Giovanni: mi è stato chiesto, da uno dei membri dell’associazione, di spiegare la differenza tra curare, curarsi e avere cura. Allora io, avendo cura dei membri, cercherò di spiegarlo nel più breve tempo possibile.
Curare è più semplice da spiegare. La prima cosa che a me viene in mente è curare un paziente, nel senso che se una persona è malata può essere curata, cosicché possa guarire.
Ma curare non significa solo occuparsi di persone malate, ma di qualsiasi altra cosa, basta avere cura di qualcosa o qualcuno. Se curiamo qualcosa o qualcuno, vuol dire che ci occupiamo di questa cosa, che sia materiale o meno, che sia un oggetto o una persona.
Molte cose possono quindi essere curate: l’abbigliamento, le amicizie, gli affari, il proprio aspetto, i propri difetti. Ognuno cura ciò che vuole, ed ognuno ha cura di ciò che vuole.
Ripeto: Ognuno cura ciò che vuole, ed ognuno ha cura di ciò che vuole.
Ma allora che differenza c’è tra curare ed avere cura?
Molto spesso nessuna differenza. Posso curare il mio aspetto e posso aver cura del mio aspetto. Ma questo può funzionare qualche volta, non sempre.
Avere cura di qualcosa in generale ha un senso maggiormente affettivo. Quando una cosa è importante è bene averne cura. Avere cura di qualcosa è occuparsi amorevolmente, come quando abbiamo cura dei nostri affetti, dei nostri cari, ma posso anche aver cura dei miei affari, e in questo caso è solo perché ci tengo, sebbene sia solamente io a beneficiarne. Si usa anche “prendersi cura” di qualcosa o qualcuno, con un senso ancora più affettivo, quasi di gelosia direi.
Mi prenderò cura di te.
Che è ancor più forte di “avrò cura di te”.
Riguardo alle malattie, curare ha un significato diverso da aver cura. Curare significa superare una malattia, superare uno stato di cattiva salute. Mentre aver cura è solo mostrare interesse, prestare attenzione, mostrare vicinanza, affetto, a prescindere dal risultato finale.
Il senso di curare, essendo meno legata all’affetto è spessissimo usato similmente a “occuparsi di” qualcosa.
Curare una mostra, curare l’edizione di un libro, curare dei particolari aspetti di una qualsiasi questione. In questi casi è come occuparsi di queste cose, o anche organizzare o gestire qualcosa in virtù di certe competenze.
Curare in questo senso è molto usato nel lavoro, nell’arte e nella didattica. Si sente spesso dire:
La rubrica di italiano per ispanofoni sarà a cura di Davide
Il corso gratuito è a cura di Giovanni.
Significa che Davide (o Giovanni) curerà tutti gli aspetti relativi al corso, che sarà tenuto da lui. Lui lo organizza, lui fa le lezioni, lui si occupa di tutto ciò che riguarda il corso. Sarà lui a curare tutti gli aspetti.
Se passiamo a curarsi, si parla di se stessi. “Io mi curo“, semplicemente significa che voglio guarire. Per questo mi curo.
Ma se io “non mi curo di” qualcosa, quindi con le negazione è una espressione che si usa quando non si vuole tenere in considerazione, considerare importante qualcosa. Spesso si usa verso le persone che non bisogna ascoltare, o delle cose che dicono queste persone. Simile a “non badare a“.
Non ti curare delle persone che parlano male di te.
E’ uscito di casa senza curarsi di chiudere la porta.
Di solito si usa al negativo, ma posso anche dire ad esempio_
Gli studenti dovranno curarsi di superare l’esame
I ristoratori devono curarsi di pulire e sanificare i locali
Qui c’è invece un senso di responsabilità, di qualcosa che si deve fare.
Al negativo si usa di più, come dicevo, anche perché si può usare anche come una forma di accusa, per sottolineare la mancanza di attenzione, di cura:
Non ti sei è mai curato di darmi una risposta!
Non ti sei degnato – stesso significato, ma più elegante. Non ti sei mai scomodato di rispondermi. Anche scomodarsi è utilizzato ma curarsi è e resta più elegante.
Ora ripassiamo con cura con l’aiuto di Doris, membro dell’associazione.
Doris (Austria): Desta l’interesse dei membri quando il presidente lancia un nuovo apporto sul sito Italiano Semplicemente. Un’associazione che si interessa di aiutare i suoi membri a fare progressi con la lingua italiana. Il suo supporto è irrinunciabile per quelli che si interessano ad imparare l’Italiano con tutti gli annessi e connessi. Le sette regole d’oro funzionano solo quando si tiene al metodo la cui efficacia è quasi inconfutabile. La dedizione e la disciplina però sono imprescindibili e non conviene andare in tilt se non si raggiungono immediatamente gli stabiliti obiettivi personali. Armarsi di pazienza è il primo passo verso il successo nello studio. Hai visto mai che anche tu abbia adocchiato questa bellissima lingua, la lingua di Dante e ti decida ad impararla? Se sì, fatti sentire e ti accoglieremo di buon grado nel nostro gruppo! Almeno per me, nulla quaestio di fronte a una richiesta da parte tua.
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L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Che ne dite, vi interessa? Se vi interessa, evidentemente trovate questo argomento interessante, quindi la cosa attira, attrae il vostro interesse, o meglio ancora: suscita il vostro interesse.
Il verbo suscitare è molto adatto quando si parla di interesse ed anche di emozioni.
Ti interessa questa cosa?
Grazie, mi interessa. Riposta esatta.
Grazie, a me interessa. Risposta esatta.
Grazie a me mi interessa. Risposta sbagliata: “a me mi” non si può dire in generale; è una delle prime cose che si insegnano ai bambini.
A me mi, a te ti, a lui gli, a lei le, a noi ci, a voi vi, a loro gli. Sono tutti errori comuni tra i giovanissimi.
Questo di dimostrare interesse verso qualcosa è il modo più comune di usare questo verbo, ma non l’unico.
Posso usare “interessare” anche per indicare un particolare tipo di interesse, quando teniamo molto a qualcosa, quando ci importa molto di qualcosa, quando teniamo a cuore qualcosa.
Quella ragazza mi interessa.
C’è da dire però se una cosa ti interessa non significa sempre che questa cosa è interessante per te, che suscita il tuo interesse. Infatti può anche significare che ti riguarda, che ti tocca direttamente.
In questo caso quindi potremmo anche non provare interesse per un qualcosa che, ad ogni modo, interessa anche noi.
Ad esempio:
La legge interessa tutti.
La sicurezza sanitaria interessa tutti i cittadini.
Non ho detto “interessa a” tutti i cittadini, ma “interessa tutti” i cittadini. Ha un senso diverso, simile ma diverso, perché è come dire riguarda, coinvolge tutti i cittadini.
Lo stesso senso lo troviamo anche in frasi come:
Voglio parlarti di una cosa che interessa la tua azienda.
Ho un dolore alla gamba che interessa la parte posteriore.
Anche in questo caso, sebbene si parli di dolore, ci si riferisce non ad un interesse, ma più ad un interessamento.
Negli infortuni questo si usa spesso, quindi anche in generale nella scienza medica:
La parte del corpo interessata all’infortunio.
Il covid 19 può avere un interessamento neurologico.
Poi esiste anche interessarsi a qualcosa, che è come provare interesse, quindi essere attratti da qualcosa.
Da giovane mi sono interessato alla politica.
È esattamente come dire “ho provato interesse” nella politica, mi sono avvicinato alla politica, mi sono appassionato di politica.
Interessarsi si usa anche come occuparsi di qualcosa, avere cura di qualcosa o qualcuno:
Maria ha detto al direttore che il suo stipendio è troppo basso. Lui ha risposto che si interesserà personalmente per fare in modo che lo stipendio venga aumentato.
Quindi il direttore si occuperà personalmente di questa faccenda che interessa Maria.
Ho usato interessarsi e interessare nella stessa frase. Ora, se la cosa è di vostro interesse, ascoltate carmen che ha preparato un bel ripasso:
Carmen:
C’erano una volta due ranocchi e una pentola di panna, dove, loro malgrado caddero dentro. La pentola era grande, ragionpercui non ce la fecero ad uscire. Si trovarono pertanto nei guai. Uno dei due ranocchi aveva sentore che fosse inutile combattere e preferì arrendersi, ovviamente pagandone lo scotto con la propria vita. L’altro invece non se la sentì di mollare, aveva un temperamento pervicace, così, strinse i denti e tornò alla carica continuando a scalciare di buona lena. Beato lui, perché la panna iniziò via via a trasformarsi in burro e perciò il ranocchio riuscì a salvarsi in calcio d’angolo saltando fuori della pentola. Una storiella all’insegna della tenacia: d’altronde è risaputo: chi la dura la vince.
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L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Emanuele: C’era una volta, tanto tempo fa, un re. Il suo nome era Moto. Tutti lo chiamavano remoto. Il suo regno si trovava in un luogo molto remoto, e le possibilità di raggiungerlo erano altrettanto remote. Fortunatamente il re aveva una connessione remota e poteva collegarsi da ogni parte del mondo. Un giorno però si ruppe il PC e dovette tornare in ufficio. Questa è una leggenda che viene dal passato. E precisamente dal passato remoto 😀
Giovanni: avete ascoltato la storia del re Moto, raccontata da Emanuele. Un modo divertente per vedere insieme tutti i significati del termine “remoto”, noto più che altro per via del “passato remoto”. Chi studia la lingua italiana sa di cosa sta parlando: il passato remoto è un tempo verbale dell’indicativo e si usa per indicare un fatto avvenuto nel passato, un fatto che si è concluso, un fatto terminato, e quindi senza legami di nessun tipo con il presente. Emanuele ha utilizzato il passato remoto all’interno della storia, quando dice che un giorno però si ruppe il PC e il re Moto dovette tornare in ufficio. Emanuele ha utilizzato il passato remoto di rompere e di dovere.
Quindi remoto indica una lontananza nel tempo, ma in realtà la lontananza è di carattere sia cronologico, sia spaziale, sia psicologico, perché come ho detto è un passato con il quale non ci sono più legami oggi, nel presente.
Spaziale perché un luogo lontano, laddove sia molto ma molto lontano, può essere chiamato un luogo remoto, e con questo termine si vuole indicare anche che questo luogo è difficilmente raggiungibile. Remoto o remota, o anche remoti, al plurale sono termini che si usano in generale per la lontananza di ogni tipo.
Se un ricordo è un remoto ricordo, questo ricordo è lontano, si riferisce a tanto tempo fa, ed è anche difficile da ricordare, come un luogo che è difficilmente raggiungibile.
Quando nella storia si parla delle possibilità remote di raggiungere il regno del re, si intende che questo regno si trovava in un luogo difficile da raggiungere, e le possibilità di farcela sono basse, molto basse, remote, appunto.
Lo stesso concetto si può applicare a dei pericoli, che sono remoti quando sono potenzialmente dei pericoli, ma la probabilità che si verifichino è molto bassa.
Il pericolo che piova nel mese di agosto è molto remoto in Italia.
Le possibilità che Giovanni riesca a stare nei due minuti previsti dalla rubrica sono remote.
Infine, si parla di una connessione remota, e cos’è questa connessione remota?
Questa è una terminologia informatica, molto usata negli ultimi tempi, che indica il collegamento ad un PC, un computer che si trova in un luogo diverso da quello in cui ci troviamo. Stabilire una connessione remota serve quindi a collegarsi ad un computer. Ora ripassiamo alcune espressioni passate.
Ulrike: Vi dico, che bel po’po’ di espressioni interessanti qua, ormai siamo giunti alla puntata 269! E voi, le puntate precedenti, le avete tutte presenti? Io no, sono troppe, ragion per cuiogni due per tremi vedo costretta a ricorrere al supporto delle frasi di ripasso. Che poi mi continuino a sfuggire, che volete…a maggior ragione devo ritagliarmi del tempo per rispolverarle. Un giorno riuscirò ad usarle senza dover più scervellarmi, hai visto mai.
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L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Giovanni: L’espressione che vi spiegherò oggi è “perso per perso“, che si utilizza informalmente in situazioni negative, quando le cose vanno male e allo stesso tempo c’è ancora qualcosa che possiamo fare per ridurre i danni, quindi.
Facciamo qualche esempio di situazioni negative, un esempio di cose che vanno male; anzi, forse dovrei parlare di una situazione ormai compromessa.
Quando una situazione è compromessa vuol dire che non c’è niente da fare per salvarla.
Ecco il primo esempio:
Mi ha detto il professore che non riuscirò a superare l’esame. Allora, perso per perso, scherziamoci su.
Quindi, visto che non riuscirò a superare l’esame, cioè considerato il fatto che che non riuscirò a superare l’esame, a questo punto, tanto vale che che ci scherziamo sopra.
“Perso per perso” però è più immediata come espressione: ma perché si dice “perso per perso”? Il motivo risiede nel fatto che questa strana locuzione si usa per confrontare le due situazioni: in questo caso la prima situazione è l’esame che non sarà superato (magari con conseguente tristezza) e l’esame che non sarà superato ma con uno stato d’animo positivo. In entrambi i casi la situazione è negativa, cioè abbiamo “perso”, quindi “perso per perso” indica che abbiamo perso in entrambi i casi.
Come a dire: almeno ridiamoci su, almeno scherziamoci sopra, tanto, perso per perso, non vale la pena arrabbiarsi o essere tristi.
Che faccio, ci vado a fare l’esame? Il professore mi ha detto che sarò bocciato.
Certo, perso per perso non ti costa niente provare.
Questa situazione negativa è probabilmente irrimediabile, e allora si cerca di ridurre i danni. Questo è il senso della locuzione.
A dire il vero, talvolta capita di incontrare altre parole al posto di “perso”, ma la frase ha lo stesso identico significato.
In effetti nell’esempio precedente si poteva dire:
Bocciato per bocciato, non ti costa niente provare.
E’ più raro incontrare queste ultime frasi ma può capitare. In alcune occasioni è persino più conveniente usare una parola diversa perché non sempre si tratta di situazioni compromesse, non sempre la cosa è molto negativa. Alla fine dell’episodio vi faccio un esempio su questo tipo di frase alternativa.
Altri due esempi adesso, velocemente:
La squadra della Roma stava perdendo 3-0 e allora, perso per perso, ha cercato almeno di salvare l’orgoglio senza farsi travolgere dall’avversario.
Il paziente stava morendo e allora, perso per perso, abbiamo provato un nuovo farmaco in fase di sperimentazione.
Insomma quando c’è ancora qualcosa da salvare in una situazione “persa” tra virgolette – meglio dire compromessa – potete usare questa espressione.
Vabbè, abbiamo superato ancora una volta i due minuti, allora, superato per superato, ascoltiamo un bel ripasso delle espressioni precedenti dalle voci dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente:
Amelia: A Ragion veduta Giovanni, avresti potuto chiamare la rubrica “5 minuti con Italiano Semplicemente”. Sei sempre il solito!
Io lo so: è che il rovescio della medaglia questi ripassi, al di là delle discussioni, non andranno a discapitodegli stranieri che ascoltano. Anzi!
Giovanni: Quindi se avessi saputo prevedere che avrei superato sempre i due minuti (a ragion veduta), è vero, avrei potuto chiamare la rubrica in modo diverso. So bene che Amelia non era in vena di polemiche, come ha ipotizzato Ulrike, cioè non aveva voglia di fare polemiche, era solo uno scherzo. L’apporto, cioè l’aiuto, cioè il contributo portato da tutti voi che avete registrato queste frasi è molto importante. A maggior ragione, ha detto Doris, Amelia avrebbe potuto evitare certe battutine, il che significa che proprio perché volava dare un apporto, questo era un motivo in più per non fare polemiche. Non si trattava di una vera domanda, quella di Doris, quindi certamente di una domanda retorica, cioè dalla risposta scontata. C’è chi, come … dice che la polemica iniziale di Amelia fosse fuori luogo, cioè non appropriata, cioè inappropriata e c’è anche chi non si spiega il motivo di queste discussioni (…) e infatti dice: vai a capire perché discutiamo spesso quando facciamo questi ripassi. Di fronte a questa situazione arriva Lejla, dalla Bosnia Erzegovina, che invita tutti a smorzare i toni, cioè Lejla vorrebbe riportare la discussione su dei toni pacati, senza alzare la voce e senza accusarsi. Alla fine Camille trova un lato positivo però in questa discussione, cioè trova il rovescio della medaglia. E quale sarebbe? A scanso di equivoci, cioè per evitare che qualcuno intenda diversamente, il rovescio della medaglia viene indicato da … che dice che, al di là delle discussioni, cioè a prescindere dalle discussioni, senza pensare alle discussioni, gli stranieri che ascoltano questo ripasso non saranno dispiaciuti, quindi tali discussioni, seppur fossero vere, non sarebbero andate a discapito dell’apprendimento.
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L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Chi sono? La leggenda vuole che siano i fondatori della Città di Roma.
Sono, o meglio, erano, due fratelli gemelli, uno dei quali, Romolo, fu il fondatore della città di Roma e suo primo re. Quindi sarebbe state Romolo e non entrambi a fondare Roma. Ma vediamo meglio, adesso vi racconto la storia. Con l’occasione aprirò alcune parentesi per spiegarvi qualcosa relativamente alla lingua italiana.
Apro prima di tutto una parentesi sul verbo fondare: Il verbo fondare è interessante perché si usa non solo per fondare una città o una nazione, nel senso di dare vita a un nuovo centro abitato, costruirne il primo nucleo.
Ma si usa anche nella politica: fondare un partito politico, è dare inizio al partito; non cambia molto rispetto alla città.
Fondare quindi è anche dare vita a un qualsiasi organismo, o a un’istituzione, o anche ad un pensiero, stabilendone le basi o i principi. E’ simile anche a istituire.
Freud è il fondatore della psicoanalisi ad esempio, come il sottoscritto (cioè io, Giovanni) è il fondatore di Italiano Semplicemente.
La data di fondazione di Roma è il 21 aprile 753 a.C. (cioè avanti Cristo, cioè prima della nascita di Gesù). Si parla di questa data come del Natale di Roma. Il 21 aprile 753 a.C. è dunque il Natale di Roma.
Sapete che la parola “Natale” si usa anche per indicare la nascita in generale, e non solo il, giorno in cui è nato Gesù Cristo (il fondatore del Cristianesimo).
Se io sono nato a Roma, poi, posso dire che la città di Roma ha dato i natali a Giovanni. Così analogamente Firenze ha dato i natali a Dante.
E quale città ti ha dato i natali? Tutti voi sicuramente avete un luogo e anche una nazione che vi ha dato i natali. Ricordate che natali si scrive con la n minuscola. Solo Natale, al singolare vuole l’iniziale maiuscola (l’iniziale è la prima lettera di una parola).
Dunque si parlava di Romolo e Remo, i fondatori di Roma. La leggenda vuole che Romolo e Remo furono cresciuti dalla femmina di un lupo, cioè da una lupa. Insomma da un animale.
Una lupa infatti, un giorno, narra la leggenda, scese dai monti fino al fiume per bere, quando fu attirata dal pianto di due bambini. Così li raggiunse e si mise ad allattarli.
In seguito i due bambini furono trovati da un pastore che insieme alla moglie decide di crescerli come suoi figli.
Alcuni dicono che sia proprio la moglie di questo pastore la famosa “lupa“, parola che in lingua latina significa, pensate un po’, anche “prostituta“.
Prostituta è un termine che indica generalmente una donna che dona il proprio corpo in cambio di denaro. Ma anche un uomo si può prostituire, avendo anche lui un corpo. Il verbo che indica l’atto di vendere il proprio corpo è proprio questo: prostituirsi, mentre per il luogo in cui ci si prostituisce, il luogo dove si svolge l’attività della prostituzione, ci sono diverse denominazioni. Normalmente si parla di “bordello”, termine abbastanza informale, ma si parla anche di casa di appuntamenti, casino (senza accento, altrimenti diventa casinò, dove si gioca d’azzardo), postribolo, puttanaio (termine abbastanza volgare) o anche, pensate, lupanara.
Le lupanare è un termine che oggi non si usa più, ma indica ugualmente un luogo dove si svolge la prostituzione. Sono famose le lupanare di Pompei, la città sommersa dalla lava del vulcano Vesuvio, nella regione Campania.
Di conseguenza questo ci dice che è molto probabile che la “lupa” da cui sono cresciuti Romolo e Remo sia stata in realtà una prostituta e i romani, gli abitanti di Roma, che orgogliosamente si dicono “figli della lupa“, capite bene che non sarebbe esattamente un complimento…
Comunque Romolo e Remo, secondo la leggenda, crebbero inizialmente in una capanna situata sulla sommità del Palatino, sulla punta più alta del Palatino. Si parla di sommità, cioè del punto più alto, perché il Palatino è un colle, cioè una collina, e precisamente si tratta di uno dei sette colli di Roma. A Roma ci sono sette colli.
Ebbene quando furono un po’ cresciuti, Romolo e Remo si recarono sulla riva del Tevere (il fiume che attraversa anche oggi Roma) per fondare una nuova città.
Romolo e Remo erano di origini nobili discendenti da Enea, figlio della dea Venere. La madre di Romolo e Remo era Rea Silvia, e il padre era il dio Marte, il dio della guerra, anche se la loro storia è abbastanza triste perché la loro madre fu uccisa e i due bambini furono messi un un una cesta, cioè in un contenitore e furono messi sull’acqua del fiume. La corrente ovviamente li trascinò con sé e successivamente furono trovati proprio dalla famosa “lupa”.
Rea Silvia: è vero, io, Rea Silvia, sono la madre di Romolo e Remo. Mio zio mi costrinse a fare voto di castità. Amulio, sì, proprio mio zio, dopo aver ucciso mio padre Numitore, che aveva diritto al trono (era il primo figlio).
Amulio non voleva che facessi figli. Tuttavia un giorno, in un bosco, mentre ero a prendere dell’acqua, il dio Marte mi ha preso con la forza e da quel rapporto nacquero Romolo e Remo. Poi io sono stata seppellita viva, aimé, per non aver rispettato il voto di castità.
Giovanni: Dunque, i due erano gemelli, dunque chi era il successore? Toccava agli dei decidere e così gli dei dovevano indicare colui che doveva dare il nome alla nuova città e che quindi diventasse il primo re di questa città dopo la fondazione. Ma come fanno gli dei ad indicare qualcosa? Come fanno a dare dei segnali agli esseri umani? Beh, sta agli stessi umani interpretarli, osservando ciò che accade e notando se accade qualcosa di strano. Si chiamano “presagi” in italiano. I presagi spesso venivano dal cielo, che era qualcosa di molto misterioso a quei tempi.
Allora sembra che apparvero sei avvoltoi, a Remo, e questo venne interpretato come un segno degli dei, cioè un presagio divino.
Gli avvoltoi sono degli uccelli, dei grossi uccelli rapaci. Evidentemente non accadeva spesso di vedere nel cielo di Roma degli avvoltoi.
Ma a Romolo ne erano apparsi il doppio quando ormai il presagio di Remo era stato annunciato, così vennero proclamati re entrambi.
Ma uno solo poteva essere il re. Chi doveva spuntarla? Chi doveva avere la meglio?
C’era chi diceva che era giusto fosse Remo, perché il suo presagio era avvenuto prima, e c’era chi invece sosteneva che 12 è il doppio di 6, quindi toccava a Romolo l’onore di dare il nome alla città.
Dalle parole si passò allo scontro fisico e Romolo uccise Remo. E così poté dare il nome alla città: Roma.
E solo lui è stato pertanto il fondatore di Roma.
Chissà come si sarebbe chiamata la città se avesse vinto Remo!
Naturalmente tutto questo che vi ho detto è vero se questa storia è fondata!! Questo è un altro modo di usare il verbo fondare. Si tratta di un senso figurato. Significa prendere origine, basarsi. Ma se una cosa è fondata, come una teoria, o una storia, senza aggiungere altro, significa semplicemente che è credibile e quindi che molto probabilmente è vera.
Su cosa è fondata la tua teoria? Cioè su cosa è basata? Qual è l’origine?
Cosa c’è alla base dee tue idee? Si tratta di idee fondate? Oppure sono prive di fondamento?
Si può dire semplicemente così: la storia è fondata, oppure in caso contrario, la storia è infondata!
La storia di Romolo e Remo, o meglio la loro leggenda è fondata sulla tradizione mitologica romana e questo non significa che sia fondata, cioè credibile, vera. E’ fondata su quanto raccontato anche nell’Eneide di Virgilio e dalla storia di Roma raccontata dallo storico latino Tito Livio. Si parla di leggenda, appunto, e una leggenda è un racconto o immaginario, frutto della fantasia, oppure alterato dalla tradizione, modificato nel tempo dalla fantasia e dalla tradizione, per poter esaltare dei personaggi, per costruire un mito che appartenga al patrimonio di un popolo, per circondare di mistero e quindi di fascino un oggetto o un luogo.
Spero che abbiate gradito questo episodio. Ci sentiamo al prossimo.
Giovanni: L’episodio di oggi ha a che fare con le decisioni e i dubbi. In che senso?
Nel senso che si può essere più o meno sicuri di qualcosa, come una decisione da prendere di qualsiasi tipo, e aver avuto un’esperienza in passato può aiutare sicuramente. Soprattutto se questa esperienza è direttamente collegata con questa decisione da prendere, come se si trattasse della stessa decisione, da prendere come se conoscessimo già cosa accadrà.
Ovviamente non sarà mai così, ma c’è un’espressione in questi casi che si può usare per esprimere questo concetto, il concetto di relativa sicurezza di quanto accadrà e che quindi la decisione da prendere è più facile. l’espressione è: “a ragion veduta“.
Ancora un episodio su questa parola dunque, la ragione, che abbiamo già incontrato due volte finora (a maggior ragione e ragion per cui).
Il termine “veduta” a cosa serve? Sta lì proprio per questo motivo: sta a significare che abbiamo già “visto” come funziona e la ragione, cioè il nostro cervello, ci aiuterà a trarre beneficio dall’esperienza passata. Abbiamo quindi già un’idea di ciò che potrebbe accadere. La “ragione” è “veduta”, il che significa che abbiamo visto qualcosa che ci può aiutare a prevedere il futuro.
Facciamo qualche esempio:
Oggi, a ragion veduta, in tutto il mondo avremmo potuto prendere misure preventive per combattere il coronavirus.
Vale a dire: se avessimo saputo ciò che sarebbe accaduto avremmo agito diversamente. Avremmo potuto limitare il contagio. A ragion veduta l’avremmo fatto.
Oppure:
Io e tante altre persone abbiamo sbagliato a fidarci di Giovanni, ma tu adesso a ragion veduta sai come comportarti.
Tu adesso sei in una condizione diversa, tu sai cose che noi non sapevamo, noi abbiamo sbagliato, ma tu sulla base delle esperienze da noi vissute, considerate queste nostre esperienze, saprai meglio di noi come comportarti.
Voi mi direte: posso anche dire allora:
Adesso che lo so posso comportami così
Adesso che ne so di più posso prendere una decisione più ponderata
Siccome adesso conosciamo meglio il problema, possiamo risolverlo
In teoria potete usare anche queste frasi, ma non sono molto eleganti come frasi.
Poi la locuzione “a ragion veduta” si adatta bene a molte circostanze diverse e difficilmente troviamo una espressione equivalente sempre valida:
Ne parlo a ragion veduta (cioè so quello che dico, conosco i fatti)
Decideremo a ragion veduta (decideremo quando sapremo come fare)
Fidatevi di noi: parliamo a ragion veduta (fidatevi perché abbiamo dei motivi validi per sostenere le nostre idee).
Pensavo che tu parlassi a ragion veduta.
Dà il senso dell’affidabilità “parlare a ragion veduta”; anche il senso dell’esperienza, ma bisogna saper distinguere la “ragion veduta” con, ad esempio, la “cognizione di causa“, espressione simile che vediamo nel prossimo episodio.
Infine mi raccomando, bisogna dire e scrivere “ragion” e non “ragione“, come nell’espressione “ragion per cui” che abbiamo già visto nell’episodio n. 176.
Adesso ripassiamo alcune puntate precedenti:
Ulrike: Sono rimasta impressionata dall’efficacia delle frasi di ripasso. Lejla: Vero, sono un supporto notevole per rinfrescare la memoria. Camille: Anche il nostro apporto però è importante, no? Khaled: Certo, senza di quello che sorta di associazione sarebbe? Cristine: Ragazzi a proposito. Andiamo in Italia quest’estate? Inizio ad essere insofferente a casa mia! Oppure avete paura del virus? Hartmut: Io non sono pronto a raccogliere la provocazione!!! Ho rispetto del virus.
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L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Buongiorno ragazzi, io sono Giovanni, il creatore del sito web italiano semplicemente punto com.
Oggi ci divertiamo un po’ col verbo avere. Lo abbiamo fatto in passato anche col verbo essere se ricordate, metterò un link sull’episodio per i più curiosi o smemorati.
Anche questo episodio sarà pertanto un pretesto per ripassare le espressioni spiegate sul sito italianosemplicemente.com. Le espressioni fanno parte della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“.
Il verbo avere lo vediamo quindi in tutte le sue possibili utilizzazioni.
Potete, se volete, arrestare l’ascolto e ripetere la frase, oppure, meglio ancora, cambiarla al femminile o al plurale o anche negare la frase appena ascoltata o metterla sotto forma di domanda. Ci vorrà almeno una mezz’ora per ascoltare, mettetevi comodi e con l’occasione ripasseremo parecchie espressioni già spiegate fino alla lezione n. 265. Pronti?
abbiate pazienza e vedrete che se tutto va bene il vostro comportamento passerà in cavalleria.
Il progetto è fattibile, purché loro abbiano tutto in mente.
Congiuntivo Passato
Devi dire alla tua sorella carina che quel bel sorriso che mi ha fatto, mi ha colpito. Dille anche come io abbia avuto fortuna ad incontrarla.
Io sono polemico? Vorrei farti notare come, per la cronaca, anche tu abbia avuto qualcosa da ridire in molte occasioni.
Che poilei abbia avuto ragione quella volta, non significa che sia sempre così.
Non so cosa abbiamo mai avuto da contestare quella volta, circa la questione della pandemia.
Io sono il più fortunato di tutti, altro che storie! A meno che non abbiate avuto anche voi la fortuna di vincere la lotteria!
Il grande attore, che poi sarebbe morto due anni più tardi, finì la sua opera prima che i critici avessero avuto il tempo di valutarne la bellezza. Che abbiano avuto poca prontezza?
Congiuntivo Imperfetto
Se io avessi risentito delle offese ricevute, ora sarei offeso.
Se tu avessi capito che la tua decisione andava a discapito degli altri, non avresti agito così.
Se avesse agito a scapito di altre vite umane, sarebbe stato condannato.
Se voi aveste voglia di divertirvi alle mie spalle, poi dovreste vedervelacon i miei genitori.
Se i tuoi amici avessero voglia di uscire, io andrei, ma poi vedi tu
Congiuntivo trapassato
Se avessi avuto più tempo avrei capito che a scanso di equivoci sarebbe stato meglio essere più chiari.
Stavo appena addormentarmi quandoho sentito delle urla così terribili che perfino tu che fai sempre il duro, sembrava avessi avuto paura.
Io sono per la pace in famiglia, ma se mio figlio avesse avuto più rispetto per me, io non l’avrei sgridato.
Qualeresponsabile del progetto, non doveva scappare. Se avessimo avuto il coraggio di denunciarlo, non saremmo a questo punto.
Nel caso in cui non ne aveste avuto abbastanza, vi spedisco un altro documento molto pesante. Il che non significa che dobbiate leggerlo oggi.
se queste persone avessero avuto la sfortuna di nascere in un Paese diverso, saremmo a cavallo, e non avremmo problemi di integrazione.
Imperativo Presente
Abbi pazienza, siamo ancora studenti, un compito difficile come questo, proprio non è cosa!
Mi chiedo se quel tipo abbia cose più interessanti da raccontare oltre alle sue solite sciocchezze! Vedremo!
abbiamo il coraggio di lottare! Dobbiamo contaresolo su noi stessi!
Se vogliamo è abbastanza semplice la soluzione. Basta aspettare. Abbiate pazienza!
Mi chiedo se i miei dipendenti abbiano capito l’importanza delle regole. Non possono continuare a sgarrarecosì, ogni due per tre!
Infinito presente
Io non sono cristiano, non sono buddista e neanche mussulmano, ma al di là di questo, mi piacerebbe sapere cosa c’è nell’Aldilà
Infinito passato
Ringrazio tutti i visitatori di avere avuto pazienza nell’ascoltare questi episodio sul verbo avere realizzato sulla falsariga dell’episodio sul verbo essere
Participio presente
Questo episodio avente ad oggetto il verbo avere, può risultare piuttosto difficile, ma volendo essere precisi, è stato lungo anche costruire tutti questi esempi!
Participio passato
Una volta avuto il coraggio di ascoltare tutti gli esempi, potremmo confrontarci dal vivo, magari in una videochat per chiarire eventuali diubbi.
Gerundio presente
avendo ancora un esempio da fare, sono abbastanza soddisfatto, così ora potrò fare una capatina sul gruppo whatsapp per vedere se ho dei messaggi a cui rispondere.
Gerundio passato
Pur avendo avuto un successo strepitoso, Amelia non si montò mai la testa, perché aveva sempre presente la massima, “chi si esalta sarà umiliato”.
Giovanni: Benvenuti nella rubrica due minuti con Italiano Semplicemente. Episodio n. 266. Ma siccome oggi non sono in vena di spiegazioni lascio la parola ai membri dell’associazione.
Ulrike (Germania): Facciamo di nuovo un lavoro di gruppo? Ve la sentite? Vi propongo un episodio di ripasso di qualche puntata precedente che al contempoverte su una spiegazione di una nuova locuzione.
Sarà un compito esigente direi, dovremo darci da fare. Allora, siete in vena di partecipare?
Leyla (Bosnia): Buona idea direi. E mi pare tu abbia appena usato un’espressione interessante che varrebbe la pena di spiegare. Essere in vena, appunto. Cominciamo subito, me la sento proprio.
Bogusia (Polonia):Te la senti hai detto? Sai Lejla, avresti potuto dire anche che ne sei in vena, proprio per dire che ti trovi nelle condizioni buone, che sei disposto/a e ti senti forte, pronto e predisposto per affrontare questo compito.
Andrè (Brasile): Eccomi anch’io ragazzi! non vi dicoquale coincidenza! Proprio ieri una mia amica italiana ha usato questo modo di dire. Lei mi pareva triste ed io cercavo di rasserenarla un po’, allo ho fatto qualche battuta ma lei si mostrava restia e mi ha detto: ti prego, lasciami un po’ in pace guarda, non sono per niente in vena di queste battute.
Rauno (Finlandia):
Perché però in vena ? La vena è un vaso sanguigno che porta il sangue al cuore. Nelle vene scorre il sangue.
Mi pare che le vene non abbiano nulla a che spartire con lo stato d’animo della tua amica.
Qualcuno sa, da dove deriva questo modo di dire?
Sofie (Belgio): Allora, io ho fatto qualche ricerca e ho trovato un pezzo interessante sull’origine del modo di dire essere in vena, cosicché ora si può riuscire a capacitarsi del significato.
Ascoltate:
Nei tempi antichi i medici usavano tastare il polso dei pazienti per valutare il loro stato di salute e per scoprire se il malato fosse “in buona vena”, ovvero se si trovasse in uno stato che lasciava prevedere una guarigione in breve tempo.
Emma (Taiwan): Interessante, buona ricerca Sofie. Ecco perché quando oggi diciamo “mi sento in vena di fare questa cosa” significa che ci sentiamo nelle condizioni migliori per affrontare con successo una situazione o un’iniziativa. Il contrario sarebbe sentirsi totalmente privo di energia, di volontà. Potrei dire: oggi proprio non mi va, non me la sento, non ne ho voglia. Oppure non sono in vena.
Doris (Austria): Bene amici, ho capito, vi siete spiegati bene. Ora mi sento dello spirito giusto, cioè sono proprio in vena di ripetere alcune parole passate della rubrica. Ciao, alla prossima e grazie a Giovanni, bontà sua, per averci dato il suo beneplacito per questa attività ivi incluse le correzioni laddove siano venuti a galla degli errori.
Giovanni: complimenti, proprio un bell’episodio ragazzi, ricco di frasi di ripasso. A proposito, con questo episodio mi avete fatto venire in mente una battuta: sapete cosa dice una goccia di sangue cadendo a terra? Oggi non sono in vena!
E adesso visto che mi avete sostituito nella spiegazione, tocca a me fare una frase di ripasso:
Laddove voi vi sareste aspettati una cazziata da parte mia per aver commesso molti errori, mi complimento invece con voi e peccato che non lo facciamo spesso. Ma vedrete che a questo punto, bontà vostra, potrete supportarmi più frequentemente, ovviamente tempo e voglia permettendo. Un saluto a tutti.
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L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Queste solo alcune frasi sulla “ragione“, delle presunte verità, o delle frasi celebri sulla ragione.
La ragione. Cos’è la ragione?
Il modo più facile per usare questo termine è nella frase:
Avere ragione, che è il contrario di avere torto.
Io ho ragione, tu hai ragione e eccetera.
