si usa per chiedere a qualcuno o dare _ _ _ _ _ _ a qualcuno.

5. frase: non ce la faccio più. Vedi _ _ spegnere quella musica e lasciarmi in pace.

6. Mannaggia! non _ _ vedo quasi niente, devo assolutamente fare una visita da un oculista.

7. Mamma mia! Non vedo _ _ _ _ uscire da questa situazione disastrosa.

Soluzioni:

1. a) e c)

2. “non vedo come…” è spesso come dire: non riesco a trovare SOLUZIONI.

3. “non vedo” spesso viene seguito da Come, e sovente per riferirsi al fatto che non ho nessuna IDEA di come fare.

4. invece “vedi di” si usa per chiedere a qualcuno o dare ORDINI a qualcuno.

5. frase: non ce la faccio più! Vedi DI spegnere quella musica e lasciami in pace.

6. Mannaggia! non CI vedo quasi niente, devo assolutamente fare una visita da un oculista.

7. Mamma mia! Non vedo COME uscire da questa situazione disastrosa.

 

 

 

23 – SFORARE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Ogni tanto mi capita di sforare un po’ quando registro i due minuti con italiano semplicemente.

Sforare è il tipico verbo che si usa in questi casi.

Andare oltre col tempo, esagerare col tempo, impiegare una quantità di tempo maggiore rispetto a quanto programmato. Questo è sforare. Si usa non solamente col tempo ma quasi sempre è così.

In generale quando vado oltre rispetto a quanto deciso (tempo, soldi, spazio ecc).

Nelle trasmissioni televisive si usa spesso quando un programma invade il tempo che spetterebbe alla trasmissione successiva.

Se facciamo un compito in classe e prevediamo due ore per la consegna del compito, può capitare che qualche studente sfori di qualche minuto che il professore gli concede.

Lo studente poi potrebbe sforare anche nella scrittura. Se avesse dovuto scrivere due fogli e invece ne scrive qualcuno in più possiamo dire ugualmente che ha sforato.

Niente a che fare con le forature e con i fori e con forare, senza la esse iniziale, che significa bucare una gomma nell’automobile e neanche con sfiorare cioè toccare leggermente. Forare, sfiorare e sforare non hanno niente in comune tra loro.

Quindi io sforo, cioè vado oltre rispetto al tempo consentito.

Tu sfori (mi raccomando, o aperta) cioè tu vai oltre coi tempi. Andare oltre con i tempi. Si dice anche così.

Lui sfora, cioè lui esagera rispetto al tempo che aveva a disposizione.

Lei sfora, cioè lei oltrepassa i limiti previsti.

Noi sforiamo (o chiusa), cioè noi prulunghiamo troppo la nostra attività.

Voi sforare, quindi voi vi protraete oltre il tempo stabilito.

Loro sforano, cioè si sono protratti un po’ troppo.

Lo sapevo. Ho sforato anche oggi!

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Episodio 23 – Sforare – ESERCIZI

1) Potremmo dire che Giovanni ogni tanto va oltre col tempo quando sta creando un nuovo episodio per “due minuti con italiano semplicemente”… Ma almeno noi impariamo tanto, giusto? Per esempio, adesso sappiamo che possiamo anche usare un verbo specifico per dire che Giovanni “va oltre col tempo”. Quale verbo è?

2) Vero a falso: il verbo si usa solamente se si parla del tempo e spazio.

3) Completa la frase: Se una trasmissione televisive va oltre col tempo, si dice spesso che un programma _ _ _ _ _ col tempo, e dunque utilizza parte del tempo che spetterebbe alla trasmissione successiva.

4) Se uno studente avesse dovuto scrivere due fogli e invece ne scrive qualcuno in più possiamo dire CHE H_ S_ _ _ _ _ _

5) Vero o falso: In certe situazioni si può usare il verbo “forare” al posto del verbo [che hai risposto alla prima domanda] per esprimere la stessa cosa.

6) Declina il verbo sforare al presente (indicativo) e scrivi anche il participio passato.

Risposte

1) SFORARE

2) FALSO (ANCHE SE QUASI SEMPRE SI PARLA DI TEMPO), CI SI PUÒ ANCHE RIFERIRE A SOLDI, SPAZIO, ECC., QUINDI QUANDO SI VA OLTRE RISPETTO A QUANTO DECISO.

3) SFORA

4) HA SFORATO.

5) Vero o falso: In certe situazioni si può usare il verbo “forare” al posto del verbo [che hai risposto alla prima domanda] per esprimere la stessa cosa. FALSO, “FORARE” SIGNIFICA “BUCARE UNA GOMMA NELL’AUTOMOBILE”.

6) indicativo presente: IO SFORO, TU SFORI, LUI SFORA, NOI SFORIAMO, VOI SFORATE, LORO SFORANO; PARTICIPIO PASSATO: Sforato.

 

 

 

 

22 – NON MI TORNA – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Cos’è che non ti torna? C’è qualcosa che non ti torna?

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Come rispondere a questa domanda che potrebbe farti chiunque?

Uno strano modo per usare il verbo tornare vero?

Per tornare bisogna prima andare? Oppure bisogna già essere andati per poter tornare?

Il verbo tornare però, stavolta non lo usiamo nel solito modo, cioè andare per una seconda volta oppure, come anche ritornare, come viaggio di ritorno. Infatti c’è davanti un pronome personale mi, ti, gli, le, ci e vi.

Nella frase “mi torna“, ti torna, non mi torna, non ti torna eccetera, non ha questi due significati che sono i più diffusi.

Quando “non ti torna” qualcosa (riferito ad una persona qualsiasi: mi torna, ti torna, gli torna eccetera), ed usando il pronome personale davanti, la frase può avere quattro significati diversi.

Ad esempio, riferito a me, posso dire:

(Qualcosa) non mi torna

Non (mi) tornano i conti

Questo episodio mi torna molto utile

Mi torna in mente

In questi quattro esempi vediamo che se qualcosa mi torna (o non mi torna), nel primo caso questo qualcosa ha una logica e si capisce facilmente (oppure non ce l’ha e non si capisce), nel secondo caso la logica si riferisce ai numeri ed ai conteggi, nel terzo caso si sta solamente usando tornare al posto di essere. Nel quarto caso si parla di memoria e di pensieri.

Vediamo alcuni esempi del primo tipo. Iniziamo dal primo caso, quando si parla di logica e di ragionamento.

La mia ragazza mi ha lasciato dicendo che mi ama ancora… qualcosa non mi torna!

Quindi non è normale no? È illogico. Qualcosa non va, personalmente non mi torna qualcosa. Come è possibile? Non è da lei, non è conforme al suo carattere. Mi ama ma mi lascia? Non mi torna. C’è un non so che di insolito e sospetto in questo comportamento.

Vediamo un esempio del secondo tipo, quando si parla di operazioni e conteggi, quindi numeri:

Questo mese il mio stipendio è stato stranamente più basso del mese scorso. Ma ho lavorato lo stesso numero di ore. Non mi torna. Non capisco.

In questo caso, molto simile al precedente, si parla sempre di logica ma legata ai numeri. Non mi spiego il motivo di questo. Come mai non mi torna? Deve esserci qualcosa che non mi spiego. C’è qualcosa che non mi torna.

Ho acquistato un gelato da 1 euro e un panino da 2 euro ma ho pagato in tutto 5 euro. I conti non (mi) tornano.

In questo caso è ancora più chiaro: la somma non è esatta. I conti non (mi) tornano. Si dice così. Anche in questo caso deve esserci qualcosa che mi sfugge, qualcosa che non ho calcolato.

Vediamo esempi del terzo tipo, dove tornare si usa al posto di essere:

Grazie per avermi dato il vocabolario di italiano, mi tornerà molto utile,

L’aereo alle ore 12 mi torna molto comodo. Posso fare tutto con calma, magari anche cincischiando un po’ la mattina.

Infine il quarto tipo:

Mi torna in mente quando ero bambino

Ti torna in mente il colore dei suoi occhi

In questi caso è il modo normale di usare tornare, uno dei due modi, quando qualcosa accade nuovamente, anche se in modo figurato.

In tutti e quattro i casi, tornare si usa sempre con un pronome personale davanti: con mi, ti, gli e le (femminile) eccetera. Questo è stato l’oggetto del breve episodio di oggi.

Attenzione perché a volte è solo il contesto che aiuta a capire il significato della frase. Es.

Ti sono tornate le mestruazioni? (le mestruazioni sono una cosa personale: sono le tue in questo caso)

Mi sono tornati i parenti dalla vacanza (anche i parenti sono personali: sono i miei in questo caso).