Avere ragione quindi significa avere un pensiero che si dimostra vero osservando la realtà.
Ci sono tantissime locuzioni col termine “ragione” con 1000 sfumature diverse. Oggi vediamo “a maggior ragione”, che è una locuzione che si usa in modo simile a un’altra espressione che abbiamo già visto nella puntata n. 234: tanto più. Le due espressioni si usano nelle stesse occasioni, esprimono lo stesso concetto, ma le frasi si costruiscono in modo diverso.
Si tratta ancora una volta di esprimere un concetto che voi ritenete valido, aggiungendo un argomento ancora più valido, che ne rafforza la validità.
Vediamo qualche esempio con entrambe le locuzioni
Dobbiamo sempre mettere la mascherina, a maggior ragione (tanto più) a casa se ci sono anziani o malati.
Dobbiamo sempre stare attenti alla pulizia delle mani, a maggior ragione (tanto più) adesso con questo virus.
Stesso concetto, stesso significato. E’ come dire: “anche perché“, che probabilmente voi stranieri usate di più. Ma “anche perché” si usa meno quando state cercando di convincere qualcuno.
Francesco oggi non vai a scuola perché fa troppo freddo. A maggior ragione non ci va neanche Giovanni perché è stato male nei giorni scorsi.
Qui si fa un confronto tra Francesco e Giovanni. Il freddo è un motivo valido per non andare a scuola, ma Giovanni ha anche un motivo in più per non andarci: è stato male quindi a maggior ragione meglio che se ne stia a casa.
Francesco e Giovanni, oggi non andate a scuola perché fa troppo freddo. Tanto più che Giovanni è stato anche male nei giorni scorsi.
Spesso si usa anche come esclamazione:
Domanda: Bisogna mettere la mascherina in casa se siamo solo io e mio nonno?
Risposta: lo devi fare a maggior ragione!
In questo “tanto più” è più difficilmente utilizzabile, anche perché “a maggior ragione” è più convincente.
Infine, è bene dire che “a maggior ragione“, non solo si usa in modo analogo a “tantopiù“, ma in alcune circostanze ha anche lo stesso significato di “tantomeno“, e questo lo abbiamo già visto nella spiegazione di tanto più.
Si può fare solo quando si afferma qualcosa ma in forma negativa. Solo in questi casi tantomeno può essere uguale a “amaggior ragione” e “tanto più“. Ad esempio:
Tu non puoi a casa nostra perché è pericoloso. Tantomeno tu mamma, che hai una certa età. In questi casi si può anche dire:
A maggior ragione tu mamma
Oppure
Anche tu mamma, tanto più che hai anche una certa età.
Ora ascoltate una bella frase di ripasso, vale la pena farlo, anche perché sono già passati i due minuti. Sofie dal Belgio ha qualcosa da dire riguardo al coronavirus.
Sofie (Belgio): C’è chi dice “Pentola guardata non bolle mai” ma oggi è finalmente arrivato: il 4 maggio, giorno della ripartenza graduale dopo l’incubo del Covid19!
Ma vai a capire cosa sia questa ripartenza “con cautela”. Regione che vai, fase due che trovi.
Certo, ogni Dpcm (Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri) è passibile di modifiche ma quando provo a capacitarmi della situazione mi dà di volta il cervello.
Affetti stabili, congiunti, fidanzati, parenti di sesto e di quarto rado e affini.
Qualcuno si sentein vena di aiutarmi a ricostruire il mio albero genealogico?
No, scherzo, state tranquilli, mi rendo conto che è difficile.
Anche qui in Belgio c’è moltissima confusione; che vuoi, è da 11 mesi che stiamo senza governo.
Se aspettiamo che tutti rispettino le regole che cambiano ogni due per tre, stiamo freschi!
Giovanni: in Belgio non rispettate le regole? Beh, allora a maggior ragione non lo facciamo neanche in Italia, tanto più che non amiamo neanche tanto farlo!
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L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Giovanni: e dopo l’apporto vediamo il supporto, in questo duecentosessantaquattresimo episodio della rubrica due minuti con italiano semplicemente. Io sono Giovanni e sono qui a supportarvi, voi invece a (o per) sopportarmi.
Scherzi a parte, il supporto è un altro modo per indicare un aiuto.
Se state ascoltando questo episodio state di certo utilizzando un supporto audio; se state solamente leggendo non vi state avvalendo di alcun supporto audio ma sicuramente di un supporto video, magari lo schermo del vostro cellulare.
Ma il supporto è come l’apporto?
E supportare è come apportare?
Si, il supporto è come l’apporto e anche come l’aiuto, si usano allo stesso modo, ad es:
Avrai il mio aiuto
Avrai il mio supporto
Avrai il mio apporto
Ma il termine supporto si usa quando vogliamo indicare un sostegno, una base, qualcosa su cui appoggiarsi, qualcosa o qualcuno che ci sostiene, e infatti proprio sostenere è all’origine del supporto e del verbo supportare.
Il supporto, è vero, si usa anche in sostituzione dell’aiuto, ma è una via di mezzo tra l’aiuto e l’ausilio. Ricordate l’ausilio? Lo abbiamo visto nell’episodio 120 di questa rubrica. Anche l’ausilio è una forma di aiuto, ma è più tecnico come termine, e poi non c’è il verbo “ausiliare” come abbiamo già visto in quell’episodio.
Supportare invece esiste e si usa come aiutare, nel senso che si aiuta una persona, e si supporta una persona, mentre se ricordate non si può apportare una persona. Però possiamo dare aiuto, dare (un) supporto o dare (un) apporto.
Ma perché usare il verbo supportare?
Supportare inizia per “su”. Un caso?
No!
Quindi supportare serve a portare su, come quando ci si appoggia sulla spalla di un amico per alzarsi, per portarsi su, per alzarsi.
Quindi una squadra ha bisogno del supporto dei tifosi. Ha bisogno di essere supportata.
Tutti abbiamo bisogno del supporto di un amico quando siamo tristi. Bisogna supportare gli amici al bisogno.
Gli anziani spesso hanno bisogno di supporto per camminare. Un semplice bastone in questo caso li può supportare, ma meglio sicuramente un supporto umano e psicologico.
Anche un supporto informatico o tecnico serve ad aiutarci. E questo può essere sia l’aiuto di un tecnico esperto, sia un oggetto come un computer.
Un’azienda ha sicuramente bisogno di essere supportata dallo Stato, altrimenti fallisce.
Aiuto è più facile da usare, d’accordo; aiutare va sempre bene in ogni caso, ma col supporto di Italiano Semplicemente potete fare passi in avanti. L’apporto che posso darvi con questi episodi spero vi sia utile ma se non vi basta il mio, probabilmente può esservi diausilio anche il contributo dei membri dell’associazione che state per ascoltare, in questo caso André e Mariana dal Brasile.
Andrè:
Vedo un crescendo nell’apprendimento della lingua italiana in questo gruppo, tant’è vero che molti dei membri se la sentono spesso di partecipare alle videochat organizzate da Giovanni. Si dà il caso che ci siano diversi livelli di conoscenza, ad esempio, Anthony e Natalia sono quasi madrelingua e direi anche che Ulrike e la Grammatica Italiana costituiscano un binomio inscindibile! Sono stato impegnatissimo nelle ultime settimane, ragion per cui non ho ancora partecipato alle videochat. Coronavirus permettendotornerò alla carica tra pochi giorni, quindi ragazzi non lasciate che il cervello vi dia di volta e rimanete sempre membri di Italianosemplicemente. E non dimenticate, fate una donazione quando potrete! Sarà un ottimo ausilio a supporto del sito.
L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Giovanni: quanti modi ci sono per indicare un aiuto?
Abbiamo già visto che possiamo dare manforte ad una persona. Ricordate l’episodio n. 150? A dire il vero abbiamo anche visto tendere la mano nell’episodio 72.
Oggi vediamo una terza forma, l’apporto, ad esempio dare un apporto o fornire un apporto e domani ne vedremo una quarta: il supporto.
Iniziamo quindi dall’apporto e da apportare, che è un verbo simile a portare (senza la a e con una sola p), quindi, analogamente a portare, si può anche apportare qualcosa, ma non qualcuno, come l’aiuto. Le persone sono si possono apportare.
Non posso dire quindi “io ti apporto” perché non funziona come aiutare. Ho bisogno di specificare cosa si apporta. Proprio come le cose materiali.
Quindi io posso apportare un aiuto se c’è bisogno ma posso anche apportare altro, non solo un aiuto. La cosa importante per usare questo verbo è che siano cose immateriali. Solo quelle possono essere apportate.
Posso apportare modifiche ad un documento, posso apportare il mio contributo in un lavoro di gruppo.
Posso anche dire che tu hai apportato importanti novità.
Posso anche dire che l’attività sportiva apporta benefici alla salute.
Anche i benefici non sono oggetti.
Quindi è vero che apportare è simile ad aiutare ma è simile anche ad aggiungere e dare.
Spesso poi, anche con le cose immateriali si usa portare, sebbene questo verbo sia più adatto per le cose materiali.
Posso anche dire:
La pandemia apporta problemi al mondo intero.
Anche i problemi si possono apportare
Vedete che è simile anche a procurare, causare, arrecare. Il, verbo si può usare sempre sia in positivo che in negativo quando c’è qualcosa che causa o che influenza o aiuta o contribuisce a qualcos’altro. C’è un’influenza quindi, in generale.
Il termine apporto invece equivale all’aiuto ma in senso meno umano e più tecnico. Si usa molto al lavoro.
Il tuo apporto è stato determinante.
Cioè il tuo contributo è stato determinante. Ciò che hai portato tu ha prodotto risultati positivi.
Si sente spesso parlare dell’apporto della scienza al progresso dell’uomo ad esempio.
Posso anche dire che il mio ufficio non ha dato nessun apporto specifico ad un certo lavoro.
Le persone il cui apporto è fondamentale per la rubrica due minuti con italiano semplicemente sono sicuramente i membri dell’associazione italiano semplicemente che hanno realizzato queste frasi di ripasso, frasi alle quali anche io ho apportato alcune modifiche.
Doris (Austria): Bontà vostra Permettendo, do seguito all’invito di scrivere qualche frase di ripasso. Hai visto mai che questa volta riesco a farne una sulla falsariga degli altri membri dell’associazione Italiano Semplicemente. Scriverne una è fattibile, basta ritagliarsi un po’ di tempo. Per noi il valore aggiunto di queste frasi è alto, poiché impariamo un sacco e al contempo ci aiutiamo reciprocamente ad avanzare e lentamente aumentare i propri livelli. Non dobbiamo avere fifa di non essere all’altezza di buttare giù qualcosa che sia accettabile. Oltretutto, è risaputo che ripassare regolarmente aumenta l’efficacia dello studio. Si deve ovviare alla pigrizia e rompere gli indugi.Volendo, si può anche fare un appunto nel calendario per non scordarsi.
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L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Giovanni: Abbiamo già incontrato 2 volte il termine “volta” negli episodi di due minuti con Italiano Semplicemente. E con questo episodio è già la terza volta!
La prima volta è accaduto nell’episodio 117, quando abbiamo visto “una volta“, poi abbiamo visto “dare di volta il cervello“. A dire il vero abbiamo anche visto “svoltare“. che contiene ugualmente la “volta”, un termine che indica sempre un cambiamento: un cambiamento di direzione: svoltare a destra; ma anche un cambiamento di qualsiasi altra cosa: “una volta entrato in casa mi sento al sicuro”, “una volta spiegato un termine, è più chiaro”, o “dare di volta il cervello” che come abbiamo visto è un cambiamento nel ragionamento, che da razionale diventa irrazionale, da logico a illogico.
Bene, se invece diciamo che vogliamo andare in una certa direzione, posso usare il termine volta in questo modo:
Voglio partire alla volta di Roma
Oggi vediamo questa espressione: “alla volta di”, che significa verso quella direzione, verso Roma in questo caso.
Non si usa proprio tutti i giorni questa espressione, ma quando lo si fa c’è sempre un motivo. Il motivo è legato all’avventura, nel senso che quando si parte alla volta di qualche luogo, qualunque esso sia, si sta prendendo la direzione verso una meta. Si parte verso un obiettivo, verso un luogo che vogliamo raggiungere, e questo si fa solo con i luoghi e soprattutto quando si sta per affrontare un viaggio incerto, come se il futuro potesse riservare delle sorprese. Noi dicendo di partire “alla volta di” stiamo solo dicendo che vogliamo raggiungere questo luogo, ma normalmente dico:
vado a Roma
Parto per Roma
Sto per partire per Roma
Mi sto avviando verso Roma
Se invece dico parto alla volta di Roma, allora voglio esprimere avventura, futuro incerto, oppure eccitazione, voglia di scoperta.
Si può usare in vacanza:
Ora, una volta visitata Roma, partiremo alla volta di Napoli!
Iniziò il viaggio alla volta di una città sconosciuta.
Oppure parlando di guerra:
i soldati partirono alla volta di Berlino
Ma sapete che più raramente si usa anche con le persone e non solo i luoghi.
Giovanni è venuto alla mia volta
Cioè verso di me, per raggiungermi.
Attenzione perché “alla volta” non basta per indicare la volontà di partire per un luogo, ma bisogna aggiungere “di” o “del”, dello eccetera.
Se non metto questa preposizione “alla volta” ha un uso diverso:
Facciamo uno alla volta, bisogna entrare due alla volta, tre alla volta, eccetera. In questo caso indica la numerosità di un gruppo che compie un’azione insieme: uno alla volta vuol dire prima una persona, poi un’altra, non due insieme, altrimenti avrei detto “due alla volta”.
Adesso, uno alla volta, ripassiamo alcune delle espressioni già spiegate:
L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Giovanni: Dovete sapere che quando mi viene chiesto da una persona non madrelingua di spiegare una nuova frase, espressione, parola o verbo particolare, io spesso, di fronte a una proposta di questo tipo, rispondo “ok”, “va bene”, “sì, mi piace”, oppure “d’accordo, credo anch’io valga la pena di spiegare questa cosa”. Altre volte invece mi piace rispondo: Aggiudicato!
Questa risposta ha lasciato a volte perplesso qualcuno, che evidentemente ha capito che volevo ugualmente esprimere un assenso alla sua proposta quindi ha capito che il mio era un sì, ma non ha capito bene perché ho usato il verbo aggiudicare.
Allora, il verbo ha più utilizzi a dire il vero, ma in questo caso, quando lo suo come una esclamazione: aggiudicato, aggiudicata, aggiudicati, aggiudicate, sto usando un linguaggio tipico delle aste.
Sapere cos’è un’asta? Un’asta è quando si mette in vendita qualcosa: un oggetto, un appartamento, un quadro eccetera, ma la persona che farà l’acquisto sarà quella persona che offrirà il prezzo più alto:
Chi si aggiudicherà il quadro? Se lo aggiudicherà chi offre la maggiore quantità di soldi, chi farà l’offerta migliore. Allora se un quadro viene venduto all’asta per 1000 euro, il venditore riceve le offerte e dà alcuni secondi di tempo alle altre persone per offrire di più:
500 euro!
Chi offre di più?
700 euro!
700 e 1, 700 e 2…
1000 euro!
1000 euro e 1, 1000 euro e 2… 1000 euro e tre!
Aggiudicato per 1000 euro!
Il quadro quindi è stato venduto per 1000 euro, e l’acquirente, cioè colui che lo ha acquistato, se lo è aggiudicato per 1000 euro. Si dice così perché c’era una specie di competizione, di gara, un’asta in questo caso.
Allora informalmente, nel linguaggio di tutti i giorni, quando si accetta qualcosa, quando si riceve un’offerta, anche se non c’è nessuna asta, nessun acquisto, si usa dire: aggiudicato! Un’esclamazione che sta per ok, sì, va bene, ma è quasi come dire “hai vinto!”. Si usa questa esclamazione quando si vuole dare soddisfazione a chi propone qualcosa. Si tratta di rispondere a delle proposte, più che a delle offerte.
Attenzione a non confondere aggiudicare, tutto attaccato con ” a giudicare” scritto con due parole staccate, oppure a non confondere aggiudicato (una sola parola) con “ha giudicato” (verbo avere + giudicato): la pronuncia è la stessa ma la frase fa capire che si tratta di due verbi diversi: aggiudicare nel primo caso, giudicare nel secondo caso:
A giudicare dalla tua espressione non hai capito molto di quello che ho detto.
In questo caso uso “giudicare“: “A giudicare dalla tua espressione”, è come dire “giudicando dalla tua faccia”, “dovendo dare un giudizio basandomi sulla tua espressione”, oppure “guardando la tua espressione”. Il verbo è giudicare, non aggiudicare.
Oppure:
Ho giudicato giusta la tua offerta.
Quindi è come dire: il mio giudizio sulla tua offerta è positivo. Sto usando il verbo giudicare, non aggiudicare. Io ho giudicato. il verbo aggiudicare non c’entra.
Tua madre mi ha giudicato male.
Anche qui, detto velocemente ha la stessa pronuncia. Ancora una volta uso giudicare. Tua madre ha dato un giudizio sbagliato su di me. Adesso vediamo una frase di ripasso, proprio una di quelle che quando mi è stata proposta ho risposto così: aggiudicata!
Bogusia (Polonia):
Vai a capire perché non ho voglia di uscire oggi, considerando il mio amore per la natura. È ben risaputoche per ovviareal pericolo di contagio è meglio starsene a casa, però, che vuoi, normalmente, non me la sento di tenere a bada la voglia di uscire. Oggi però, nonostante il sole splendente e le temperature miti forse il mio corpo, a mia insaputa, ha sentoredel cambiamento del tempo. Sembra infatti che domani pioverà, Dio permettendo. Così dicono i meteorologi, e se non accadrà, a loro dire la raccolta agricola di questo anno è passibiledi danneggiamento.
Poi con la pioggia non sarà più peccatostarsene a casa e allora non mi resterà che costruire delle frasi di ripasso come si deve.
– – –
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Giovanni: Quando siete arrabbiati, in lingua italiana, ci sono molte espressioni che potete usare, e queste espressioni molto spesso si usano solamente in queste occasioni. Probabilmente questo accade un po’ in tutte le lingue. Una di queste espressioni è “dare di volta il cervello”.
Quando ad una persona dà di volta il cervello significa che è impazzito, che è diventata pazza, ma in realtà si usa quando si sta parlando con una persona che fa qualcosa di illogico, qualcosa di irrazionale, che ha delle gravi conseguenze. Quindi anziché esclamare: ma sei impazzito?
Spesso si dice:
Ma, dimmi una cosa: ti ha dato di volta il cervello?
E’ una domanda retorica ovviamente, non una vera domanda, come a dire:
Ma cosa hai fatto? Come ti è venuto in mente?
Cosa ti è passato per al mente? Perché l’hai fatto?
Ti ha dato di volta il cervello?
A volte si tratta di un gesto sconsiderato, di un gesto inconsulto, fatto senza riflettere e senza valutare le possibili conseguenze delle proprie azioni. Un gesto avventato, scriteriato, imprudente.
Di fronte a questi gesti, a questi atteggiamenti, spesso viene spontaneo esclamare
Ti ha forse dato di volta il cervello?
Di solito si pone sotto forma di domanda, ma può capitare di trovare anche delle classiche esclamazioni:
A Paolo deve aver dato di volta il cervello per comportarsi in quel modo
Dare di volta significa rovesciare, capovolgere, quindi quando dà di volta il cervello, il cervello si capovolge, si vuole dare questa immagine figurata, ma significa perdere la ragione.
Normalmente quando si parla di qualcuno che è impazzito si dice semplicemente così, che è impazzito. Dare di volta il cervello si usa invece appunto quando si è stupiti, e spesso adirati, arrabbiati, perché le conseguenze erano chiare, e questo gesto sembra proprio fatto senza ragione.
Il termine volta si utilizza perché dà il senso del cambiamento. Anche il verbo volgereha anche questo significato. Ma anche il termine volta indica cambiamento: questa volta, stavolta, si usa quasi sempre per indicare un cambiamento.
Andrè: Quantomenonon dobbiamo fare tutto da soli. – – –
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Giovanni: Quanti modi ci sono per dire “solo questo”, “solamente una cosa”, e frasi di questo tipo?
Ti devo dire solo una cosa
Prendiamo questa frase ad esempio.
Potremmo sostituire solo con soltanto o solamente oppure con unicamente, o semplicemente, ma potete anche usare la congiunzione “che”. In questo modo:
Non ti devo dire che una cosa.
Questa frase è una forma alternativa di:
Non ti devo dire nulla, tranne una cosa
Quel “che” quindi può essere usato per introdurre un’eccezione. In fondo si tratta di una eccezione. Abbiamo già visto nella puntata 170 che per introdurre un’eccezione si usa spesso anche “fare salvo“.
Nessuno può entrare, tranne te.
Può diventare:
Non può entrare nessun altro che te.
Tu sei quindi una eccezione.
Ma quando si usa in pratica questa forma? Possiamo farlo sempre? È solamente una alternativa a fare salvo?
No, non è solamente un’alternativa a fare salvo.
Potete usarla in molte occasioni anche per sottolineare un’esclusiva, o un onore, ma il modo migliore per usarla è per spingere qualcuno ad un’azione. Lo vediamo dopo, ma più in generale ci sono anche altre forme equivalenti:
Non può entrare nessun altro all’infuori di Giovanni.
Nessuno eccetto Giovanni
Nessuno salvo Giovanni
Nessuno fuorché Giovanni.
Sono tutte forme equivalenti.
Il termine fuorché, se ci pensate, contiene fuori ma anche che.
Questo ci conferma come “che” si possa usare per esprimere eccezioni.
Dicevo però che la forma con “che” si usa soprattutto quando si vuole dare un’idea di facilità, di semplicità, quando volete invitare qualcuno a fare qualcosa, qualcosa di semplice. Se volete dire che basta poco, che ci vuole poco, solo una cosa, una piccola cosa, allora possiamo dire:
Dai, non aver paura di parlare in italiano, è facile, non devi far altro che provare.
Oppure:
Non haida fare altro che provare.
Non devi fare altro che provare
Non haicheda provare
Non devi che provare
Non ti resta che provare
Non resta cheprovare
Queste ultime forme sono quelle più brevi e forse le più difficili per voi stranieri da capire.
Si usano molto spesso quando si vuole spingere qualcuno a fare qualcosa, per convincerlo che basta una sola cosa da fare. Poi nient’altro.
Non sai se Paola ti ama? Non hai che da chiderglielo. Non devi che chiederglielo. Non ti resta che chiederglielo.
Adesso vorreste una frase di ripasso delle puntate precedenti? Non avete che da ascoltare gli esempi che seguono:
Mariana (Brasile): ho un problema a cui ovviare nel più breve tempo possibile. Vorrei smarcarmi da un ragazzo che mi dà fastidio. Qualcuno potrebbe essermi di ausilio?
Xiaoheng (Cina): potrebbe aiutarti mio fratello che fa il poliziotto. Sarebbe un aiuto per interposta persona.
Ulrike (Germania): se vuoi posso darti anche io manforte.
Camille (Libano): hai visto che solidarietà? Poi dice gli amici a che servono!
Natalia(Colombia): già! Che poi non ci incontriamo così spesso non vuol dire nulla.
Bogusia (Polonia): incontri dal vivo intendi? O intendevi tutti gli incontri, ivi inclusi quelli per telefono o anche gli incontri virtuali?
Emma (Taiwan):se vogliamo anche un SMS è un modo per sentirci vicini.
RAN (CINA): ma torniamo a bomba. Cosa voleva quel ragazzo? Se ti tallona fisicamente ti consiglio uno spray al peperoncino 🌶
Giovanni: uno spray al peperoncino è sicuramente un buon rimedio. Anche per mantenere una certa distanza in questo periodo. Non abbiamo che da provare!
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Giovanni: Quando una persona dice di essere fuori luogo, o di sentirsi fuori luogo, cosa intende? Cosa vuole dire?
Il luogo è un termine che conoscete perché indica una località, un posto, un punto preciso, ma è anche un termine molto usato nelle locuzioni italiane, per formare frasi di significato diverso. Una di queste è appunto “fuori luogo”. Poi ne vedremo anche altre in questa rubrica di due minuti con Italiano Semplicemente.
Se qualcosa, e non solo qualcuno, è fuori luogo, non è mai una bella notizia. Significa che è poco appropriato alla circostanza, si dice spesso anche inopportuno, inadatto, poco consono. Quest’ultima è la versione formale di fuori luogo.
Se si tratta di una persona, si può anche dire che una persona si sente fuori luogo. Meglio usare il verbo “sentirsi” se si esprime una sensazione. Questo accade quando questa persona non si sente a suo agio in una situazione, si sente a disagio quindi, per diversi motivi: non si sente coinvolta, le altre persone sono molto diverse da lei, eccetera.
Si può trattare però anche di una battuta, di qualcosa che si dice per essere simpatici, magari in un gruppo di persone, ebbene, questa battuta può essere fuori luogo, nel senso che non era il caso di dirla. Forse perché mette in imbarazzo qualcuno, forse perché l’ambiente richiedeva un comportamento diverso, magari si tratta di una battuta su una persona importante e quindi c’è stata una eccessiva confidenza, una confidenza fuori luogo.
Scusami se te lo dico, ma hai fatto veramente una battuta fuori luogo.
Di fronte ad una battuta fuori luogo, e quindi inopportuna, inappropriata, sicuramente qualcuno ti guarderà male, perché l’atmosfera che si è creata è un po’ imbarazzante.
Badate bene che quando si dice qualcosa di fuori luogo., qualcosa che appare fuori luogo, questo qualcosa che si dice potrebbe tranquillamente non essere inappropriato in altre occasioni. Però in quel caso era sicuramente fuori luogo.
Comunque si può trattare non solo di persone che si sentono fuori luogo o cose che si dicono essere fuori luogo. Tutte le cose inopportune, inappropriate e non adatte alle circostanze sono fuori luogo. Quindi può essere fuori luogo anche portare tua madre ad una festa tra amici.
Facciamo altri esempi:
Hai fatto una sceneggiata fuori luogo!
Non fare lo spiritoso. Il tuo è veramente un sarcasmo fuori luogo.
Le dichiarazioni del direttore erano fuori luogo in quel contesto.
Ma le persone normalmente potrebbero anche usare parole diverse per indicare un atteggiamento o qualcos’altro di fuori luogo, cioè non adatto alla circostanza. Allora ascoltiamo alcune frasi equivalenti. Le ascoltiamo da alcuni membri dell’associazione, che per l’occasione useranno anche espressioni che abbiamo già imparato. Così facciamo anche il ripasso.
Lejla: Secondo me non hai fatto una battuta divertente! Se vogliamo‘ potevi anche evitare!
Lia: Hai creato un po’ di imbarazzo sai? Era un posto troppo “in” per le tue spiritosaggini.
Maria Lucia: Non credi di aver esagerato? Non hai così tanta confidenza con il direttore per dire queste cose. Se si arrabbia poi te la vedi tu con lui!
Natalia: Non era proprio il caso di dire certe cose a cena col professore di nostro figlio. Non vorrei che questa cosa vada a suo discapito.
L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Giovanni: oggi un episodio dedicato alla comprensione. Si tratta del n. 257 della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente. Abbiamo iniziato circa un anno fa, e vai a capire quando finirà questa rubrica, se finirà!
“Vai a capire” è l’espressione del giorno. Avete certamente capito che si tratta di una espressione che esprime incertezza. E’ certamente colloquiale come espressione, ed oltre ad essere un modo per esprimere incertezza, è quasi un invito personale, perché “vai a capire” sembra essere un invito a capire, un invito personale rivolto alla persona con la quale si parla, dando del tu a questa persona: vai a capire.
Quindi sarebbe tu vai a capire, ma in realtà non è un invito personale rivolto a te, con cui sto parlando. Esprime invece una incertezza che voglio manifestare non come una mia incertezza, ma come una incertezza generale, una incertezza di tutti.
Vediamo qualche esempio.
Vai a capire da quando è iniziata la diffusione del coronavirus in Europa.
Cioè: nessuno lo sa, è molto complicato scoprirlo. Quindi non sto dicendo, come potrebbe sembrare, che io voglio che tu vada a capire questo, perché non è un invito personale o un ordine. E’ solo un modo alternativo per dire: “chissà“, un termine che riassume da solo il senso della frase “vai a capire“.
Chissà da quando è iniziata la diffusione del coronavirus in Europa.
Una frase del tutto equivalente.
Una frase che non possiamo cambiare in nessun modo. Non possiamo dare del lei dicendo:
Vada a capire…
Non si usa questa forma. Se lo facciamo diventa un invito personale ad informarsi su qualcosa.
Coloro che hanno dei dubbi sull’origine del virus potrebbero dire:
Vai a capire se ci stanno nascondono qualcosa.
Anche in questo caso si esprime un qualcosa difficile da capire, un’informazione che potremmo non sapere mai se è vera oppure no. Chi potrà dirlo con certezza? Chissà quale sarà la verità!
Non si può neanche usare il voi:
Andate a capire… anche questo non si può dire, altrimenti sarebbe ancora interpretato come un invito personale.
Neanche “dovreste andare a capire” va bene, e nessun’altra forma.
Insomma, sia che parliate ad una persona che a più di una, sia che parliate del futuro, sia del presente che del passato, l’unica forma da usare è “vai a capire”, che è spesso sostituibile con “chissà”. Ci sono poi vari modi per usare “chissà”:
Chissà che, chissà chi, chissà dove, chissà come, chissà mai.
Quando uso “vai a capire“, però, cambia spesso il tono, che non è un tono esclamativo, ma lascia la frase un po’ sospesa, quasi in attesa di una risposta. Altre volte semplicemente è più interrogativa, esprime maggiormente una incertezza sulle molteplici possibilità o sull’impossibilità di qualcosa.
Vai a capireche fine ha fatto Giovanni – chissà che fine ha fatto Giovanni!
Vai a capirechi è stato a rubarmi la macchina – Chissà chi è stato a rubarmi la macchina!
Vai a capiredove sia finita la mia penna – Chissà dov’è finita la mia penna!
Vai a capirecome abbia fatto Maria a innamorarsi di Alfredo – Chissà come ha fatto Maria a innamorarsi di Alfredo!
Vai a capire se mai riusciremo a risolvere il problema dell’inquinamento – Chissà mai se riusciremo (oppure: chissà se mai riusciremo) a risolvere il problema dell’inquinamento!
Chissà, notate bene, si scrive tutto in una parola, e si usa in modo diverso da “chi sa” scritto in due parole. Attaccato è una esclamazione, staccato è una domanda. La pronuncia però è la stessa.
Vai a capire se Giovanni riuscirà mai a rispettare la durata dei due minuti in un episodio.
Chissà! Vedremo. Chi sa di voi a quale minuto siamo arrivati? Ve lo dico io… 5 minuti e 48 secondi.
Poi un’altra differenza con chissà è che chissà si usa più spesso per esprimere dubbi, come: forse, mah, probabilmente, può darsi.
Comunque non abbiamo ancora ripassato. Allora facciamolo:
Ma io non ho mai capito una cosa Gianni, tu dici che questi episodi durano due minuti, ma intendi due minuti ivi compreso il ripasso? Sei sempre poco chiaro Giovanni, lasciatelo dire.
Beh, adesso smorziamo i toniperò! Fai una seduta di Yoga per rilassarti!
Arrabbiarsi fa male alla salute. Poi dice perché lo Yoga è tanto diffuso. C’è troppa gente nervosa!
È risaputo. Lo so persino io che non mi sono mai interessato.
Beh, io invece, qualeesperta di arti orientali, non possono non saperlo.
Farà pure bene alla salute, ma tra il lavoro, le lezioni di italiano, i ripassi, lo sport, accompagnare i figli di qua e di là, fare anche Yoga proprionon è cosa!Adesso vi saluto perché ho la macchina parcheggiata in divieto di sosta. Sono passibiledi multa!!
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L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Giovanni: Di questi tempi si sente spessissimo parlare di fake news, o false notizie, messe in circolazione tramite Facebook, Whatsapp, Twitter eccetera. L’obiettivo di queste false notizie è guadagnare con la pubblicità. Queste notizie sono false. La maggior parte delle volte è facile verificarlo, altre volte è un po’ meno facile. Dipende tutto da quanto fondamento abbiano queste notizie.
Il fondamento è l’oggetto dell’episodio di oggi. Cos’è questo fondamento?
Si tratta del singolare de “le fondamenta”, termine usato in edilizia, nelle costruzioni: quando si costruisce una casa si inizia dalle fondamenta, che si trovano sotto la casa, alla base: le fondamenta di un palazzo, le fondamenta della casa o di una chiesa eccetera. Le Fondamenta, quindi al femminile plurale si usa anche in modo figurato: si ci si riferisce alla base di un discorso, all’idea base. Ad esempio posso dire che il Covid-19 mina alle fondamenta il capitalismo e liberismo.
Si parla dell’idea stessa di capitalismo ciò che sta alla base della costruzione del liberismo: il Covid si è diffuso grazie al movimento delle persone, al consumismo quindi, al commercio, che stanno alla base del capitalismo.
Era solo un esempio ovviamente, niente di personale contro il liberismo.
Al maschile invece “Fondamenti” è un secondo plurale di fondamento, e il senso è simile. Si usa molto nella didattica però, quando si parla di pensiero, di discipline, di materie scolastiche di studio.
I fondamenti della fisica, della psicologia, eccetera. Molti libri si chiamano così: fondamenti di statistica, fondamenti di matematica eccetera, dove si insegnano le basi, le cose “fondamentali”, cioè quelle più importanti, che vanno studiate prima delle altre, i concetti su cui si basa tutta la materia.
Al singolare invece è solamente fondamento. E’ solo maschile. E quando si usa? Si usa per indicare, come al plurale maschile, qualcosa di necessario, potremmo dire un presupposto, qualcosa che non deve mancare, perché se manca si dice che una cosa è priva di fondamento. Si usa il verbo privare, simile a togliere, sottrarre. Si usa con le cose importanti e necessarie:
privare un cittadino dei diritti fondamentali
privare della libertà
eccetera.
Questa espressione “priva (o privo, privi, prive) di fondamento” si trova spessissimo quando si parla di false notizie. Notizie ad esempio che si vede subito che sono false, perché manca qualcosa di fondamentale, di necessario. Sono prive di fondamento, sono prive di alcun fondamento, sono notizie prive di ogni fondamento.
Si può usare anche con le teorie:
Coloro che pensano che la terra sia piatta sostengono una teoria priva di fondamento.
Come si fa a dimostrare una cosa del genere? Quali sono le basi? Quali evidenze scientifiche ci sono a supporto di questa teoria?
E’ una teoria evidentemente priva di ogni fondamento.
E la Cina ha creato il virus Covid-19 in laboratorio? Anche questa notizia, dicono gli esperti, è priva di fondamento.
Così però, cioè usando il singolare, si è un po’ generici. Ma se specifichiamo il tipo di fondamento meglio usare il plurale. “Fondamenti”. In genere si citano i fondamenti scientifici, perché la scienza spesso è a alla base di tutti i fenomeni).
E’ una teoria totalmente priva di fondamenti scientifici, priva cioè di basi scientifiche.
Chi dice che non bisogna usare i vaccini si fida di teorie prive di fondamenti scientifici.
E il plurale femminile? Potete usare “privo di fondamenta” in sostituzione ma evidenzia che manca una base teorica. Non si usa per le notizie, ma si può usare per uno studio scientifico o un ragionamento tecnico che non “regge”. Non c’è bisogno di specificare in questo caso il tipo: scientifiche, morali eccetera. E’ più tecnico.
Il ragionamento dell’avvocato è privo di fondamenta
Non è una falsa notizia altrimenti sarebbe priva di fondamento.
Questo bilancio aziendale non si può approvare poiché è privo di fondamenta
Non si regge quindi, crolla come una casa senza le fondamenta.
Quindi ricapitolando “prive di fondamento” si usa più spesso con le notizie, e significa “non si possono dimostrare”, “è facilmente dimostrabile il contrario”, “privo di fondamenta” è più tecnico, quindi si parla di credibilità fondata su teorie note a tutti. Infine “privi di fondamenti” (maschile plurale) richiede in genere di specificare: teorie prive di fondamenti scientifici.
Adesso ripassiamo prima che vi venga il mal di testa.
Andrè: Vuoi che non ce ne ricordiamo! È persino una delle mie preferite. Di voci false e tendenziose se ne sentono tante ultimamente.
Bogusia: Ho sentore che tu stia parlando delle voci che corrono sulla pandemia da Covid19. Infatti, ce ne sono tante.
Sofie: Per esempio quelle secondo cui la misura è colma , e che il virus sarebbe solo un’influenza stagionale del tutto normale e pretendono che la morsa delle restrizioni sia sciolta di punto in bianco.
Doris: Poi ci sono anche quelle voci sulla falsarigadel complottismo, coloro che parlano di poteri misteriosi dietro a tutto, e nella loro morsa ci finiscono tutti ivi inclusi i governi ed i massmedia. Queste sì che sono tendenziose!
Andrè: non vi dico, ragazzi! in Brasile ci sono anche coloroche credono che il coronavirus sia una creazione cinese per favorire una dittatura comunista! un’ipotesi bizzarra, direi!
Xin: Idee peregrine secondo me, sguarnitedi fatti comprovati. Io invece ho una fifa blu di un nuovo crescendodelle infezioni dopo i primi passi di ritorno verso una vita “normale”.
Mariana: Speriamo di no, altrimenti a risentirnesaremmo noi .
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L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Giovanni: Oggi vediamo “smorzare i toni“, un’espressione che si usa quando c’è una discussione animata, quando delle persone discutono, non litigano necessariamente, ma i toni diventano un po’ alti, ed allora bisogna smorzarli. Si dice spesso anche “abbassare i toni“, equivalente ma meno formale.
I toni diventano alti non significa che le persone parlano ad alta voce, non solamente almeno, ma che la discussione sta per degenerare. Si dice così quando il dialogo, il normale confronto tra idee e opinioni degenera cioè cambia, si modifica in peggio, quindi peggiora e va verso una discussione confusa, animata, in cui a volte una persona parla sopra la voce dell’altra senza farsi problemi, oppure quando si inizia ad accusare l’altra persona di dire il falso, di dire bugie. Certo, solitamente si alza un po’ la voce in questi casi, ed il tono delle voci si alza, come anche la tensione.
Smorzare è abbassare, è simile anche a soffocare, spegnere.
Emanuele: Volevo dire che ci sono anche altri sinonimi di smorzare: attenuare, attutire, temperare, diminuire, ridurre, affievolire.
Giovanni: Si sente spesso usare questa frase nelle trasmissioni televisive, in occasione di confronti tra personaggi politici, ma si può usare anche se c’è una sola persona che parla. Io potrei rivolgermi a questa persona che parla ma che sta iniziando a usare parole poco cortesi verso qualcuno, e potrei dire: ti invito a smorzare i toni, un modo abbastanza formale per dire: stai calmo, non ti agitare, abbassa la voce, non perdere la pazienza, cerca di essere più moderato, sii meno esuberante, potresti essere offensivo, cerca di usare termini più pacati. Ecco, l’invito a smorzare i toni, equivale ad usare dei toni pacati. Termine usato spesso negli stessi contesti, sempre abbastanza formali.
Non è quindi un’espressione usata in famiglia o tra amici ma come dicevo si usa spesso in TV, nelle trasmissioni televisive, nei faccia a faccia, ed anche in parlamento o al senato. Il presidente si può rivolgere ai parlamentari in questo modo: smorziamo i toni, siete invitati a smorzare i toni, si richiede una maggiore pacatezza nei toni.
Lo stesso invito può essere fatto dal conduttore della trasmissione a chi sta alzando i toni durante il dibattito televisivo: vi invito ad usare toni più pacati.
In famiglia invece si usano altre espressioni:
Per favore ragazzi non esageriamo adesso! Calmi!
Ragazzi, ci vuole un po’ meno enfasi ok?
Ragazzi, non si discute in questo modo, state un po’ degenerando adesso.
Adesso invece ripassiamo.
Bogusia: Buongiorno a tutti, sono di nuovo qui, Bogusia, polacca e alcontempo membro dell’associazione culturale italiano semplicemente. Non riesco a tenere a bada la voglia di condividere con voi le informazioni che riguardano il crocifisso di San Marcello al Corso che ha cominciato a fare capolino sui social. Pare che abbia un certo non so che. Lo faccio naturalmente sulla falsariga degli episodi precedenti, visto che il crocifisso si trova a Roma nella omonima chiesa e direi che forma un binomio inscindibile con la capitale.
Voi ve ne siete accorti? Non ho ben presentese tutti voi abbiate seguito la preghiera di Papa Francesco davanti a questo crocifisso in piazza San Pietro, insolitamente sguarnitodi fedeli. Senza cincischiaremi sono prefissadi mettermi all’opera. Si dà il caso che la chiesa di San Marcello al corso fosse andata distrutta nella notte tra il 22 e il 23 maggio del 1519. Tradizione (e fortuna) hanno voluto che l’unico manufatto a sopravvivere dall’incendio fosse un crocifisso ligneo che decorava l’altare maggiore. Fu subito, di punto in bianco ritenuto miracoloso dalla popolazione.
Questa sua luminosa fama crebbe quando nell’agosto del 1522, il cardinale spagnolo Raimondo Vich, per scongiurareuna pestilenza che era scoppiata a Roma, volle portare il crocifisso in processione in tutta la città. Il rito durò nientepopodimenoche diciotto giorni e terminò con l’ingresso nella Basilica di San Pietro.
Dopo aver letto tantissimi articoli mi ha preso alla sprovvista il fatto che, conformemente a oggi, a causa della pestilenza era vietato accalcarsi, con tutti gli annessi e connessi. A un certo punto il cardinale Vich decise di mettersi di traverso, romperegli indugi e correre ai ripari. Una mozza azzeccata, tant’è vero che migliaia di persone si accalcaronoper seguire il corteo portando in processione penitenziale il crocifisso di San Marcello al Corso dalla Basilica di San Pietro. Secondo le cronache di allora la peste scomparve quei giorni da Roma. Una graziavenuta dal cielo? Si tratta di sciocchezze? Di fesserie? Cose da medioevo, e chi ne ha più ne metta? Io non credo. Fatto sta che oggi accusiamoilcolpo della “peste” dei giorni nostri non solo a Roma ma il mondo intero ne subisce gravemente le conseguenze. Dobbiamo fermarci anche noi e smarcarcidalla presunzione. Non mi risulta che siamo già a cavallo riguardo al vaccino o farmaci per sconfiggere il virus. Forse dobbiamo svoltarein un’altra direzione, conformementealla decisione del vescovo di allora? Diopermettendo ovviamente. Magarinon è ancora tardi per chiamarlo in causa.
Altrimenti stiamo freschi! Altro che storie!
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L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Episodio 254 della rubrica due minuti con italiano semplicemente. Poi dice che ci sono pochi episodi in questa rubrica…
Oggi ci occupiamo proprio di frasi di questo tipo, che contengono l’espressione “poi dice che”.
È un po’ strano scriverla, ed infatti si usa all’orale solitamente perché è una di quelle espressioni che per poterle capire è importante ascoltarle; ascoltare il tono che si usa intendo.
Questa espressione si usa quando si vuole confermare oppure smentire qualcosa, qualcosa che si dice, cioè qualcosa che alcune persone dicono.
In pratica qualcuno potrebbe mettere in circolazione delle notizie, notizie che possono essere vere oppure false. Si può trattare anche di stereotipi, di cose che si sentono dire da anni, tipo: gli italiani non hanno voglia di lavorare, i tedeschi sono persone precise eccetera.
Allora se ad esempio io conosco alcuni italiani che sono lavoratori infaticabili, che lavorano giorno e notte, potrei commentare dicendo:
Ecco, guarda queste persone come lavorano giorno e notte. Poi dice che gli italiani non lavorano…
È una frase, un’esclamazione che serve a smentire questa credenza sbagliata. Non è vero che gli italiani non lavorano. Guarda queste persone!
Il tono è importante perché in teoria potrei anche essere ironico e con questa esclamazione voglio confermare questa credenza, questa cosa che si dice degli italiani.
Ecco, guarda che sfaticati questi italiani davanti a te. Poi dice che gli italiani non lavorano…
Se la cosa che si dice è molto conosciuta posso anche abbreviare.
Poi dice gli italiani…
Non c’è bisogno di aggiungere altro, basta il tono e se non basta, uno sguardo un po’ ironico e sarcastico.
Posso fare altri esempi:
Guarda tuo figlio. Ha detto che rientrava alle 10 invece si presenta a mezzanotte. Poi dice perché non ti fidi di lui…
Questo è un esempio un po’ diverso: si usa per dare una risposta scontata. Per mostrare con un esempio concreto qualcosa che ho detto, o che dici spesso. Sarebbe come dire: ecco, vedi perché non mi fido di mio figlio? Lo capisci adesso? Ma in questo caso non è una domanda, o almeno non sempre. Posso anche fare una esclamazione: poi dice perché non ti fidi di tuo figlio! Se è una domanda, se la pongo con il tono di una domanda, in realtà non è una vera domanda: è una domanda retorica (ricordate?)
Accidenti che casino che hai fatto!! Poi dice perché ti arrabbi!
Alla fine della frase si possono mettere dei puntini di sospensione oppure un punto esclamativo.
Molto spesso è una espressione che si usa per lamentarsi, come in questo caso, quindi pronunciata con tono polemico. Anche quando voglio confermare o smentire qualcosa il tono è un po’ polemico, perché ciò che accade in quel momento e che si sta commentando, è una prova di qualcosa che si dice sempre o spesso, e che molte persone mettono in discussione, dicono che non è vero, dicono che è sbagliato pensare queste cose. Ed invece? Ecco, guarda! Poi dice che… Poi dice come mai… poi dice perché….
Altri due esempi:
Ma guarda che bella giornata oggi a Londra! Poi dice che qui piove sempre!
Lo sapevo che quel cane mi avrebbe morso. Poi dice come mai non sopporto i cani!
Mi trovo sempre benissimo quando vado in vacanza in Italia. Poi dice perché ci vuoi andare tutti gli anni!
Ma una domanda nasce spontanea: chi è che lo dice? Di chi si sta parlando? Chi è che “dice”?
A volte si tratta di stereotipi, come ho detto, di credenze, di voci che girano, altre volte si sta parlando di una persona specifica, ed allora il tono è più ironico. Forse sto parlando di mia moglie o di mio marito che mi sta ascoltando mentre dico questa frase.
In questi caso potrei usare un tono più serio:
Quindi non mi chiedere il motivo per cui preferisco l’Italia!
E non mi chiedere più perché ho paura dei cani!
Ma noi italiani amiamo scherzare ed essere ironici, giusto? Poi dice perché ti piace Italiano Semplicemente…
Bogusia (Polonia): È ormai ben risaputo il fatto che con tutti questi dispositivi che abbiamo a disposizione, imparare le lingue straniere è molto più semplice.
Ho iniziato la mia avventura con l’italiano con un grosso dizionario a portata di mano, perdendo il tempo sfogliandolo di buona lena. Mi sono scervellata tanto per capire come ovviare a questo spreco di tempo . Un giorno ho trovato italiano semplicemente e di punto in bianco ho capito che faceva proprio al caso mio. Bisognava solamente dare seguito alle sette regole d’oro. E funzionava, eccome se funzionava. Qualora qualcuno cercasse qualcosa di ancora più adeguato, sta fresco!
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Episodio 253 della rubrica due minuti con italiano semplicemente. L’episodio scorso invece era il numero 252. Beh, questo è ovvio. Ho appena detto un’ovvietà.
A proposito di ovvio. Sapete tutti che ovvio significa scontato, naturale, facile da capire. Ma cosa ha a che fare ovvio con ovviare?
Ovviare significa risolvere, porre rimedio, rimediare, riparare. Ci deve essere un problema, una difficoltà, un ostacolo.
Allora possiamo ovviare a questo problema proponendo una soluzione. Ovviare quindi è come andare incontro alla soluzione, rimuovere qualcosa che impedisce il raggiungimento di un risultato.
Allora? Ovvio ed ovviare cosa hanno in comune? Non è così ovvio vero? Non è così scontato, indiscutibile, questo è vero, ma quando cerco di ovviare a un problema, quando voglio ovviarea una difficoltà, sto cercando una strada, una “via” (questo sta all’origine) per risolvere un problema.
Come ovviare a questo problema? Ma è ovvio, ecco la soluzione! La strada è chiara, la via da seguire è scontata.
Ecco il legame dunque. La via, la strada.
Ovviare ad un problema, cioè rendere la strada libera da ostacoli, liberarla.
Questo permette di risolvere il problema. Quando si ovvia, quando si riesce ad ovviare ad un ostacolo, abbiamo risolto il problema.
C’è il senso del movimento nel verbo ovviare. E c’è anche in tutte le cose quando sono ovvie: la strada da prendere è ovviamente una sola.
Allora cos’avete capito da questo episodio?
Beh per quanto mi riguarda ho fatto fatica a trovare una strada per collegare ovvio con ovviare.
È la prima volta che mi capita di associare le due cose. Comunque intanto abbiamo ovviato ad un problema. Quale problema?
La pronuncia di ovviare, che non è così ovvia. E neanche la scrittura.
Io ovvio al problema
Tu ovvii al problema (con due i: ovvii)
Lui ha già ovviato al problema, ovviamente. Lui trova sempre la soluzione.
Ti ricordi come ovviammo allo stesso problema l’altra volta?
Se voi ovviaste al problema come abbiamo fatto noi, sarebbe ovvio che ci avreste copiato.
Loro ovviano al problema a modo loro, come al solito.
Ora, ovviamente, essendo arrivati alla fine dell’episodio, c’è un dialogo di ripasso. Ma a cosa serve? Serve ad ovviare alla scarsa memoria.
Mariana: ciao, io mi chiamo Mariana e sto passando la quarantena all’insegna del relax.
Sofie: anch’io, anche se mi piacerebbe fare una capatina al Mare ogni tanto.
Ulrike: io volendo potrei anche farlo, abito vicino al mare, ma vi incontrerei la polizia.
Doris: non lo so, ma se ci vediamo, dobbiamo essere tutti, iviinclusi i brasiliani.
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Episodio 252 della rubrica più seguita di italiano semplicemente. Si tratta di tutti brevi episodi, ivi incluso quello che state ascoltando e leggendo adesso.
Ivi: conoscete questa parola di tre lettere? Il modo più comune si usarla è proprio in questo modo: ivi incluso, ivi inclusa, ivi compreso, ivi compresa.
Si usa quando volete semplicemente dire che ad un certo gruppo appartiene anche uno o più “elementi” in più, quindi persone, cose, oggetti o altro.
Voglio quindi specificare che è incluso qualcuno o qualcos’altro, perché evidentemente è il caso di chiarirlo, forse non è così scontato, oppure semplicemente per fare chiarezza o per evidenziarlo.
Ad esempio:
Nessuno potrà mai dirmi cosa devo fare nella mia vita, ivi inclusi i miei genitori.
Voglio sottolineare quindi questa mia considerazione finale. Ma volendo posso anche eliminare il termine ivi.
Nessuno potrà mai dirmi cosa devo fare nella mia vita, inclusi i miei genitori.
Senza ivi quindi.
Sarebbe come dire:
Nessuno potrà mai dirmi cosa devo fare nella mia vita, e quando dico nessuno intendo anche i miei genitori.
Potrei anche dire:
intendo dire neanche i miei genitori, compresi i miei genitori, inclusi i miei genitori, ma con “ivi” voglio essere più preciso, diciamo, e voglio sottolineare, rimarcare, evidenziare questo fatto.
Si usa non moltissimo nel linguaggio di tutti i giorni ma molto nelle comunicazioni della pubblica amministrazione, che tiene molto a chiarire alcuni concetti legati ad esempio ai permessi o ai divieti per i cittadini. Anche i giornalisti lo usano molto.
Questa legge ha come scopo la tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, ivicompresi quelli sociali dei lavoratori.
Per fare la carta d’identità ci si deve recare presso gli sportelli comunali, la comunicazione è rivolta a tutti, ivi compresi i cittadini stranieri.
L’accesso ai locali è vietato a tutti, iviesclusi i dipendenti dell’amministrazione.
Ebbene sì, si usa anche per escludere quindi. Non solo per includere.
C’è anche un altro uso di questo termine, ma usato perlopiù dalla pubblica amministrazione, anche stavolta.
Significa “in quel luogo“, “in quel posto”.
Es: dal 1 gennaio cambia il sistema sanitario italiano dei cittadini britannici iviresidenti.
Cioè residenti in Italia. È quasi come qui o li, o lì dentro o qui dentro. Un luogo o un posto che abbiamo già indicato nella frase. Questo è importante, altrimenti non si capisce ivi, che indica un luogo, a cosa si riferisca.
È un linguaggio a cui siamo abituati in Italia ma che normalmente – intendo nel linguaggio comune – non si utilizza molto.
Tra l’altro non si usa che con tre o quattro verbi: risiedere, situarsi, ubicarsi e contenere.
Il ladro ha rubato la cassaforte e tutto il denaro ivi contenuto (cioè il denaro che si trovava all’interno, dentro la cassaforte).
I rumori venivano dal centro della stanza e precisamente da uno stereo ivi situato.
Dov’era lo stereo quindi? Al centro della stanza, lo abbiamo già detto.
Vabbè adesso ripassiamo, altrimenti vi stancate troppo.
Abbiamo un bel dialogo da ascoltare.
Le voci sono di alcuni membri dell’associazione italiano semplicemente, che stanno imparando velocemente a usare le espressioni spiegate nei vari episodi della rubrica, e come accade spesso sono proprio loro a formare queste frasi di ripasso ivicontenute.
Mariana: All’insaputa di Giovanni ho preparato una frase di ripasso anzitempo, vale a dire di riserva. Non si sa mai.
Ulrike: Hai fatto bene, èrisaputo che dopo ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” si trova una frase di ripasso, tanto per rispolverare le parole passate.
Gema: Giusto, e per questo Gianni ogni dueper tre chiede un tale ripasso da noi che siamo membri dell’associazione italiano semplicemente.
Doris: Infatti, neanche per chi si sapesse destreggiare più o meno bene con la lingua italiana.
Monica: Ah…quindi, se ho ben capito, hai abbozzato un testo con qualche parola della rubrica che potrai sfoderare, nel caso ce ne sarà la necessità.
Emma: Brava/o! Ne siamo curiosi. Un giorno ce lo farai sentire, per ora armiamoci di pazienza.
Xin: Scusate, vorrei però fare un distinguo: io di pazienza non ne ho affatto.
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Ho una domanda per voi: se un personaggio è molto conosciuto, possiamo dire che è un personaggio…
Famoso, noto, celebre
E se si tratta di una tela, di un quadro, di un’opera d’arte, di una canzone?
Può andar bene celebre, come i personaggi, o anche famoso, famosa, perché no.
E un libro? Per il libro è forse più adatto l’aggettivo diffuso. Un libro è come una malattia (strano a dirsi!); è come se partisse da un punto (da chi ha scritto il libro) e iniziasse ad allargarsi, a diffondersi, proprio come un virus. Ma perché sto parlando di virus?
Parliamo di notizie allora.
Anche le notizie si diffondono, e quando si sono diffuse diventano note, conosciute. Famose non è adatto. Ma quando una notizia riguarda un fatto, un avvenimento, qualcosa che è accaduto, si usa anche dire che è risaputa. Si usa però maggiormente al maschile: è risaputo.
Si usa soprattutto all’orale. Però si usa per le cose che accadono, con i fatti e con le attualità. Quindi sebbene non sia scorretto, non si usa dire ad esempio che èrisaputo che Parigi è la capitale della Francia. Posso però dire che è risaputo che le torri gemelle sono cadute nel 2001. Questo è un fatto.
Tutti lo sanno, èrisaputo, è notorio, è di dominio pubblico. Queste due forme sono più usate allo scritto, ma sono più o meno equivalenti.
È risaputo si usa soprattutto quando c’èbisogno di dire che qualcosa è nota a tutti. Forse la situazione lo richiede. Se una persona dice:
Ciao, vado al mare, ci vediamo stasera.
Ma dove vai? È risaputoche non si può uscire, c’è la pandemia, ce l’hai presente?
È quasi un modo per rimproverare qualcuno, per fargli notare che non conoscere questa cosa non va bene. Tutti lo sanno, è risaputo, dovresti saperlo anche tu!
Bene, ora facciamo un breve ripasso degli episodi precedenti. Qualcuno dirà: ma cos’è questo ripasso?
Ma è risaputo che alla fine di ogni episodio si fa una frase di ripasso, ed a farla sono i membri dell’associazione italiano semplicemente. Dunque a voi la parola
Bogusia: visto che siamo stati chiamati in causa adesso dobbiamo dire qualcosa
Lia: va bene qualsiasi cosa, è solo un pretesto per ripassare
Maria Lucia: che so, potremmo parlare delle vacanze estive?
Xiaoheng: stai paventando un’estate all’insegna della solitudine?
Doris: diciamo che i bollettini quotidiani non sono incoraggianti
Lejla: e dire che io volevo andare in Italia quest’anno!
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L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Ho detto passibile, non possibile, ma stranamente i due termini sono collegati.
Infatti possibile (con la o) significa che una cosa può essere fatta, che c’è una possibilità. La possibilità riguarda il futuro (generalmente); non accade con certezza quindi.
Anche passibile significa che qualcosa può cambiare nel futuro a appunto, si parla di un cambiamento. Questo è un primo utilizzo del termine passibile.
Vediamo qualche esempio:
L’imposta è passibile di successivo aumento.
Significa che esiste già un’imposta, cioè una tassa da pagare, magari quest’imposta è di 10 euro, ma è possibile che questa imposta venga aumentata nel futuro. La possibilità esiste. L’imposta è passibile di aumento. Per poter usare passibile bisogna specificare cosa è passibile, cioè a cosa ci si riferisce, a cosa si riferisce questo cambiamento, cosa cioè può cambiare.
L’imposta è passibile di aumento, cioè è possibile che l’imposta aumenti.
La legge è passibile di miglioramento, cioè è possibile migliorare la legge, ci sono delle possibilità che questo avvenga, cioè che la legge sia migliorata.
La situazione attuale è passibile di miglioramento, ma anche di peggioramento. Perché no!
Non vi aspettate però di ascoltare questo termine molto spesso, ma sicuramente lo potete leggere spesso, in quanto fa parte di un linguaggio che usano i giornalisti e lo potete trovare anche spesso nelle comunicazioni di lavoro.
Qualunque cosa può essere passibile di … modifiche, integrazioni, miglioramenti, migliorie, un cambiamento in generale, eccetera, e usare “di” è fondamentale, serve a specificare cosa può essere modificato, quale caratteristica intendo.
Anche il testo di una canzone può essere passibile di modifiche da parte dell’autore.
È la canzone che è passibile di modifiche.
Un secondo uso del termine invece si riferisce sempre alle possibilità, ma intesa solo come una possibile conseguenza (negativa) di un atto contrario alla legge.
Il tuo comportamento è passibile di denuncia.
Significa che potrei denunciarti, chiunque potrebbe fare una denuncia contro di te per aver commesso questo fatto, per esserti comportato così.
Sei andato troppo veloce con l’automobile? Allora sei passibile di multa.
Non è detto che tu sarai multato, ma questa è adesso una possibilità concreta.
Le falsificazioni del denaro sono passibili di un’azione disciplinare.
Si può quindi usare anche al plurale.
Tecnicamente esiste anche la passibilità, brutta parola che si riferisce a tutto ciò che è passibile… ma vi dico che non si usa come termine. Potete dimenticarlo senza problemi.
Bene, ora ripassiamo con l’aiuto di Andrè dal Brasile.
L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Sapete che in tutte le situazioni difficili come quella che stiamo vivendo adesso con questo virus, ci sono persone che speculano sulla crisi, che speculano sulla paura di tutti. Non mancano mai le persone che speculano sulla sofferenza degli altri ed ogni difficoltà, ogni crisi può essere un’occasione per speculare.
Speculare. Cosa significa? Intendo il verbo speculare.
Speculare viene da specchio, e significa guardare una situazione, osservarla e, in questo caso, cercare di ottenere dei vantaggi personali, ad esempio vantaggi economici, sfruttando senza scrupoli, senza farsi problemi, senza moralità, le sofferenze altrui e le debolezze altrui.
C’è chi specula sull’ignoranza, ingannano persone che non sanno, che non conoscono qualcosa, chi specula su un fatto accaduto usandolo ai propri fini, a proprio vantaggio. Ad esempio ci sono politici che speculano sulla crisi economica per andare al potere.
Insomma avete capito che speculare su qualcosa è cosa da egoisti, ma anche da criminali. C’è chi specula in borsa, vendendo o acquistando titoli e azioni a seconda della sola convenienza economica.
Ma anche i criminali speculano sulle sofferenze e sulle difficoltà economiche delle persone.
Come fanno? Vanno da queste persone in difficoltà e gli offrono un lavoro illegale, li trasformano in criminali anche loro, approfittando del loro stato di debolezza. È proprio ciò che si rischia che accada e forse che sta già accadendo in Italia se la politica non penserà a tutti in questo momento di emergenza.
Chi specula sono gli speculatori (o chiusa), sono coloro che hanno atteggiamenti che si chiamano atteggiamenti speculativi o speculatori (o aperta).
Volete un sinonimo di speculare come verbo? Direi che lucrare è l’unico verbo che possa rendere lo stesso significato, sebbene il lucro si riferisca quasi esclusivamente ai vantaggi economici. Ma altre volte può andar bene anche approfittare, servirsi, usare, trarre vantaggio e abusare.
E adesso che ho abusato un po’ troppo del tempo a mia disposizione, vi propongo una frase di ripasso.
L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Giovanni: Buongiorno. L’espressione di oggi non è facile da spiegare: PER LA CRONACA.
Si tratta di una locuzione che si usa per riportare un’informazione o una notizia per sottolinearne l’obiettività ed anche l’importanza anche se lo si fa in modo attenuato.
Mi spiego meglio.
La cronaca è il racconto di cosa accade. Viene da chronos che in greco antico significa tempo. Si usa quando si raccontano dei fatti accaduti mettendoli in ordine di tempo: prima è accaduto questo, poi quest’altro, poi infine quest’altro ancora, ebbene in questo modo sto facendo la cronaca degli eventi, o semplicemente faccio la cronaca.
La cronaca è simile alla storia, ma c’è una differenza fondamentale: quando si fa la cronaca, si elencano, si mettono in fila gli avvenimenti senza commentarli, senza interpretarli. È una semplice narrazione degli eventi in ordine cronologico. Ma in realtà l’espressione si può anche usare per il futuro, poiché è una specie di intercalare, è un modo di aggiungere informazioni di cui si è abbastanza sicuri.
In tutti i giornali sono riportati le notizie di cronaca: la cronaca cittadina, quella nazionale, quella internazionale, quella politica, quella economica o sportiva. Cosa è accaduto in Germania ieri? Hai letto la cronaca? Si tratta degli avvenimenti più importanti accaduti.
“Per la cronaca” è dunque un’espressione che letteralmente significa: questa è una notizia di cronaca, vale a dire: adesso vi racconto quello che è successo. Però si usa spesso anche in occasioni particolari, non per semplicemente raccontare dei fatti e quindi anche per cose future.
Si usa quando si vuole dare un’informazione quasi sottovoce, un’informazione che riteniamo importante, e di cui va tenuto conto e quando vogliamo dare un’immagine di imparzialità, di oggettività.
Dunque se vogliamo che una cosa, un aspetto, sia considerato, quando vogliamo dimostrare qualcosa, quando vogliamo sostenere un’idea, possiamo usare questa espressione, come a dire: adesso ti racconto una cosa che ti aiuterà a capire, poi sta a te, dipende da te interpretare questa cosa, come si fa con la cronaca che si legge sui giornali, ma è chiaro che spesso chi usa questa espressione ha un obiettivo in mente e sa che questa cosa accaduta è importante. Se è futura è praticamente certo che accadrà.
Secondo voi Maria è innamorata di me? Ci siamo conosciuti un mese fa, e, per la cronaca, non ha mai risposto alle mie telefonate.
Vedete che viene riportata un’informazione come se fosse di secondaria importanza, ma in realtà ha la sua importanza. Infatti l’espressione spesso si usa per fare ironia.
Non so se secondo voi ci siamo impegnati abbastanza in questo lavoro, ma, per la cronaca, abbiamo lavorato tutta la notte.
È come dire: tenete conto del fatto che abbiamo lavorato tutta la notte. Quindi il messaggio è: ci siamo molto impegnati in questo lavoro!
È una frase che si mette tra due virgole, facendo una pausa. La pausa è importante, perché viene usata per far riflettere, per dare importanza alla frase che segue. Non devo parlare velocemente perché altrimenti darei un messaggio diverso. Sottovoce sì, ma lentamente.
Ora, per la cronaca, mi sarei già spinto oltre i due minuti, ma c’è sempre il tempo di rivedere qualche espressione passata. Per la cronaca, chi parla è membro dell’associazione Italiano Semplicemente.
Khaled (Egitto): L’Italia è stata presa di mira. Ormai non si parla d’altro. Cristine (Brasile): Tutte le notizie vertono sul corona virus. Molti paesi hanno interrotto i collegamenti o sconsigliato viaggi in Italia.
Junna (Cina): In pochi fanno un distinguo tra le zone dell’Italia. Comunque siamo corsi ai ripari subito e chiosare contro il governo lascia il tempo che trova.
Lia (Brasile): Che poi questo periodo verrà annoverato tra i peggiori di sempre, questo non ha nessuna attinenza con la politica.
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L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Trascrizione Giovanni: Buongiorno. Oggi vediamo un’espressione che si sente spesso dagli italiani, mentre probabilmente è meno diffusa nella comunicazione scritta.
L’espressione è “altro che storie“.
Si usa solitamente quando si è arrabbiati e quando si è sicuri di qualcosa. Talmente sicuri che non si accettano opinioni contrarie, o argomentazioni che possono portare a conclusioni differenti.
Vediamo alcuni esempi:
Non mi dire che sono magro, ok? Io devo perdere almeno 10 kg, altro che storie!
Quindi in questo esempio, chi parla è sicuro che vuole dimagrire, e coloro che la pensano diversamente sono in torto, altro che storie!
“Altro che storie” significa quindi: questa è la verità, e tutto il resto, cioè le altre cose che si dicono, sono storie, cioè non sono la verità.
Il termine “storie” infatti è spesso utilizzato nella lingua italiana per indicare delle bugie, o comunque delle cose non vere, come se fossero delle storie, quindi come se fossero frutto della fantasia. Avete presentele storie che si raccontano ai bambini? Sono cose fantasiose, inventate, non appartengono alla realtà, quindi per questo si usa il termine storie per indicare cose non vere:
Non mi raccontare storie!
Cioè: non inventare cose, non dire bugie, non cercare di convincermi con delle cose non vere.
Si sente spesso anche dire:
Che storia è mai questa?
Quando non crediamo a qualcosa. E diciamo una frase di questo tipo se ci sembra molto strano quello che ascoltiamo, qualcosa di apparentemente lontano dalla realtà.
Un altro esempio:
Quali sono i problemi italiani in questo momento?
C’è chi dice che il problema più grande è l’immigrazione, altri dicono che ci sono troppi anziani e pochi giovani poi arrivo io che dico:
Ragazzi, il problema è il lavoro, altro che storie!
Quindi, come prima, il problema non è l’immigrazione, e non è neanche il numero degli anziani. Il vero problema in Italia è che non c’è lavoro per tutti, altro che storie!
“Altro che storie” serve semplicemente a escludere categoricamente tutte le altre risposte alla domanda.
Forse è una esclamazione un po’ dura, a volte può anche essere offensiva per chi ha un’idea diversa, ma l’obiettivo di chi parla è sicuramente quello di fare chiarezza e non quello di offendere e esprime una certa sicurezza in quello che si dice: Ma vedo che sono già passati i due minuti quindi ora è l’ora del ripasso, altro che storie!
Ripassiamo:: Andrè (Brasile): Pensavo che tornare in Italia ancora una volta fosse un’ ipotesi peregrina, comunque ne ho parlato con mia moglie ieri sera e abbiamo concluso che risparmiando come si deve, puo’ darsi che tra due anni circa potremmo farcela! Ovviamente da oggi in poi ridurremo il nostro tetto di spesa e lo faremo senzaremore. Che poi il cambio con l’euro stia peggiorando, questo non significa che non terrò fede alla mia promessa di viaggiare almeno una volta l’anno.
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L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Anne France (Francia): Ogni due per tre ascolto il nuovo episodio di Italiano Semplicemente bevendo il caffè. Ecco una bella parentesidi due minuti
Giovanni: Che ore sono?
Sono circa le 8.
Ti aspetto da circa 20 minuti
Sono circa 100 le persone che ti stanno aspettando.
Sapete sicuramente usare l’avverbio “circa” in questo modo. Significa più o meno, approssimativamente.
Sono circa le 8, quindi potrebbero essere le 8 meno 10 ma anche le 8 e 10. Sto fornendo un’indicazione approssimativa, imprecisa. Non conosco il dato preciso.
Ti aspetto da circa 20 minuti, quindi, analogamente, significa che sto aspettando forse da 15, forse da 25 minuti. Non ho calcolato esattamente la mia attesa, molto probabilmente i minuti di attesa sono 20, minuto più, minuto meno. In questi casi posso anche usare all’incirca. Stesso significato.
Ok, comunque questo uso di circa lo conosciamo e credo sia chiaro ai più. Ci sono sempre dei numeri nella frase in questi casi, perché non posso farne a meno. Non si può dire ad esempio: “ti aspetto da circa molto tempo“. Devo per forza usare dei numeri (ore o minuti).
Ce n’è un altro però, un altro utilizzo di circa, meno usato dagli stranieri sicuramente, dove circa serve a specificare.
Vi faccio qualche esempio:
Ho chiesto a Giovanni alcune informazioni circa l’orario di arrivo del suo aereo.
Mi devi raccontare tutto circa ciò che è accaduto.
Desideriamo maggiori informazioni circa la qualità del prodotto.
Cosa mi dici circa la tua salute? Stai bene?
In questi casi circa significa “riguardo“, “riguardante“, “riguardanti“, “che riguarda/riguardano“, “a proposito di”, “concernente”, “concernenti” “che concerne”.
A volte posso anche usare “su“, che è il modo più informale di tutti. Anche “di” si può usare spesso:
Mi devi raccontare tutto su ciò che ti è accaduto.
Mi devi raccontare tutto di ciò che ti è accaduto.
In tutti i casi sto specificando l’argomento di interesse. Somiglia molto al termine inglese “about“.
Usare circa, in questi casi non è una cosa strana, potete farlo anche tra amici. Senza problemi. Probabilmente è meno diffuso, forse è un po’ più formale rispetto alle altre forme (non tutte: concernente ad esempio è molto più formale). È anche molto usato dai giornalisti e in ambito professionale quindi vi consiglio di imparare questo uso di circa anzi, vi consiglio di cercare di farvi un’idea più precisa circa questo utilizzo attraverso altri esempi che potete trovare su internet. Comunque credo che questo sarà uno dei termini più adatti per essere ripassati nei prossimi episodi di due minuti con italiano semplicemente.
A proposito. È arrivato il momento del ripasso di questo episodio numero 212.
Ulrike (Germania):
Hai chiesto un ripasso delle espressioni passate? Oggi non è cosa Gianni. Non vedo come io possa sfoderare un ripasso in men che non si dica. È un compito esigente sai. Poi ho un bel po’po’ di lavoro sulla scrivania. Quindi mi vedo costretta a dirti che oggi non ti darò manforte. Se poi anche i tanti altri del nostro gruppo si mostrano restii, toccherà a te fare il prossimo ripasso. O così o pomì.
.- – –
L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Giovanni: episodio n. 211.
Tutti voi stranieri conoscete l’avverbio “poi“, perché vi hanno insegnato ad usarlo relativamente al tempo.
In pratica è un sinonimo di “dopo” e il contrario di “prima“.
Prima o poi andrò in Italia.
Sono andato a Roma, poi a Napoli.
Comunque si può usare anche per aggiungere informazioni come sapete.
Io sono italiano. Poi sono anche un uomo e poi mi piace insegnare agli stranieri.
Poi? Nient’altro?
Ma in fin dei conti quando si aggiungono informazioni lo si fa successivamente nel tempo, quindi c’è sempre il tempo di mezzo.
A volte “poi” si usa anche dopo la congiunzione “che“: che poi.
A me interessa spiegarvi questo oggi: che poi.
In questo caso si può usare ugualmente al posto di “dopo” o “più tardi” o per aggiungere informazioni.
Leonardo Da Vinci, che poi è stato anche un grandissimo inventore, ha dipinto “la Gioconda”.
In questi casi si usa come “in aggiunta“, “inoltre” (spesso potete eliminare “poi” e non succede niente).
Poi si usa a volte quando con queste informazioni aggiuntive si esprime qualcosa che non si capisce, qualcosa di illogico.
Giovanni è scappato in aereo?
Davvero? Che poi, adesso che ci penso,Giovanni non aveva paura di volare?
A proposito di cose illogiche. Potrei cercare di giustificarle per renderle logiche, per darle un senso, per farle diventare logiche.
C’è anche questo caso, quello che interessa a me oggi.
In pratica, se devo dimostrare qualcosa, se devo convincere qualcuno e quindi sto sostenendo un’idea, se qualcosa però non mi aiuta a sostenere la mia idea, allora uso “che poi” per spiegare queste cose scomode o illogiche, che però secondo me hanno una spiegazione. Potrei anche dire “poi, il fatto che“.
Ricordiamoci infine che alla fine della frase devo giustificare, ok? Devo dire qualcosa alla fine, perché questa cosa ha una spiegazione.
Anche il tono da usare è importante.
Ad esempio: sono dell’idea che il corona virus sia una grave malattia e non una normale influenza.
Allora posso dire:
Il corona virus si sta diffondendo rapidamente in tutto il mondo. Che poi la mortalità sia bassa e che muoiano solo persone anziane con gravi patologie esistenti, questo non significa che non dobbiamo combatterla con tutte le nostre forze.
Avete prestato attenzione ai tono?
Un altro esempio.