21 – UN CERTO NON SO CHE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Hai presente quella sensazione strana quando non sai esattamente la parola da usare per descrivere una sensazione?

Non parlo però della difficoltà dovuta alla lingua che non conoscete, ma proprio quando non sapete descrivere qualcosa perché vi sfugge, perché è qualcosa di indefinibile.

Vi faccio un esempio. Vedete una ragazza che vi piace ma non sapete perché vi piace. Allora in italiano potete dire così:

Quella ragazza ha un non so che

Quella ragazza ha un non so che di affascinante

Vedi quella ragazza? Ha un “non so che” che mi fa impazzire!

Quella ragazza possiede un certo non so che di molto affascinante.

Quando la vedo sento un non so che, che mi sale addosso, un’emozione strana.

Un “non so che” è quindi come dire: qualcosa che non riesco a definire, qualcosa di indefinibile, qualcosa di non del tutto chiaro. Insomma: non so cos’è!

Si tratta sempre di una sensazione non normale, strana ma singolare: la sento, riesco a percepirla come particolare, singolare, unica, ma se devo spiegarla non so proprio quali termini usare. Spesso si aggiunge “certa” o “certo” prima, per aggiungere incertezza, indefinitezza: un certo non so che.

Come quando si dice “conosco un certo Giovanni” per dire che in realtà non conosco questo Giovanni. So solamente il suo nome.

Lo stesso avviene con “un certo non so che“. Come a dire: un qualcosa, una sensazione di cui non posso dire nulla.

Cosa mi piace di quella ragazza?

È una ragazza bella? Può darsi, ma ce ne sono tante belle, non è quello che mi attira. Non solo almeno.

Una ragazza misteriosa? Può essere, ma forse è qualcos’altro.

Somiglia a qualcuno? Forse si, ma in questo caso qualcuno che non ricordo.

Insomma ha un non so che di misterioso, un non so che di affascinante! È irresistibilmente affascinante! Forse è il suo fare, ha un fare che mi attira molto.

Ma cos’è?

Sì dà il caso che io non riesca a capirlo. Ci sono però emozioni che quando la vedo non riesco a tenere a bada.

Potete dire “un non so che di…” facendo seguire una caratteristica genetica (di strano, di bello, di misterioso, di affascinante ecc) oppure “un non so che” che mi piace, che mi attira, che mi piacerebbe sapere, eccetera.

Si può usare con tutte le sensazioni indefinite, positive e negative. Ma non è obbligatorio usarla. Potete anche dire: c’è qualcosa di indefinito, c’è qualcosa che non riesco a identificare, c’è qualcosa che mi sfugge, qualcosa di indecifrabile.

UNA RISPOSTA SIBILLINA – 2 minuti con Italiano semplicemente (n. 20)

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Trascrizione

Quando si fa una domanda, ci si aspetta che la risposta sia chiara, giusto? Ma a volte la risposta può non essere chiara.

In particolare, la riposta può essere sibillina. Uno strano aggettivo!

Cosa significa? Significa ambigua, che si presta ad essere interpretata in modo diverso.

Si tratta di risposte dubbie, enigmatiche, che à volte nascondono delle insidie Attenti perché ci sono alcune risposte che potrebbero avere un contenuto sibillino.

Qualcuno potrebbe capire una cosa e qualcun altro un’altra cosa. Altri potrebbero dire che non c’è nulla di sibillino nella risposta.

Ma anche un sorriso può essere sibillino, un atteggiamento, una frase qualsiasi o un intero discorso potrebbe essere sibillino.

In pratica quando qualcosa è sibillino, non è del tutto chiaro, non è del tutto evidente il senso. E’ quasi sempre volontario: non si vuole essere chiari ma, come di dice in questi casi, “chi ha orecchie per intendere intenda“.

Una mente ingenua potrebbe non cogliere il vero senso di una frase sibillina, ma a chi riesce a leggere tra le righe non sfugge il significato di una frase sibillina. Poi, chi è particolarmente mallizioso potrebbe giudicare una frase sibillina quando invece non lo è. O forse sì?

Volete qualche esempio di frase sibillina?

Giovanni, sai che questi episodi di due minuti spesso sono un po’ più lunghi?

Giovanni: certo, lo faccio apposta, così imparate di più. A questa tua domanda retorica rispondo sibillinamente. Contento?

19 – UNA DOMANDA RETORICA – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Ulrike:

Buongiorno Giovanni, sei di nuovo qui per i due minuti quotidiani?

Umberto Eco, grande scrittore italiano si chiedeva:

C’è davvero bisogno di domande retoriche?

Ebbene questa è esattamente una domanda retorica. Come anche quella che avete ascoltato all’inizio da Ulrike. Ma cos’è una domanda retorica?

Qualcuno direbbe che si tratta di una domanda inutile.

C’è qualcosa di diverso, qualcosa in più di inutile. Chi fa una domanda retorica sa di fare una domanda apparentemente inutile, ma nelle sue intenzioni, una utilità esiste.

La domanda non rappresenta una vera richiesta di informazione, ma è fatta affinché si veda chiaramente che la risposta può essere solamente una. Una domanda retorica implica una risposta predeterminata, precisa, prefissata.

Che significa?

Rispondere ad una domanda retorica induce a pensare che le altre risposte possibili sono in realtà sbagliate. Non ce ne sono proprio.

C’è un obiettivo implicito in una domanda retorica.

Volete qualche altro esempio? Ecco qualche domanda retorica:

È mezzanotte bambini. Secondo voi è arrivata l’ora di andare a dormire?

La domanda stessa, come vedete, suggerisce l’unica risposta possibile: si, è ora di dormire!

Sentiamo se qualche membro dell’associazione italiano semplicemente ha una domanda retorica per me.

Bogusia: abbiamo una bella giornata soleggiata, vero?

Natalia:

Gianni, tu e le tue richieste! Si dà il caso che proprio adesso sono un po’ presa perché mi sto preparando per partire in vacanza. Ti pare che abbia qualcosa di più bello che fare la valigia per andare via?

Bogusia:

Cosa pensi di combinare nella vita se pensi solo a giocare con i videogiochi?

Emanuele:

Papà, ti pare che questo episodio sia durato due minuti?

Carlos:

due minuti in più, due minuti in meno, che differenza fa?

Domande sull’episodio

1) Non vi sembra un po’ forzato porre delle domande sul significato di “una domanda retorica”? Spiega la risposta.

2) Una domanda retorica è una domanda alla quale: a) si deve rispondere b) non ha molto senso rispondere

3) quale delle seguenti è una domanda retorica: a) come ti chiami? b) cosa hai detto? c) bella giornata eh?

4) Il plurale femminile di retorica è _ _ _ _ _ _ _ _ _

5) le domande hanno i non hanno un obiettivo? Se si, esso è implicito o esplicito?

Risposte

1)  Sì. È proprio così. NON C’È BISOGNO DI UNA RISPOSTA, VISTO CHE SI TRATTA DI UNA DOMANDA RETORICA.

2) b)

3) c)

4) Retoriche

5) si, implicito.

18 – PREFIGGERSI – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Sapete prefiggervi un obiettivo? Quante cose possono PREFIGGERSI?

Queste sono: un obiettivo, uno scopo, una meta, un risultato, un sogno, un termine, un desiderio.

Significa stabilire, decidere fermamente, fissare, proporsi come punto di arrivo, come desiderio.

PREFIGGERSI equivale a prefissarsi.

Iniziano con “pre” perché “pre” significa prima, in anticipo, in un momento precedente.

Entrambi sono verbi riflessivi ma posso usarli anche in modo non riflessivo.

Es: Occorre prefissare un termine per la consegna.

Comunque soprattutto PREFIGGERSI è molto più comune usarlo in modo riflessivo, perché è più personale, ha più a che fare con l’individuo e i suoi desideri, le sue ambizioni personali.

Allora facciamo un gioco. Voi fate una frase con delle parole che vi dico io usando questi verbi a scelta. Ad esempio se dico:

Io, laurearsi:

Voi dite: io mi sono prefisso di laurearmi.

Cioè ho fissato l’obiettivo di laurearmi.

Tu, finire il lavoro:

Tu ti sei prefisso di finire il lavoro

Anna, rimanere incinta:

Anna si è prefissa di rimanere incinta

Noi, uscire in tempo.

Ci siamo prefissi di uscire in tempo

Voi, un obiettivo ambizioso

Voi vi siete prefissi un obiettivo ambizioso

Loro, uno scopo preciso

Loro si sono prefissi uno scopo preciso.

Ma ho una domanda per voi. Nelle mie risposte ho usato PREFIGGERSI o prefissarsi?