A me piacciono più le donne more, cioè quelle con i capelli scuri. Che poiio abbia sposato una donna bionda questo è solo un caso. Che poi i capelli rossi mi piaccianoancora di più, questo è dovuto solo al fatto che non vi sono molte rosse al mondo. Per questo non ho sposato una donna dai capelli rossi.
Vi piace come giustificazione?
Ah, non vi ho detto ancora che quando aggiungete queste informazioni scomode è sempre meglio usare il congiuntivo. Che poi la frase si capisca lo stesso se non lo fate, di questo non dovete preoccuparvi. Fidatevi.
Adesso ripassiamo. Bogusia (Polonia): A scanso di equivoci ragazzi, per non risentire troppo delle conseguenze di contagio del corona virus, bisogna dareseguito alle parole di chi se ne intende, cioè i medici. Ma sono in tanti che invece dicono: non è cosa! e se ne fregano . Dall’altro canto c’è chi ha paura e decide di agire senza discapito per se stesso, almeno questo è ciò che pensa e se vogliamo anche rimanendo a casa chiuso. C’è poi chi dice: se stessi male, rimarrei a casa, se andassi all’ospedale starei peggio, che paradosso. Ma che vuoi, siamo alle solite, ci sono sempre atteggiamenti all’insegna del panico. .- – – L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Sapete che c’è un modo particolare per usare il condizionale. Non nel modo classico, del tipo:
Se avessi fame, mangerei
Questo “mangerei” è il classico condizionale, e non è un evento certo, infatti si chiama condizionale perché si deve verificare una condizione.
In questo caso la condizione è aver fame.
Ma quando si racconta qualcosa accaduto nel passato, che quindi è già accaduto, posso usare il condizionale in un’occasione particolare: quando parlo del futuro, ma quando questo futuro è già passato.
In questi casi, a volte si usa per esprimere un evento dubbio, ma non sempre.
Ad esempio:
Il ragazzo, dopo essere stato a casa, sarebbe uscito un’ora più tardi.
Parlo del passato quindi, e anche del futuro (è uscito un’ora più tardi) e c’è del dubbio in questa frase. Non c’è nessuna condizione però. Solo dubbio. Non sono sicuro che il ragazzo sia veramente uscito.
Lo stesso se dico:
Sono arrivato molto tardi e ho perso l’aereo, che sarebbe anche partito qualche minuto in ritardo.
Anche qui: futuro nel passato e nessuna condizione. Però ancora dubbio. Mi hanno detto, mi è stato riferito che l’aereo è partito in ritardo.
Ma ascoltate questa frase:
Il film racconta delle vicende di uno scrittore nel 1920, scrittore che poi sarebbemorto qualche anno più tardi.
Oppure:
Mio nonno, che si sarebbesposato solo qualche anno più tardi, a quel tempo, quando aveva 20 anni, era un grande appassionato di donne.
Questi due esempi hanno tre caratteristiche in comune.
La prima è che si tratta di eventi già trascorsi.
La seconda è che si parla anche di futuro nel passato ma adesso è già accaduto. Era futuro prima, nel passato. Ora non lo è più.
La terza, importantissima, è che quando si usa il condizionale lo si fa perché l’informazione aggiuntiva è di secondopiano, cioè non è di primaria importanza nella frase, ma serve solo a definire meglio il contesto. Insomma, è una frase che aiuta solo a capire qualcosa in più.
Notare bene che non c’è nessun dubbio o condizione: mio nonno si è veramente sposato qualche anno più tardi rispetto a quando era un conquistatore di donne.
Questo è un evento certo. Si è verificato. Ed anche lo scrittore di cui vi ho parlato prima, qualche anno dopo il 1920 è morto. Anche questo è certo. Ma sono informazioni di secondo piano, e per evidenziare questo fatto uso il condizionale, anche se la tentazione di usare il passato prossimo o remoto è tanta, vero?
Sarebbe morto qualche anno dopo.
Si sarebbe sposato qualche anno più tardi.
Tranquilli comunque. Se usate una forma passata non sbagliate.
Agli studenti stranieri posso consigliare di usare questa forma quando si parla ad esempio di grandi personaggi italiani che sono vissuti nel passato. Farete una bella figura col professore.
Non è così difficile, basta aggiungere un’informazione di contesto sul futuro.
Era il 1321 quando Dante Alighieri terminò di scrivere la divina commedia. Di lì a poco lui poi sarebbe morto, ma quando iniziò a scriverla era il 1304, sembra.
Ora, augurandomi che non abbiate risentito troppo di questo episodio grammaticale, ascoltiamo una frase di ripasso. Camille (Libano 🇱🇧): Quando credevamo di essere sicuri di non studiare la grammatica, ecco che arriva un episodio sul condizionale. Lejla (Bosnia): Quale sorpresa Giovanni! Giovanni: Prometto che in futuro sgarrerò solo se ne varrà la pena, ragion per cui non c’è motivo di preoccuparsi. .- – –
L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Ora che abbiamo imparato ad usare a scapito e a discapito, sicuramente sarà più facile introdurre il verbo risentire.
Siamo in una situazione infatti molto simile a quelle precedenti.
Vediamo solamente uno degli usi di questo verbo, vale a dire subire le conseguenze di qualcosa.
Sapete già di cosa sto parlando perché nell’episodio 159 abbiano visto “accusare il colpo” che ha proprio questo stesso significato. Risentire ha però un uso più ampio, perché si usa in qualsiasi contesto, e non solo riferito alle persone. Si usa ovunque ci sia una conseguenza di un evento.
Parliamo sempre di conseguenze negative.
Risentire, quando ha questo utilizzo, si usa spesso insieme alla particella ne.
L’economia risentirà delle conseguenze del corona virus? L’economia ne risentirà?
Sicuramente ne risentiranno le relazioni sociali.
A risentirne saranno sicuramente le relazioni sociali.
A risentirne, cioè a subirne negativamente le conseguenze.
I fiori sul balcone hannorisentito del freddo intenso. Ne hanno risentito soprattutto le rose.
L’attenzione all’ascolto risente molto della durata di un episodio, e per questo motivo, per risentirne il meno possibile l’episodio 208 termina qui. Ma non prima di aver ascoltato una frase di ripasso.
Ulrike: Oggi mi gira proprio bene e me la sento di tornare alla carica con qualche frasi di ripasso. Allora ascoltate un po’ e dopo tocca a voi a ripetere le espressioni evidenziate. Stamattina presto, durante il dormiveglia mi è venuta in mente il termine chicchessia della rubrica “due minuti con italiano semplicemente”.
Una volta entrata nella mia mente cominciava a ronzarmi per la testa proprio come il suono di un treno che corre: chicchessia, chicchessia…!
Quale tormentone questo! Ora ditemi voi: il significato della parola, i modi di usarla come si deve, li avete presente? Io no, ammetto che mi erano totalmente sfuggiti. Dopo essermi scervellata un po’, invano purtroppo, quindi tuttora sguarnita di un’idea del significato, mi vedevo costretta a fare un ripasso della puntata 101 della rubrica.
Questo però l’ho raccontato solo a voi, non parlatene con chicchessia, mi raccomando!
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L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Il termine discapito è quasi identico al termine scapito, che è stato oggetto dell’ultimo episodio, ma ho detto appunto “quasi”
Vediamo qualche esempio:
La legge va a discapito delle persone più povere
Abbiamo preso questa decisione a nostro discapito
La biblioteca è stata chiusa a discapito degli utenti
Le politiche sociali sono spesso a discapito delle donne
Ti dico queste cose a mio discapito
Quindi discapito si usa prevalentemente quando c’è un danno, un semplice danno che subisce qualcuno, senza la necessità di un confronto diretto:
le misure per la sicurezza dei cittadini sono a scapito della privacy: piu sicurezza = meno privacy.
Prima ho parlato di danno contro “qualcuno” perché discapito si usa quasi sempre con le persone, e se uso mio, tuo, suo, o per me, per noi, ecc non posso usare “scapito”:
Faccio questo a mio discapito
Questa cosa va a tuo discapito
Le decisioni non vanno mai a suo discapito
Bisogna agire senza discapito per noi
Ecc.
Discapito quindi si può usare anche come sinonimo di danno, svantaggio che colpisce una persona. Quindi sebbene sia meno usato rispetto a scapito in realtà ha un uso più ampio.
Ora ascoltiamo una frase di ripasso, nonostante questo vada sia a scapito che a discapito della breve durata.
Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente
L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Giovanni: episodio n. 207 della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente. Per chi non conosce questa rubrica si tratta di brevi episodi numerati.
La brevità è importante perché la lunghezza e il dettaglio delle spiegazioni sono sempre a scapito del numero delle persone che ascoltano l’episodio fino alla fine. A SCAPITO di. Oggi spieghiamo questa espressione che si può usare quando parliamo di vantaggi ma soprattutto di svantaggi.
Quando facciamo una scelta, qualunque essa sia, valutiamo vantaggi e svantaggi e difficilmente troveremo una soluzione che porta tutti i massimi vantaggi.
Di solito ogni scelta ha i suoi vantaggi, i suoi punti a favore ed altri a sfavore.
Il fatto è che spesso aumentando un vantaggio lo facciamo a scapito di altre caratteristiche, che quindi peggiorano. Ma non c’è bisogno di dire che peggiorano perché abbiamo già detto “a scapito” di queste caratteristiche.
Dobbiamo trovare la combinazione ottimale che più ci soddisfa. Possiamo anche usare “a danno” con lo stesso significato di “a scapito” o anche “a svantaggio“, quindi è il contrario di “a vantaggio”. In modo più formale si dice “adetrimento” nonostante sia un po’ bruttina come modalità.
Se ad esempio andate in un ristorante dove non si usa la tovaglia, beh questo sicuramente va a scapito dell’igiene, vale a dire che l’assenza della tovaglia che ricopre il tavolo, non giova all’igiene, quindi è un punto a sfavore dell’igiene, va a scapito dell’igiene.
Se date troppe attenzioni a uno dei vostri figli questo va a scapito degli altri figli.
Adesso ascoltiamo una frase di ripasso, che forse va a scapito della durata dell’episodio, ma sicuramente giova alla memoria. Nel prossimo episodio vedremo un termine simile: il discapito.
Ripasso a cura dei membri dell’associazione Italiano Semplicemente
Bogusia: Si dà il caso che a scuola dove lavoro si sia festeggiato il carnevale. Benché fossi restia, mi sono vistacostretta a travestirmi anche io. All’insegna dell’unità sociale, sono riuscita a sfoderarein bel costume da vampiro ma ho avuto un problema e sfido chicchessianel consigliarmi qualcosa per non accusare le conseguenze del trucco. Prude dappertutto, appunto. Che divertimento è? Il fatto è che non ho niente a che spartire con questi festeggiamenti e ora mi sono finalmente smarcatadal costume di carnevale. Cercare di convincermi che sia stato divertente lascia il tempo che trova. Adesso, dopo averlo tolto, mi gira tutto bene. Vi auguro una buona giornata. 😃 .- – – L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Giovanni: Oggi in questo episodio n. 206 della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente esauriamo i significati di “vedi tu“. Naturalmente parliamo del verbo vedere ma in senso figurato.
Abbiamo visto “vedi tu” nel senso di decidi liberamente, pensaci tu, per me è lo stesso. Poi abbiamo visto “te la vedi tu” che chiama in causa le responsabilità esclusive.
Oggi vediamo “vedi tu” (ma anche lui, noi, eccetera) quando si chiede o si esprime un’opinione. Di modalità ce ne sono molte in generale quando si parla di opinioni o pareri:
Tu cosa ne pensi?
Secondo te?
Mi interessa la tua opinione.
Vorrei sapere il tuo punto di vista in merito (ci stiamo avvicinando, è comparso il “vedere” con il “punto di vista”)
Come lavedi tu?
Tu come la vedi?
Stiamo parlando di “vederla“.
“Vedere” una situazione (quindi vederla, “la situazione”) rappresenta il proprio punto di vista sulla situazione. Ci stiamo riferendo alla situazione, alla questione, alla faccenda. Si parla al femminile in questi casi: “vederla” e non “vederlo”
Tu come la vedi? o anche “come la vedi tu?
Cioè: cosa ne pensi? Qual è la tua idea in merito?
Già, perché non tutti la vediamo sempre allo stesso modo.
Io posso vederla in un modo, tu puoi vederla in un altro modo, lei può vederla ancora in un altro modo, noi possiamo vederla in modo del tutto diverso da voi. E loro?
Loro possono vederla ancora diversamente.
E tu? Come la vedi tu? La vedi ancora diversamente da tutti gli altri?
Insomma, avete capito che la vista si usa per dare il senso del “punto di vista“, perché ognuno ha il suo punto di vista diverso, poiché ognuno ha la propria esperienza, i propri interessi, cose che reputa più importanti e cose meno importanti.
Un modo un po’ più formale che utilizza sempre il verbo vedere per chiedere un’opinione è:
A tuo modo di vedere come possiamo fare?
A nostro modo di vedere, la vostra accusa è totalmente falsa!
Oppure (anche senza “modo di”)
A mio vedere questo caffè è troppo freddo
A suo vedere è stato accusato ingiustamente
Ora saluto tutti, anche i professori di lingua italiana che amano la grammatica insegnata in modo classico, e invece a mio modo di vedere la grammatica va insegnata in modo diverso e, se vogliamo, divertente. Ovviamente se la vedete diversamente da me fatemi sapere.
Ora ripassiamo qualche espressione già spiegata a ritmo di musica brasiliana e poi ascolteremo come la vede Emanuele.
Andrè:Brasile e Carnevale, un binomio inscindibile! Sta settimana con tutti gli annessi e connessi inizia la festa più popolare del mondo, e se vogliamo anche la più allegra! È anche la festa dove si beve più che mai, e ogni due per tre va in tilt la testa dei cosiddetti “foliões” , per me nulla quaestio a patto che nessuno vada all’aldilà per i festeggiamenti! Rio de Janeiro, São Paulo, Salvador e Recife sono le città dove si trascorrono gli eventi più animati. Le folle ballano senza remore! Direi che Il Carnevale sarebbe una festa perfetta sennonché c’è sempre qualcuno che fa stupidaggini e io sono costretto a dirvelo allora: ce ne sono tanti, ma che vuoi farci! Volendo, venite in Brasile per il Carnevale, portatevi i vestiti più osé e godetevi la festa perché durante il carnevale non se ne frega nessuno dei formalismi! Voci false e tendenziose vi potranno dire che si tratta di un evento pericoloso, comunque, se volete andare, a scanso di eventuali equivoci e di dubbi vi consiglio l’agenzia di viaggio di una mia amica che sicuramente vi darà manforte.
Segue la spiegazione di Emanuele…
.- – –
L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Giovanni: Buongiorno, allora ieri ho lasciato a mia madre la spiegazione di “Vedi tu”, infatti avevo chiesto io a lei di occuparsene e oggi avevo la stessa intenzione, sennonché mi madre mi ha risposto:
Giuseppina: Mi spiace ma oggi non ho tempo, oggi te la vedi tu.
Va bene, ho risposto io. Me la vedo io, me la vedo da solo allora.
Questo, come vi aveva accennato nello scorso episodio mia madre, è un altro modo di usare “vedi tu“. In realtà stavolta è “te la vedi tu” o anche “VEDITELA TU” , significato diverso dal “vedi tu” di cui vi ha parlato mia madre. Stavolta infatti non è un segnale tipo “non c’è problema, decidi tu” . Piuttosto significa “è un problema che devi risolvere da solo” : te la devi vedere da solo.
Ancora una volta “vedere” con gli occhi non c’entra nulla. Stavolta è “vedersela“, verbo pronominale che abbiamo già visto in due passati episodi e che stavolta rivediamo velocemente. Vedersela e quindi “me la vedo io”, “veditela tu”, “se la vede lui/lei”, “se la vedono/vedano loro”, “ce la vediamo noi”, “ve la vedete voi” si usano per affrontare i problemi senza coinvolgere altre persone. Questa è la cosa più importante da ricordare.
Quindi “me la vedo io” significa me ne occupo io, ci penso io a risolvere il problema, quindi tu stanne fuori, ci penso io, quindi non farti problemi perché sarò io a affrontare questa situazione.
Quindi, mentre in “vedi tu” che abbiamo visto nell’ultimo episodio si lascia l’onore di decidere a qualcun altro, in “te la vedi tu” (o veditela tu) si lascia l’onere e non l’onore.
Spesso infatti si usa quando ci sono responsabilità, quando si è fatto qualcosa di sbagliato e si deve rimediare a questo errore:
Tu hai sbagliato, e adesso te la vedi tu!
Non c’è nessun onore ma solo un onere, un peso, un peso che si deve sopportare da soli.
MA perché si usa vedere? Ad esempio se dico “me la vedo io”, il senso del verbo vedere è: tu non vedrai nulla, cioè non ci sarà nessun problema per te: me la vedo io, non preoccuparti.
Ovviamente è informale, ma in modo formale “te la vedi tu” diventa:
E’ una sua responsabilità, se ne occupi lei, si prenda lei in carico questa faccenda, veda lei come risolvere il problema.
Ora un breve ripasso. Domani vediamo l’ultimo utilizzo di “vedi tu“, essendo andati già oltre i due minuti. Bogusia: Può darsi che qualcuno di voi recentemente abbia trovato questo sito per imparare oppure approfondire il proprio italiano. Vi ha colto alla sprovvista questo metodo ingegnoso e adesso le sette regole d’oro vi ronzano per la testa?
Ho deciso di ritagliarmi del tempo e dirvi che non siamo alle solite qua: cioè, studiare anni e anni, il che significherebbe armarsi di nuovo di pazienza e forse ad un certo punto accusare la fatica e alla fine voglia di sfuggire dallo studio.
No, non è così con italiano semplicemente. Chi impara con noi è proprio cascato bene e ha svoltato,appunto. Qui si ingrana e questo è meglio dirlo a scanso di equivoci prima che decidiate di allontanarvi anzitempo dalla lingua italiana. Hai visto mai che adesso ti è venuta la voglia di continuare?
Segue la spiegazione di Emanuele… .- – – L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Giovanni: che facciamo oggi? Cosa spieghiamo in questo episodio numero 204? Vabbè, mamma, vedi tu oggi ok? Ciao! Giuseppina: Ci sono sequenze di suoni, di parole, che in maniera automatica e irriflessa vengono inserite nella frase e, svuotati dal loro significato originario, prendono un diverso significato. Stiamo parlando di una cosa di cui gli italiani non possono fare a meno: gli intercalari. “Vedi tu”, è uno di questi.
Il verbo che si usa in questo caso è “vedere” e non è da interpretare alla lettera. In questo caso significa occupatene tu, pensaci tu, o anche pensaci su e poi decidi in totale autonomia.
Due sole parole che possono essere però usate in più modi diversi, dunque, descrivendo velocemente, in modo colorito, quello che intendiamo dire.
Vogliamo vedere come viene facile utilizzare questa espressione?
Esempio:
Io te lo dico, poi…. vedi tu.
Questo è un esempio con cui si invita ad ascoltare (io te lo dico) e poi a prendere una decisione autonomamente (vedi tu).
Se chiedete ad una ragazza:
quando vogliamo andare a vedere quel film?
e lei vi risponde:
Vedi tu!
vuol dire che lei non dà nessuna importanza alla cosa e tocca a te decidere
Vogliamo prendere quel cagnolino?
Vedi tu!
Dicendo cosi ti viene lasciata tutta la responsabilità della decisione.
Solitamente è un messaggio positivo, del tipo “non c’è problema per me, decidi tu”.
Sì può rispondere:
ok, vedo io e poi ti dico.
Dunque “vedi tu” significa “pensaci tu“, nel senso di “decidi tu“, “pensaci con calma“.
Ovviamente è un’espressione informale.
Si dà del tu, ma con uno sconosciuto può diventare “veda lei“, che è un modo cordiale per dire “a sua discrezione“, “a sua scelta“.
Ovviamente si sta dando del lei al nostro interlocutore.
C’è sempre un tono confidenziale oltre che cordiale. Si usa solo all’orale.
Se si parla con più persone naturalmente diventa “vedete voi”, o “che vedano loro” se si parla di altri.
Attenzione perché “te la vedi tu“, o “veditela tu“, o “se la vedono/vedano loro” è un po’ diverso e questo lo vediamo domani.
Infine c’è anche un altro senso che vediamo ugualmente domani, che si usa per chiedere un parere.
Frase di ripasso: Ulrike: La puntata 47 della rubrica “due minuti con italiano semplicemente” sul verbo rispolverare, l’avete presente? Quale membro dell’associazione italiano semplicemente mi sono prefissa di rispolverare a volte gli episodi passati con qualche frase di ripasso. Utile per me per destreggiarmi sempre meglio con la lingua italiana e al contempo utile per voi per farvi ricordare le espressioni passate. Allora buttate un occhio sulle espressioni che ho appena usato. Può darsi che non vi ricordiate del loro significato, in questo caso non scervellatevi troppo e soprattutto non siate restii ad andare a ritroso per una bella ripetizione. Una volta rotti gli indugi non riuscirete più a tenere a bada la voglia di seguire ogni giorno i due minuti con italiano semplicemente, frasi di ripasso incluse. .- – – L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Emanuele: due minuti con italiano semplicemente. Giovanni: Episodio 203. Di cosa parliamo in questo episodio?
Se avete letto il titolo, il termine SCANSO credo vi abbia incuriosito.
Ad esempio:
Forse è bene dire una cosa: mio figlio Emanuele ha 11 anni dunque è ancora minorenne e non viene pagato per partecipare agli episodi di italiano semplicemente. Per lui questo non è un lavoro e neanche per me, quindi non si tratta di sfruttamento minorile. Questo è bene dirlo a scanso di equivoci. Questo è un esempio di uso del termine scanso.
Avete ascoltato questa mia ultima frase
Questo è bene dirlo a scanso di equivoci.
A scanso di equivoci significa “per scansare eventuali equivoci”, per fare in modo che non ci saranno equivoci.
Quindi scanso viene dal verbo scansare, che è simile a evitare.
A scanso di = al fine di evitare, al fine di scansare, per scansare, per evitare.
Scansare è molto materiale come verbo. Se ti dico “scansati” vuol dire spostati.
È un po’ maleducato però se vi rivolgete ad una persona dicendo che si deve scansare, perché scansare si usa con gli ostacoli, con gli oggetti che vanno spostati, scostati, perché danno fastidio. Anche un pugno, un colpo, un calcio si possono scansare, per non essere colpiti. Quindi è simile anche a evitare. Scansare serve a evitare.
Scanso infatti ha questo utilizzo.
Si usa per evitare che qualcosa di negativo accada, quindi è una misura preventiva. Si dice prima che accada qualcosa. A scanso di qualcosa quindi significa per evitare che accada qualcosa, come gli equivoci, cioè le incomprensioni, i malintesi.
Io voglio essere chiaro con voi, quindi a scanso di equivoci, vi dirò tutta la verità.
Il termine scanso si usa solo in questo modo: a scanso di equivoci, di malintesi, di polemiche, di imprevisti, di dubbi. Si può usare quindi in molte circostanze diverse.
Ora se avete capito tutto possiamo ripassare alcune espressioni passate, quindi ascolterete una frase e poi a scanso di dubbi Emanuele proverà a spiegare questa frase di ripasso a parole sue.
Ora vi lascio a Bogusia che vi racconta una bella storiella. Si fa per dire!
Bogusia (Polonia): Vi racconto la storia di un cacciatore che è finito nei guai per aver sparato a dei poveri polli. A denunciarlo è stato il proprietario dei polli. E dire che il nuovo dirimpettaio sembrava molto amichevole. Almeno all’inizio. Cacciatore accanito qual era, quel giorno evidentemente non è riuscito a tenere a bada le sue emozioni e ad accusare il colpo sono stati i polli. Cos’è successo?
Si trattava di un uomo un po’ strano, che dopo un po’ ha mostrato di non voler nulla a che spartire con i suoi vicini, e tanto meno con i loro animali. Era per sistemare l’orto, quando, di punto in bianco si accorse che due volatili erano entrati nel suo territorio. Il cacciatore non se l’è sentita di trattenersi: rientra a casa, prende una delle sue 30 doppiette che possedeva e esplode due colpi che non hanno lasciato scampo ai due animali. Non vi racconto nessuna sciocchezza. È capitato davvero, in Veneto. Segue la spiegazione di Emanuele. .- – – L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Emanuele: due minuti con italiano semplicemente, episodio 202. Giovanni: ah, 202 grazie Emanuele. Mi aspettavo fosse episodio n. 203, quando mi hai fatto notare che in realtà si tratta del n. 202. Giuseppina: Sapete che questo è un modo abbastanza particolare di usare “quando“.
Ci sono vari modi di usare questo avverbio e congiunzione.
Oggi vorrei spiegarvi che ogni volta che state raccontando qualcosa di accaduto nel passato, potete usare “quando“, al fine di introdurre un evento sorpresa, cioè qualcosa che accade, un accadimento, ma inaspettato o improvviso.
Un tipo particolare di evento quindi, in generale si usa per tutto ciò che può stupire, meravigliare.
Ero appena entrato in casa quando vidi tutti i miei amici che mi avevano organizzato una festa sorpresa!
Sembrava tutto tranquillo, quando all’improvviso Marco si mise a piangere.
Stavo dormendo, quando ho sentito un fortissimo rumore venire da fuori.
Ci stavamo baciando, quando lei ha detto di amarmi!
Tutto sembrava tranquillo, quando è iniziato il temporale 🌩
In tutti questi casi volete dare il senso della sorpresa e del cambiamento che avviene all’improvviso. È come dire: “nel momento in cui”, “proprio in quel momento”.
Normalmente prima di “quando” di usa la forma dell’imperfetto (stavo dormendo, ero, mi trovavo eccetera) invece dopo si usa il passato prossimo o anche il passato remoto, se è passato molto tempo: quando mi sono accorto, quando mi accorsi, quando ho visto, quando vidi, quando lui mi ha detto, quando lui mi disse eccetera.
Notate che spostando “quando” o gli altri pezzi della frase il senso può cambiare: Quando ci stavamo baciando lei ha detto di amarmi. (in questo caso significa “in quel momento”, “mentre”)
Lei ha detto di amarmi quando ci stavamo baciando. (anche qui è lo stesso)
In questi casi a volte può non essere chiaro se io voglio dare il senso della sorpresa, ed allora il tono da usare può aiutare a fare chiarezza. Emanuele: Ora ripassiamo un po’ le espressioni passate e poi proverò a darvi una spiegazione di questa frase a parole mie. Monica: stavo pensando quale sorpresa sarebbe accendere la tv ed ascoltare che hanno finalmente trovato l’antivirus del nuovo corona virus. Bogusia: già, sarebbe una vera svolta. Andrè: ipotesi abbastanza peregrina però, almeno per ora; e se vogliamo sarebbe anche poco credibile, almeno secondo me. Ulrike: il che non mi stupisce, conoscendoti. Tu non credi mai a nulla! Io sono per l’ottimismo invece. Segue la spiegazione di Emanuele. .- – – L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Emanuele: due minuti con italiano semplicemente, episodio 201.
Giovanni: Ok, grazie Emanuele, abbiamo appena terminato i primi duecento episodi della rubrica due minuti con Italiano Semplicemente, ma io sarei per continuare? E tu?
Emanuele: Anche io sono per continuare papà!
Giovanni: ok, allora oggi in questo episodio n. 201 spieghiamo un metodo veloce ed informale per esprimere un’opinione. L’ho già utilizzato io ed anche Emanuele: “essere per“:
Io sarei per continuare
Al presente diventa “io sono per continuare”, come ha detto Emanuele.
Io ho preferito usare il condizionale perché spesso si fa così con le opinioni, si usa la forma condizionale per cortesia, per non dare l’impressione che sia un’ordine.
Semplice vero?
“io sono per” e poi aggiungete un verbo all’infinito.
Posso usare qualsiasi modo verbale ovviamente, dipende da ciò che si vuole dire, e di solito si usa quando si presenta una scelta tra più opzioni.
Io tra andare a scuola e andare al mare sono per andare al mare.Tu per cosa sei?
Io sarei per il mare
Posso fare anche così, senza ripetere il verbo, tanto è scontato.
A volte il condizionale ha un senso diverso dalla cortesia:
Io sarei per il mare, se mia madre fosse d’accordo 🙂
Io tra il cibo italiano e quello inglese sono per quello inglese
Anche io lo ero, poi ho assaggiato le fettuccine al ragù!
Altro esempio?
La riunione era noiosa, e noi eravamo per andarcene, ma il nostro dirigente ce lo ha impedito.
Un altro esempio:
Io tra la democrazia e la monarchia, sono per la repubblica!
Educazione dei figli:
io sono per l’educazione severa.
Io invece sono decisamente per un rapporto amichevole tra genitori e figli.
E tu per cosa sei?
Attenzione perché “essere per”, quindi “io sono per”, “io ero per”, eccetera (anche con tu, lui, noi eccetera) si usano spesso anche per indicare un’azione imminente, che sta per avvenire, ed anche per indicare la presenza in un luogo “per” fare un’attività:
Ero per uscire, quando sono inciampato! (azione imminente: “stavo per” uscire e sono inciampato)
Anche prima ho detto:
La riunione era noiosa, e noi eravamo per andarcene, ma il nostro dirigente ce lo ha impedito.
Qui il significato potrebbe anche essere: “stavamo per andarcene”, quando il nostro dirigente ce lo ha impedito.
Qualche anno fa ero per turismo a Roma (mi trovavo a Roma per motivi turistici)
Quindi non è un’azione imminente, non è un’opinione, ma è per indicare la presenza in un luogoper fare qualcosa: ecco perché si dice “per”:
L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Emanuele: due minuti con italiano semplicemente, episodio 200. Giovanni: avete mai riflettuto sull’aggettivo o sul pronome “quale”?
Normalmente (quasi sempre) si usa per fare delle domande o quando si hanno dei dubbi:
Qual è la ragazza più bella del mondo?
Quale film ha vinto l’oscar quest’anno?
Eccetera.
In realtà si usa in molti altri modi (tale e quale, il quale, la quale, eccetera).
Oggi vorrei farvi concentrare su un modo particolare che probabilmente voi stranieri non conoscete ma che rende la frase più elegante e più convincente se state esprimendo un’opinione. Si tratta di esprimere un concetto particolare.
Mi riferisco infatti alle frasi non interrogative, ma quelle affermative, quando si vuole spiegare la funzione, l’incarico, il ruolo di una persona che giustifica un’azione. Quindi l’obiettivo è sottolineare un aspetto importante.
In questi casi “quale” è simile a “come”. Ma usare “quale” (o quali) ci aiuta a raggiungere l’obiettivo.
Vi faccio alcuni esempi:
Vorrei il tuo aiuto, quale massimo esperto in questa materia. Mi rivolgo a te quale mio dirigente
Tu, attento quale sei, avrai sicuramente capito.
Forse tutti voi, quali miei affezionati ascoltatori, siete interessati a questo utilizzo di “quale”.
In questi casi è come dire: “in qualità di”, cioè “poiché hai questa qualità”, o anche “come”.
È come dire:
Vorrei il tuo aiuto, in quanto sei il massimo esperto in questa materia.
Mi rivolgo a te poiché sei il mio dirigente.
Tu, attento come sei, avrai sicuramente capito.
Forse tutti voi, poiché siete miei affezionati ascoltatori, siete interessati a questo utilizzo di “quale”.
Se invece la mia enfasi non si riferisce a qualità personali, ma a cose accadute e alla loro importanza, posso usare “quale” al posto di “che”.
Questo d’altronde accade anche in molte frasi interrogative (es: che/quale film vuoi vedere?).
Ad esempio:
È crollato il ponte! Quale tragedia! Quale disgrazia!
Bravo, quale figura hai fatto oggi, complimenti!
Complimenti, quale lezione hai dato al tuo amico strafottente!
Hai avuto una reazione quale non avrei mai immaginato!
In questo senso abbiamo già visto l’espressione “qual buon vento” nell’episodio 125.
In tutti questi casi si può usare “quale” per sottolineare una caratteristica, ad esempio la grandezza, la bellezza, qualunque cosa che vogliamo porre in risalto come unica, degna di apprezzamento o degna di nota comunque.
Ora, quale presidente dell’associazione italiano semplicemente, ho chiesto ad uno dei membri di realizzare una frase di ripasso, e Bogusia, quale membro e gentile qual è, mi ha subito accontentato. Bogusia (Polonia):L’Italia e il gelato sono un binomio inscindibile. Vero? Può darsi che se siete stati a Firenze non siate riusciti a tenere a badala voglia di gustarvi un bel gelato. Forse una volta davanti alla gelateria vi ha colto alla sprovvista un gusto di nome Buontalenti? Forse vi sentivate un’anima in pena, scervellandovisu che tipo di gusto fosse? Si dà il caso che il gusto Buontalenti, il gelato cremoso e vellutato sia stato inventato da un famoso fiorentino del ‘500: Bernardo Buontalenti. La vita di Buontalenti, era strana e al contempo molto creativa. Fortuna ha voluto che dopo una disastrosa frana in cui ha perso la vita l’intera sua famiglia, e stato adottato dai Medici. È diventato un allievo del Vasari, tra l’altro. E sulla falsariga di grandi artisti di allora, anche lui è diventato un famoso architetto, pittore e scenografo degli allestimenti delle feste dei Medici. Neanche in ambito gastronomico era sguarnitodi talenti e così è diventato l’uomo che ha fatto esordireil gelato nelle gelaterie proprio come lo vediamo oggi, con il suo aspetto cremoso e vellutato .- – – L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Ciao ragazzi, oggi vorrei spendere solo due minuti su una nuova espressione italiana, due soli minuti, il che non significa che sia poco importante.
Infatti “il che” si usa moltissimo nella lingua italiana. “Il che”: questo è l’oggetto dei due minuti di oggi.
Spesso si sente dire infatti: il che significa,il che vuol dire, il che non esclude, il che in fondo,il che potrebbe, il che è positivo, il che è negativo, il che direi che … eccetera.
Si usa moltissimo dunque. Vediamo perché.
Le forme più usate sono probabilmente: “il che significa” e “il che vuol dire”, che nella maggioranza dei casi non si usano per dare delle semplici spiegazioni ma per esprimere conseguenze, per indicare qualcosa che ne consegue. In questi casi un modo alternativo e più formale a “il che significa” è “ne consegue“.
L’articolo “il” si riferisce alla cosa di cui si sta parlando, all’argomento di cui si discute.
Ad esempio se dico:
La parola cazzabubbolo, cosa significa? E’ un aggettivo che indica che un uomo è sciocco e presuntuoso. Quindi cazzabubbolo significa uomo sciocco e presuntuoso.
Non posso rispondere: “il che significa sciocco e presuntuoso” perché se uso “il che significa” devo esprimere una conseguenza, e non dare il significato.
Allora posso dire: significa sciocco e presuntuoso, il che significa che non si tratta di un complimento ma di un insulto.
La stessa cosa vale per “il che vuol dire“. Ad ogni modo “questo significa” è una frase alternativa con lo stesso senso.
Io sono nato nel 1971, il che significa che nel 2020 compio 49 anni.
Tu sei nata nel 1970, ne consegue che nel 2020 compi 50 anni.
Vedete che la seconda parte della frase è una conseguenze che deriva dalla prima parte della frase.
Spesso siamo al limite tra una spiegazione e una conseguenza, ma continuiamo ad usare “il che” perché diamo una spiegazione senza che ci sia una domanda:
Per il morbillo, molto contagioso, il numero riproduttivo basale è 18. Il che significa che ogni persona ne può contagiare altre 18.
Sto spiegando cosa significa “il numero riproduttivo basale” pari a 18 senza che nessuno me lo abbia chiesto.
Sono stanco, il che significa che me ne vado.
Ho sonno, ne deriva che vado a dormire.
Capite bene che per esprimere delle conseguenze posso usare anche perciò, quindi eccetera. Abbiamo dedicato un podcast molto lungo su questo concetto ma non abbiamo parlato di “il che”. Ne avevamo però accennato nel podcast dedicato all’espressione “al che“, espressione simile che vi invito a vedere se l’avete dimenticata.
Le altre espressioni che includono “il che” di cui vi parlavo prima hanno invece il senso di “questo“, quindi ci riferiamo sempre alla cosa di cui stavamo parlando. il che non esclude: Le previsioni dicono che oggi pioverà, il che non esclude che invece possa nevicare . Quindi è come dire: “questo non esclude”, “la cosa non esclude”. Il che in fondo: ormai sono un uomo, non sono più un bambino, il che in fondo non mi dispiace sai? (la cosa non mi dispiace, questo non mi dispiace in fondo) il che potrebbe: ho 48 anni, il che potrebbe sembrare strano, ma è così. (questo potrebbe sembrare strano)
Lo stesso avviene anche in tutti gli altri casi.