Mi ero prefisso di spiegarvi il verbo PREFIGGERSI, ed allora ho usato prefiggersi. Altrimenti avrei detto:

Mi sono prefissato, ti sei prefissato, Anna si è prefissata, noi ci siamo prefissati e loro si sono prefissati. Con lo stesso identico significato.

Esercizi episodio 18 – Prefiggersi

1) Sostituisci la parola fra le parentesi quadre: “Mi sono [deciso fermamente] di finire il mio compito prima delle sette”.

2) ci si può prefiggere: a) un risultato b) un obiettivo c) uno scopo d) una risata

3) Sostituisci il participio passato nella frase seguente con il participio passato di un altro verbo che inizia per PREF. “Voi vi siete prefissi un obiettivo ambizioso”. Qual è è l’infinito del verbo usato nella frase originaria e di quello usato nella tua frase?

4) Cosa significano i verbi usati sia nella frase originaria della terza domanda, sia nella tua risposta a quella domanda?

5) Completa la frase: Occorre …re un termine per la consegna.

6) dieci anni fa mi pref_ _ _ _ questo obiettivo è così feci, senza esitare.

7) tra 10 anni me _ _ prefigge_ _ un altro di obiettivo.

Risposte

1) prefisso

2) a, b, c

3)  Prefissati, PREFIGGERSI, PREFISSARSI

4) STABILIRE, DECIDERE FERMAMENTE, FISSARE, PROPORSI COME PUNTO DI ARRIVO, PROPORSI COME DESIDERIO.

5) FISSARE/PREFISSARE/DECIDERE un termine per la consegna.

6) prefisso/prefissato

7) Ne prefiggerò

 

 

 

 

17 – SI DÀ IL CASO CHE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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TRASCRIZIONE

Bogusia: buongiorno amici, mi chiamo Bogusia, si dà il caso che oggi sia il mio giorno libero, e vi insegno un po’ di polacco

Giovanni: si dà il caso che in questo sito però sia io il professore, e poi si dà anche il caso che si insegni la lingua italiana. Siamo su italiano semplicemente, si dà il caso.

Avete capito che il soggetto del giorno è la frase “si dà il caso che”.

E’ un modo molto interessante per esprimere non una opinione ma una concetto. Un modo per dire una verità, qualcosa di vero, ma quando possiamo usarla? Si usa, o meglio si può usare (non è obbligatorio) quando voglio far notare con una certa autorità un qualcosa, come a dire: “ehi, guarda che stai sbagliando”, scusa se mi permetto, ma “la realtà è la seguente”.

Prima Bogusia, polacca, ha detto che aveva intenzione di insegnare la sua lingua, ma questo, ho risposto io, è un sito dove si insegna l’italiano, non il polacco. Ho usato l’espressione “si dà il caso che”, per affermare con più forza la verità.

Il caso, in questo caso non c’entra nulla, è come scherzare sul caso.

Posso usarla in molti contesti diversi.

Signore scusi, come si chiama?

Signore? Si dà il caso che io sia un dottore!

Ciao come stai? Che ne dici se domani andiamo a fare due chiacchiere insieme e una bella corsetta nel parco insieme?

Purtroppo si dà il caso che io sia ancora infortunato già da una settimana ad una gamba. Domani mi sarà passato probabilmente.

Come a dire: non si può fare purtroppo, la verità, la realtà è un’altra: sono infortunato!

Allora domani? Corriamo domani?

Si dà il caso che domani piova!

Non badate al verbo dare, alla particella si, ed al caso: si dà il caso che questa sia una espressione idiomatica, e in questi casi la grammatica non c’entra nulla. Spesso neanche la logica a dire il vero.

Ricordate di usare il congiuntivo dopo: si dà il caso che sia… che piova… eccetera. Strano vero? Vi avranno insegnato che il congiuntivo si usa per esprimere anche i dubbi, o i pensieri, o le opinioni anche: insomma quando non c’è la certezza. Eppure “si dà il caso” si usa per esprimere una verità con forza, senza dubbio! Qui sta un po’ l’ironia della frase “si dà il caso che”, come a dire: forse non sai che…. oppure: adesso ti dico io la verità… Usatela quindi se volete essere ironici ma sappiate che in certe circostanze potreste risultare offensivi.

Episodio 17 – Si dà il caso che – ESERCIZI

1) Quando useresti la frase “si dà il caso che”?
2) Scegli la conversazione corretta: (a) Maria: Pietro ha un fare un po’ strano oggi. Angeline: Si dà il caso che stasera c’è la luna piena (b) Maria: Pietro ha un fare un po’ strano oggi. Angeline: Si dà il caso che stasera ci sia la luna piena.
3) “Antonio: Come stai? Che ne dici se andiamo a fare una bella corsetta nel parco insieme? Pietro: Purtroppo si dà il caso che io sono/sia ancora infortunato già da una settimana ad una gamba. Domani mi sarà passato probabilmente. Antonio: Allora domani? Corriamo domani? Pietro: Si dà il caso che domani piove/piova”. (i) Quali sono le forme giuste dei verbi? (ii) Cosa esprime la locuzione nella prima risposta di Pietro? E nella seconda?

Risposte

1) QUANDO VOGLIO FAR NOTARE UNA VERITÀ CON UNA CERTA AUTORITÀ/FORZA: “EHI, GUARDA CHE STAI SBAGLIANDO / SCUSA SE MI PERMETTO, MA LA REALTÀ È LA SEGUENTE.
2) Scegli la conversazione corretta: (a) Maria: Pietro ha un fare un po’ strano oggi. Angeline: Si dà il caso che stasera c’è la luna piena (b) Maria: Pietro ha un fare un po’ strano oggi. Angeline: Si dà il caso che stasera ci sia la luna piena. [ANCHE SE LA LOCUZIONE SOTTOLINEA UNA VERITÀ, VUOLE UN CONGIUNTIVO PER INCORPORARE UN PO’ DI IRONIA.]
3) “Antonio: Come stai? Che ne dici se andiamo a fare una bella corsetta nel parco insieme? Pietro: Purtroppo si dà il caso che io sono/sia ancora infortunato già da una settimana ad una gamba. Domani mi sarà passato probabilmente. Antonio: Allora domani? Corriamo domani? Pietro: Si dà il caso che domani piove/piova”. (i) Quali sono le forme giuste dei verbi? SIA + PIOVA (ii) Cosa esprime la locuzione nella risposta di Pietro? NON SI PUÒ FARE PURTROPPO, LA VERITÀ, LA REALTÀ È UN’ALTRA: SONO INFORTUNATO! E nella seconda? FORSE NON LO SAI, CARO AMICO, (IO INVECE SÌ) MA DOMANI PIOVERÀ.

16 – AVERE UN FARE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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TRASCRIZIONE

Avere un fare? Cos’è questa una espressione italiana?

Esattamente, e si usa per descrivere l’atteggiamento di una persona. Molto usata come modalità espressiva, ma più all’orale. Bisogna aggiungere una caratteristica, sia positiva che negativa:
– Giovanni ha un fare molto gentile
– Francesca ha un fare molto delicato
– Giuseppe e Giovanna hanno un fare alquanto sgarbato oggi
Avere un fare è semplicemente l’abbreviazione di “avere un modo di fare”. semplicemente come sempre, ma potete usare il verbo fare anche da solo:
Cos’è questo fare un po’ maleducato?
Giovanni, col suo fare da sapientone, è proprio antipatico!

Episodio 16 – Avere un fare ESERCIZI

1) Se io volessi esprimere che Giovanni si comporta sempre in maniera allegra potrei dire che Giovanni _ _ un fare molto _ _ _ _ _ _ _

2) La locuzione “avere un fare” è l’abbreviazione di avere un _ _ _ _ di fare.

3) La locuzione “avere un fare” si usa per descrivere una Car _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ di una persona.

4) Cos’è questo _ _ _ _ un po’ maleducato?

5) Oggi hai _ _ fare veramente irritatante!

Risposte

1) GIOVANNI HA UN FARE MOLTO ALLEGRO.

2) MODO

3) CARATTERISTICA

4) FARE

5) Oggi hai UN fare veramente irritatante!

 

 

 

15 – ESORDIRE – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Il mio esordio, con Italiano semplicemente è avvenuto nel mese di luglio del 2015.

Sapete usare il verbo esordire e la parola esordio?

Una parola molto utilizzata nello sport. In poche parole, stiamo parlando della prima volta.

L’esordio rappresenta l’inizio. Normalmente si usa nello sport e nei discorsi.

Qual è stata la prima partita di Francesco Totti con la Roma?

Vale a dire:

Quando è avvenuto l’esordio di Francesco Totti con la Roma?