Abbiamo sforato un po’ come al solito, il che non significa che non dobbiamo ripassare le espressioni precedenti. Bogusia (Polonia):Può darsi che alcuni di noi siano soggettial disturbo detto stitichezza. In gergo medico è detta “stipsi “. Un intestino bloccato non è da prendere sotto gamba, perché può portare altri problemi di salute. Lungi da me dall’elencarli. Si può combattere tenendo fede ad alcuni suggerimenti e rompendo subito gli indugi così la stipsi sparisce in men che non si dica. Per dare seguito a questi suggerimenti basta cambiare alimentazione. 1. Mangiare verdure 2. Fare il pieno di fibre con i kiwi, uno a colazione e uno dopo cena 3. Prugne e mele, anch’esse ricche di fibre insolubili 4. Fare movimento. Ah, si, movimento, bisogna ovviamente ritagliarsi del tempo.O così o pomì. In fin dei conti, abbiamo già abbozzatotroppo. Con questi suggerimenti alcuni di noi avranno proprio svoltato. Si può sgarrareogni tanto? Certo . Se vi gira male ad esempio. Ma non sgarriamo troppo, sennò l’eccezione diventa la regola.
– – – L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Ciao ragazzi, oggi mi sono alzato un po’ nervoso quindi ho subito pensato: dovrei fare l’episodio n. 198 della rubrica due minuti con italiano semplicemente? Oggi però non è cosa!
Avete mai ascoltato questa espressione? È usata solamente all’orale.
L’esclamazione “non è cosa” significa “non ha senso“, oppure anche “non è il caso”, “non è opportuno“. Resta molto colloquiale comunque, e resta il fatto che non è esattamente uguale alle espressioni simili precedentemente elencate, perché si usa soprattutto quando ci riferiamo ad un comportamento, ad un’azione qualunque, che non è sempre sbagliata come azione in generale, ma è sbagliata in questa occasione.
Poi, se siamo nervosi, arrabbiati, allora ha molto senso usarla: significa che una cosa è meglio non farla, quindi meglio non insistere, perché proprio non è cosa!
Dai Giovanni, mangia ancora un po’!
Grazie ma sono veramente sazio, proprio non è cosa!
Giovanni ma come mai la tua squadra della Roma continua a perdere?
Lasciami perdere perché non è cosa, ok?
Un’espressione nata in Sardegna ma tutti la comprendono e la potete usare tranquillamente in tutt’Italia. Meglio però se lo fate solo quando è il caso di farlo.
Ora ripassiamo un po’ con le voci di Ulrike e Sofie.
Ah, dimenticavo una cosa importante: si usa solo al negativo. “è cosa“, senza negazione, non esiste.
– Ciao Ulrike – Ciao Sofie. Caschi bene. Sono appena entrata! È da un po’ che non ti facevi viva. Tutto bene? – Si, tutto a posto. Senti, posso fare una capatina da te? Ci sentiamo sempre tramite whatsapp ma mi piacerebbe vederti dal vivo. – Per me nulla quaestio, passa quando vuoi, ci possiamo anche vedere questo pomeriggio. Puoi venire a casa mia ma, o volendo, ci possiamo incontrare in centro. Berlino è una bellissima città, un posto cosmopolitico, bello, affascinante e – sevogliamo – anche un posto in. Non ha più niente a che spartire con l’imagine che aveva 70 anni fa. – Allora sarà un piacere poterti vedere li! Senti Ulrike, non so se hai ancora presente la mia continua lotta contro il peso? Ho raccolto la provocazione di tutti coloro che mi prendevano di mira. Mi ci sono messa e adesso ho già perso diversi chili. – Accidenti, e non sgarri mai? – Ogni tanto faccio uno strappo alla regola. Resta difficile rinunciare all’ammazza caffé. Ne prendiamo uno in centro? – – – L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Ciao ragazzi, avete mai detto stupidaggini o fesserie o sciocchezze?
Avete per caso delle preferenze? Forse è buona cosa spendere un paio di minuti per spiegare le differenze. Stupidaggini viene da stupido, e la caratteristica è la stupidità. Fesserie viene da fesso, e la caratteristica si chiama fessaggine, con due esse e due g. Sciocchezza viene da sciocco, e la caratteristica si chiama scioccaggine, con due c e due g.
Avrete capito che non si tratta di complimenti.
Le differenze sono abbastanza sottili, direi.
Dire una stupidaggine è sicuramente la cosa peggiore tra le tre perché in sostanza significa che non è stato messo in moto il cervello, cioè una stata una mancanza di ragionamento razionale, che può potenzialmente portare anche a conseguenze pericolose. Una stupidaggine deriva da una scarsa riflessione, da una certa superficialità, da scarsa cultura anche.
Si sente spesso usare questa parola per insultare qualcuno, commentando una dichiarazione fatta, che viene etichettata come stupidaggine, appunto.
Comunque il termine si usa anche per indicare quando una cosa è semplice, magari se vogliamo tranquillizzare qualcuno diciamo:
Non c’è problema, questo lavoro è una stupidaggine. Impiegherò mezzora a farlo
Non preoccuparti, l’operazione chirurgica che devi fare è una stupidaggine, domani sarai già uscito dall’ospedale.
Mi sono fatto male ma è solo una stupidaggine.
In questi casi però la cosa migliore è parlare di sciocchezza, perché è più vicino al concetto di facilità e di semplicità. Altre volte segnala ingenuità, quindi non stupidaggine. Questo non significa che sia meno offensivo per
Non dire sciocchezze! (abbastanza offensivo direi!)
Questo compito è una sciocchezza (anche uno sciocco lo saprebbe fare).
Non mi sono fatto nulla, è una cosa da nulla, è una sciocchezza.
Se poi fate un regalino a una persona, per fare il modesto potete dire:
Ti ho portato una sciocchezza
Cioè è un piccolo pensierino, di poco valore, niente di importante: ho speso una sciocchezza!
Una fesserie è un diversa. Spesso si usa come la stupidaggine, ma più spesso della stupidaggine si usa per commentare dei fatti, dei comportamenti, e non solo cose che vengono dette, non solo quindi dichiarazioni.
Ho fatto una fesseria!
Posso usare anche stupidaggine, ma la fesseria è tipica di chi non riflette abbastanza.
Le fesserie pertanto si dicono e si fanno (si fanno più delle stupidaggini).
Spesso si usa questo termine per evitare di usare “stupidaggine” denota che sembra più sgarbato come termine, oppure offensivo. La fesseria poi spesso ha conseguenze più gravi della stupidaggine. I bambini dicono più frequentemente stupidaggini, almeno questo dicono i genitori, mentre a dire e fare (soprattutto) fesserie è più una cosa da adulti. Inoltre spesso si parla di bugie. Le fesserie sono anche queste: bugie.
Si potrebbe dire ad esempio che le fake news sono delle fesserie?
Certamente non sono stupidaggini: le persone che le dicono e che le scrivono e le diffondono sono furbe, non stupide, ma sono notizie false, sono bugie, sono fesserie. Lo sono perché solo dei fessi possono credere alle fake news… I fessi infatti sono coloro che vengono facilmente imbrogliati, coloro che credono a tutto, insomma coloro che non riflettono abbastanza.
Quindi le fesserie sono fatte da persone fesse, che non riflettono abbastanza, e sono anche dette dalle stesse persone, e anche da quelle che ci credono, anche loro sono dei fessi!
Ora una breve frase di ripasso, poi dopo Emanuele proverà a parole sue, a spiegare le espressioni utilizzate da Andrè Andrè (Brasile): il governo brasiliano è condotto sulla falsariga di quello di Donald Trump e non sta affatto corrispondendo a gran parte dei desideri dei brasiliani! Si dà il caso che l’economia sia migliorata un po’ comunque ci sono gravi problemi sopratutto riguardo all’educazione, alla cultura ed all’ambiente, essendo quest’ultimo oggetto di preoccupazione in tutto il mondo. Ogni due per tre i ministri in Brasile dicono cose che lasciano il tempo che trovano, inoltre le misure adottate per la creazione di posti di lavoro non ingranano! Il presidente sembra che se ne freghioppure fa il finto tonto! Segue il commento di Emanuele….. – – – L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Nell’ultimo episodio di due minuti con Italiano Semplicemente ci siamo occupati dell’espressione “se vogliamo“. Ricordate? Abbiamo visto il verbo volere, in questa espressione colloquiale si usa per esprimere una opinione, facendo una associazione più o meno condivisibile.
Natalia (Colombia): Ho appena ascoltato i due minuti di oggi, molto usata nel parlato comune, ma volevo sapere se questa espressione è equivalente a “volendo”. Me lo puoi spiegare per favore?
Certo Natalia, grazie della domanda.
Allora, può sicuramente capitare di ascoltare “volendo” usato impropriamente al posto di “se vogliamo“, ma volendo rappresenta semplicemente l’espressione della nostra volontà, quindi non si deve usare con lo stesso senso di “se vogliamo” che abbiamo spiegato.
“Volendo” significa “se c’è la volontà”, “se si vuole”, quindi si può usare per esprimere una volontà, oppure una proposta, o una alternativa ad una proposta:
Per divertirci potremo andare a cena a casa mia va bene? Volendo possiamo anche acquistare del vino, che ne dite?
Posso anche dire:
Giocavo con la palla e non volendo, ho rotto il vetro, scusate!
Questo significa che non c’era volontà da parte mia. Non l’ho fatto apposta, non volevo. L’ho fatto non volendo, l’ho fatto inavvertitamente. Posso anche dire così.
Se devo dare una risposta, ma non sono convinto o non voglio dire proprio “no” posso usare “volendo”:
Se vuoi possiamo cena insieme una di queste sere che ne dici?
Non siete proprio convinti di questo, anzi vorreste proprio rifiutare, ma…. meglio glissare!
Risposta: sì, volendo…
In questo caso il tono non deve essere molto convincente però 🙂
Posso anche usarlo al posto di “se vogliamo“, ma in questo caso si usa il verbo volere normalmente. Se ad esempio facciamo un esame di lingua italiana e non va molto bene, il professore potrebbe dire:
Se vogliamo essere generosi, possiamo dire che raggiungi la sufficienza!
Quindi è come dire: volendo essere generosi“, se c’è la volontà di essere generosi. Non è un’azione necessariamente legata a “noi”, ma si usa lo stesso questa forma, a volte anche solo per darsi un tono.
Questa frase però non ha affatto lo stesso significo di “se vogliamo”, nel senso di fare una associazione forzata condivisibile o meno. Non stiamo facendo questo.
Per fare una ulteriore differenza rispetto a “se vogliamo” posso dire che “volendo” si usa con i fatti, è collegata più spesso ad azioni, non ad associazioni o opinioni.
Quindi si tratta semplicemente di volere nella forma del gerundio. Più simile a “se mi gira” molto spesso. Anche di questa espressione ci siamo già occupati.
Un altro membro mi ha chiesto se “addirittura” può sostituire “volendo“.
In realtà no, perché addirittura ha la funzione di sottolineare la straordinarietà di un fatto, si usa per esprimere anche una esagerazione. Non è questo il caso.
Ascoltiamo adesso il ripasso quotidiano:
Leijla (Bosnia): La diffusione del nuovo Coronavirus è andata al di là delle previsioni dell’Istituto Mondiale di Sanità. Questo può preoccupare, ma se vogliamo può capitare di sottovalutare gli effetti di un nuovo virus se ti prende alla sprovvista. La cosa importante è avere sempre ben presente il benessere mondiale senza sgarrare troppo spesso: non si può essere perfetti, qualcosa può sfuggire ogni tanto. Intanto però più di 400 persone sono già andate. Poveracce. Chissà se si fossero già fatte un’idea dell’aldilà…
– – –
Camille (Libano 🇱🇧):
L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Oggi ci occupiamo ancora del verbo “volere”. Abbiamo già visto più modi di usare questo verbo. Oggi vi parlerò di “se vogliamo“. Non si tratta di interpretare queste due paroline nel modo classico, perché la particella “se” generalmente indica una condizione da rispettare, o una possibilità: ad esempio:
Se vuoi posso darti un bacio
Se vogliamo oggi possiamo fare colazione insieme
eccetera.
No, non parlo di frasi di questo tipo. “Se vogliamo” spessissimo è usata nel linguaggio colloquiale non per indicare una condizione o una possibilità, ma come una modalità per esprimere un concetto ma con una certa forzatura. E’ un modo di parlare impreciso in realtà: si cerca di fare una associazione tra idee ma senza troppe pretese di precisione, di veridicità assoluta o di validità universale. A volte è solo un’opinione. Qualche esempio vi schiarirà la mente:
Le lezioni di Italiano Semplicemente sono interessanti, e, se vogliamo, anche divertenti a volte.
Ecco, qualcuno quindi potrebbe trovare queste lezioni non solo interessanti, ma anche divertenti, perché no!
La vita di coppia può dare molte soddisfazioni, e se vogliamo, tutto sommato è anche meno noiosa della vita da single.
Qualcuno potrebbe trovarla meno noiosa dunque (la vita di coppia), altri penseranno che questa sia una sciocchezza, altri una fortuna, altri ancora solo una forzatura, appunto.
Chi si batte per la difesa dell’ambiente è da lodare. Sono persone meno egoiste delle altre, e se vogliamo anche più intelligenti.
Notate che non si usa solamente con la versione “vogliamo” (relativa a noi). Si può usare anche nella forma “se vuoi“, ma è meno diffuso. Si usa nello stesso modo comunque:
La cosa importante è che enunciamo un concetto e poi un altro. In mezzo ai due mettiamo “se vuoi” o “se vogliamo”. Quasi sempre troverete la congiunzione “e”.
Ora ripassiamo alcune espressioni passate, grazie a Ulrike e Leijla, due membri dell’associazione Italiano Semplicemente:
Ulrike: Ciao Leijla! Ti ricordi della puntata numero 58 di questa rubrica? L’hai presente?
Leijla: Ulrike, siamo giunti quasi a 200 puntate. In cosa verte la numero 58? Abbi pazienza, non ricordo.
Ulrike: Ah sì, scusami, si tratta dell’espressione un’ anima in pena.
Leijla: Ah ok, e cosa vuoi dirmi in merito?
Ulrike: Sai, ho rispolverato qualche vecchia espressione, tra cui questa, e stavo pensando alla situazione preoccupante per gli studenti qualora la rubrica dei due minuti dovesse finire. Questo esempio si trova in quell’episodio.
Leijla: ah sei tu l’anima in pena dunque? Questa possibilità ti ronza per la testa? Ma Come sarebbe a dire che finisce la rubrica? anzi, non hai notato la nascita delle due ulteriori rubriche realizzate sulla falsariga della prima? Tranquilla!
Ulrike: Va beh..avrai ragione Leijla, sicuramente un’idea peregrina questa, però una volta sorta, piano piano mi aveva causato un crescendo di preoccupazioni inutili. Evidentemente quest’esempio non ha niente a che spartire con la realtà. Grazie mi sei stata d’ausilio. A presto Leijla, una carezza alla bimba.
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Chi di voi non ha mai fatto una dieta? E chi di voi non è riuscito a rispettarla sempre? A me è successo più volte di sgarrare.
Sgarrare è un verbo interessante, ed è questo l’oggetto dell’episodio di oggi. Sgarrare si usa molto quando si parla di diete, cioè quando si parla di dimagrire, perdere peso, e quindi quando bisogna mangiare un po’ meno (generalmente) e rispettare una dieta, un certo regime alimentare.
Quando però facciamo un’eccezione alla regola possiamo dire che stiamo sgarrando.
Le regole delle diete solitamente sono abbastanza rigide, e il verbo sgarrare si utilizza in questo caso si usa per indicare che queste regole non vengono rispettate, ma solo alcune volte per poi tornare a rispettarle. Se sgarriamo una o due volte non c’è problema insomma.
Quando si sgarra si fa uno sgarro, così si chiama, oppure uno strappo alla regola, altra modalità questa di chiamare il mancato rispetto di una regola rigida.
Spesso si vuole indicare un errore, una mancanza ma sempre nell’ambito di un codice di comportamento.
Lo sgarro esiste quindi anche quando si parla di malavita, di criminali di mafia, dove occorre rigare diritti. In questo caso anche un solo sgarro può costare la vita:
L’hanno ucciso perché ha sgarrato
Ha commesso cioè uno sgarro. E le regole della malavita sono molti rigide. Non ci si può permettere di sgarrare.
Ma anche un orologio può sgarrare.
Il mio orologio non sgarra mai un secondo.
In questo caso si parla solo di rispettare il tempo, si parla di puntualità e precisione.
Col tempo si usa prevalentemente in frasi negative però.
Dovete sapere che uno sgarro è uno strappo, una lacerazione, un taglio: anche i pantaloni si possono sgarrare, quindi strappare, rompere. Beh, in questo caso si può provare a ricucire lo strappo, a rimediare, a sistemare.
Ora come al solito (meglio sgarrare il meno possibile), ascoltiamo una frase di ripasso da Andrè dal Brasile.
Andrè: Ho appena comprato un bel pianoforte: sapete, è veramente un po’ po’ di pianoforte! Ma d’altronde la musica e la mia famiglia sono sempre stati un binomio inscindibile!Non vedevo proprio un regalo migliore di questo che potessi fare a noi stessi! Mia moglie e i miei figli lo sanno già suonare ma la settimana prossima comincerò le lezioni per imparare anch’io. So che non è facile, ci vuole un sacco di pazienza. Non vedo l’ora di esordiread un concerto! Ma per ora comunque, provo pietà per il mio dirimpettaio! Che volete farci! Riuscirà a smarcarsida me?
André al Pianoforte
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Ciao ragazzi, come si scrive al di là? Si scrive attaccato? E’ una sola parola?
Molti diranno: sì, infatti si mette anche l’apostrofo: l’aldilà.
Altri invece diranno: no, si scrive in tre parole: al di là.
Allora la verità e che si può scrivere nei due modi, ma il significato è diverso.
In una sola parola se vogliamo indicare la vita oltre la morte, quindi parliamo dell’aldilà, parliamo dell’oltretomba, del mondo che ci aspetta oltre la tomba, cioè al di là della vita.
Cosa c’è oltre la vita? C’è l’aldilà: tutto attaccato.
Se non parlo invece del mondo oltre la morte, allora lo scriviamo staccato, in tre parole: al di là, che è una locuzione avverbiale. In sostanza si usa in vari casi, leggermente diversi tra loro.
In senso materiale, cioè in senso fisico:
Cosa c’è al di là della porta? C’è il cortile, oppure c’è la cucina.
Qui significa “oltre“, come prima quindi, ma devo aggiungere qualcos’altro: al di là di cosa? Della porta in questo caso.
Cosa c’è al di là della strada? C’è un parco.
Oltre il senso fisico c’è anche quello figurato.
Vediamo qualche esempio:
Il virus cinese non ha contagiato tantissime persone nel mondo, ma l’impatto sui mercati è stato forte, al di là del tasso di mortalità.
C’è qui un senso di oltre, nel senso che c’è stato un impatto esagerato, che non è proporzionato al tasso di mortalità: è andato oltre, è andato al di là.
Al di là delle parole restano i fatti
Il senso qui è simile a “a prescindere” dalle parole, espressione questa che abbiamo già visto in un episodio dedicato. Date un’occhiata se volete: sono più importanti i fatti, quindi possiamo evitare di parlare delle parole: andiamo oltre, andiamo avanti. Questo è il senso.
E’ stata una bella partita, ma l’aspetto che più mi attira va al di là della gara vera e propria.
In questo caso non è “a prescindere” ma è esattamente “oltre“: oltre la gara vera e propria. Non voglio parlare della gara, della partita, del gioco che si è visto, mi attira qualcosa al di là di questo.
Un altro esempio:
Il lavoro va un po’ al di là delle mie competenze.
Evidentemente o il lavoro richiede altre competenze (cose che non ho mai fatto, anche se semplici) oppure ne richiede di più elevate, competenze più alte: più professionalità, più esperienza. Il verbo “andare”: andare al di là di… qualcosa, spesso si usa in questo modo.
Al di là” si usa poi molto per sottolineare degli aspetti diversi:
Giovanni è sempre stato portato per le lingue, ma al di là di questo, riconosco che si impegna moltissimo.
Questa modalità è interessante perché la potete usare in tutti i contesti, semplicemente per sottolineare un aspetto diverso da quello precedente: volete separare i due aspetti, come ad indicare che non sono collegati.
Si sua anche “al di là di tutto” quando diciamo qualcosa che vogliamo separare da tutto il resto, non solo da un solo aspetto.
Abbiamo avuto tante discussioni, ma al di là di tutto restiamo molto amici.
Non è da tutti riuscire a mantenere la calma al di là di tutte le cose accadute.
Ora, al di là dell’espressione di oggi, ascoltiamo una frase di ripasso:
Camille (Libano): Ne ho anche un’altra per chi vuole: *Ok, ci provo io: questa non sarà forse una frase che state ascoltando dal vivo, ma al di là di questo è comunque una frase di ripasso. Lo so, forse non ha niente a che spartire con quelle di altri membri, ma io sono molto impegnato sapete? Se non ci credete fate una capatina nel mio ufficio e ve ne accorgerete!
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L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Benvenuti in questo primo episodio della rubrica “il linguaggio commerciale“, composto da episodi di breve durata che riguardano la lingua italiana del lavoro e del commercio. Sono moltissimi gli stranieri che lavorano in Italia e che quindi all’inizio avranno molte difficoltà con la complessa terminologia del mondo del lavoro, allora prevalentemente a loro è dedicata questa rubrica. Si tratta comunque di episodi utili anche a quei tanti che si interessano del linguaggio del mondo lavorativo e commerciale italiano per altre ragioni, vuoi per esprimersi meglio e capire meglio quando capita, vuoi per semplice curiosità. La rubrica fa parte del corso di Italiano Professionale e pertanto è dedicata ai soli membri dell’associazione. Questo primo episodio è comunque per tutti, e per chi fosse interessato, chi avesse piacere di unirsi al gruppo, basta fare richiesta di adesione all’associazione (vi inserisco un link per fare richiesta) in questo modo si potranno ascoltare e leggere tutti gli episodi di questa rubrica e anche di tutti gli altri episodi del corso di Italiano Professionale. In questa rubrica vedremo ogni volta un termine diverso, tutti riguarderanno il linguaggio commerciale, quindi i termini più usati o più complicati: dalla fattura alla ricevuta, dallo scontrino alle tasse, dal bilancio al reddito alla bolletta e così via. Faremo molti esempi a supporto. Alla fine di ogni episodio, a partire dal secondo, faremo anche una frase di ripasso per non dimenticare i termini già spiegati in precedenza. E’ lo stesso approccio, la stessa metodologia che viene usata anche nelle altre due rubriche di breve durata, dedicate ai principianti e a coloro che hanno un livello intermedio. Questa invece è più specifica, dedicata ai lavoratori. Tutti gli episodi quindi dureranno dai due ai quattro minuti, indicativamente, ovviamente parlo solo della spiegazione singola, escludendo le frasi di ripasso. Complessivamente si potrà arrivare a 5 o 6 minuti, non di più, da ascoltare in auto, mentre si va al lavoro, sull’autobus o mentre si fa sport, durante il tempo libero.
Iniziamo dalla “bolla“.
“La bolla”, cos’è? Nel linguaggio commerciale si tratta di un documento di accompagnamento di una merce.
Sapete che le merci viaggiano, passano da una mano all’altra, ad esempio da un produttore ad un distributore o viaggiano per essere lavorate ancora o, quando il prodotto è terminato, viaggiano per essere vendute.
Comunemente in Italia si parla di “bolla“, ma in realtà la possiamo chiamare “Bolla di spedizione”, oppure “bolla di consegna”, oppure DDT (Documento di trasporto) ma in ogni caso è un documento, una ricevuta che comprova (cioè dimostra) rispettivamente l’avvenuta spedizione e la ricezione della merce. Dimostra a chi spedisce che la merce è stata spedita e a chi riceve che la merce è stata ricevuta. Cosa c’è scritto? Quantità, qualità, causale e identità delle parti nel trasporto di merci, indipendentemente dalla ragione per cui i beni vengono trasportati da un luogo all’altro, quindi attenzione perché si deve usare anche quando il trasporto avviene da una sede all’altra della propria stessa azienda.
In pratica quindi è un documento di accompagnamento di una merce, la merce quindi è sempre accompagnata da questo documento che comunemente si chiama “bolla“. Fino al 1996 in Italia esisteva la “Bolla di accompagnamento” (o bolla accompagnatoria) – si chiamava così – ora però si continua spesso ad usare questa modalità (bolla) ma in realtà il nome è Documento di trasporto, o DDT ed il sistema è informatizzato.
E’ uno dei primi documenti della merce, insieme alla fattura, all’ordine ed alla distinta di prelievo. Vedremo anche questi in seguito.
E’ utile sapere che ora tale documento è obbligatorio e che il documento è in formato libero, ossia non ci sono vincoli di forma particolari, anche se sono in vendita dei modelli che si possono usare. Ovviamente ne occorrono due copie, una per chi spedisce la merce ed una per chi riceve la merce.
Si parla a volte di “bolla di lavorazione“. Infatti quando un prodotto si realizza attraverso varie fasi produttive, quindi diverse attività, diverse fasi, e quando queste sono svolte da soggetti differenti c’è un passaggio della merce che avviene per questo motivo. Su questa bolla, che è sempre un documento, vengono riportati i dati relativi alle varie lavorazioni ed i materiali da impiegare.
Con questo è tutto e nel prossimo episodio ci occupiamo della “ricevuta“.
Ricordo a tutti coloro che sono interessati che possono aderire all’associazione attraverso una semplice richiesta. In alternativa, se siete interessati solamente a questa rubrica di brevi episodi commerciali quando raggiungeremo i 100 episodi verrà pubblicato un audio-libro in vendita su Amazon. Un saluto a tutti.
Sapete ragazzi che sono nate due nuove rubriche sulla falsariga della rubrica “due minuti con Italiano Semplicemente”.
Si tratta della rubrica “primi passi” (questa è la prima) e della rubrica “linguaggio commerciale” (questa è la seconda); due nuove rubriche di breve durata (episodi di breve durata); cercheremo di restare nei due minuti – e con una espressione di ripasso alla fine di ogni episodio per ripassare le espressioni precedenti. Si tratta quindi esattamente dello stesso funzionamento degli episodi della rubrica che si chiama “due minuti con Italiano Semplicemente“, di cui state ascoltando la puntata n. 192.
In questa puntata ci occupiamo del termine “falsariga“, un’unica parola che serve per esprimere il concetto sopra descritto.
Ogni volta che volete indicare un modello da seguire, da imitare, un esempio da ricalcare, qualcosa da cui prendere spunto, ebbene, potete usare il termine falsariga, non molto facile da usare all’inizio per degli stranieri, ma vale la pena imparare questo termine.
Si deve dire e scrivere: “sulla falsariga” in quasi tutte le occasioni, perché si sta cercando di seguire un percorso già tracciato, uno stile già utilizzato, come se ci fosse una riga disegnata, cioè un segno, una linea tracciata su un foglio e noi stiamo cercando di usare questa riga per andare dritto, per disegnarne un’altra simile. Cose di questo tipo insomma.
Si prende quindi in prestito un’immagine figurata, come si fa solitamente in tutte le espressioni idiomatiche per esprimere un concetto. E’ un termine adatto per essere usato in moltissime occasioni.
Vediamo qualche altro esempio oltre a quello delle rubriche:
In Italia spesso si fanno delle leggi sulla falsariga di altre leggi fatte in altri paesi.
Quindi si vuole dire che si fa una legge cercando di imitare ciò che si è fatto altrove, non esattamente con la stessa legge, identica in tutti termini usati, ma mantenendo una struttura e coerenza simili, quindi “sulla falsariga” di altre leggi. Un altro esempio:
La squadra della Roma ha dominato la squadra avversaria, sulla falsariga di quanto accaduto nella partita precedente.
Quindi si vuole dire che, più o meno, le due partite hanno visto la squadra della Roma avere la meglio sulla squadra avversaria: così come si è svolta la prima gara si è svolta anche la seconda, sulla falsariga della prima, quindi seguendo lo stesso andamento, la stessa logica della prima.
Ora ascoltiamo un breve ripasso delle espressioni precedenti:
Bogusia (Polonia):Si dà il caso che una volta fosse un cestista italiano, avendo seguito le orme di papà Joe a Reggio Calabria. Parlo di Kobe Bryant. A quei tempi non era ancora conosciuto, non più di tanto almeno, ma col passare del tempo, l’abbiamo in tanti guardato dal vivo a volte accalcati nelle arene: un uomo indefesso nello suo ambito.
La stella della pallacanestro 🏀 è scomparsa in un incidente con l’elicottero. Gli ha detto proprio male quel giorno. Ma in realtà ha detto male a tutto lo sport in generale. Non possiamo fare i finti tonti, che non lo sappiamo, tanto meno che ciò che è successo non ci commuove.
Un crescendo di voci sconvolte proviene da tutte le direzioni. Mi unisco al coro anche io, perché sono sempre stata una appassionata di pallacanestro e al contempo alla passione non riesco a restare indifferente.
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Ciao amici. Abbiamo visto già l’espressione farsi vivo, oggi invece, in questo episodio n. 191 della rubrica due minuti con italiano semplicemente, vediamo “dal vivo“, una seconda espressione che utilizza lo stesso termine. Dal vivo si usa soprattutto quando si ascolta la radio o si guarda la TV, quando si ascolta un programma che è trasmesso in diretta, cioè quando i fatti trasmessi si verificano proprio mentre si sta guardando la TV o ascoltando la radio. È una trasmissione in diretta, quindi è trasmessa dal vivo, di conseguenza non si tratta di trasmissioni registate e poi trasmesse.
Ad esempio si può ascoltare un programma dal vivo, un concerto dal vivo. A dire il vero però quando si assiste dal vivo a un concerto, ad uno spettacolo e cose simili, si è fisicamente presenti in quel luogo dove avviene il concerto o lo spettacolo. C’è la presenza fisica quindi, niente TV o radio.
Stasera andiamo ad un concerto dal vivo.
Domani fanno musica dal vivo, andiamo?
Ma l’espressione non si usa solo in questo modo. La presenza fisica è legata all’espressione anche quando parlo di incontrare persone o assistere a cose accadute.
Posso anche dire di aver visto una persona dal vivo cioè di averla incontrata di persona, di averla vista fisicamente: l’ho incontrata veramente, non era la TV. L’ho proprio vista dal vivo! Vivo resta vivo, al maschile quindi non diventa “viva” o “vivi”se la persona che incontro è una donna o sono più persone.
Poi posso anche dire di aver vissuto dal vivo una vicenda. Usare il verbo vivere significa coinvolgere anche le emozioni, non solo il corpo, la presenza fisica.
Ad esempio c’è chi ha vissuto dal vivo la caduta del muro di Berlino perché era proprio lì quando è accaduto, ha vissuto personalmente, di persona la vicenda della caduta del muro. Evidentemente si tratta di una persona di nazionalità tedesca, o qualcuno che viveva a Berlino proprio il quel periodo. Coloro invece che l’hanno vista in TV non l’hanno vissuta dal vivo. Non possono dirlo. Possono solo dire di averlo visto dal vivo, nel senso di “in diretta TV“.
Oppure chi ama la formula 1 può dire di aver vissuto dal vivo una gara automobilistica. Lo stesso per gli altri sport in caso di eventi particolari.
Ci deve sempre essere una forte emozione per vivere dal vivo.
Ho vissuto dal vivo la sofferenza dell’amore.
Tu hai vissuto dal vivo cosa significa essere poveri.
Giovanni ama vivere dal vivo queste esperienze sportive.
Quindi dal vivo, se legato alla TV o alla radio si può tradurre come “in diretta”, oppure per dire “io c’ero“, “io l’ho vissuto” , mentre in altre occasioni si traduce con “di persona” o “personalmente“, perché in questo caso ci sono sempre delle emozioni coinvolte, che implicano un coinvolgimento personale. Posso usare anche altri verbi oltre a vedere e vivere: partecipare dal vivo, abbiamo visto assistere dal vivo, ma c’è anche esibirsi dal vivo: un cantante si esibisce dal vivo ad esempio.
Ora ripassiamo alcune espressioni già spiegate negli episodi precedenti: Bogusia (Polonia 🇵🇱):
Un poliziotto mi ha affibbiato una multa oggi. Sono cascata male oppure sono stata presa di mira? Vi spiego: Mi ero ritagliata del tempo per un appuntamento con una mia amica in un ristorante in e come di consueto ero in ritardo e l’incrocio era accalcato di macchine. Siamo alle solite no? Finalmente poi il semaforo è diventato verde, però io ormai ero passata col giallo. Nulla quaestio, il codice stradale dice che bisogna velocemente liberare l’incrocio. L’ho fatto. 😅Dietro di me, una macchina che mi tallonava già da tempo e mi incalzava con la sua velocità, è passata anch’essa. Però la Polizia ha fatto accostare solamente me. Il poliziotto su questo non ha fornito nessuna spiegazione di sorta. Insomma, volente o nolente, ho dovuto pagare la multa. Che vuoi, I poliziotti hanno sempre la meglio su di noi Non hanno mai torto. Come lo vedete voi? Giovanni: avevo dimenticato di dire che “dal vivo” non è uguale a “da vivo“, che è il contrario di “da morto”! – – – L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Ulrike: Ciao amici, buongiorno! Gianni mi ha dato il suo beneplacito per una spiegazione della parola capatina che fa parte della locuzione fare una capatina. Gianni: infatti, bell’idea la tua. Elettra: vai pure con la spiegazione Ulrike! Ulrike: Avete mai fatto una capatina da qualche parte? Certamente l’avrete fatta già tante volte. Ma cos’è una capatina?
Vi faccio un esempio:
Oggi penso di staccare presto dal lavoro per fare una capatina dal mio amico Pino. È da molto tempo che non si fa vivo. So però che ha sempre molto da fare, perciò vado a trovarlo, così, al volo diciamo, al massimo per una mezz’oretta.
Quindi fare una capatina vuol dire che vado in un luogo, nell’esempio a casa di Pino, ma solo per un breve lasso di tempo, solo per vedere come vanno le cose per poi spostarmi altrove.
Potrei anche dire a Pino: senti Pino, stasera ho da fare delle cose nelle tue vicinanze, vorrei cogliere l’occasione per fare un salto da te, ti va?
Qui, nello stesso contesto, ho usato l’espressione fare un salto. Un salto è un movimento con cui ci si solleva da terra con un balzo rimanendo per un attimo sospesi in aria e ricadendo subito dopo. C’è sempre l’idea della velocità, proprio come simile la capatina, che ovviamente non è un salto in alto come ma è comunque un movimento da un posto ad un altro per breve tempo, per un attimo, appunto Giovanni: una visitina, potremmo dire anche! Ulrike: Sì, come visitina, avrei potuto dire anche: ciao Pino, mi trovo vicina a casa tua, potrei venire a trovarti per un attimo? Stesso significato, anche in questo caso.
La parola è capatina, questa… “ina” alla fine della parola indica che si tratti di un diminutivo e infatti lo è. Visita, visitina, capata, capatina. Avrei potuto dire anche: stasera farò una capata da Pino, o una breve capata, ma più familiare e più in uso è capatina, più carina anche no?
Ora chiudo amici, infatti ho visto che ci sono i saldi di stagione, ragion per cui farò una capatina in città. Vi ringrazio che vi siete ritagliati del tempo per una capatina alla rubrica “due minuti con italiano semplicemente”.
Alla prossima!
Elettra: anche scappatina e puntatina sono abbastanza simili che ne dite?
Gianni: si, hai ragione diciamo pure sinonimi.
Il ripasso delle espressioni precedenti della rubrica è stato già fatto all’interno dell’episodio da Ulrike che ha usato: beneplacito, farsi vivo, ritagliarsi del tempo ragion per cui e appunto. – – –
Avete presente la rubrica dei due minuti con Italiano Semplicemente? Cosa? Di cosa parli?
Non ce l’hai presente? Allora, questa è una rubrica di episodi dedicati alla lingua italiana, quindi per imparare la lingua italiana, rubrica dedicata agli stranieri, e che si trova su ItalianoSemplicemnete.com. Hai presente almeno questo sito? Comunque sia, anche se non ce l’hai presente, ti dico che siamo arrivati all’episodio n. 189, ed in questo episodio, quello che stai ascoltando o leggendo in questo momento, viene spiegato il significato dell’espressione “avere presente“.
“Avere presente” indica semplicemente la conoscenza, e si usa in contesti colloquiali, sia formali che informali, basta dare del tu o del lei.
Hai presente? – Informale
Ha presente – Formale
Quindi se dico: “hai presente Roma?”
Significa: sai di cosa parlo, sai dove si trova Roma?
Si usa molto quando si danno informazioni stradali o quando si deve fissare un appuntamento:
Domanda: Ci vediamo a piazza di Spagna, hai presente?
Risposta: Sì, certo, ce l’ho presente, so dove si trova, ok ci vediamo lì allora.
Domanda: Scusi, mi sa dire dove si trova la fermata della metropolitana più vicina?
Risposta: Sì, certo, allora deve andare a piazza Garibaldi, e poi girare a destra. Hai presente Piazza Garibaldi?
Ancora una volta parliamo della localizzazione territoriale. Allo stesso modo:
Domanda: Scusa devo andare a trovare Giovanni nella sua stanza di ufficio. Dove si trova? In quale stanza si trova?
Risposta: hai presente la stanza di Andrea? Beh, se ce l’hai presente, la stanza a fianco è quella di Giovanni
Si usa però anche per indicare altre cose, tipo persone o avvenimenti.