Oppure:

Quando ha esordito Francesco Totti con la maglia della Roma?

Se in quell’occasione la partita è stata vinta posso parlare anche di esordio vincente.

L’esordio rappresenta quindi la prima volta che si fa un’attività che poi viene ripetuta nel tempo.

Totti ha giocato moltissime partite di calcio, ma l’esordio c’è stato quando aveva 17 anni.

Nello sport spessissimo si sente parlare di esordio. Si chiama anche debutto.

Ma esordio (e anche debutto) si può usare anche in altri campi.

Debutto però è quasi riservato esclusivamente al mondo dello sport: il debutto con la Roma ad esempio.

Nei discorsi, dicevo prima.

Quando una persona inizia a parlare, quello possiamo chiamarlo un esordio. Le prime parole pronunciare sono quelle che costituiscono l’esordio di un discorso.

Io ad esempio oggi ho esordito parlando del primo episodio su italianosemplicemente.com. Un bell’esordio direi. A me almeno è piaciuto 🙂

Ma perché usare esordire (o debuttare anche)?

Non posso dire, non so, iniziare?

Certamente. Nessun problema, posso farlo. Ad esempio:

Totti ha iniziato la sua carriera di calciatore romanista all’età di 17 anni.

Stesso significato.

Ma ho usato molte più parole.

Iniziare è troppo generico. Sono costretto a specificare.

Iniziare a fare cosa? Iniziare a giocare? E con quale squadra?

Meglio dire: ha esordito con la Roma a 17 anni.

La sua prima partita con la maglia della Roma è avvenuta all’età di 17 anni. Ancora troppe parole.

Altro esempio:

Io oggi ho iniziato questo episodio parlando del mio primo episodio con italiano semplicemente.

Molto più semplice dire:

Oggi ho esordito parlando del mio primo episodio con Italiano semplicemente.

Un’ultima annotazione.

Spesso, ma solo quando si parla di discorsi, si usa esordire per evidenziare qualcosa di negativo che si è detto all’inizio.

Ieri ho visto la mia ragazza. Mi doveva parlare, ha detto. Ha esordito dicendo “ho un altro”.

Non c’è stato bisogno di aggiungere altro…

Episodio 15 – Esercizi

1) Un’altra parola per “il debutto” è L’ ES_ _ _ _ _

2) [La parola che hai risposto alla prima domanda] rappresenta quindi U_ IN_ _ _ _

3) [La parola che hai risposto alla prima domanda] normalmente si usa nello S_ _ _ _. Ha quindi un uso più ampio della parola “deb_ _ _ _ ”

4) Cosa vuol dire “un [la parola che hai risposto alla prima domanda] vincente”?

5) Il termine [la parola che hai risposto alla prima domanda] di un discorso è costituito dalle pr_ _ _ parole pron_ _ _ _ _ _ _

6) Quando si vuole evidenziare qualcosa di negativo che si è detto all’inizio, spesso si usa il verbo es_ _ _ _ _ _

7) Un alternativo (meno “efficiente”) per [la parola che hai risposto alla sesta domanda] è il verbo in_ _ _ _ _ _

Risposte

1) L’ESORDIO.

2) UN INIZIO.

3) SPORT, DEBUTTO

4)  VUOL DIRE CHE LA PRIMA PARTITA DELLA PERSONA CHE HA DEBUTTATO È STATA VINTA.

5) [L’esordio] di un discorso è costituito daLLE PRIME PAROLE PRONUNCIATE.

6) ESORDIRE.

7) INIZIARE.

 

 

 

 

14 – ROMPERE GLI INDUGI – 2 minuti con Italiano semplicemente

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Trascrizione

Ieri abbiamo accennato al verbo indugiare, quando abbiamo spiegato il verbo cincischiare. Ricordate?

Indugiare è un verbo assolutamente da usare in ogni circostanza. Gli stranieri non lo fanno ma io ve lo consiglio vivamente. È molto elegante secondo me.

Oggi poi volevo parlarvi anche della frase “rompere gli indugi“, che evidentemente ha a che fare con indugiare.

L’indugio cos’è?

Un indugio è un’esitazione, qualcosa che causa ritardo nel fare qualcosa. Se io ho un indugio vuol dire che sto indugiando, cioè sta passando del tempo senza che io faccia nulla.

Non sono d’accordo con alcuni vocabolari che spiegano la parola indugio come sinonimo di ritardo.

Casomai l’indugio è la situazione che causa il ritardo.

Se una persona indugia, allora probabilmente non è sicura di qualcosa, non sa come procedere, come andare avanti.

Si usa così quindi nella lingua italiana; quando c’è un’indecisione, un’esitazione.

Esitare infatti è il verbo più vicino ad indugiare. Un po’ fome aspettare e attendere, ma non c’è indecisione in questi due verbi. C’è solamente il tempo che passa.

Perché indugi?

Sto indugiando (cioè sto esitando) perché non sono sicuro, magari c’è qualcosa che mi preoccupa, c’è qualcosa all’origine del mio indugio.

Quindi il singolare (indugio) si usa in questo modo; per indicare un’esitazione, e una conseguente attesa, una mancanza di azione che invece ci si aspettava.

Si usa anche quando qualcosa viene fatto subito, immediatamente, senza indugio, in men che non si dica

Me ne sono andato senza indugio!

È un modo molto elegante per esprimere la sicurezza di una persona quando fa una scelta. Non solo la velocità quindi.

Equivale a dire “senza indugiare”, “senza esitare”, “senza esitazione”.

La parola indugi, al plurale, si usa invece soprattutto nella frase “rompere gli indugi“.

Cosa succede quando finalmente l’esitazione termina e viene presa una decisione?

In quel momento si dice che vengono rotti gli indugi.

Rompere gli indugi quindi è una espressione che si utilizza per dire che finalmente è stata presa una decisione; prima c’è stata esitazione, ci sono stati indugi, ma alla fine sono stati rotti gli indugi. La parola “finalmente” spessissimo precede la frase, proprio ad indicare la fine dell’attesa. Quindi finalmente indica che è una bella notizia.

Non vi preoccupate del verbo “rompere“.

Si usa rompere per dare l’idea di una situazione che si era bloccata, ma ad un certo punto qualcuno ha preso un’iniziativa, qualcuno ha sbloccato la situazione.

Attenzione perché gli indugi non si rompono da soli. È sempre qualcuno a romperli.

Bene allora adesso senza indugiare ripetete dopo di me.

Rompere gli indugi

Bisogna rompere gli indugi

Non voglio rompere ulteriormente le scatole, per oggi la finisco qui.

Episodio 14 – rompere gli indugi – esercizi

1) Un’altra parola per esprimere “un’esitazione” è UN IN _ _ _ _ _

2) Se HO un [la risposta alla prima domanda] vuol dire che sto  _ _ _ _ _ _:_ _ DO

3) Se io [la risposta alla seconda domanda] indica che probabilmente non mi sento…

4) Sostituisci la parola fra parentesi quadre con un’altra parola o un’altra frase: Me ne sono andato [immediatamente].

5) È andata avanti …, mi sembra quindi molto certa di come risolvere la situazione.

6) Cosa succede (cosa si rompe) quando finalmente l’esitazione termina e viene presa una decisione?…

7) Scegli la frase corretta: (a) gli indugi si sono rotti finalmente; (b) gli indugi sono stati rotti finalmente.

Risposte

1)  UN INDUGIO.

2) INDUGIANDO.

3) Se io [indugio]  non mi sento CERTO/SICURO (DI COME PROCEDERE).

4) SENZA INDUGIO [o SUBITO, o IN MEN CHE NON SI DICA].

5)  SENZA INDUGIO

6) VENGONO ROTTI GLI INDUGI.

7) b) [GLI INDUGI NON SI ROMPONO DA SOLI. È SEMPRE QUALCUNO A ROMPERLI.]

 

 

 

 

13 – CINCISCHIARE

Cincischiare

Audio

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Trascrizione

Emanuele, sai usare il verbo cincischiare?

Emanuele: si.

Giovanni: fammi un esempio.

Emanuele: lavora e non cincischiare. Vai subito a montare questo video!

Giovanni:

lavora e non cincischiare.

Si usa così questo verbo particolare, di uso informale: si associa al lavoro.

Cincischiare infatti indica il procedere in un lavoro con esitazione, incertezze oppure con svogliatezza, senza voglia.

Si usa come forma di rimprovero, o anche per dire che una persona non sta facendo nulla di produttivo, quando invece avrebbe molto da lavorare.

Non si usa mai nella forma scritta, ma solo all’orale con amici parenti o al lavoro per criticare qualcuno o per scherzare con i colleghi.