Domanda: chi è Giovanni?
Risposta:
Come faccio a spiegartelo… dunque, hai presente quando siamo andati al concerto insieme? Con me c’era anche Giovanni, ricordi? Hai presente?
A volte indica anche al posto di “ricordare” oppure “capire” o “riuscire a capire”
Domanda:
Hai presente quando ci siamo sposati? (simile a “ricordi?”)
Risposta:
no, non ce l’ho proprio presente, quanti anni fa è successo?
Oppure:
certo che ce l’ho presente, 10 anni fa!
Quindi la presenza si riferisce ad un concetto qualsiasi nella mente della persona.
Oppure:
Non ho ben presente la situazione che c’è in Italia in questo momento. E’ un paese sicuro? (qui è simile a “non so, non ho capito”)
Avete presente il traffico che c’è a Roma il sabato sera? (è simile a “sapete?”, “conoscete?” “Ne siete a conoscenza?”).
Ora vi chiedo: avete presente la caratteristica degli episodi di questa rubrica? E’ che devono essere brevi. Quindi l’episodio finisce qui, ma solo dopo una altrettanto breve frase di ripasso:
Andrè (Brasile) e Doris (Austria): Se non mi sono fatto più vivo/viva ultimamente è solo perché volevo passare qualche tempo all’insegna del relax e della tranquillità. Non ho segreti di sorta da nascondere. Sono andato/andata in una spa veramente “in”.
– – –
Giovanni: L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Giuseppina: Finalmente ti fai vivo, ma che fine avevi fatto?
Questa è una frase che si sente spesso quando non si vede una persona da molto tempo: ci sono due espressioni: “ti fai vivo” e “che fine avevi fatto”. Oggi vediamo la prima espressione: farsi vivo, vivi, oppure viva e vive al femminile.
E’ una espressione informale, vuol dire farsi vedere dopo tanto temo, dare notizia di sè, e si usa “vivo” (che indica la vita) perché sembrava quasi che questa persona fosse scomparsa, ed invece è viva, “viva e vegeta” (questa è un’altra espressione tipica che si usa in questi casi). Quando una persona si fa viva si vuole dare l’immagine che, facendosi vedere, dimostra di essere viva.
Finalmente ti sei fatto vivo!
Giovanni è un po’ che non si fa vivo, ne sai qualcosa?
I miei amici si sono fatti vivi solo una volta in questi ultimi tempi!
Potete usare questa breve espressione ogni volta che qualcuno si fa vedere poco, quindi quando non si fa mai vivo.
Notate che “farsi vedere”, espressione simile, non si usa quasi mai negli stessi contesti. Qualche esempio:
Fatti vedere domani alla riunione ok?
Poi Giuseppe è venuto? Si è fatto vedere oppure no?
Non vi fate più vedere da queste parti!
In questi tre esempi usiamo “farsi vedere” e non farsi vivi perché il senso è solo quello della presenza fisica in un posto e della vista materiale. Quando invece volete sottolineare il senso del tempo eccessivo che è passato, o il senso di scomparire, allora meglio usare “farsi vivo“.
Fatti vivo domani alla riunione ok? (cioè: non scomparire, cerca di dar notizie di te)
Poi Giuseppe è venuto? Si è fatto vivo oppure no? (un po’ dura e severa come frase)
Credo di essermi spiegato abbastanza bene, ora ascoltiamo un breve dialogo per non dimenticare le espressioni precedenti:
Ulrike (Germania) e Andrè (Brasile):
U: Ciao André, ti gira bene? Senti, non voglio incalzarti, ma è un bel po’ di tempo che non ti vedo nel nostro corso di Yoga. Mi manchi.
U: Hmm.. può darsi André. Probabilmente non le piaceva il tuo fare da spiritosone, forse nella sua mente paventava la possibilità che lei fosse oggetto di ilarità da parte tua per via della sua zeppola.
Giovanni: L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Non parliamo del verbo insegnare, anche se l’origine è la stessa, ma del simbolo. Infatti l’insegna, tra i vari significati, è un simbolo, rappresenta qualcosa.
Se dico il termine “insegna” un qualunque italiano pensa subito alle insegne stradali, alle insegne luminose dei negozi. Una insegna indica qualcosa, servono a questo le insegne stradali, cioè i cartelli stradali, e servono a questo anche le insegne dei negozi, dove c’è scritto il nome del negozio o la tipologia:
Farmacia, ferramenta, Alimentari ad esempio.
Anche l’insegna del wc, che può anche essere luminosa.
Un’insegna – Photo by Tim Mossholder on Pexels.com
Le insegne devono essere viste e spesso sono grandi.
Oggi però vorrei parlarvi dell’espressione “all’insegna di“, che si usa sempre per indicare, ma si parla di una caratteristica, quindi non in senso materiale, come una insegna stradale. Quello che vogliamo indicare è quindi una caratteristica, una peculiarità. Può anche trattarsi di un principio, di un sentimento, di qualcosa che è da rispettare, o qualcosa a cui uniformarsi, posso anche dire che stiamo indicando una categoria in cui vogliamo rientrare o un argomento generico. Come le insegne, deve essere qualcosa di grande, qualcosa in cui si possono far rientrare altre cose. Questo è un legame con le insegne.
Vi faccio alcuni esempi:
Quest’anno si terrà una manifestazione all’insegna di Federico Fellini.
Quindi la mostra o manifestazione è dedicata a Federico Fellini, il grande regista italiano, la mostra riguarderà Fellini, tutto ciò che ci sarà nella mostra riguarda Fellini. Sto indicando una caratteristica della mostra, che quindi è all’insegna di Federico Fellini.
La mia abitazione è all’insegna di lusso e stile.
Evidentemente io abito in una casa lussuosa e con stile, questa è la caratteristica della mia casa, quindi ogni aspetto di casa mia è caratterizzato da lusso, quindi ricchezza e stile, classe, eleganza: una casa all’insegna di lusso e stile.
Ci vediamo domani tutti insieme? Sarà una serata all’insegna della nostra amicizia!
Una serata dedicata alla nostra amicizia, questa è la caratteristica del nostro incontro di domani.
Speriamo che questo nuovo anno sarà all’insegna della felicità tra i popoli.
Vedete che è una modalità abbastanza generica per indicare una caratteristica che accomuna tutti gli aspetti di qualcosa. Come un contenitore.
Vi auguro una serata all’insegna della passione!
Questo è un augurio che potete fare a due amici che si sono appena fidanzati!
Si sta augurando che la passione domini la serata, che caratterizzi tutti gli aspetti della serata!
Ed allora io vi auguro che le vostre lezioni di italiano non siano all’insegna della noia e della grammatica, ma piuttosto che siano all’insegna del divertimento e della curiosità.
Ora una bella frase all’insegna del ripasso divertente:
L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Oggi vediamo la frase “niente a che spartire“, che è una espressione informale che si usa in questo modo; vi faccio qualche esempio:
Io non ho niente/nulla a che spartire con te.
La tifoseria calcistica non dovrebbe avere niente a che spartire con la politica
Mio fratello non ha niente a che spartire con le amicizie di Giovanni
La stragrande maggioranza degli italiani non ha niente a che spartire con la mafia.
La mia alimentazione non non ha niente a che spartire con la dieta mediterranea
Usare nulla o niente è ovviamente la stessa cosa.
Da questi esempi si intuisce che “spartire” indichi dei punti in comune, delle affinità, delle somiglianze. Il verbo spartire in realtà, se guardiamo al suo significato, equivale a “dividere“, o anche “condividere“:
Ci dobbiamo spartire la vincita (ad esempio metà ciascuno)
Dobbiamo spartirci il guadagno
Dobbiamo fare la spartizione dell’eredità
Spartire quindi significa dividere in più parti e distribuire a più persone, come anche “ripartire“, quindi condividere qualcosa, fare delle parti, dividere in più parti.
Quindi se dico: “non c’è nulla da spartire“, significa che non c’è niente da dividere. Come se io dicessi:
Dobbiamo spartirci la torta, facciamo metà ciascuno ok?
Se non c’è nessuna torta, tu rispondi:
Non c’è nulla da spartire purtroppo, mi spiace
Il senso è chiaro, ma se dico invece:
Io non ho nulla da spartire con te
Quindi sono io che non ho nulla da spartire con te. In questo caso il senso è diverso: significa che io non voglio avere rapporti con te, rapporti di nessun tipo.
In fondo i due concetti sono abbastanza simili: se noi due abbiamo dei rapporti, allora può darsi che condividiamo degli interessi, può darsi che siamo amici, che ci piacciono le stesse cose, che frequentiamo gli stessi ambienti, che abbiamo le stesse amicizie o che addirittura condividiamo alcune cose, ci spartiamo delle cose, come fanno gli amici.
Capisco che i due significati si possano facilmente confondere, ma è per questo che esiste l’espressione “non avere nulla a che spartire“, quindi “da spartire” diventa “a che spartire”, e questo si usa non per condividere qualcosa, per dividere in parti, ma per indicare l’assenza di rapporti personali. Si parla prevalentemente di relazioni umane.
Quindi la frase:
Io non voglio avere rapporti con te (relazione umana)
può diventare:
Io non voglio avere nulla da spartire con te
O ancora meglio:
Io non voglio avere nulla a che spartire con te
C’è la volontà di porre delle distanze, di separare: noi non siamo simili, noi non condividiamo nulla, non ho nulla da condividere con te, nulla “a che spartire” con te.
Si usa spesso anche “nulla a che fare“, ma “nulla a che fare” si usa prevalentemente per indicare l’assenza di coinvolgimento, quindi non ci sono questioni legate a rapporti personali. Usare fare o spartire di conseguenza dipende da questo. “Spartire” però spesso si usa anche al di fuori delle relazioni umane come abbiamo visto all’inizio. Infatti negli esempi iniziali in molte occasioni si può usare anche il verbo fare.
Non ho nulla a che fare con il furto nella tua casa (cioè: io non c’entro nulla, non sono coinvolto). C’è solo una persona: io! Meglio usare “fare”.
Tu non hai nulla a che spartire con Francesco (tu e Francesco avete interessi diversi, vivete in due mondi diversi ecc). Qui ci sono due persone, quindi relazioni umane. Meglio usare “spartire”.
Maria non ha nulla a che fare con il furto della mia automobile (quindi Maria non c’entra, non è coinvolta nel furto). C’è solo Maria. Meglio usare “fare”.
Notate una cosa: la pronuncia di “nulla a che fare” segue la regola del rafforzamento, quindi si pronuncia con due “ci” e due “effe”: “accheffare”. Ora una frase di ripasso:
Lia (Brasle) e Doris (Austria):
Per ascoltare una frase di ripasso non bisogna terminare anzitempo l’ascolto degli episodi di questa rubrica. Coloro che non hanno pazienza non avranno alcun miglioramento di sorta nel loro italiano. Meglio allora arrivare fino alla fine, no?
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L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Che sorta di episodio sarà mai questo? Di cosa si parlerà in questo 185-esimo episodio? Se è sorta questa domanda da parte vostra, io sono qui proprio per questo.
Il termine sorta nella lingua italiana si usa in due modi diversi. Il verbo sorgere lo conoscete?
Ci sono pochissime cose che possono sorgere: il sole sorge tutte le mattine poi la sera tramonta.
Al passato posso dire che il sole è sorto, al maschile quindi.
Anche i dubbi possono sorgere, perché sorgere è simile a nascere. I dubbi al plurale, il dubbio al singolare. Ancora maschile, come il sole quindi. Ancora una volta al passato dico: il dubbio è sorto.
Al femminile sorta,posso usarlo con le domande o con le questioni. Domanda è femminile. Anche questione (la questione).
Es:
La questione è sorta stamattina.
Nel senso di: la questione è uscita fuori, è emersa, è nata stamattina.
La domanda è sorta da una mia coriosita.
Ma usare “sorta” in questo modo, usando il verbo sorgere, non è la cosa che mi interessa oggi.
È interessante invece notare che “sorta” è come specie, tipo, tipologia, ma si usa in caso di meraviglia, di stupore:
Che sorta di parola è questa?
Che domande fai? Che sorta di domande sono?
È come dire: che domanda è questa? Che parola è questa? Se uso “sorta” nella domanda aggiungo meraviglia, incredulità, stupore.
Quando non si fa una domanda, ma quando si dà una spiegazione, quando si fa una descrizione o si dà una risposta, posso usare ugualmente “sorta“, ma solo quando voglio essere generico, quando voglio indicare una caratteristica generica, come se non mi venisse in mente una parola migliore, una più adatta diciamo.
Es:
Federico Fellini è una sorta di genio del cinema.
La rubrica due minuti con Italiano Semplicemente è una sorta di “corso di italiano in pillole” per studenti di livello intermedio.
Eccetera.
Insomma Fellini è una specie di genio del cinema, come vogliamo chiamarlo?
E questa rubrica a cosa serve? Serve a migliorare l’italiano, quindi è una specie di corso, una sorta di corso, ma non esattamente, perché non è un corso classico di lingua italiana dove si insegna la grammatica italiana.
E’ interessante poi (e qui termina l’episodio) che il termine “sorta“, se mettiamo “di” davanti, diventa “di sorta“.
Questo “di sorta” si utilizza se vogliamo dire “di nessun tipo“, è solamente un po’ più formale.
Es: tra il mio lavoro e il tuo non ci sono differenze di sorta
Cioè non ci sono differenze di nessun tipo: si tratta dello stesso identico lavoro.
Giovanni se n’è andato senza dare spiegazioni di sorta.
Quindi non ha dato nessun tipo di spiegazione.
Il software ha funzionato perfettamente, senza problemi di sorta
Quindi senza problemi di nessun tipo.
Si tratta sempre di frasi negative.
Ora ascoltiamo una frase di ripasso:
Queste frasi sono veramente una svolta per non dimenticare vero?
Infatti, si impara velocemente, ma quando potremo dire di essere a cavallo?
Ci siamo già credo, ragion per cui basta continuare così: impariamo velocemente e al contempo ci divertiamo .
Dici che abbiamo svoltato? Dici che non esiste un metodo migliore di questo?
Credo di sì, ma ora come lo vedi un bel caffè?
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L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Ieri parlando dell’espressione “essere a cavallo” abbiamo parlato di svoltare, un verbo che si usa in diverse occasioni. Una di queste ha un significato simile a essere a cavallo. Pensate alla strada quando si è in macchina e ad un certo punto bisogna svoltare a destra oppure a sinistra. La nostra strada, quando c’è una svolta da fare a destra o sinistra, cambia direzione.
Svoltare a destra dopo il semaforo 🚦
Adesso bisogna svoltare a sinistra.
Vai avanti e poi svolta l’angolo a destra
Ma una strada e un libro sono simili alla vita. Ed allora in senso figurato, questo cambio di direzione, questa svolta, può indicare un qualsiasi grosso cambiamento in senso positivo.
Ho passato l’esame, ho svoltato!
Abbiamo svoltato! Con questa vittoria abbiamo proprio svoltato!
Davvero sono arrivato primo al concorso? Una vera svolta, che svolta!!
La promozione avuta al lavoro mi ha fatto svoltare la carriera, una svolta decisiva.
Il matrimonio con il principe è stata una una svolta nella vita della ragazza.
Insomma è sempre un cambiamento radicale, un grosso cambiamento, sempre in meglio.
“Svoltare” ha un uso informale, mentre il termine “svolta” si può usare in ogni contesto.
Ora una breve frase di ripasso. Queste frasi vi aiuteranno sicuramente a svoltare con l’italiano.
Khaled (Egitto): Stasera andiamo al ristorante, ok? Ho trovato un posto veramente in! Fidatevi di me. Lejla (Bosnia): Ah, allora siamo a cavallo! Khaled (Egitto): fai la spiritosa? Ho sempre trovato bei posti, fatto salvo quella volta che ci hanno dato cibo un po’ andato ! Lejla (Bosnia): ti sfugge anche quando ci hai portato in quel locale dove quei ragazzi ci avevano preso di mira e ci hanno dato fastidio! Doris (Austria): ok non litigate adesso. Nulla quaestio se decido io?
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Camille (Libano 🇱🇧)
L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Molti di voi probabilmente si, avranno fatto una passeggiata a cavallo almeno una volta nella vita, altri saranno solamente saliti su un cavallo, per provare, ma ad ogni modo oggi vorrei parlarvi dell’espressione idiomatica *essere a cavallo“, che usano tutti gli italiani in contesti informali quando credono di aver trovato la soluzione di un problema.
Per risolvere un problema ci può voler tempo, ma una volta capito come risolverlo i tempi saranno molto veloci. Andare a cavallo non è forse un modo per andare più velocemente? Non è forse un vantaggio essere su un cavallo anziché a piedi?
E allora quando siamo in una situazione di questo tipo, quando crediamo di aver trovato la soluzione ad un problema o anche quando ipotizziamo che questo accada. Attenzione, non abbiamo ancora risolto il problema, ma siamo vicini o almeno lo crediamo.
Usare il verbo essere è fondamentale per dare questa idea, perché andare a cavallo o recarsi a cavallo si usa quando materialmente andiamo da qualche parte in groppa ad un cavallo.
Che bella che è quella ragazza. Se accetta di venire a cena con me sono a cavallo!
Dai, ormai con due gol di vantaggio siamo a cavallo!
Credevo di essere a cavallo ma all’improvviso ho incontrato un ostacolo ancora più grande.
Si usa quasi sempre all’indicativo presente ma può capitare ad esempio:
Peccato, sembrava che ieri fossi a cavallo, invece devo ricominciare daccapo.
Ma come non hai risolto il problema? Avevi detto che eri a cavallo!
A volte si dice anche: “abbiamo svoltato“, frase che può essere usata al posto di “siamo a cavallo”. Ma il verbo svoltare lo vediamo domani.
Ora una frase di ripasso:
Elettra: Mio fratello ha la zeppola. Ve ne accorgete nonappena pronuncia la lettera esse.
Doris: mai ho notato che Emanuele ha la zeppola Elettra, anzi ha la voce molto chiara.
Ulrike: Emanuele ha la zeppola? Non mi torna… Elettra, mi pare che gli stia tirando un tiro mancino!
Giovanni: Come la vedete se lo Mettiamo alla prova con una frase?
Emanuele: due minuti con italiano semplicemente!
Giovanni: appunto. Niente zeppola.
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Rauno (Finlandia 🇫🇮):
L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Giovanni: Siete mai stati in un posto in? O in un locale in?
No? Io credo di sì, ma forse non sapete cosa sia un locale “in”.
E’ sicuramente uno strano modo di indicare un locale, uno strano modo di descrivere le sue caratteristiche.
Un locale “in“, che si scrive semplicemente con le due lettere i ed n, è un locale particolare, con delle caratteristiche particolari.
Quali sono queste caratteristiche?
Si tratta di un locale che alcuni chiamerebbero chic (qualcuno preferisce usare questo termine francese), altri direbbero “un locale cool“, o “trendy” preferendo l’inglese, altri ancora definirebbero questi locali “esclusivi“, o “alla moda“, oppure “di tendenza“, o “che vanno per la maggiore“, o anche “i più frequentati“.
Ci sono differenze però tra queste modalità.
Chic indica un locale “di un’eleganza raffinata“, come può essere un vestito chic, una donna molto chic; quindi in generale indica eleganza, finezza, distinzione.
Questo locale si distingue dagli altri perché è più fine, più elegante, e probabilmente più costoso degli altri. Esclusivo è un po’ diverso. Significa riservato a un numero ristretto e qualificato di persone. Queste persone devono avere una certa caratteristica: più ricche delle altre? Spesso è così. Ad ogni modo esclusivo significa che in questo locale non possono entrare tutti, ma si trovano persone che appartengono ad una cerchia ristretta selezionata da qualche criterio. Criterio che spesso è economico. Cool indica invece un ambiente giovanile sicuramente, dove la moda ed il divertimento hanno il loro spazio. Si potrebbe dire anche un locale “trendy“. Italianizzando si direbbe “un locale alla moda“, ma in questo caso ci si riferisce alla popolarità del locale, a quante persone lo frequentano, a quanto se ne parla, alla popolarità insomma. Un locale “in”, un posto o un luogo “in” è di solito una discoteca, o un club privato, anche un club sportivo. Non si parla quindi generalmente di un ristorante, dove in genere la popolarità dipende dalla qualità del cibo. Al limite può essere una enoteca o una sala da tè. Se si mangia all’interno probabilmente il locale “in” viene descritto usando termini francesi: un “salon de gastronomie“, dove troverete un bistrot, una patisserie, una boulangerie eccetera.
Ma perché “in”? Probabilmente sta per “in voga” cioè che “va di moda” che è “in crescita di popolarità“, quindi si indica il successo, una popolarità crescente. Si tratta quindi sicuramente di un locale che è molto conosciuto, con un certo successo, ma io direi che c’è anche una componente diciamo “selettiva”, un qualcosa che fa pensare anche ad un locale solo per certe persone, quindi selezionate secondo certi criteri.
Diciamo quindi che un locale “in” è un modo spesso usato per indicare sia il successo e la popolarità, sia anche che non è un posto per tutti. Attenti quindi perché se un locale è in, allora dovete stare attenti a come vestirvi.
Adesso una frase di ripasso:
Andrè: Buongiorno a tutti! Una notizia a coloro a cui piace il calcio! Una bellissima partita è stata disputata la settimana scorsa all’Olimpico nella quale la squadra Roma è stata battuta dalla Juventus. Come di consueto Cristiano Ronaldo è stato preso di mira dai tifosi romanisti. A prescindere dal fatto che l’attaccante della squadra bianconera sia uno dei più grandi di tutti i tempi tantissimi tifosi sono insofferenti a lui. Ovviamente però CR7 se ne frega!
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L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Anne France (Francia): ecco una bella parentesidi due minuti!Giovanni: Nell’episodio di ieri vi avevo accennato al verbo “puntare” ed all’espressione “puntare su qualcuno” . E’ importante capire quando usare la preposizione “su” perché “puntare” ha molti significati.
Ho detto “su qualcuno” ma avrei potuto dire “su qualcosa“, anche se il significato è un po’ diverso.
Dunque, vediamo: in generale vuol dire che facciamo affidamento su qualcosa o qualcuno per un fine, al fine di ottenere un risultato. Se usiamo il verbo contare il senso non cambia. Io conto su di te, io punto su di te, io faccio affidamento su di te. Stesso significato. Vuol dire che tu sei importante, che senza di te il risultato non sarà raggiunto, che io mi fido di te, e quindi faccio affidamento su di te.
C’è la fiducia in gioco, come se stessi facendo una commessa, scommessa che, come si sa, dipende dalle aspettative di ognuno. Quanto credo io in te? Quanto sono disposto a puntare? Attenzione perché “puntare” è lo stesso verbo che si usa quando si gioca alle scommesse con i soldi.
I soldi si “puntano“, cioè si scommettono, vale a dire che se io punto 10 euro sulla tua vittoria vuol dire che sono disposto a perderli, ma vuol dire che io credo che non li perderò. altrimenti non punterei su di te, non punterei sulla tua vittoria.
Ecco allora che “punto su di te” in senso figurato esprime una fiducia nelle tue capacità Non ci sono scommesse da fare, in ballo c’è solo la fiducia personale.
Se parlo di cose diverse dalle persone, su cosa si può puntare? Quando si fanno le scommesse si può puntare su qualunque cosa, la cosa importante è che ci siano delle scommesse.
Ma se usciamo dal gioco, spesso puntare si usa quando si parla di avvenimenti. In questo caso la frase si costruisce in modo diverso. Vediamo qualche esempio
Oggi mi vesto leggero. Così facendo punto sul fatto che non farà freddo.
La frase si costruisce così.
Se un ladro viene a rubare di notte a casa mia sicuramente punto sul fatto che tutti stiano dormendo.
Un altro esempio:
I biglietti per andare allo stadio non sono economici, ma si punta sul fatto che ci siano sempre abbastanza persone disposte ad acquistarli.
Quindi anche in questo caso c’è un convincimento in qualcosa, c’è fiducia che qualcosa accada e per questo motivo si fa una scelta. La scelta che si fa è la conseguenza di questa fiducia:
Quindi se oggi decido di vestirmi leggero, perché lo faccio? Perché scommetto (si fa per dire: non ci son soldi) sul fatto che non farà freddo.
Perché il ladro viene proprio di notte a rubare a casa mia? Perché crede, o spera che tutti dormano. Fa affidamento su questo. Conta su questo. Punta su questo.
Perché i biglietti per andare allo stadio non sono economici? Evidentemente chi decide i prezzi dei biglietti punta sul fatto che ci siano sempre abbastanza persone disposte ad acquistarli. Anche qua: conta su questo, punta su questo. Fa affidamento su questo.
Adesso conto che qualche membro faccia una frase di ripasso: Natalia (Colombia): L’inizio di un nuovo anno è sempre un’occasione per riprendere delle cose che magari hai lasciato da parte e che però continuano a girarti per la testa, ragion per cui colgo l’occasionequa davanti a tutti voi, per non lasciare nulla di intentato, per esprimere un mio proposito: quest’anno vorrei allargare lo studio delle lingue e credo che riuscirò a destreggiarmimeglio anche con inglese, lingua messa nel dimenticatoio per anni. Il fatto è che l’esperienza vissuta nell’ultimo viaggio mi dimostra di non aver scelta: o così o pomi. Devo assolutamente arrivare ad un ottimo livello entro quest’anno.
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Camille (Libano 🇱🇧)
L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Ci sono due obiettivi nel mirino di Italiano Semplicemente: convincere gli stranieri a usare meno la grammatica e più l’ascolto e poi riuscire a ottenere dei risultati tangibili.
Gli evasori delle tasse sono finiti nel mirino dello Stato italiano
Suleimani era nel mirino degli Stati uniti da molti mesi prima di essere ucciso
Ci sono 10 persone nel mirino della polizia dopo l’attentato.
La Juventus punta a rafforzare l’attacco. Due attaccanti sono già finiti nel mirino
Mio figlio è ormai finito nel mirino di alcuni professori
Le frasi che avete ascoltato contengono la parola MIRINO e a questo termine è dedicato questo episodio, il n. 180 della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“.
Il mirino, tecnicamente, è uno strumento, è un dispositivo ottico (cioè che si utilizza con gli occhi) per la determinazione della linea di mira. Quindi il mirino serve a prendere la mira, che è stata oggetto dell’episodio precedente. Ricordate?
Ebbene, “essere nel mirino” è un’espressione che si utilizza quando non solo si prende la mira per colpire un bersaglio fisico, materiale, ma anche quando si hanno degli obiettivi, o quantomeno degli interessi.
Se dico che due attaccanti sono nel mirino della Juventus significa che la Juventus sta probabilmente cercando di acquistare questi due calciatori. Cosa vuole fare la squadra della Juventus? Vuole acquistare degli attaccanti, quindi per il momento questi due calciatori sono osservati dalla Juventus, che non ha ancora deciso di acquistarli: sta valutando, sta decidendo, ma certamente è interessata a loro. Loro sono oggetto di massimo interesse da parte della Juventus.
Se sto cercando un appartamento da comprare, ci saranno sicuramente alcuni appartamenti più interessanti di altri. Questi appartamenti sono quelli che finiscono nel mio mirino quindi, sono quelli ai quali sono maggiormente interessato, definiscono un mio obiettivo .
Ma “finire nel mirino” spesso è diverso da essere nel mirino. Nell’esempio precedente posso anche dire che due appartamenti sono finiti nel mio mirino, quindi parlando sempre di obiettivi e interessi posso usare “finire” e non “essere”, ma generalmente “finire nel mirino” si utilizza quando c’è una forma particolare di interesse, quando questo interesse diventa un controllo, una sorveglianza, per poter penalizzare, con l’obiettivo di punire o almeno di controllare che tutto vada bene.
Si dice anche “tenere d’occhio” in questi casi.
Gli evasori delle tasse (come ho detto prima) sono finiti nel mirino dello Stato italiano. Lo Stato quindi li tiene d’occhio (è più informale)
Il senso è chiaro: gli evasori saranno controllati, perché non evadano le tasse, perché paghino le tasse che devono pagare. Per questo li tiene d’occhio, li controlla.
I ragazzi sono finiti nel mirino del preside della scuola. Il preside ha detto: Bisogna tenerli d’occhio quei ragazzacci!
Questi ragazzi saranno controllati maggiormente, perché probabilmente il preside crede che siano colpevoli di qualcosa.
Quindi usare il verbo finire spesso indica un controllo particolare. Il mirino viene indicato con un cerchio con una croce al centro, dove al centro ci finisce il bersaglio da colpire. Diciamo che comunque i riferimenti alle armi e al mirino come strumento, come dispositivo, sono molteplici, sia per gli obiettivi sia per il controllo.
Anche “finire nel bersaglio” si può usare al posto di “finire nel mirino” se vogliamo essere sicuri del senso (quello del controllo) da dare alla frase:
L’utilizzo del verbo “puntare” ne è un altro esempio:
Puntare il bersaglio e poi sparare (senso materiale). Si punta il bersaglio e poi si spara.
Puntare a raggiungere un obiettivo (senso figurato)
La professoressa mi ha puntato! (cioè ce l’ha con me, mi ha preso di mira, oppure mi controlla).
Attenzione però a usare “puntare” perché “puntare qualcuno” è totalmente diverso rispetto a “puntare su qualcuno“. Ma questo lo vediamo domani. Ora un breve ripasso con Sofie dal Belgio e Ulrike dalla Germania (due membri dell’associazione) che hanno preparato un bel dialogo.
—
U: Devo parlarti Sofie. C’è qualcosa che non mi torna. S: Aspetta Ulrike, in questo momento caschi proprio male, perché sto scrivendo qualche frase di ripasso per i due minuti con italiano semplicemente. Puoi aspettare un po’? U: Ascolta solo una cosa Sofie, ho sentore che Giovanni e il suo amico Emanuele si trovino nei guai, quindi per ora non riesco proprio ad aspettare, non è una questione di armarsi di pazienza. S: Accidenti! Stai tranquilla, allora fammi sapere. U: si, anche subito, però acqua in bocca Sofie. S: Certo Ulrike, ma adesso non tenermi sulle spine, dai… U: Allora, la cosa ha a che fare con questo Alfredo… S: Alfredo? Ma… chi è? Ti prego, non restare sul vago . U: Ma Sofie, non hai ascoltato la puntata 175 della rubrica, quella sulle paroline ci, ce e c’è? S: No, questa deve essermi sfuggita; strano però, pensavo proprio di conoscerle tutte. Devo assolutamente ritagliarmi del tempo per recuperarla. U: Allora vai ad ascoltarla e poi darò seguitoalla storiella. Non appena l’avrai fatto ti sarai capacitata della mia preoccupazione. S: Sì, va bene, mi do all’ascolto e dopo ne parliamo. A fra poco allora!
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Camille (Libano 🇱🇧)
L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Elettra: Papà, credo che il professore mi abbia preso di mira.
Giovanni: davvero? E perché?
Elettra: forse perché in classe una volta l’ho colpito con una penna
Giovanni: e ti mette brutti voti? una penna? E come mai?
Elettra: ma non l’ho fatto apposta. Mica ho preso la mira!
Giovanni: avrete probabilmente capito che in questo episodio di due minuti con Italiano Semplicemente (il n. 179) ci occupiamo della “mira” ed in particolare della differenza tra prendere la mira e prendere di mira.
Elettra (l’avete ascoltata) è stata preso di mira dal suo professore. Questo vuol dire che il professore non si è comportato bene con lei, e in particolare che non la giudica con giustizia. Prendere di mira è un’espressione idiomatica.
In generale prendere di mira significa criticare continuamente, fare oggetto di continue critiche, di maltrattamenti. E’ simile a “tormentare“. Se qualcuno ti prende di mira non è mai una buona cosa: chi ti prende di mira ce l’ha con te, ti maltratta, forse ti insulta, forse ti picchia persino. Sicuramente non gli stai simpatico!
Prendere di mira quindi equivale a “avercela con qualcuno” e cercare continuamente di colpirlo, per fargli del male, nel senso più ampio del termine, non solo fisicamente.
Ma la mira cos’è? La mira rappresenta la precisione. E quando si fissa un bersaglio per poi colpirlo si dice “prendere la mira” . Prima si guarda il bersaglio attentamente e poi si prova a colpirlo. Il verbo prendere può portare fuori strada, può far sbagliare l’interpretazione da parte di uno straniero, ma in parole povere la mira si prende quando si vuole colpire un bersaglio, con un’arma reale, o con un oggetto qualsiasi oppure in modo figurato. Prendere la mira quindi è quella operazione che si fa quando si vuole colpire qualcosa o qualcuno con un oggetto. In senso materiale, fisico.
Anche i giocatori di pallacanestro prendono la mira prima di lanciare la palla nel canestro. Emanuele invece non ha preso la mira quando ha colpito il professore con la penna (così dice!) e probabilmente questo è il motivo per cui il professore l’ha preso di mira. Anche il professore vuole colpire Emanuele, ma non con un oggetto.
Capite che il senso è figurato. Prendere di mira si usa quando si fanno una serie di azioni ripetute che hanno un bersaglio preciso, ben identificato.
Sofie (Belgio): Un professore può prendere di mira un studente
Natalia (Colombia): Un ladro può prendere di mira delle abitazioni o dei negozi e quindi ogni tanto va a farci una visitina.
Cristine (Brasile): Nelle scuole alcuni studenti più deboli spesso vengono presi di mira da altri studenti. Si chiama “bullismo”
Rauno (Finlandia): La tifoseria può prendere di mira un calciatore
Prendere di mira è simile ad “adocchiare“, (episodio n. 126 della rubrica) ed a volte possono usarsi in modo alternativo.
La differenza è che le intenzioni sono quasi sempre cattive in questo caso.
Allora ripassiamo alcune espressioni passate iniziando proprio da adocchiare:
Bogusia (Polonia): Oggi ho adocchiato un articolo divertente. Per questo vorrei parlarne adesso come forma di ripasso. Non so se sia tutta verità. Forse è da prendere con le molleperché potrebbe essere una bufala. Ficarra e Picone, il duo comico, un binomio inscindibile della commedia italiana. Pare che i due abbiano criticato Sergio Mattarella per il discorso di fine anno, quando non ha parlato della Squadra del Palermo calcio, la squadra che sta nel cuore dei due comici e anche del presidente. Il presidente come ha reagito? Avrà tollerato questo tipo di satira? Che ne so io. Può darsi. Però pare che il presidente abbia chiamato di persona il duo comico, ma non per avere spiegazioni, quanto per parlare proprio di calcio. Riuscite a capacitarvene? Pare abbia paventato (così ha scherzato Ficarra) un decreto presidenziale per portare il Palermo direttamente in Champions League.
– – –
Camille (Libano 🇱🇧)
L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Gianni: allora ragazzi, per coloro che desiderano continuare con gli episodi dei due minuti con italiano semplicemente facciamo questo 178-esimo episodio. Coloro invece che non vogliono proseguire probabilmente non stanno neanche ascoltando: Loro evidentemente preferiscono utilizzare questi due minuti in modo diverso.
Ma quando usare loro e quando coloro? Poi c’è anche quelli. Come facciamo? Come distinguiamo?
Parliamo sempre di persone, giusto? Le stiamo indicando, stiamo identificando un gruppo di persone.
Noi è un gruppo che include me stesso, mentre voi include la persona o le persone con cui parlo.
Loro invece è la terza persona plurare.
Loro come noi, e voi servono semplicemnete a indicare il gruppo di riferimento.
Siamo stati noi
Siete stati voi
Sono stati loro
Loro mangiano, noi beviamo, voi pagate
Eccetera.
Resta da capire perché utilizzare coloro. La risposta è che coloro si usa solamente quando devo specificare una caratteristica di queste persone, quindi sto scegliendo un sottogruppo una parte di un gruppo. Non sto quindi indicando un gruppo di persone. Come faccio con loro.
Inoltre si usa solamente con le persone, sia maschi che femmine. Per gli oggetti e gli animali si usa “quelli che” oppure “quelle che “.
Quindi devo sempre specificare una caratteristica se voglio usare coloro. Non dimentichiamolo. Con “quelli” non vale la stessa cosa. Ogni volta quindi sarà sempre “coloro che” oppure “coloro i quali” o “coloro le quali” se di sesso femminile. Con gli oggetti o animali è possibile solo usare “quelli che”. Non si usa generalmente “quelli i quali”, se non parlo di persone. Sempre “quelli che”.
Coloro chehanno studiato lo dicano
Vado d’accordo solamente con coloro i quali hanno un buon carattere.
Coloro le qualihanno avuto il primo ciclo mestruale possono avere dei bambini.
Se “quelli che” si usa con oggetti e animali, a volte è consentito usare “quelli/quelle che” quando di parla di persone, ma come detto non si usa normalmente “quelli i quali” o “quelle le quali”.
“Quelle che” sta per “le persone che” e al maschile ad esempio “gli amici che” può diventare “quelli che”. “Coloro che” si può usare senza badare al sesso. Se voglio specificare uso “coloro i quali” o “coloro le quali”. Qualche esempio:
Alcune persone secondo me sono più belle di altre. Sono quelleche hanno gli occhi azzurri.
Le tue amiche mi stanno simpatiche.
Quali amiche?
Quelle che escono sempre con te.
Scegli tre amici nel gruppo. Quali posso scegliere?
Quelli che vuoi
Bisogna dire che sempre parlando di persone amici, colleghi eccetera, non sempre posso sostituire quelli con coloro e viceversa.
Infatti “coloro che” e “coloro i quali” si usano solamente per fare una selezione, per specificare le caratteristiche volute da alcune persone e non per indicarle:
Quali persone hanno superato l’esame di italiano? Solo quelle che hanno studiato di più.
Vale a dire: solo le persone che hanno studiato di più. Sto facendo una specificazione, sto dicendo una caratteristica, quindi posso usare anche coloro:
Hanno superato l’esame solo coloro che hanno studiato di più.
La frase è corretta.
Invece se indico e basta non posso usare “coloro”.
Scegli tre amici nel gruppo. Quali posso scegliere?
Quelli là! Quelli laggiù.
Non si può dire “coloro là/laggiù” ma solamente “quelli là/laggiù”. Perché mi sto semplicemente riferendo ad un gruppetto, senza specificare una caratteristica verbalmente.
Analogamente, è corretto se dico:
Quelli! (indicando delle persone col dito ad esempio)
E invece non è ammessa la risposta:
Coloro!
Infatti ancora una volta non è stata specificata nessuna caratteristica.
In tutti gli atri casi “coloro che” equivale a “quelliche” solamente usare coloro è un pochino più formale, si usa in argomenti più seri.
Quali amici scegli?
Quelli/Coloro che sceglierai tu.
Quelli/Coloro che hanno le caratteristiche da te scelte
Quelli/Coloro che riterrai opportuno
Quelli/Coloro che credi siano i più bravi.
Eccetera. Più serio è il discorso, più coloro è adatto.
Ora Ulrike dalla Germania e Sofie dal Belgio ci aiutano a ripassare alcune espressioni passate.
– Ciao Ulrike, tutto bene?
– Si si, *si tira a campare*. Da te invece?
– Tutto *a posto*! Ho appena preso un *ammazza caffè* e adesso *me la sento* proprio di fare una frase di ripasso. Che ne dici? Un piccolo dialogo?
– Va bene, *prendiamo il toro per le corna* allora! Senza *cincischiare*!
– Sono un po’ *combattuta* però. Quali espressioni si possono usare? Abbiamo solo *l’imbarazzo della scelta* ma non dobbiamo *sforare*. Il *troppo stroppia*.
– Non importa, *tutto fa brodo*
– possiamo anche chiedere a Gianni se ci sarà una riunione dei membri nel 2020. Speriamo non ci dia una *risposta sibellina*
– Me l’ha già dato *di straforo* la risposta, ma penso che *a stretto giro* tutti ne saranno al corrente.
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Rauno (Finlandia 🇫🇮):
zio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Buongiorno amici di Italiano Semplicemente! Qual buon vento vi ha portato qui? Un vento di ripasso?
Oggi infatti ci esercitiamo un po’ sia con le particelle NE, CE e CI, sia con le espressioni che abbiamo imparato all’interno della rubrica 2 minuti con Italiano Semplicemente“. Le espressioni dalla prima alla numero 177. Vediamo quindi delle frasi di senso compiuto che ci permettano di usare queste espressioni e di fare molti esempi su come usare ne, ce e ci. Ci sono già parecchi episodi su questo argomento sul sito, ma uno in più non fa male. C’è solo l’imbarazzo della scelta. Dovevo anche accontentare un membro dell’associazione che è da tempo che mi tallona con la questione delle particelle!
In questo episodio commenterò anche alcune notizie su google news, notizie che riguardano l’Italia ma anche altri paesi. Non prendetemi troppo sul serio, voglio solo fare un ripasso completo, interessante e anche divertente e spero che lo accettiate di buon grado. Si tratta solo di un pretesto per ripassare. Che ne pensate? Ci fate un pensiero sopra? Iniziamo allora, ci divertiremo! Spero non vi impressioniate del numero: 177. Ce la faremo! Lo so, qualcuno di voi aveva già abbandonato lo studio della lingua italiana, sennonché poi ha incontrato Italiano Semplicemente e tutto è cambiato!
Ho letto che quando un telefono è pieno, si può impallarefacilmente – La tecnologia dei cellulari è continuamente oggetto di continuo studio e sviluppo. Non appena esce un nuovo cellulare è già vecchio. Ne esce sempre uno migliore del precedente. Gente che si accalca nei negozi, che già dal dormiveglia inizia a sognare di avere il modello di cellulare più bello del vicino di casa o del compagno di banco, gente che fa la fila per ore per non farsi sfuggire il meglio che offre il mercato… per ora! Ve lo dico senza remore, nulla quaestiosul fascino della tecnologia, ma a me non è mai piaciuta l’esagerazione.
Altre persone poi hanno problemi diversi, amano leggere, altri non hanno soldi da spendere e cercano di smarcarsi da problemi più importanti: il lavoro, l’amore, la famiglia. L’essere umano è strano: da sempre è stato combattuto dalla scelta tra i due estremi: la voglia di amare il prossimo e quella di combatterlo, la pace e la guerra. Gli Stati Uniti ad esempio non sono riusciti a tenere a badai loro propositi, per questo è stata soggetta a critiche e l’IRAN ha tenuto fede alla promessa di “vendetta”, in conformità alle aspettative del mondo intero. Purtroppo la guerra e la morte sono un binomio inscindibile. e pare che L’IRAN abbia reagito in men che non si dica, e che abbia mostrato indisposizione alla pazienza o alla sottomissione.
Cosa sappiamo dell’aereo caduto in Iran? Si tratta di vendetta? L’IRAN non ha avuto la grazia di aspettare neanche una settimana? Forse è una domanda retorica? Invece sembra non c’entri nulla con la storia di Soleimani. Così pare, ma speriamo che le cose non peggiorino altrimenti sarà difficile poi correre ai ripari.
In Italia c’è chi condanna anche l’attacco di Teheran, e noi non vediamo come questa condanna non si posso condividere, sebbene sia comunque un discorso complesso, da prendere con le molle sicuramente.
Non bisogna essere un dritto per capire che la guerra non fa bene a nessuno.
Ma succede anche altro nel mondo e anche in Italia.
Guardando una indagine sulla scuola italiana, balza agli occhi un dato: il 45% degli studenti dichiara di aver sbagliato scuola.
Molti dicono che l’IRAN non abbia scelta: o così o pomì, vale a dire: alla vendetta non c’è alternativa.
Vabbè cambiamo discorso. Parliamo di inquinamento. Bisognerebbe smetterla di cincischiare adesso, occorre infatti salvare il mondo dall’inquinamento.
Occorrono misure urgenti, la misura è colma, occorre prefiggersi obiettivi ambiziosi, con un piano e un programma condivisi tra le nazioni, non leggi pro forma e che non abbiano effetto. Occorre dare seguito alle dichiarazioni fatte dai politici, anche perché si dà il caso che questi rappresentino i popoli che li eleggono e che vogliono un cambiamento. Andrebbe bene anche un percorso a tappe che ci possa presto portare ad attenuare fortemente questo problema. Ho sentore però che ci vorrà molto tempo, sebbene qualcosa sta succedendo, e qualche politico, bontà sua, si sta impegnando molto su questo fronte, cercando di non lasciare nulla di intentato.
Troppe notizie brutte? Vabbè adesso vi comunico una bella notizia: a Roma un uomo ha cercato di rubare lo zaino ad una donna, ma non aveva pensato al rovescio della medaglia: evidentemente la donna era di diverso avviso del ladro, che era già riuscito ad aprire lo zaino, con un fare veramente esperto, rubando alcuni effetti personali. Qualcosa non deve essere tornato a questo povero uomo quando la donna si è difesa prendendolo a ombrellate come si deve e facendolo fuggire. Chissà se questo povero ladro sarà annoverato tra i più sfortunati del mondo? Speriamo che non tornerà alla carica presto per dimenticare questo affronto!
Apriamo una parentesi sulla Politica: in Italia la maggioranza (cioè lo schieramento politico che governa il Paese) non è riuscita a trovare un’intesa sulla legge elettorale. Non si tratta di voci false e tendenziose infatti la notizia è stata annunciata da un autorevole membro del parlamento. Ci si poteva aspettare che andasse così? Eccome! La politica è così, occorre armarsi di pazienza. Difficile che si trovino intese subito, su questioni così importanti almeno, quindi anche stavolta non sono stati fatti strappi alla regola.
Chiusa la parentesi politica, ne apriamo una sullo spettacolo: Justin Bieber ha dichiarato di soffrire della malattia di Lyme, ma che ho combattuto e che ha vinto. Stare a tu per tu con una grave malattia si dice che ti cambi la vita.
Un po’ di astronomia adesso: sembra che sia stato scoperto un pianeta simile alla Terra a molti anni luce di distanza. Se la vita sulla nostra Terra prende una brutta piega, sappiamo adesso dove andare. Il problema è come ci arriviamo? Ci vogliono molti anni per arrivarci, ammesso e non concesso che riusciamo a viaggiare alla velocità della luce. Come fare a non sforare i 100 anni circa che abbiamo per ora a disposizione nella nostra vita? Beh, potremmo sempre riprodurci su una navicella spaziale e almeno i nostri figli o nipoti ci potranno arrivare. Una specie di Arca di Noè spaziale! Questa ipotesi, spero non peregrina, ha un certo non so che di affascinante. Scusatemi se viaggio molto con la fantasia, lo faccio ogni due per tre, è più forte di me. Di punto in bianco però non mi veniva in mente un’altra soluzione praticabile. A chiunque sia sguarnito di risposte, io consiglio sempre di immaginare una soluzione fantasiosa. Certo, poi qualcuno dovrà valutare annessi e connessi, e senz’altroverranno a galla i lati negativi di un’idea, ma sappiate che le grandi scoperte dell’uomo non sono nate da idee che andavano per la maggiore, ma sono state frutto o del caso, o della fantasia. Cosa? Sei prevenutocontro la fantasia e la creatività? E perché? Tutto ciò che non è logico e matematico ti coglie alla sprovvista? Io vi consiglio di ascoltare anche le idee che ronzano per la testa. Non si sa mai. Ma passiamo alla prossima notizia.
La compagnia aerea Alitalia è in crisi, una crisi finanziaria e va salvata. Bisogna tagliare corto, fare in fretta. Le perdite anno dopo annuo sono in aumento. Difficile riuscire a destreggiarsi in un mondo molto competitivo come quello aereo. Qualcuno tenderà la mano ad una delle compagnie bandiera dell’Italia? C’è chi dice: sì, certo, bisogna farlo, altri dicono: “come no!” con un tono sibillinoche lascia intendere che invece la pazienza è finita. Siamo alle solite,e sono sempre gli Italiani a pagare, come quando bisogna salvare le banche quando sono in crisi. Paghiamo sempre noi”, i cittadini, sia vecchi che giovani. A proposito di giovani, sapete che non tutti vanno a sballarsi in discoteca, quindi fatto salvo qualche ragazzaccio o qualche errore di gioventù, molti di loro invece lavorano oppure vorrebbero farlo, ma si dice che la generazione dei cosiddetti “millennium” (i nati dal 2000 in poi) sia la prima generazione a guadagnare meno di quella precedente, meno dei loro genitori. Anche il loro tetto di spesa quindi si abbassa sempre di più e infatti non conoscono praticamente la parola “risparmio”. Di chi è la colpa? Non si sa, ma chi dovrà pagare lo scotto saranno loro, i giovani, innanzitutto, che dovranno guadagnare per loro e per mantenere i genitori e i nonni. Sì, c’è anche un problema generazionale, può darsi, ma le cose non si metteranno a posto da sole. Bisogna fare qualcosa. Non importa essere lavoratori indefessi o al contempo laurearsi e specializzarsi. Lo stipendio non aumenta non più di tanto neanche in questo caso. Oggi ci sono ancora le famiglie a dare manforte economicamente ai ragazzi, ma domani? Il patto intergenerazionale si romperà? Molti se ne fregano, ma fregarsene non è una soluzione. Possibile che bisogna sottostarealle leggi demografiche e a quelle economiche? Possibile non si possa fare nulla? Molti sembrano già anime in pena perché non si trova lavoro in nessun modo.
Ma oggi ci sono nuovi lavori: internet, domotica, comunicazione: ci sono meno ostacoli alla cultura rispetto a qualche tempo fa, ma l’ausilio della tecnologia sembra non essere sufficiente. Poi un’altra cosa: non è giusto che ci si debba accontentare di un lavoro qualsiasi. Oggi se chiedi ad un giovane laureato senza lavoro: ti sta benelavorare nel mio ristorante? che vuoi, in queste condizioni a lei o lui starà bene sicuramente in moltissimi casi: “Sì, mi sta bene, anche se io sarei laureato quindi vorrei essere pagato di più!”. “Come sarebbe a dire? Farai lo stesso lavoro degli altri, quindi sarai pagato lo stesso!”. Questa può essere una è possibile risposta del datore di lavoro.
In alternativa potrebbe rispondere: come lo vedi se allora assumo un altro che non ha studiato per niente? Ci vuole un po’ pò di coraggio per rifiutare il lavoro, non è vero? e dire che durante gli anni dell’università questo ragazzo aveva sognato un lavoro diverso, una famiglia, una casa in campagna eccetera. Sono discorsi che lasciano il tempo che trovano in questo mondo difficile. Tanti ragazzi non sanno più cosa fare, sono scoraggiati, ogni tanto buttano un occhio su degli annunci su internet per trovare lavoro ma… niente! Della loro laurea non possono farsene nulla. A questo punto tutto diventa benaccetto, qualsiasi lavoro va bene… E se hanno adocchiato un casetta da acquistare, devono mettere da parte il loro sogno per ora poiché non riescono ad assecondarlo in nessun modo. Volete sapere se accusano il colpo? Certo che sì, le conseguenze di questo sono molteplici: più stress, più problemi psicologici, meno felicità in generale. Anche perché se si vive in grandi città, diventa difficile anche ritagliarsi del tempo per non pensare solamente al lavoro. Non tutti ce la fanno ad abbozzare e protestano, vanno in piazza a manifestare le loro sofferenze e i loro problemi, nella speranza che qualcuno se ne accorga. hai visto mai!
Insomma i giovani si danno da fare, non aspettano il colpo di grazia. La speranza è sempre l’ultima a morire. Vuoi che non le provino tutte prima di accettare un lavoro che non piace? All’inizio non bisogna essere restii: può anche andar bene esordire con un lavoretto come, che so, al ristorante, la baby-sitter eccetera, ma poi per essere motivati e produttivi occorre un lavoro che abbia qualche attinenza con il titolo di studio che si prende. Nessuno è votato al sacrificio tutta la vita, o sbaglio?
La vita ha tirato loro un tiro mancino? Gli ha detto male? Non esageriamo, cerchiamo di essere ottimisti! Ti dirò che l’essere umano ha passato periodi peggiori nel corso dei secoli. Vale la pana rispolverare un po’ il passato: il medioevo non è stato un periodo facile: carestie, malattie, persone date alle fiamme eccetera. Non vi dico poi le sofferenze e le guerre che ci sono state nel passato, anche molto recente.
A proposito di malattie… no, meglio parlare di cose più gradevoli. Dunque vediamo…. cose gradevoli… cose positive…. mi vedo costretto a ricorrere ad un sito che ho trovato, in cui si raccontano solo buone notizie. Su questo sito (vai al sito) ho trovato che esiste una scuola che anziché dare i classici compiti delle vacanze agli studenti, dà dei gesti di gentilezza agli studenti. Un insegnamento veramente con i fiocchi direi: dal lunedì alla domenica, un gesto gentile al giorno. Probabilmente la verità sta nel mezzo, bisognerebbe mettere a punto un metodo di insegnamento che tenga più in considerazione la felicità.
Sono sicuro comunque che gli studenti così si mettono sempre a fare questi compiti di buona lena.
Riuscite a capire adesso quando parlavo di fantasia? Riuscite a capacitarvi del fatto che a volte bisogna uscire dall’opinione comune, uscire dagli schemi, e pensare in modo diverso, come hanno fatto in questa scuola. A voi sembra una decisione un po’ azzardata, un po’ osè? A me sembra che in questo modo si impari anche a dare felicità al prossimo e questa è la via per essere più felici. Almeno questo è ciò che diceva anche John Lenon:
A scuola gli chiesero cosa volesse diventare da grande e lui, senza scervellarsi rispose: vorrei essere felice: i professori dissero a Lennon che non aveva capito l’esercizio. Lennon pare abbia risposto che loro invece non avevano capito la vita.
E tu che ne pensi? Tocca a te capire l’esercizio adesso. Non è la felicità a contare di più nella vita? Sfido chicchessia a dire il contrario. I professori che non insegnano agli studenti ad essere felici perché non credono sia il loro compito dovranno rispondere di questo, ma non alle istituzioni, bensì alla loro coscienza. Qualcuno dirà: ma io gli insegno la matematica, io l’inglese, io l’italiano, non è sulla felicità che verte il mio insegnamento. Questo non è un salvataggio in calcio d’angolo però. Siamo tutti un po’ responsabili della felicità dei nostri figli e dei nostri studenti. Anche io un po’, che sto cercando di usare tutte le espressioni che vi ho insegnato finora senza incartarmi, preferibilmente.
Mi spiace se qualcuno di voi sia insofferente agli episodi lunghi, ma fare un ripasso non è semplice se ci sono 177 espressioni da usare e saremo tutti felici se ci riuscirò. Non credo ci sia qualcuno che sta qui a gufare che io non ce la faccia. Certo, lo so, c’è il rischio che qualcuno vada in tilt se si sente incalzato continuamente dai nuovi episodi, ma io vi invito a resistere almeno fino alla fine di questo episodio e se capirete tutto ma proprio tutto, allora vorrà dire che avrete cominciato a ingranare e state facendo molti progressi con questa rubrica e avrete voglia di continuare anziché interrompere anzitempo il vostro apprendimento della lingua italiana.
Un’altra notizia buona allora. Dovete sapere che nel Lazio – a Roma precisamente – hanno fatto un esperimento per combattere l’inquinamento: inserire una barriera anti rifiuti nel fiume Tevere per evitare che vadano in mare e quindi per poterli raccogliere prima che finiscano nel mar tirreno. Ha funzionato? Non vi tengo sulle spine: In un mese sono stati raccolti quasi cinquecento chili di plastica, che una volta raccolta può essere riutilizzata per farne altra plastica.
Quindi non bisogna sempre parlare male della politica e delle decisioni politiche, non voglio sembrare un ruffiano ma bisogna sempre fare un distinguo tra chi si occupa del bene comune. Naturalmente questa speriamo non sia l’eccezione che conferma la regola, speriamo che ci siano sempre molti politici competenti e che le loro decisioni possano avere la meglio su quelle dei politici meno competenti. Ragion per cui è importante anche partecipare di più alle scelte di chi ci rappresenta, è importante andare a votare e in Italia si va sempre meno alle urne. Ogni volta è un crescendo di persone che non va a votare.
Chi va a votare sono maggiormente coloro che si augurano che ci sia un rovescio della classe dirigente che faccia cambiare le cose. Molte persone invece dichiarano di non avere preferenze politiche perché “tanto sono tutti uguali”, perché “sono tutti corrotti nella stessa misura”. Quindi molti per ripicca non vanno a votare, tanto – dicono – è inutile. Io capisco che molti siano arrabbiati, che a tutti gli girano per la crisi, la mancanza di lavoro eccetera ma bisogna individualizzare le soluzioni ai singoli problemi e non votare non è una soluzione.
Infatti poi non si può dire: siamo cascati male con questi politici! Non ci si può lamentare poi se le cose vanno male, ed oltretutto è un nostro diritto-dovere andarci, soprattuttose le cose non vanno bene, appunto!
Impariamo a essere più consapevoli in ogni campo, nell’insegnamento, nella cultura della pace, nella lotta all’inquinamento e possiamo farlo in diversi modi, guardiamo più alla sostanza però e meno alla forma. Questo non è uno dei casi in cui si può dire che la forma è sostanza: c‘è chi ama fare la raccolta differenziata, c’è chi preferisce fare beneficenza, c’è chi, che so, non acquista bottiglie di plastica o che so io. C’è anche chi non usa più la macchina perché vuole combattere l’inquinamento e il riscaldamento globale, ma c’è anche chi sembra duro di comprendonio e dice che non esiste nessun riscaldamento globale. Non fare il finto tonto signor dirimpettaio! Sto parlando anche con te! Si paventa un futuro non molto positivo anche per te lo sai?
Se il nostro dirimpettaio non si comporta in modo consapevole, facciamoglielo notare e forse anche lui cambierà in meglio. Se notate qualche miglioramento in lui o lei potete offrirgli un caffè e anche un ammazza-caffè! Perché no! Oppure ancora meglio, invitatelo a cena, così non andrà in giro a spendere per acquistare prodotti in plastica: una cena completamente libera dalla plastica: gli piacerà, vedrete, non solo perché non ha pagato né la cena e né il coperto, ma perché magari avrà voglia anche lui di un mondo più pulito.
Allora, se ci avete fatto caso, e ve ne sarete accorti sicuramente, mancano ancora delle espressioni da usare. Ve lo dico senza restare sul vago, è difficile usarle proprio tutte. Sto faticando a terminarle. Concentratevi però anche sulla pronuncia dei termini. Ad esempio le lettere zeta e esse spesso pongono grossi problemi, soprattutto ai brasiliani. Fortuna vuole che io non abbia la zeppola, quindi avete un problema in meno! Comunque non abbiate fifa di sbagliare la pronuncia. Fermate quindi l’ascolto quando volete e ripetete le parole più difficili per voi (spero di avere il vostro beneplacito sull’importanza del “parlare”).
Ora, spero che io abbia sfoderato un bell’episodio oggi, e vi dichiaro ufficialmente che anche questo è andato. Speriamo bene…
Gianni: Oggi ragazzi mi gira bene, così ho deciso di parlavi di una espressione che ha a che fare con il buon umore e lo stato d’animo: il verbo “girare” è un verbo particolare perché si usa in diverse circostanze.
Prima ho detto che “mi gira bene”. Avrei potuto dire che “mi girava male” naturalmente. In questo caso “girare” si usa per indicare uno stato d’animo positivo, passeggero, nel senso che potrebbe cambiare nel corso della giornata o domani, ma oggi sto bene, oggi mi gira bene, quindi sono nel giusto stato d’animo: sono più cordiale, più socievole, più disposto a parlare con le persone. Insomma: “mi gira bene”.
Una breve frase a cui prestare attenzione però, perché, è vero che si usa per sintetizzare in poche parole un buon umore senza stare a spiegare il motivo, ma allo stesso tempo indica un umore transitorio, passeggero, variabile, non duraturo, e soprattutto come se l’umore, il proprio stato d’animo, non dipendessero dalla propria volontà.
Oggi mi gira bene, domani magari mi girerà male.
Io l’ho usata per indicare il mio stato d’animo, ma si usa quasi sempre verso le altre persone, quando cioè si parla di altre persone, proprio per sottolineare la variabilità umorale di queste persone.
Oggi ti gira male? Cos’hai? Sei caduto dal letto?
Hai visto che faccia Giovanni? Oggi non gli deve girare bene, mi sembra un po’ arrabbiato. Chissà cosa gli sarà successo!
Attenti ragazzi, fate tutti i compiti altrimenti, se mi gira, vi tolgo il cellulare!
Questa sembra una bella minaccia!
Il verbo girare si usa anche in altri modi e questo ne aumenta la pericolosità.
Si usa per indicare la fortuna:
Wow! Ho vinto un’altra volta, che fortuna, oggi mi gira proprio bene!
Oggi ho avuto un incidente con la macchina, poi mi hanno licenziato, poi la mia fidanzata mi ha lasciato. Mi gira proprio tutto male, meglio che me ne stavo a casa!
Si dice che la fortuna “gira“, non a caso: nel senso che prima o poi la fortuna capita a tutti, e che essa va e viene; gira come una ruota: la ruota della fortuna!
Finora ho parlato ovviamente solo dell’uso non transitivo del verbo, quindi mi gira, ti gira, le gira eccetera. Altrimenti i significati aumentano notevolmente!
Se uso il verbo in questo modo posso usarlo anche in senso proprio:
Appena mi sono girato ti ho visto
Quindi “mi sono girato”, cioè ho girato il mio corpo o la mia testa, per guardare dietro.
In senso figurato invece, abbiamo visto che si usa per indicare lo stato d’animo e la fortuna. Ma non solo!
Oggi mi gira un po’ la testa
La testa che gira? Sì, quando gira la testa si avvisa un senso di vertigine, si perde l’equilibrio eccetera. Meglio sedersi in questo caso.
Poi c’è “gira” e “girano”:
Oggi mi gira!
Oggi mi girano!
Queste due frasi possono avere un significato opposto!
La prima può indicare un buon stato d’animo (come dire: mi gira bene), mentre il secondo un bruttissimo stato d’animo, uno stato d’animo molto negativo. Non ho detto bene o male. “Mi girano”, “ti girano” eccetera indica che una persona è molto arrabbiata e prova un forte senso di fastidio.
Ma perché “girano?”
E’ un’espressione idiomatica, ci si riferisce alle “scatole“. Sono “le scatole” a girare.
Non mi devi far girare le scatole: fai ciò che ti ho detto
Se mi girano le scatole oggi non vado a scuola!
Se sono maleducato naturalmente le scatole possono diventare “le palle”, una frase evidentemente volgare.
Ora facciamo una bella frase di ripasso:
Lia (Brasile 🇧🇷):
Accidenti, anche oggi non sono tranquilla. Chi pensa questo casca proprio male! Infatti mi sono svegliata con il mio rumoroso dirimpettaio. Oddio, ho proprio sentore che avrò seri problemi: quel tizio ha un non so che di strano che non mi torna. A lui piace sballarsi ogni sera, e chi paga lo scotto? I vicini che non dormono mai! Io sembro già un’anima in pena. Ho già provato a parlarne, mi sono scervellata per scegliere le parole giuste e per tenere a bada la mia rabbia. Ma lui ha un fare proprio antipatico. Fa sempre il finto tonto: Dice: “quando? Io? Ho fatto rumore? Sicura?” E’ un vero e proprio dritto! Allora: ci ho pensato un po’ e forse è meglio andarci con le molle. Non direi che sia benaccetto ogni suo comportamento però; ho solo ingoiato il rospo. Per il momento. Che vuoi, sebbene la misura sia colma, meglio non perdere la calma. Ragion per cui ho deciso ad abbozzare. Per ora…
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L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Bogusia (Polonia): “il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce”
Gianni: Conoscete questa frase? E’ di Pascal, il celebre filosofo matematico,
Bene, ma parlare del cuore in due minuti sarebbe un po’ riduttivo. Meglio parlare della ragione. Cosa possiamo dire? La ragione serve a ragionare, a fare dei ragionamenti, quindi a utilizzare informazioni per arrivare a delle conclusioni.
La frase che volevo spiegarvi oggi è “ragion per cui“.
Una frase che si utilizza quando vogliamo dare delle spiegazioni, ed in particolare proprio quando vogliamo arrivare a delle conclusioni. Quindi si può usare in ogni tipo di discorso. L’importante è che si chiarisca la causa. E’ quella la ragione da cui deriva la conclusione. E’ quella la ragione per cui vale la conclusione che si sta per dire.
Ci siamo occupati approfonditamente di tutte le espressioni che si usano in questi casi: causa ed effetto, in un episodio contenuto nel primo audio-libro di Italiano Semplicemente.
“Ragion per cui” è una di queste espressioni. Molto usata da tutti, soprattutto quando si è un po’ arrabbiati, un po’ alterati diciamo, quando si sta discutendo con una persona e si vogliono chiarire le cause che hanno portato ad una decisione, ad una conclusione. Questo accade nel linguaggio colloquiale, ma in realtà si può usare in tutti i contesti, senza maleducazione ma solo per arrivare a delle conclusioni.
E’ semplice usare questa frase. Vi faccio qualche esempio. Attenti al tono perché come dicevo, questa espressione è un po’ forte.
Questa frase si utilizza quando vogliamo arrivare a delle conclusioni. Ragion per cui si può usare in ogni tipo di discorso.
Non ti sopporto più! Ragion per cui oggi chiedo il divorzio!
Io amo la natura, ragion per cui ho un bel giardino curato di cui mi occupo tutti i giorni
Abbiamo finito i soldi, ragion per cui quest’anno non abbiamo fatto regali di Natale!
Probabilmente (ho finito gli esempi!) il modo migliore di sostituire “ragion per cui” è “ecco perché“, oppure “perciò“, o anche “di conseguenza“.
Usare continuamente le espressioni imparate è importante, ragion per cui adesso facciamo una bella frase di ripasso:
Andrè (Brasile 🇧🇷):
Torniamo a bomba, a me infatti piacerebbe parlare della frase di Pascal pronunciata da Bogusia all’inizio dell’episodio, ma invece sembra che oggi nel mondo si paventi la possibilità di tornare alle bombe! Il mondo non ha mai avuto bisogno di bombe, invece avrebbe bisogno di smarcarsi delle differenze culturali e assecondare gli sforzi tendenti a conseguire una soluzione pacifica alla crisi in Medio Oriente. Chi di noi non è insofferente ad una nuova guerra? Sembra però che al contempo ci siano persone favorevoli a un nuovo conflitto mondiale.
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L’nizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Emanuele: C’è che se ci sei anche domani, ce la facciamo ad andare al cinema? C’è spazio nella tua agenda?
Gianni: Ce la facciamo, sì. C’è spazio finalmente.Lo sai che con me ci vuole pazienza. Sono molto impegnato. Che ci vuoi fare.
Emanuele: Ci vuole pazienza lo so, ma quanta ce ne vuole però!! È un mese che ci proviamo e ancora non ce la facciamo ad andare al cinema. Che c’era di così importante da fare?
Gianni: Eh, il lavoro è importante lo sai. Oggi c’è e domani chi lo sa. E vabbè dai, domani al cinema ci compriamo anche dei popcorn, così ci tiriamo su il morale e ci rilassiamo. C’è bel tempo domani? Speriamo non ci sia pioggia.
Emanuele: Infatti. Bravo. Dopo quello che ci è successo… Si, c’è bel tempo domani. Almeno questo dicono le previsioni. Anche se non ci azzeccano mai.
Gianni: Ci vorrebbe anche una terza persona però. Ce la fai a chiamare qualcun altro? C’è speranza che almeno tu riesca a trovare il tempo anche per questo?
Emanuele: Spiritoso. Ci posso provare. Ci sarebbe Alfredo. Che dici ci provo a chiamarlo? C’è anche Maria, poi ci sono anche Carlo e Franco
Gianni: Provaci con Alfredo dai. Alfredo è simpatico, e poi è sempre disponibile. Altre persone no. Ci vuole troppo tempo. E non ne abbiamo.
Emanuele: e se si offendono poi?
Gianni: e che ci importa, uno ci basta..
Emanuele: Si infatti, ci divertiremo anche così. Poi non si possono raccontare segreti a tutti. Allora, adesso sono un pò occupato, ma Alfredo lo chiamo tra 10 minuti. Ce la dovrei fare.
Gianni: Ok, io nel frattempo do un’occhiata alla lista dei film disponibili. Se uno ci piace scegliamo quello.
Emanuele: e se non ce ne piace nessuno?
Gianni: Ci andiamo lo stesso e ce ne faremo una ragione! Ci stai? L’importante è che c’è armonia tra noi e che ci togliamo questo peso.
Emnauele: Giusto, l’importante è rilassarci. Ci sto. Ma Alfredo è di gusti difficili in quanto a film. Ce la farà a sopportare un film che non gli piace?
Gianni: Ah. A questo non avevo pensato. Ma se gli raccontiamo ciò che ci è successo, magari viene lo stesso. È molto curioso Alfredo. Ci verrà, vedrai.
Emanuele: Dovremmo dirgli quello che ci è capitato? Scherzi?
Gianni: Che c’è? È un nostro amico. Ci capirà. È un tipo ampio di vedute. Capisce tutte le situazioni Alfredo. Vedrai che ci aiuterà e ci capirà.
Emanuele: Ci capirà? Quindi ci capirà quando gli racconteremo che abbiamo acquistato della droga ma che ci hanno dato una fregatura e ci hanno portato solo polvere? Ce la farà? Lui che lavora in polizia!
E ci capirà anche quando gli diremo che con noi c’era anche sua moglie e che proprio lei aveva voluto acquistare questa droga? Ce l’ha tutta questa ampiezza di vedute?
E ci capirà anche quando hli diremo cosa ci voleva fare con questa droga? Ci capirà quando gli diremo che ci serviva per animare la serata del suo compleanno? Ce la potrà fare?
Gianni: Io credo che ce la potrà fare. Ci mancherebbe altro. Poi lui ci tiene molto a sua moglie. C’è bisogno di dirlo? Alfredo ne è pazzo e poi ci vuole bene. Ci vorrà forse un po’ di tempo, all’inizio forse ci odierà, ma poi ci ringrazierà per avergli detto tutto con sincerità. Ora ce ne vogliamo tornare all’organizzazione o c’è altro da dire?
Vabbè, allora Alfredo lo chiami tu.Ci vediamo domani al Cinema.
Gianni: eh, ti pareva. Ok
Ora ascoltiamo una frase di ripasso:
Harmut (Germania 🇩🇪):
Per scrivere una frase di ripasso ci vuole tempo Gianni. Mica ne abbiamo tanto noi, e ce ne vorrebbe molto di più di quello che abbiamo. Una frase di ripasso… Ne avrei voglia, ma al contempomi piacerebbe anche un episodio più lungo sulle particelle ci e ne. Ce la puoi Gianni? E ne sei capace?Raccogli la provocazione?
L’nizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Se sei uno studente universitario, dopo un esame, un tuo amico può farti questa domanda:
Com’è andata?
Com’è andato l’esame?
Il che è come chiedere:
Allora? Sei stato promosso all’esame? Hai superato l’esame? È andata bene?
La tua risposta può essere:
Bene!
È andata bene!
È andato benissimo!
È andata magnificamente!
Meglio di così non poteva andare
Se invece è andata male, pazienza, riproverai a dare l’esame un’altra volta.
Questo è il primo modo di usare “è andato” o “è andata”. Il maschile o il femminile si usano a seconda della cosa di cui parlate. L’esame è maschile, una prova è femminile. Se invece non specificate meglio usare il femminile:
Com’è andata?
Ovviamente io ho fatto l’esempio dell’esame universitario, ma si può trattare di una sfida sportiva, di una visita medica o di un qualsiasi evento dall’esito incerto.
Le conseguenze saranno positive o negative. Quindi poi potrò dire se è andata bene o male.
Un secondo modo di usare questa espressione non c’entra nulla con gli esami o le prove da superare.
È andato! È andata!
Al maschile o al femminile sono esclamazioni che si usano in due occasioni diverse.
Al femminile spesso si usa con “ormai“:
Ormai è andata!
Significa che ormai è successo. Si parla di qualcosa, di un avvenimento, spesso anche di una prova o un esame, come prima, ma dire “è andata” esprime che finalmente qualcosa è accaduto, finalmente, cioè dopo un tanta attesa. Non dico “bene” o “male”, ma in ogni caso siamo sollevati dal fatto che sia passata.
L’espressione esprime un senso di sollievo, di fine dello stress, di fine dell’attesa.
Spesso, ma dipende dal tono, significa che è andata bene, come dicevamo prima, quindi qualcosa che si è concluso positivamente. Senza bisogno di aggiungere “bene”.
Si pronuncia con un tono di sollievo:
Giovanna ha fatto l’esame?
Sì, credo sia andata a quest’ora! E speriamo sia andata bene!
Al femminile può quindi indicare semplicemente che qualcosa è successo, dopo tanta attesa, quindi ora possiamo rilassarci, questo è il senso.
Al maschile “è andato” non si usa in questo modo.
A parte il senso proprio (tipo “mio fratello è andato a casa”), “è andato” si usa in una circostanza piuttosto macabra: la morte! Si parla di un uomo.
Nei film polizieschi può capitare di ascoltare frasi come:
Purtroppo è andato.
Vale a dire: purtroppo è morto, non ce l’ha fatta. Vale anche per le donne ovviamente: “è andata”.
Si usa informalmente anche quando un affare è perso:
Inutile provare a recuperare, ormai è andato! L’affare è andato! Non c’è più niente da fare.
O quando qualcosa non funziona più: uno strumento qualsiasi, o anche per indicare una persona che è impazzita:
Questo è completamente andato! Hai sentito cosa ha detto? È andato!
Se si tratta di morte è più usato nei film che nella realtà. Con gli strumenti che non funzionano più e con la pazzia invece si usano abbastanza ma solo informalmente.
Ed anche l’episodio 174 è andato. Ora una frase di ripasso:
Camille (Libano 🇱🇧) :
Smarcarsi dallo studio della grammatica e al contempo impararla? È possibile ingranare con una lingua straniera senza sottostare agli esercizi grammaticali?
E nel caso di sì, come si fa? Vabbè… non scervellatevi troppo, prima di incartarvi fate così: ritagliatevi ogni giorno un po’ di tempo, datevi all’ascolto regolare degli episodi della rubrica “due minuti con italiano semplicemente” e soprattutto ripeteteli spesso. Con un po’ di pazienza presto vi sarete capacitarti di come si usino non solo le nuove espressioni ma al contempo le forme grammaticali in modo giusto, come si deve appunto. Fidatevi!