Sinonimi? Indugiare, che rappresenta una versione non informale e adatta in ogni circostanza.

Usando più parole si dice anche “non concludere nulla

Sono stato tutto il giorno in ufficio davanti al PC senza concludere nulla (cioè cincischiando)

O più semplicemente “perdere tempo“.

In una sola parola si usano anche baloccarsi e gingillarsi.

A volte si usa anche quando una persona pronuncia male le parole, e si fa fatica a capire cosa sta dicendo.

Cosa sta cincischiando Giovanni? Non capisco nulla!

In questi casi si usano anche altri due verbi sinonimi: farfugliare e biascicare che danno un po’ l’idea di una persona che si mangia le parole.

Io cincischio

Tu cincischi

Lui cincischia

Noi cincischiamo

Voi cincischiate

Loro cincischiano

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Esercizi

1. A quale attività si può associare prevalentemente il verbo cincischiare? a) in ambito di sport, b) negli ambienti lavorativi, c) nel contesto di qualsiasi attività, d) solo per le attività fisiche.

2. Si tratta di un uso formale o informale?

3. Tra i seguenti sinonimi di cincischiare trova l’intruso/gli intrusi:
a)gingillarsi
b)evitare
c)indugiare
d)esitare
e)indagare
f)baloccarsi

4.
Chi sta cincischiando…
a) p…. t….
b) parlando, non scandisce bene
c) fa le cose alla carlona
e) è un precisino

5.
Il verbo viene usato per rimp_ _ _ _ _ _ _e

6.
Sinonimi di cincischiare per dire che non capisci bene a causa di una mala pronuncia: fa……..e, bi…….e

Soluzioni

1. b)
2. Informale
3. b),e)
4. a) perde tempo, b)
5. Rimproverare
6. Farfugliare, biascicare

12 – O COSÌ O POMÌ – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio(scarica il file audio)

Spiegazione per madrelingua spagnola (Italiano per ispanofoni)

Para ver el episodio completo, hazte socio de Italiano Semplicemente o escribe al autor.

o cosi o pomi

Trascrizione

Padre: Allora parliamoci chiaro, stasera se vuoi uscire, torni a casa entro mezzanotte ok? Altrimenti non esci proprio. O così o Pomì.

Figlia: ok, uffa però!

O così o Pomì.

Mai sentita questa frase? Significa che questa è l’unica possibilità. Non ce ne sono altre. Quindi, nel dialogo che avete ascoltato, o torni prima di mezzanotte oppure non esci. L’unica possibilità di uscire è tornare prima di mezzanotte.

Si potrebbe dire:

O così o niente

O così o nulla da fare

È la stessa cosa.

Ma cos’è pomì? Solo una marca di pomodori in scatola. Questa espressione era proprio lo slogan di una vecchia pubblicità diventata una espressione idiomatica.

Capita anche questo nella lingua italiana.

Domande:

  1. O così o Pomì si usa per dire: a) siamo alla frutta; b) chi c’è c’è, chi non c’è non c’è; c) hai la scelta; d) puoi scegliere solamente una cosa delle due; e) o così o niente
  2. La parola pomì sta per: a) il pomo d’Adamo al plurale; b) un frutto; c) una specie di verdura;
  3. L’origine della frase idiomatica: a) è incerta; b) risale ad una famosa barzelletta; c)risale a una vecchia pubblicità per una marca di pomodori in scatola
  4. Se Gianni ci dicesse: o mi fate un ripasso o sarete esclusi dalla prossima riunione dell’associazione. Potrebbe aggiungere “o così o pomi”? Sì o no? Spiega la tua risposta.
  5. “La prima e la terza parola dell’espressione di oggi indicano: a) una vera alternativa b) una possibilità c) una falsa alternativa d) un’opzione e) un’opportunità

Risposte:

1. d), e)

2. b) il pomodoro è un frutto

3. c)

4. No, perché la frase offre la scelta fra due possibilità. O così o pomì vuol dire, c’è solo una possibilità, non c’è nessuna alternativa.

5. c)

11 – IN MEN CHE NON SI DICA – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio

Spiegazione per madrelingua spagnola (Italiano per ispanofoni)

Para ver el episodio completo, hazte socio de Italiano Semplicemente o escribe al autor.

Trascrizione

Voglio andar via da questo posto in men che non si dica.

Cosa significa IN MEN CHE NON SI DICA?

È solo un modo per dire subito, immediatamente, molto velocemente, in un battibaleno.

Prima che io abbia terminato di dire questa frase, voglio andar via.

Voglio impiegare meno tempo a dire questa frase che ad uscire di qui.

Me ne andrò in meno tempo rispetto a quello impiegato per dirlo.

Sempre troppe parole però. Meglio dire: in men che non si dica.

Questo è il significato della frase.

Un bel modo per trasmettere il senso della velocità non è vero?

La usano tutti gli italiani quando parlano, ma difficilmente la trovate scritta.

Spesso si usa al passato, quando si racconta di cose avvenute:

Ce ne siamo andati in men che non si dica,

Hai visto? È subito arrivata l’estate! Il tempo è cambiato in men che non si dica

Mi sono bevuto 5 birre in men che non si dica

Anche questo episodio in fondo è stato molto breve no? Abbiamo finito in men che non si dica!

11 In men che non si dica

Domande:

1)Le parole “in men” stanno per una minore quantità di …

2) La locuzione esprime a) massimo impegnob) un saluto d’addio c) fretta d) velocità

3) La locuzione contiene un confronto. Vero o falso?

4) Quali dei seguenti termini sono sinonimi della locuzione? a) in un battibecco b) in un batter d’occhio c) in un lampo d) in un battibaleno

5) La velocità di un’azione viene paragonata con la velocità di cosa? a) con la durata nel contare fino a 10 b) con il tempo che si impiega per dire “in men che non si dica c) con la velocità che ci mette per dire quello che si sta per fare.

6) Anziché dire “in men che non si dica” posso dire “in quattro e quattr’otto. Vero o falso?

  Risposte:

1) tempo

2) d)

3) vero

4) b), c), d)

5) c)

6) vero

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10 – Indisposto

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LINK UTILI

Trascrizione

Hai mai sentito che una persona è indisposta? Un uomo indisposto o una donna indisposta?

Attenzione perché essere indisposti non significa non essere disposti a fare qualcosa.

Perché? Perché non tutti i verbi funzionano allo stesso modo. Ad esempio:

Incostante è il contrario di costante. Incostante è anche non costante.

Indisponibile è il contrario di disponibile. Quindi indisponibile = non disponibile.

Infelice è il contrario di felice. Infelice = non felice.

Eccetera.

Basta mettere “in” davanti per negare.

Questa regola non vale però per disposto ed indisposto.

“Sono disposto ad aiutarti”, ad esempio, è il contrario di “NON sono disposto ad aiutarti”. Indisposto invece è un’altra cosa.

“Sono disposto a qualunque cosa” è il contrario di “NON sono disposto a qualsiasi cosa”. Invece non si può dire “sono indisposto a qualunque cosa”.

Dunque cos’è l’indisposizione? Quando posso dire che sono indisposto? Ha senso?

Certo, ha senso, ma un altro senso!

“Sono indisposto” si può dire, ma significa che sono sofferente di un disturbo, qualcosa di non grave però, qualcosa di passeggero, che passerà, magari domani.

Un leggero disturbo che però ti impedisce di fare qualcosa.

Quindi si può essere indisposti nel senso di indisponibili.

Oppure si usa nel senso di ostile, dichiaratamente ostile.

Vi faccio alcuni esempi.

Puoi giocare a calcetto stasera? No, proprio non posso, sono indisposto, mi fa un po’ male il ginocchio. Magari domani ok?

Non ha senso se dici “non sono disposto a giocare”, sembrerebbe quasi che sei offeso, che non vuoi uscire per qualche motivo.

Altro esempio:

Ho chiesto aiuto al mio caro amico Giovanni, ma da quando abbiamo litigato, lo trovo molto indisposto. Ce l’ha con me, credo. Speriamo che gli passerà presto.

Quindi si parla di un leggero disturbo oppure di una persona contrariata ed ostile.

Basta così?

No, perché nel caso delle donne, essere “In disposte” significa che hanno il ciclo mestruale. Io quindi, essendo di sesso maschile, non posso essere “indisposto” in quel senso. Questa indisposizione è tipicamente una caratteristica femminile.

Esci stasera?

No, sono indisposto! Meglio domani.

Anche in questo caso “non sono disposta ad uscire” non ha lo stesso significato.

Invece “sono indisposta” ha un senso preciso: donna che si trova nel periodo delle mestruazioni.

Domande:

ULRIKEa cura di Ulrike, membro di Italiano Semplicemente

1. Mettiamo che tu non abbia voglia di fare questo esercizio. Cosa potresti dire: a) no, non me la sento b) no grazie, sono indisposto/a c) non sono disposto/a a farlo

2. Il contrario dell’aggettivo “indisposto” è in ogni caso “disposto”. Vero o falso?

3. Se sei indisposta ad andare al mare con i tuoi amici, può significare che: a) hai litigato con loro
b) non sai nuotare c) ti trovi nel periodo del _ _ _ _ _    m _ _ _ _ _ _ _ _.

4. Se sei indisposto a fare qualcosa, può significare che: a) non sai cosa fare b) ti trovi in un posto sbagliato c) soffri di un forte raffreddore d) ti sei slogato la caviglia

5. Essere indisponibili è il contrario di essere disponibili. Sì o no?

6. Il padre di Mauro ha subito un malore, sta in ospedale. Mauro mi ha detto che suo padre è indisposto a partecipare alla nozze di sua figlia. Trova l’errore!

Risposte:

1. a), c)
2. Falso
3. Ciclo mestruale, c)
4. c), d)
5. Sì
6. L’uso della parola indisposto nel contesto di una malattia grave e persistente è sbagliato.

9 – TENERE A BADA – 2 minuti con Italiano semplicemente

Audio (scarica audio)

Trascrizione

Emanuele: spesso non riesco a tenere a bada la mia rabbia. Tenere a bada la rabbia. Tenere a bada si può usare non solo con la rabbia, ma un po’ con tutte le emozioni. Ma cosa vuol dire?

Significa calmare, controllare, frenare, ma un po’ anche sorvegliare. Significa tenere buono, trattenere, fare in modo che non prenda il sopravvento. Non solo le emozioni però possono essere tenute a bada.

Anche una persona può essere tenuta a bada. Se c’è una persona pericolosa, o irrequieta, agitata, posso cercare di tenerla impegnata per impedirgli una certa azione.

È vero che badare significa controllare, sorvegliare, come fa di mestiere il badante o la badante. Ma tenere a bada non significa badare. C’è qualcosa che si deve impedire quando si tiene a bada qualcuno o un’emozione. La rabbia può essere pericolosa, va tenuta a bada.

Attenzione al verbo perché tenere a bada è diverso da stare a bada, che invece significa solo attendere, aspettare il momento giusto. Invece tenere dà più l’idea dell’afferrare qualcosa per bloccare ed impedire che accada qualcosa.

Due minuti al giorno, ogni giorno. Nessuno riesce a tenermi a bada.

ULRIKEEsercizio

a cura di Ulrike, membro dell’associazione Italiano Semplicemente

1. Tenere a bada una persona si usa per dire che: a) è malata, ha bisogno di una cura b) è invecchiata, occorre darle una mano c) calmarla d) frenare una sua azione pericolosa

2. Il significato della locuzione *tenere a bada* è simile a: a) tener fede b) tenere al corrente c) tenere sotto controllo

3. Quali dei seguenti verbi hanno un nesso con la locuzione *tenere a bada*? a) frenare b) blandire c) tranquillizzare d) trattare e) trattenere

4. Vuoi incitare un amico che tende ad andare in bestia per cose da niente, a controllarsi. Cosa gli dici, usando la locuzione dell’episodio e la forma imperativo del verbo tenere?

5. Il mestiere delle persone che tengono a bada le emozioni eccessivi di altre persone si chiama bada_ _e. Vero o falso?

6. Il mio amico Franco adesso riesce a tenere sotto controllo la sua avidità nel mettersi in luce. Finalmente sta a bada questa smania. Trova e spiega l’errore.

Risposte:

1) c), d)
2) c)
3) a),c),e)
4) tieni a bada questa rabbia!
5) falso
6) I deve usare il verbo tenere i questo caso (Tenere a bada). “Stare a bada” invece significa attendere, aspettare il momento giusto.

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8 – TENER FEDE

Audio

Video

Trascrizione

Bambino: mamma, ma dov’è la cioccolata? me l’avevi promessa!

Mamma: oh, mi spiace, mi sono dimenticata e non ho tenuto fede alla mia promessa, scusami!

Tener fede. Due parole per indicare una promessa mantenuta.

tener fede immagine

Sapete che quando si fa una promessa, quando si promette una cosa, allora possiamo fare ciò che abbiamo promesso, cioè mantenere la promessa oppure non mantenerla, non facendo ciò che era stato promesso.

La fede: il simbolo della religione ed anche del matrimonio cattolico, perché così si chiama l’anello che gli sposi, marito e moglie si mettono al dito come simbolo della loro promessa di fedeltà. L’anello nuziale si chiama appunto: “la fede“.

Fedeltà e fede, due parole simili, che escludono il tradimento. Se tradisci non sei fedele. Chi mantiene fede alle proprie promesse (come quella matrimoniale) invece si comporta in modo conforme alla promessa fatta. Chi mantiene fede alle promesse fatte, chi non tradisce cioè le proprie parole o il proprio partner, è una persona seria, che tiene fede, appunto, alle sue stesse parole. È una persona credibile.

Mantenere una promessa, quando questa promessa è importante, può diventare, nel linguaggio, mantenere fede, tenere fede o tener fede a qualcosa. Una delle preposizioni a, ai, al, allo, alla, agli, alle, è obbligatoria in questo caso. Si toglie l’articolo “la” e si mette la preposizione “a” o una delle altre.

Questo qualcosa a cui si tiene fede è evidentemente qualcosa che si è detto, come appunto una promessa importante, o dei propositi, cioè delle volontà espresse mediante dichiarazioni, spesso pubbliche, o anche fatte a se stessi.

Un riferimento al matrimonio ed alla fedeltà ci fa capire perché si usa il verbo tenere. Tenere la fede indica infatti la volontà di non togliere l’anello dal dito, ma invece continuare a tenerlo al dito, perché la fede nuziale non si toglie mai dal dito, sta lì ad indicare la promessa fatta al proprio coniuge. La frase, senza l’articolo “la” si può usare con tutte le promesse importanti.

Quindi possiamo dire:

I politici devono tener fede alle promesse elettorali

Una persona credibile tiene sempre fede alle proprie parole.

Una persona, se vuole essere coerente, deve tener fede ai principi in cui crede

La testardaggine obbliga a tener fede a delle idee anche se sono chiaramente sbagliate.

Grazie ad Ulrike (bambina), Bogusia (mamma 1) e Natalia (mamma 2) per la collaborazione

Esercizi

1. Se ho fede significa che: a) credo in Dio b) ho paura c) ho fiducia
2. Chi adempie affidabilmente gli impegni presi: a) deve faticare tanto b) tiene fede agli impegni presi c) è una persona laboriosa
3. La fede n_ _ _ _ _ e è: a) una pregheria b) simbolo di una promessa fra gli sp_ _ _  c) un anello
4. Con quale preposizione si usa la locuzione “tener fede”: a) su – b) con – c) a – d) nessuna di queste
5. Il verbo tenere si può sostituire con: m_ _ _ _ _ _ _ _  e fede.
6. Chi tiene fede a qualcosa: a) tiene le fedi in mano per poi metterle alle dita degli sposi – b) promette di aver fiducia – c) resiste nei confronti di una sfida – d) mantiene la parola data – e) chi segue fedelmente le proprie idee.

Risposte:

1) a)
2) b)
3) La fede NUZIALE è: b) simbolo di una promessa fra gli SPOSI –  c) un anello
4) c)
5) mantenere
6) d), e)

7 – CONFORMITÀ – 2 minuti con Italiano Semplicemente

Audio

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Trascrizione

Cesar (Argentina): Il ritratto che hai fatto è poco conforme all’originale.

Giovanni: cosa significa conforme? E cos’è la conformità?

Qualcuno potrebbe trovare qualche vicinanza con l’uguaglianza: se due cose sono uguali, allora sono conformi? Bella domanda!

Non esattamente, perché nella conformità c’è una gerarchia. Abbiamo sempre due cose che confrontiamo, ma non hanno la stessa importanza. Una cosa è più importante dell’altra.

Facciamo alcuni esempi:

Bogusia (Polonia) e Hartmut (Germania): Il ritratto che hai fatto è poco conforme all’originale.

C’è un artista quindi che fa un ritratto, e ha un viso davanti a sé, che prova a ritrarre, cioè a RIPRODURRE, prova a copiarlo. Riuscirà l’autore a fare un ritratto conforme all’originale?

L’autore del ritratto, almeno in teoria, dovrebbe puntare a fare un ritratto somigliante all’originale. Si dovrebbe riconoscere, guardando il ritratto, la persona ritratta. Quindi più o meno il ritratto deve essere corrispondente nella forma o nell’aspetto all’originale.

Dunque il ritratto può essere conforme ma può anche essere non conforme all’originale, cioè al viso.

Non posso dire però (questa è la cosa importante) che il viso è conforme al ritratto, ma solo che il ritratto è conforme al viso. Il viso è più importante. L’originale è più importante. Posso dire che il viso è stato conformemente riprodotto, o conformemente copiato dall’artista, che quindi ha realizzato un ritratto conforme all’originale, oppure no.

La conformità quindi è diversa dall’uguaglianza, e dalla similitudine, e dalla somiglianza, che sono concetti simmetrici. io sono uguale a te e tu sei uguale a me.

Quindi conforme è più come coerente, rispecchiante.

Per farvi capire ancora meglio, esiste, nel linguaggio amministrativo, la copia conforme, che è un documento che è esattamente identico all’originale. Ed ha la stessa validità. Ma è la copia ad essere conforme all’originale, e non viceversa.

Bene, vediamo per finire altri esempi:

Ho agito conformemente ai tuoi desideri.

Quindi li ho rispettati, mi sono comportato tenendo conto dei tuoi desideri.

La legge italiana deve essere conforme alla normativa europea.

Quindi la normativa europea è qualcosa a cui occorre conformarsi.

Agirò in conformità alla legge.

Quindi la legge va rispettata. Ed io ho agito secondo quanto previsto dalla legge.

Esercizio

Domande:

1. Il plurale maschile dell’aggettivo conforme è conformi. Il plurale femminile è …….. ?

2. Quale preposizione si usa per dire che qualcosa è conforme … un’altra cosa ?
a) di
b) a
c) con

3. Se due cose sono conformi sono uguali?

4. Completa la frase: fra due cose conformi c’è una g…..ia (una cosa è più importante dell’altra)

5. Se fra due o più cose c’è una gerarchia, significa che sono ugualmente ……anti. Vero o falso?

6. Se la riproduzione di un viso è riuscita bene, c’è …….ità, allora il viso è conforme al ritratto. Vero o falso?

7. Se le tue azioni non fossero conformi alla legge, potrebbe significare:
a) che quello che fai non corrisponde alla legge,
b) che non hai capito cosa richiede la legge,
c) che fai qualcosa contro la legge,
d) che ti trovi in sintonia con la legge.

Risposte:

1. conformi
2. b) a
3. no
4. gerarchia
5. importanti. Falso.
6. conformità. Falso.
7. a), b) c)

6 – COMBATTERE – 2 minuti con Italiano Semplicemente

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Trascrizione

Giovanni: Quale verbo ausiliare usare? Essere o avere? Un bel problema vero? Meno male che esiste il verbo combattere, con cui si possono usare sia essere che avere…

Ah, che bello!

Già, purtroppo:

io sono combattuto

e:

io ho combattuto

Hanno due significati completamente diversi! Attenti quindi.

Mi spiego meglio:

Combattere significa gareggiare, fronteggiare qualcuno o qualcosa.

Io oggi combatto contro il nemico. Ieri ho combattuto contro il nemico. Perfetto. Uso il verbo avere. Tutto giusto.

Cosa succede se uso il verbo essere?

Oggi sono combattuto. Ieri ero combattuto.

Cosa significa?

Significa che c’è sempre una battaglia, ma la battaglia, il combattimento, è dentro di me. In pratica non so cosa fare, mi trovo in una grave incertezza; devo prendere una decisione ma non so veramente quale decisione prendere.

Sono proprio combattuto!

Andrè: Chi scelgo? Maria o Giselle? Sono combattuto, mi dai un consiglio Giovanni?

Giovanni: Dai, non essere così combattuto, scegli Giselle, è molto più carina! Hai combattuto tanto per averla, ricordi che piaceva a tutti Giselle? Ed adesso? Hai anche ancora questo dubbio? Dai, su!

Andrè: hai proprio ragione Giovanni!

Esercizi

Domande:

1. Quale verbo ausiliare (avere/essere) si usa per i tempi composti del verbo combattere?

a) sempre avere, b) sempre essere, c) sia avere sia essere.

2. Si può scegliere liberalmente fra essere e avere?

a) sì b) no

3. La decisione su quale ausiliare scegliere dipende dal ……….. del verbo combattere.

4. Se mi sento combattuto, significa che…

a) sono spaventato b) non so cosa fare, c) sono depresso, d) non so cosa decidere.

5. Al tuo posto ….. combattuto contro di lui fino alla fine delle mie forze.

(Scegli l’ausiliare nel tempo grammaticale giusto)

6. Perché Andrê ha chiesto un consiglio a Gianni?

7. quali dei seguenti verbi sono sinonimi del verbo combattere?

a) gareggiare, b) faticare, c) decidere, d) affrontare, e) lottare, f) starsene quieto.

Soluzioni:

1. c) sia avere sia essere

2. b) no

3. Significato

4. b) non so cosa fare, d) non so cosa decidere

5. avrei

6. Andrê era combattuto, perché non sapeva scegliere fra due donne.

7. a) gareggiare, d) affrontare, e) lottare.

 

5 – OGGETTO – 2 minuti con italiano semplicemente

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Trascrizione

Oggetto

Sapete usare la parola oggetto?

Si, è vero che un oggetto è un generico elemento, qualcosa fatto di materia, un modo generico di chiamare qualcosa che ha una certa utilità, come gli oggetti di ufficio, o anche gli oggetti inutili, ma la parola oggetto si usa spesso anche in altro modo, per identificare qualcosa.

Ad esempio: essere oggetto di scherno. Se io sono oggetto di scherno, allora io sono schernito, io sono preso in giro da qualcuno. Chi viene preso in giro? Chi è oggetto di scherno? Sono io. Sono io ad esseres chernito.

Analogamente esiste: L’oggetto di un discorso. Si tratta di ciò di cui state parlando. Allo stesso modo :

La lingua italiana è oggetto di studio in molte università fuori dall’italiana. Cosa si studia in molte

università? Cosa è oggetto di studio? La lingua italiana.

Interessante poi l’avverbio oggettivamente.

L’oggetto si contrappone al soggetto, ma attenzione, nona parliamo di grammatica!

Oggettivamente, la lingua italiana è la più musicale del mondo. È la mia opinione? No, non è un’opinione soggettiva, ma è una verità che prescinde dalla mia opinione, dalle mie preferenze e anche da quelle degli altri.

Tu lo dici perché sei italiano!

No, no! E’ oggettivo, è una verità oggettiva. È OGGETTIVAMENTE vero. Sbaglio forse?

Esercizio

Domande:

1.A che cosa può riferirsi la parola oggetto

a) a cose materiali,

b) a persone,

c) a un concetto grammaticale?

2.Nell’episodio precedente abbiamo conosciuto la locuzione “essere soggetto a…” Quale preposizione segue a “essere oggetto …” ?

a) a

b) con

c) di

d) per

3.L ‘oggetto di un discorso è

a) la persona che parla,

b) l’interlocutore della persona che parla

c) l’argomento del discorso

4.Nella frase: Maria picchia Giovanni! Chi è oggetto di violenza?

5.Se trovi un portafoglio sulla strada, cosa fai?

a) mi ritengo fortunato, lo metto in tasca e me ne vado,

b) lo prendo e il giorno dopo metto un annuncio sul giornale

c) lo porto all’ufficio degli oggetti smarriti

6. Chi è oggetto di uno scherno? Una

persona che:

a) viene colto dalla notte,

b) viene preso in giro,

c) soffre di una malattia,

d) viene picchiato.

 

Risposte

1.a), b) c) sono giuste

2.c) di

3.c) l’argomento del discorso

4.Giovanni

5.c) lo porto all’ufficio degli oggetti smarriti

6.b) viene preso in giro

4 – Essere soggetti a

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Video

1 – Vieni con noi: Entra nell’associazione Italiano Semplicemente

2 – Ascolta e impara: gli audio-libri di Italiano Semplicemente

3 – Corso di Italiano Professionale: il programma delle lezioni

Trascrizione

Come possiamo usare la parola “soggetto” seguita dalla preposizione a? Vediamo qualche esempio:

Ogni tipo di misurazione è soggetta ad errori e a imprecisioni,

Queste regole saranno soggette a cambiamenti in futuro

Questo locale è soggetto a radiazioni;

Quest’azienda è soggetta a controllo finanziario;

L’automobile è soggetta a revisione periodica;

Un lavoratore soggetto a un possibile procedimento disciplinare che può portare fino al licenziamento.

Quindi soggetto a volte significa “sottoposto” (le aziende sottoposte a controllo), a volte esposto (le misurazioni sono esposte ad errori, un locale esposto a radiazioni), a volte dipendente, legato, vincolato (l’azienda che è vincolata al controllo). Spesso indica una possibilità: sono soggetto a controllo significa che potrei essere controllato, ma non è detto. Quando c’è obbligo, costrizione possiamo spesso usare il verbo “assoggettare“.

E ricordate sempre che:

Chi impara l’italiano con Italiano Semplicemente non è soggetto all’obbligo di studiare la grammatica e non è neanche assoggettato al pagamento di un corso di italiano.

Esercizio: 6 domande sull’episodio

Domande

  1. Quale preposizione viene usata all’interno della locuzione: a) essere soggetto di – b) essere soggetto a – c) essere soggetto per
  2. Quale funzione grammaticale assume la parola soggetto/a: a) di aggettivo – b) di sostantivo
  3. La locuzione viene usata con riferimento: a) solamente a persone – b) solamente a cose – c) a tutt’e due
  4. Il verbo ………are si usa per esprimere un obbligo o la costrizione di accettare il potere e le misure di un’autorità.
  5. Essere “soggetto a” può significare anche essere …….. a influenze e impatti esterni.
  6. Chi soffre periodicamente di una malattia, per esempio il mal di testa, usando la locuzione, può dire:

 

Risposte

  1. b)
  2. a)
  3. c)
  4. ASSOGGETTARE
  5. ESPOSTO/A
  6. SONO SOGGETTO/A A CONTINUI MAL DI TESTA

n. 3 – UN BINOMIO INSCINDIBILE

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Trascrizione

Un binomio inscindibile.

Un binomio: questo termine, che si usa anche nella matematica, viene usato nel linguaggio, piuttosto formale direi, per indicare una coppia di cose che stanno insieme (bi=due, come bicicletta).

Quindi è come dire “coppia” che è più informale però.

Spesso il termine binomio sta insieme a inscindibile, cioè che non si può scindere, non si può dividere.

Quindi un binomio inscindibile indica due cose che non si possono dividere, non si possono separare.

Una coppia indivisibile, diremmo di una coppia di fidanzati molto uniti.

Per i concetti però, se vogliamo avere un linguaggio elegante e raffinato, usiamo un binomio inscindibile.

La libertà e la giustizia sociale sono un binomio inscindibile.

Quindi l’Italia e il buon cibo cosa sono?

Sono un binomio inscindibile.

E cosa formano l’apprendimento di una lingua e l’ascolto? Un binomio inscindibile.

Esercizio

  1. Trova la frase più simile A “un binomio _ _ _ _ _ _DIBILE”: a) Una bella accoppiata – b) una coppia inseparabile c) due questioni inseparabili
  2. Un binomio inscindibile non si può _ _ _ _ _ _ _ _
  3. Scindere sta per (scegliere una o più risposte): a) Dividere b) Separare c) congiungere
  4. Il binomio sta a _ _ _ come il trinomio sta a tre.
  5. L’episodio di oggi tratta una locuzione formale o informale?

Soluzioni

  1. Due questioni inseparabili
  2. Un binomio inscindibile non si può SCINDERE
  3. Scindere sta per DIVIDERE o SEPARARE
  4. Il binomio sta a DUE come il trinomio sta a tre.
  5. L’episodio di oggi tratta una locuzione FORMALE.

2 minuti con Italiano Semplicemente: IMPALLARE IL PC (n. 2)

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Trascrizione

Mmmm… maledizione!! Anche oggi si è impallato il computer… e cosa fare quando si impalla il computer? C’è una sola soluzione: riavviarlo: riavviare il computer, premere il pulsante e riavviarlo. Ma cosa significa impallare?

Quando qualcosa si impalla – solitamente il computer, il cellulare, un dispositivo elettronico – vuol dire che c’è qualcosa che continua a funzionare, come una palla che gira continuamente ma che non arriva da nessuna parte… aspettate, aspettare, aspettate… ma non succede niente. L’unica soluzione è premere il pulsantino e riavviare, riavviare il computer o quello che è.

E a te si è mai impallato il computer? A me si impalla continuamente, e prima o poi dovrò cambiarlo.

E solo così si usa il verbo impallare.

Il computer si impalla, il cellulare si impalla, eccetera

Cos’è che si impalla? il computer Si impalla il computer.

Tutti i computer si impallano? Mah, prima o poi forse sì. Prima o poi si impallano tutti, almeno quelli che ho avuto io. I cellulari si impallano?

A te si è mai impallato il cellulare?

…. diciamo… non so, forse, sì, qualche volta, non molto spesso, ma anche i cellulari si impallano. Stanno per finire i due minuti. È stato un piacere anche oggi. Ciao!!

Esercizi

  1. Quando il computer si _ _ _ _ _ _ _ riavviarlo
  2. Come posso fare? _ _ si è impallato il PC!
  3. A chi _ _  _ impallato il PC?
  4. Il cellulare si è impallato e adesso devo _ _ _ _ _ _ _ _ LO
  5. Se un dispositivo si impalla vuol dire che si _ _ _ _ _ _ e non va più avanti
  6. Per riavviare il PC occorre _ _ _ _ _ _ _ il pulsante di spegnimento
  7. Anche i cellulari a volte si _ _ _ _ _ _ _ _ _

Soluzioni

  1. Quando il computer si IMPALLA riavviarlo
  2. Come posso fare? MI si è impallato il PC!
  3. A chi SI È impallato il PC?
  4. Il cellulare si è impallato e adesso devo RIAVVIARLO
  5. Se un dispositivo si impalla vuol dire che si BLOCCA e non va più avanti
  6. Per riavviare il PC occorre PREMERE il pulsante di spegnimento
  7. Anche i cellulari a volte si IMPALLANO

2 minuti con Italiano Semplicemente – 6 giugno 2019 (n. 1)

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Trascrizione

Benvenuti in questa nuova rubrica di Italiano Semplicemente, massimo due minuti, per chi non ha mai tempo ma non vuole abbandonare la lingua del cuore e vuole ripassare alcune espressioni italiane. Iniziamo subito con “due minuti“.

E’ un’espressione?

Non è una vera espressione ma si usa spesso. Ascoltiamo qualche esempio:

Quanto ti manca ancora?

Due minuti. Giuro!

Aspettami ancora due minuti!

Scendo tra due minuti!

Aspettami ancora due minuti!

Giuro, tra due minuti ti raggiungo!

Arrivo tra due minuti

Due minuti e sono da te!

Quanto ti manca ancora? Dai non farmi aspettare!

Giuro, tra due minuti ti raggiungo!

Sì, sì, ci credo, ci credo…

Ovviamente la usano soprattutto le donne e questi due minuti diventano due ore, ma non è il nostro caso.

Può significare subito, o quasi subito. Si usa anche 5 minuti e questo vuol dire spesso 20 minuti… non proprio subito!

Ci sentiamo domani: due minuti, 120 secondi, due sessantesimi di ora, ooc più di un millesimo della vostra giornata. Capirai, che sarà mai!

Esercizio

  1. Quanti secondi ci vogliono per fare due minuti?
  2. Si usa spesso nel caso di appuntamenti e si tratta di _ _ _ _ _ _ _ _ _ che qualcuno si prepari
  3. Quando si devono aspettare due minuti, spesso questi due minuti possono A _ _ _ _ _ _ _ E 
  4. Aspettami, tra due minuti ti R _ _ _ _ _ _ _ _
  5. A _ _ _ _ _ tra due minuti
  6. S _ _ _ _ _ tra due minuti
  7. Quanto ti M _ _ _ _ ancora?
  8. Due minuti e _ _ _ _ da te!
  9. Se dico che arrivo tra due minuti, spesso non sto esattamente per _ _ _ _ _ _ _
  10. “Scendo tra due minuti” è più vicina a “ancora un po’ e arrivo” oppure a “sto scendendo”?

 Risposte

  1. Risposta: ci vogliono 120 secondi
  2. Si usa spesso nel caso di appuntamenti e si tratta di ASPETTARE che qualcuno si prepari
  3. Quando si devono aspettare due minuti, spesso questi due minuti possono AUMENTARE
  4. Aspettami, tra due minuti ti RAGGIUNGO
  5. ARRIVO tra due minuti
  6. SCENDO tra due minuti
  7. Quanto ti MANCA ancora?
  8. Due minuti e SONO da te!
  9. Se dico che arrivo tra due minuti, spesso non sto esattamente per ARRIVARE
  10. Risposta: “ANCORA UN PO’ E ARRIVO