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Rauno (Finlandia 🇫🇮 ):
L’nizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Oh, scusa, ti ho dato un calcio ma giuro che mi è sfuggito!
Davvero ieri era il tuo compleanno? Scusa mi è sfuggito!
Avevo un appuntamento alle 12 ma mi è sfuggito di mente!
Mi deve essere sfuggito qualcosa
C’è qualcosa che mi sfugge!
A te invece non sfugge niente vero?
Ieri mi è sfuggita di bocca una parolaccia
Giovanni è un tipo sfuggente
Sono passato a casa solo di sfuggita
Sono riuscito a sfuggire un pericolo
Il condannato è sfuggito alla morte
Il bicchiere mi è sfuggito di mano
L’affare mi è sfuggito per un soffio
Queste sono alcune frasi di uso molto comune in cui si usa il verbo sfuggire, simile a fuggire, cioè scappare, correre via velocemente, e si tratta sempre di qualcosa di pericoloso o di rischioso.
Il ladro è riuscito a sfuggire alla polizia! (posso usare anche “scappare”)
Sono sfuggito all’inseguimento dei mie studenti
L’attore sfugge dai giornalisti (che lo inseguivano) Il condannato è sfuggito alla morte (posso usare anche “scampare” in questo caso) Luigi è riuscito a sfuggire dal pericolo dell’interrogazione
Si usa anche al posto di dimenticare, per rappresentare un pensiero che esce dalla mente:
Davvero ieri era il tuo compleanno? Scusa mi è sfuggito!
Avevo un appuntamento alle 12 ma mi è sfuggito di mente!
Altre volte quando non ci si accorge di qualcosa, magari per distrazione:
Credo ti sia sfuggito un particolare!
Mi deve essere sfuggito qualcosa
C’è qualcosa che mi sfugge! Non capisco!
A te invece non sfugge niente vero?
Si usa spesso dire: non gli sfugge niente!
Questo accade quando una persona è molto attenta, molto concentrata alle cose che accadono e si accorge di tutto ciò che succede attorno a lei.
Se qualcosa sfugge di mano, può essere un oggetto:
il bicchiere mi è sfuggito ed è caduto
Oppure in senso figurato, un affare, un’occasione positiva:
Quell’affare mi è sfuggito di mano, accidenti!
Se invece una cosa sfugge di bocca, spesso è qualcosa di cui dopo ci si pente di aver detto:
Ops! Mi sfuggita di bocca una parolaccia cazzo! Ops! Scusa mi è sfuggita ancora una volta!
Poi quando si fa qualcosa “di sfuggita“, questa cosa avviene velocemente, di corsa.
Ho visto che mi hai scritto una mail ma solo di sfuggita. Poi la guardo con calma.
Sono passato a casa di sfuggita per prendere un libro.
Ho mangiato di sfuggita per non fare tardi.
Infine se sei un tipo sfuggente, le cose sono due: o è difficile intrattenerti, perché tendi a sfuggire, oppure più in generale sei una persona che avita il confronto diretto, non guardi mai negli occhi chi ti sta davanti.
Ciao come stai?
Bene, ah scusa ho un po’ da fare!
…che tipo sfuggente!
Adesso non vi sarà sicuramente sfuggito che bisogna fare una frase di ripasso:
Andrè (Brasile):buongiorno ragazzi, vorrei aprire una parentesi e commentare una notizia che mi èbalzata agli occhi! Le forze americane hanno ucciso a Baghdad il generale iraniano Qassem Soleimani, una delle persone più importanti dell’Iran! Secondo me, hanno preso proprio una brutta piega gli Stati Uniti, o dovrei dire il President Trump! Una nuova guerra potrà essere messa a punto in men che non si dica! Abbiamo fedeche tutto sia risolto in ambito diplomatico!
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L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Mattarella: La fiducia va trasmessa ai giovani, ai quali viene sovente chiesta responsabilità, ma a cui dobbiamo al contempo affidare responsabilità.
Avete ascoltato Mattarella, presidente della Repubblica italiana, che nel suo discorso di fine anno (fine 2019) ha usato l’espressione “al contempo”.
Al contempo, se controllate il dizionario, significa nello stesso tempo, contemporaneamente. Si può dire anche “nel contempo” e non solo “al contempo” con lo stesso significato.
Ma il dizionario come al solito non vi dice tutta la verità, è un po’ come le nonne italiane quando vi spiegano una ricetta. C’è sempre qualcosa che manca e che vi fa sbagliare la preparazione.
Al contempo, è vero, significa contemporaneamente, perché “contempo” contiene la parola “tempo” quindi intuitivamente quando due avvenimenti accadono contemporaneamente o nello stesso tempo posso usare “al contempo”.
Ad esempio:
Io mangio una mela ed al contempo penso al prossimo episodio.
Il senso è chiaro.
Ma “al contempo“, così come anche “allo stesso tempo”, vanno al di là del tempo.
Quello che voglio dire è che non si parla necessariamente dello stesso tempo inteso come secondi o minuti.
Il presidente Mattarella ad esempio dice che “La fiducia va trasmessa ai giovani, ai quali viene sovente (cioè spesso) chiesta responsabilità, ma a cui dobbiamo al contempo affidare responsabilità.
Questo significa che ai giovani dobbiamo chiedere responsabilità ma anche affidare responsabilità.
Sostanzialmente “al contempo” ha un uso più ampio rispetto a “contemporaneamente” e “nello stesso tempo”.
E’ quindi più simile a “allo stesso tempo“. La differenza tra “allo” e “nello” sta proprio in questo. “Allo stesso tempo” ha un uso più ampio, come “al contempo“.
Posso fare altri esempi:
Questo episodio che stai ascoltando è utile per imparare il termine contempo, e al contempo, ti fa esercitare l’ascolto.
Per imparare bene l’italiano è utile conoscere la grammatica, ma al contempo è bene praticare la lingua, magari con un madrelingua
Fare Yoga fa bene al fisico e nel contempo aiuta a rilassarsi
Le parole di Mattarella evidenziano i problemi da risolvere e al contempo aiutano a guardare al domani con ottimismo.
Vedete che il tempo c’entra fino ad un certo punto. Non si parla, spesso, di avvenimenti simultanei, che avvengono nello stesso momento di tempo, ma di due parti che hanno la stessa importanza o che servono allo stesso scopo. Nella sostanza “al contempo” o “nel contempo” li potete usare, in molti casi, al posto di “anche“. E’ più elegante però.
Non potete sempre sostituirlo con anche però.
Mi piace l’italiano ma anche l’inglese
Non può diventare: Mi piace l’italiano ma al contempo l’inglese
Perché se volete utilizzare bene il termine contempo occorre aggiungere un concetto aggiuntivo: in pratica occorre un secondo verbo, perché questo secondo verbo introduce un secondo concetto:
Una buona legge aiuta a risolvere dei problemi e nel contempo riduce le tensioni tra i cittadini.
Adesso ascoltate un ripasso delle puntate precedenti, un ripasso che al contempo aiuta chi le pronuncia ad esercitare la lingua:
Hartmut
Hartmut (Germania): con l’anno nuovo, voglio trarre il meglio da me stesso: voglio smarcarmi dalle cose che non mi aiutano, voglio assecondare solo ciò che mi consiglia il cuore e desidero anche ritagliarmi del tempo da dedicare agli altri, come ad esempio aiutare chi ne ha bisogno, o anche semplicemente sorridere un po’ di più, o che so io. Questo sarà un anno migliore del precedente. Me lo sento.
Rauno (Finlandia 🇫🇮):
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Ok, una volta smarcato l’episodio 170, oggi possiamo occuparci del n. 171 della rubrica “due minuti con italiano semplicemente”.
Molti di voi avranno letto o ascoltato usare il verbo smarcare nel calcio o in altri sport.
E infatti si usa quando bisogna liberarsi da una marcatura, dalla marcatura di un avversario o liberare un compagno dalla marcatura di un avversario.
La marcatura, nel calcio ad esempio, è quando un avversario controlla da vicino un giocatore, quando lo marca, appunto. Gli sta attaccato fisicamente, non lo molla, sta a lui occuparsi di questo calciatore e lo fa marcandolo.
Quel giocatore dovrà cercare di liberarsi da questa marcatura, deve cercare di smarcarsi.
Quindi smarcare o smarcarsi è liberare un compagno o liberarsi da questa marcatura. Si sente spesso dire:
L’attaccante smarca tre avversari e poi segna un gran gol.
Si smarca al centro dell’area, riceve la palla e fa gol.
Un altro esempio:
L’attaccante ha smarcato il compagno con un passaggio bellissimo, cioè un passaggio smarcante.
Questo passaggio evidentemente ha liberato il compagno dalla marcatura e gli ha permesso di far gol o comunque di rendersi pericoloso per gli avversari.
Però smarcare, in senso figurato, si usa anche quando si parla di appartenenza ad un gruppo o quando si parla di soluzione di problemi. Si tratta sempre di liberarsi, in qualche modo.
Un politico può smarcarsi da un gruppo politico, può smarcarsi da un’ideologia o da una associazione che è stata fatta con la sua persona.
Quindi è come tirarsi fuori, liberarsi da questa appartenenza, porre delle distanze, distanze ideologiche o comunque di pensiero.
L’immigrato che lavora regolarmente in Italia è stato smarcato dall’essere considerato un lavoratore che ruba il lavoro agli italiani.
Quindi si è liberato da questa associazione pericolosa.
Oppure, quando parlo di problemi o di questioni da affrontare, posso dire:
Questo problema è stato smarcato, questo argomento è stato smarcato, questo punto è stato smarcato.
Passiamo al prossimo argomento, il prossimo tema o problema da risolvere.
In queste occasioni quando si dice smarcare un punto o smarcare una questione, un argomento, si intende spesso che quello non è più un problema da risolvere, non c’è più bisogno di questo punto, il problema non c’è più. È come dire che ci si èliberati di questo. Quindi non significa necessariamente che il problema è stato risolto, ma che quel problema, quel punto, non è più nella lista, non è più un problema.
Altre volte può voler dire che ci si è occupati della questione, che il problema è stato risolto o che il punto è stato trattato. Come ho fatto io stesso all’inizio dell’episodio.
Vi lascio ora al ripasso quotidiano di alcune espressioni passate:
Ulrike (Germania):Facciamo un ripasso sul parlare. Avete una fifa blu di parlare l’italiano perché non volete sbagliare, che so, la grammatica, la pronuncia, le parole, e soprattutto non sapete tenere a bada la paura di perdere il filo? Può darsi pure che paventiate di bloccarvi perché vi scappano le parole? Domande retoriche queste? Mi sa di sì. Si dà il caso che noi tutti che cerchiamo di ingranare con la lingua italiana conosciamo bene queste paure. Cosa fare? La risposta è tutt’altro che sibillina e ormai la conoscete. Appunto, dobbiamo parlare! Non c’è un’altra strada, nessun diverso avviso, quindi o così o pomì!Raccogliamo la sfida allora, rompiamo gli indugi e cominciamo o continuiamo, dipende, a parlare! Fortuna vuole che i gruppi Whatsapp di italiano semplicemente ci offrono questa possibilità.
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Episodio 170. Ascoltate questo episodio della rubrica “due minuti con italiano semplicemente” e poi ponete attenzione alla frase di ripasso finale. Facendo salvi coloro che hanno ascoltato tutti gli episodi finora, vi consiglio di tornare indietro e partire dal primo episodio, dal numero uno, e poi via via tutti gli altri, progressivamente.
Ma cosa significa far salvo, fare salvo, fare salvi fare salva e fare salve?
Oggi vi spiego questa espressione, che si usa per escludere Potete sostituirla con “ad eccezione di“, “escludendo“.
Qualunque frase voi pronunciate, potete far salvo qualcosa o qualcuno.
La professoressa ha bocciato tutti all’esame di italiano, fatto salvo Mohamed.
Quindi solo Mohamed ha superato l’esame, solo lui si è salvato potremmo dire. Tutti bocciati ad accezione di Mohamed.
Non sopporto nessuno, fattisalvi i miei cari amici di italiano semplicemente.
Solo i miei cari amici quindi mi stanno simpatici, solo loro posso sopportare. Sono gli unici che sisalvano.
L’influenza ha colpito tutti i miei maiali quest’anno senza far salvo nessuno.
Stavolta nessuno si è salvato. Nessuno è stato fatto salvo.
Uno strano modo di usare il verbo salvarsi vero?
Generalmente salvare e salvarsi si usano in caso di pericoli: salvarsi da un incendio, salvare un naufrago, eccetera ma si può usare anche in questo modo, per escludere per fare eccezioni oppure il contrario:
I tuoi amici sono tutti antipatici. Non si salva nessuno.
I prodotti in scatola fanno male alla salute. Forse si salvano i fagioli e le lenticchie.
Questo è un modo figurato ovviamente. Non ci sono pericoli ma anche in questi casi salvarsi è sempre meglio che non salvarsi. Si usa il pericolo in senso figurato.
È anche un modo informale, mentre in occasioni di lavoro o nel linguaggio formale potete usare il verbo “fare” in aggiunta: “fare salvo“.
In questi casi si fa semplicemente un’eccezione. Non c’è un senso negativo a priori.
Tutti i nostri prodotti possono essere ordinati da internet, fattisalvi quelli alimentari.
Quindi ad esclusione di quelli alimentari. I prodotti alimentari non possono essere ordinati da internet.
I lavoratori sono obbligati a parcheggiare la propria auto all’esterno dello stabilimento. Si fanno ovviamente salvi i portatori di handicap.
Fatto salvo il dott Rossi, che era in malattia, gli altri colleghi che ieri si sono assentati dal lavoro dovranno recuperare le ore perse.
Ora ascoltiamo un membro dell’associazione (anzi tre membri) che ci fanno ascoltare una frase di ripasso delle espressioni precedenti:
Mariana (Brasile), Cristine (Brasile), Camille (Libano) e Bogusia (Polonia):
Normalmente, per le feste, che so: di Natale, di capodanno, eccetera, tutti noi prepariamo cibo in abbondanza. Quest’anno ancora di più: Non vedo però come possiamo riuscire a consumare tutto. Che vuoi, prepariamo per gli ospiti e per noi stessi e non vogliamo che qualcuno resti sguarnitodi queste golose pietanze.
Che spreco! Ho sentoreche ci sia chise nefrega del tetto di spesa, tanto per impressionareil dirimpettaio, ma gli avanzi? Ce ne sono?
Eccome se ce ne sono!
Questo po’po’ di cibo sprecato è uno schiaffo alla miseria ed alla crisi.
Una soluzione può essere andare al ristorante. Può darsi, sennonché anche in questo caso
esageriamo e… siamo alle solite! Avanzi!
Io allora li porterei a casa. Nulla quaestio se chiedo un doggy-bag? Mi assecondereste? Oppure siete insofferential cibo riscaldato?
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Giovanni: I membri erano quattro!!
Rauno (Finlandia):
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Giuseppina: episodio 169. È vero o no che ci stiamo divertendo con questa rubrica di due minuti? Non avete la sensazione di fare dei concreti passi in avanti? Dite ciò che pensate, non assecondatemi, vi prego.
Cosa? Assecondare è un verbo che non conoscete?
Eppure è una cosa che si fa spessissimo. Conviene impararlo allora:
Io ti ho sempre assecondato fino ad ora, ma adesso basta, si fa come dico io!
Smettila di assecondare sempre nostro figlio, deve crescere, ha bisogno di scontrarsi con la realtà. Tutti voi lo assecondate in ogni suo capriccio.
In questi esempi che vi ho fatto sembra che il verbo si usi nei rapporti tra le persone. Infatti lo abbiamo utilizzato come “favorire“, “aiutare“, meglio ancora è “compiacere“. Verbi simili che aiutano a capire il significato di assecondare che però si usa anche al di fuori dei rapporti interpersonali.
Si può assecondare un movimento, cioè seguire col corpo, accompagnare questo movimento, come si fa nel ballo ad esempio, nel tango come nel valzer.
Bisogna seguire il movimento dell’altro senza opporre resistenza.
Si può assecondare con il proprio corpo il ritmo della musica.
Insomma, non opporsi, anzi, favorire, accompagnare. Nei rapporti interpersonali assecondare è come essere accondiscendente, che abbiamo visto nell’episodio n. 105, quindi 64 episodi fa.
La differenza è che stavolta possiamo uscire da questo ambito, uscire dall’ambito delle volontà delle persone, infatti possiamo assecondare un movimento di qualunque cosa, o il ritmo.
Un’azienda può assecondare il mercato, producendo ciò che le persone chiedono.
Acquistano regali a Natale si assecondano le tradizioni, e le follie consumistiche della nostra era. La cosa importante è non opporsi, non contrastare, bensì favorire.
Qualche esempio e poi il ripasso quotidiano.
Le scelte di politica nazionale devono spesso assecondare le richieste dei cittadini.
Se ti avessi meno assecondato in passato, ora sapresti ragionare con la tua testa.
Ripasso:
Camille (Libano), Bogusia (Polonia) e Anthony (Stati Uniti):
Appena finiti i festeggiamenti di Natale i negozi vengono accalcati dalla gente che si prepara per il capodanno.
Ma io non riesco a tenere a bada la volontà di parlare della festa di oggi.
Si dà il caso che questa prima domenica dopo il Natale si festeggi la Santa Famiglia. Sono indisposta a dimenticare che con il Natale abbiamo festeggiato la nascita di Gesù, che forma un binomio inscindibile con questa festa. Non dimentichiamolo. Oggi invece l’oggetto dei festeggiamenti è la sua famiglia, che doveva combattere per sopravvivere. Quella famiglia che dovette darsi alla fuga dal proprio paese, accusandone naturalmente il colpo. Non possiamo fare i finti tonti oggi e pensare solamente ai festeggiamenti.
Io cerco di ritagliarmi del tempo per riflettere sul fatto che dai tempi di Gesù il mondo non è poi cambiato più di tanto. Oggi come ieri, migliaia di famiglie sono in fuga. Famiglie che non lasciano nulla di intentato per proteggere i propri figli come si deve. Sono cose che balzano agli occhi in ogni paese d’Europa.
Non vedo come non guardare alla sostanza e non alla forma di queste festività.
Molti sembrano insofferenti e non vogliono vedere le Sofferenze altrui, di coloro che hanno bisogno di accoglienza.
Questo bisogno spesso non viene assecondatodi buon grado da parte nostra.
Molti parlano e basta. Bisogna dare seguito alle parole. Bisogna tendere una mano verso di loro. Le feste senza lo spirito lasciano il tempo che trovano. Buona domenica a tutti.
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L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Giuseppina: siete insofferenti al classico studio della grammatica ed agli esercizi? Bene allora siete sul posto giusto. Lo sono anch’io.
Anch’io lo sono da sempre Intendo insofferente. Sono insofferente allo studio della grammatica anch’io.
Questo però non significa che sono sofferente. Non è esattamente questo che intendo.
La sofferenza è un termine riservato alle sofferenze fisiche e psicologiche, dove c’è dolore o malessere in generale.
Il termine insofferenza invece si usa quando qualcosa non si riesce a sopportare. Quando una persona è insofferente a qualcosa non riesce a sopportare qualcosa, è incapace di sopportare e di adattarsi.
Si usa in questo modo, per indicare l’incapacità alla sopportazione, l’assenza di pazienza.
Ma chi è insofferente, soffre?
Beh direi di sì, talmente tanto che non riesce a sopportare questa sofferenza. Soffre al solo pensiero di questa cosa di cui è insofferente o verso cui è insofferente.
Vedete che mentre incapace è il contrario di capace, nell’insofferenza c’è della sofferenza ma non c’è pazienza, non c’è sopportazione.
Si dice anche: non riuscire a soffrire qualcosa o qualcuno. Equivale ad essere insofferenti a/verso qualcosa o qualcuno.
Giovanni è troppo antipatico, non riesco proprio a soffrirlo.
Quindi sono insofferente a Giovanni. Sono insofferente verso Giovanni.
C’è chi è insofferente ad essere controllato, c’è chi prova insofferenza verso le persone che parlano troppo. Ci sono partiti politici insofferenti alla democrazia, ma ci sono, fortunatamente, anche molte persone insofferenti verso di loro.
Bene, se non mi soffrite più, vi lascio ascoltare una frase di ripasso da un membro dell’associazione Italiano Semplicemente.
Cristine (Brasile 🇧🇷) e Camille (Libano 🇱🇧):
Questo capodanno sarà il migliore della mia vita. Me lo sento.
Però qualcosa non torna: non ho ancora deciso dove andare.
Dovrei spostarmi con la macchina ma non me la sento. Dovevo chiamare il mio amico, sennonché mi ha detto che si è ammalato e sta in ospedale.
Divertirsi dove quindi? A casa? Sembra un’ipotesi veramente peregrina, e dire che sono ancora convinto che sarà un capodanno con i fiocchi.
Vedremo!
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Rauno (Finlandia 🇫🇮):
L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Giovanni: episodio 167 della rubrica due minuti con italiano semplicemente, il miglior sito per imparare l’italiano, almeno secondo noi! Ma adesso meglio introdurre l’argomento del giorno:
Meglio o migliore?
Parliamo di questo oggi. Abbiamo già visto come usare “averelameglio” in un passato episodio, ma se volete esprimere una preferenza quale dei due usare? Meglio o migliore?
Ci sono dei casi in cui non ci sono dubbi, almeno quando si usa meglio:
Guida meglio, per favore. Comportati meglio, dovete mangiare meglio, meglio se vado più lentamente, eccetera.
Migliore, secondo me, crea più problemi:
È meglio la vacanza al mare o in montagna? Quale preferite?
Quest’anno ho fatto la migliore vacanza della mia vita.
Il migliore in matematica è Giovanni. Difficile fare meglio di lui.
Se devi studiare, meglio che lo fai di mattina, è il momento migliore.
A giocare a calcio sono il migliore nella mia classe. Meglio di me non c’è nessuno.
È chiaro che migliore è il contrario di peggiore e meglio è il contrario di peggio.
Generalmente i primi due sono usati per le qualità degli estremi o nei gruppi.
Se ho 20 studenti di lingua italiana c’è il migliore studente, quello più bravo, e lo studente peggiore, quello meno bravo. Il migliore e il peggiore.
Anche se ho due studenti però c’è il migliore e il peggiore, ma il gruppo è più piccolo. Se dico “ilmigliore” infatti esprimo generalmente una preferenza assoluta, sono all’estremo. Lo stesso con “il peggiore“. Questo però non significa che non si possa dire “il meglio” o “ilpeggio“:
Questa TV è il meglio che offre il mercato
Il peggio deve ancora arrivare
Quando faccio un confronto quindi, relativo o assoluto, tra due o tra cento, una preferenza si può esprimere in realtà in entrambi i modi:
Il risotto di oggi, dice Giovanni, è migliore di quello di ieri. È di migliore qualità. Anzi è il migliore di sempre. Di meglio non c’è. Ma meglio assaggiare per verificare. Verificare di persona è sempre la cosa migliore. È sempre meglio assaggiare.
Meglio di me non cucina nessuno.
Il migliore in cucina sono io.
E allora come si fa a decidere?
Non è facile per uno straniero, lo capisco.
Il consiglio migliore che posso darvi è ascoltare molto. Potrei dirvi che “meglio” equivale a “più bene” e “migliore” è “più buono”, come fanno i dizionari, ma se fosse così semplice non ci sarebbe bisogno di Italiano Semplicemente.
Ma meglio lasciar giudicare gli altri, anzi, sarebbe meglio ancora trovare un sito migliore del nostro. Ma adesso meglio ascoltare una frase di ripasso:
Camille (Libano), Bogusia (Polonia) e Andrè (Brasile):
Anche quest’anno, fortuna vuole che abbiamo tutti festeggiato come si deve questa festa di pace, grazia e amore. Passato il Natale, che vuoi, puòdarsi che siamo un po’ stanchi dopo festeggiamenti, torroni, annessi e connessi. Sta per arrivare l’anno nuovo però e siamoalle solite;che so: ci manca un bel vestito oppure qualche pezzo dell’addobbo per festeggiare San silvestro.
Non lasciamo mai nulla di intentato per festeggiarlo nel modo migliore possibile.
Le idee ronzano ancora per la testa. Spero che non accusiate il colpo dopo due giorni di festeggiamenti oppure che la sbornia non abbia la meglio su di voi. Io, di buon mattino inizio le preparazioni di buona lena.
Però prima che si impallino i cellulari a causa degli auguri per l’anno nuovo, vorrei augurarvi come si deve un felicissimo anno nuovo.
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L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Giuseppina: Ciao amici, stamattina voglio lanciarvi una provocazione che se volete potete raccogliere, altrimenti potrete respingerla: che ne dite se in questo episodio n. 166 della rubrica due minuti con italiano semplicemente provare a ripetere dopo di me tutte le mie parole? Avete già iniziato? Questa è la provocazione che vi lancio oggi.
Raccogliere una provocazione è l’espressione di oggi. Una provocazione è evidentemente una sfida, un invito a reagire e quindi in quanto sfida può essere lanciata, come se fosse una lancia, come se fossimo in un duello.
Una volta lanciata una sfida provocatoria, una volta lanciata una provocazione, cosa se ne può fare?
Si può tollerare, cioè ignorare o sopportare, far finta di niente, oppure la si può raccogliere, si può accettare la provocazione, raccoglierla, come si raccoglie qualcosa che è caduto a terra. Come si raccoglie un guanto di sfida. Allora in questo caso si reagisce, si fa qualcosa come reazione.
L’invito a reagire viene fatto attraverso una provocazione, e questo invito, quando viene accettato, viene raccolto.
Vi faccio un esempio:
Sono una persona molto paziente, così In ufficio mi hanno chiesto si condividere la stanza con una persona molto antipatica a tutti. Naturalmente ho raccolto la provocazione, sono sicuro che andremo d’accordo.
Un tifoso insulta un calciatore e il calciatore ha risposto col dito medio alzato. Ha sbagliato sia il tifoso ad insultare sia il calciatore a raccogliere la provocazione.
E voi l’avete raccolta la mia provocazione?
Ed ora una frase di ripasso.
Sofie (Belgio 🇧🇪): oggi è santo Stefano. Non me la sento di scervellarmi per fare una frase di ripasso. Dovrei ritagliarmi del tempo, magari sforzarmi per finire anzitempo di preparare il pranzo. Chiedete a qualcun altro, che so, al primo che si offre, ma non a me.
Camille (Libano 🇱🇧): L’inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Giovanni: Ciao amici, come lavedete se in questo episodio n. 165 della rubrica due minuti con italiano semplicemente, parliamo del verbo vedere?
Come la vedi, come lo vedi, come la vedete, eccetera sono un modo per chiedere un parere, un modo informale per chiedere a una persona di esprimere il proprio punto di vista. È come dire che/cosa ne pensi? Dimmi la tua opinione in proposito.
Usare il verbo vedere rende bene l’idea del diverso punto di vista, di occhi diversi che osservano la stessa situazione.
Si usa molto nella lingua parlata, tra amici soprattutto, ciò non toglie che si possa usare anche con i colleghi di lavoro, ma di sicuro non nello scritto.
È uno dei tantissimi modi in realtà che ci sono per chiedere l’opinione altrui.
Guarda un po’ questo bel vestito che ho acquistato, come lo vedi addosso a me?
In questo caso dico “come lo vedi” usando “lo” perché parlo del vestito, ma se parlo di cose femminili o di idee o punti di vista si usa normalmente il femminile.
La mia nuova fidanzata è carina vero? Come la vedi?
– la vedo bene, è carina, abbiamo gli stessi gusti.
Ho intenzione di sposarmi con lei sai? Come la vedi questa cosa?
– Questa non la vedo bene invece. Sei sicuro?
Quando uso questa espressione spesso si fa una previsione per il futuro, come si capisce in questo ultimo esempio, ma forse è più chiaro nel prossimo.
Domani giochiamo contro la Juventus, tu come la vedi?
Non la vedo bene per niente, la vedo malissimo anzi!
In questi casi di previsione del futuro si usa, quando non è buona, anche “la vedobrutta” (e non solo la vedo male), oppure “la vedo proprio brutta“, che è il contrario di “la vedo bene”. Non si dice invece “la vedo bella”.
Come la vedete adesso una frase di ripasso?
Ulrike (Germania 🇩🇪):
Accidenti, il gasolio del riscaldamento è esaurito anzitempo, temo sia sufficiente appena appena per una manciata di giorni. Spero in un rifornimento prima delle feste o almeno subito dopo Santo Stefano. Domani non appena avrò finito la colazione, mi metto a tallonare il fornitore del gasolio telefonicamente. Casomai mi dicesse di no, non risponderei più di me stessa 😵. Però non voglio accusare il colpoanzitempo. Fra poco vado a tranquillizzarmi con una buona pizza, funzionerà senzaltro.
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Camille (Libano 🇱🇧): ‘Inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Giovanni: Ciao amici, episodio il n. 164 della rubrica due minuti con italiano semplicemente, episodio che ho terminato anzitempo, infatti avevo pensato di realizzarlo stasera, ma sono riuscito a ritagliarmidel tempo durante la mattinata.
Ancora un termine che ha a che fare col tempo: anzitempo. A questo termine è dedicata la lezione di oggi.
Sembrano due parole ed invece è solamente una, come accade spesso nella lingua italiana.
La parola anzi, che sta all’inizio, non sembra avere una relazione col significato del termine anzitempo, che significa “prima del tempo previsto”, “prima di quanto immaginavo“. Qualcosa che accade prima del previsto insomma, accade anzitempo.
Anzi è un termine particolare, il cui uso è informale:
Questo è l’episodio 163, anzi scusate, è l’episodio 164.
Veniamo a cena in 4, anzi no, in 5, avevo dimenticato una persona.
Quindi anzi serve a correggersi, si usa in questo modo, come dire: ho sbagliato, la verità è un’altra. Oppure anche “al contrario“, oppure si sua per specificare meglio.
Non sei stupido, anzi, sei molto intelligente.
Ti scrivo domani, anzi, meglio che ti telefono
Oggi è proprio una brutta giornata, anzi, un vero schifo di giornata
Ma l’origine di anzi è “avanti”, nel senso anche temporale, quindi “prima”, in un tempo precedente, ecco allora che nasce “anzitempo“. Si usa quando qualcosa accade prima del previsto, ma non solo qualche ora, come ho fatto prima io, ma anche anni, decenni, secoli.
Il nostro pianeta, se continuiamo ad inquinarlo così, terminerà anzitempo
Quest’anno il caldo è arrivato anzitempo. Siamo appenaa marzo.
Mio zio è morto anzitempo. Poveraccio
Difficilmente finisco questi episodi anzitempo. Supero quasi sempre i due minuti previsti.
Ma ora ripassiamo un po’.
Camille (Libano): Ciao a tutti sono Camille, nuovo membro della squadra di italiano semplicemente. Non appena giovanni mi ha chiesto di registrare una frase di ripasso io mi sono sentito appena appenain difficoltà. Però, fortuna vuole che lui l’abbia scritta per me. Dare manforte ai nuovi arrivati è sempre un’ottima idea.
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Rauno (Finlandia): ‘Inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Giuseppina: Ciao amici, sono appena riuscita a ritagliarmi del tempo per realizzare questo episodio il n. 163 della rubrica due minuti con italiano semplicemente.
Se state ascoltando anche voi vi siete ritagliati del tempo. Certo, bisogna essere molto impegnati per ritagliarsi del tempo.
In questo caso però basta ritagliarsi appena due minuti. Chi di noi non riesce a ritagliarsi due minuti? Difficile trovare delle scuse convincenti!
Comunque avrete capito che i due minuti di oggi sono dedicati al verbo ritagliarsi, versione riflessiva di ritagliare.
Non significa solamente tagliarsi due volte, cioè procurarsi una ferita, un taglio un’altra volta. Vediamo qualche esempio:
Io mi ritaglio due minuti per rilassarmi
Tu potresti ritagliarteli per fare qualcos’altro.
Lui si ritaglia mezz’ora per fare sport.
Perché non ci ritagliamo un paio d’ore per fare una cenetta assieme?
Ce la fate a ritagliarvi un fine settimana da passare insieme sulla neve quest’inverno?
I miei genitori hanno una giornata piena di impegni, ma cercheranno di ritagliarsi un’oretta per prepararci il pranzo.
Avete capito bene: significa trovare del tempo con difficoltà, ricavare, o ricavarsi del tempo, trovare uno spazio di tempo e la possibilità di fare qualcosa di particolare all’interno delle altre vostre attività.
Ora ascoltiamo chi ha cercato di realizzare una frase di ripasso per voi ritagliandosi del tempo tra i mille impegni quotidiani.
Che fatica eh?
Giovanni: e brava mamma, hai sforato solo di nove secondi!
Ulrike (Germania 🇩🇪):
Volentieri mi ritaglierei del tempo per darti manforte con una bella frase di ripasso. Nullaquaestio, se non fosse per il fatto che ne avevo già fatte parecchie ed ora mi sento sguarnita di idee. Per questo non vedo come possa esserti d’ausilio. Anzi, mi vedo costretta a darmi alla fuga, almeno per il momento. Tocca a te creare una frase di ripasso, sarai senz’altro in grado di sforderarlain men che non si dica. Io tornerò alla carica un’altra volta.
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L’Inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Andrè (Brasile): Italiano Semplicemente, due minuti al giorno tolgono la grammatica di torno!
Giovanni: episodio n. 162 della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“. Di cosa parliamo oggi? Potremmo parlare, che so, di una espressione che si utilizza quando si fanno degli esempi, che ne dite?
L’espressione di cui vi parlo è “che so“, che ho appena utilizzato, e si usa al posto di “ad esempio” o “per esempio“, un po’ più informale.
Naturalmente questo non è l’unico modo di usare “che so“: ogni volta che trovate “che so” in una frase dovete stare attenti. Infatti “so” è il verbo sapere:
io so
tu sai
lui sa
noi sappiamo
voi sapete
loro sanno
Quindi “che so” si usa anche in questo caso; non c’entra nulla con gli esempi.
Tutto quello che so te l’ho detto
Le cose che so fare le ho imparate a scuola
Le cose che so io non le sa nessuno
eccetera.
In questi casi si usa normalmente, semplicemente il verbo sapere.
Invece altre volte che ascoltate “che so“, è come dire “ad esempio” o “per esempio“. Poi c’è anche un terzo modo di usare “che so” ma ve ne parlerò alla fine dell’episodio. Torniamo a bomba adesso. Quando si usa per fare gli esempi? E perché dovrei usare “che so“?
Non vi preoccupate, il motivo è veramente semplice: è semplicemente più colloquiale. Quindi non si vuole fare un esempio per dare una spiegazione, come faccio io con voi e come si fa a scuola. E’ più informale, più colloquiale, inoltre si vuole sottolineare che la scelta è veramente casuale, frutto del caso. Altre volte non si è in grado di fare l’elenco completo, che probabilmente neanche si conosce. Si fa un esempio qualsiasi; avrei potuto dire qualcos’altro e l’esempio che ho fatto è solo per farvi capire quello che volevo dire. Scelgo una cosa tra tante, una cosa che le rappresenta tutte.
Facciamo qualche esempio:
Oggi la polizia sa tutto di noi, che so, ti geolocalizza, ti controlla l’account Facebook e tante altre cose;
Quando una persona ti odia, può farti di tutto, che so, parlare male di te, farti dei dispetti, romperti l’auto;
Le persone famosissime non possono sempre comportarsi come tutte le altre, che so, girare per la città senza problemi, rilassarsi facendo acquisti, andare al mare eccetera.
Sempre informalmente spesso si dice anche “che ne so” o anche “o che so io“. In quest’ultimo caso si trova quasi sempre alla fine della frase. In questi casi spesso non si è a conoscenza di tutte le cose che si rappresentano con gli esempi, e si fa qualche esempio solo per far capire all’altra persona di cosa si parla.
Ho visto qualcuno entrare in una ieri, era notte, hanno rotto la finestra. Credo fossero ladri o che so io.
Se per sbaglio entri in un gruppo Whatsapp che non conosci, potrebbe essere un gruppo di politici, di giocatori di calcio, di ballerine o che so io.
Hai comprato tutto per andare a scuola? Che ne so, le penne, le matite, i quaderni eccetera.
Quindi potreste dire, con lo stesso significato:
Vuoi mangiare qualcosa? Che ne so, della pasta o una frittata, scegli tu.
Vuoi mangiare qualcosa? Che so, della pasta o una frittata, scegli tu.
Vuoi mangiare qualcosa? Della pasta o una frittata o che so io.
Uguale.
E’ vero, potreste dire anche “ad esempio“, ma non siamo a scuola. “Per esempio” è certamente più usato in questi discorsi di vita quotidiana.
Infine un terzo utilizzo di “che so”:
A volte si usa, ma solo a voce, al posto di “che io sappia“, per esprimere la propria conoscenza a riguardo. Non si fa nessun esempio, ma si esprime solamente ciò che si sa, ciò che si conosce personalmente. Infatti si aggiunge “io” (che so io) ma la frase esatta sarebbe: “che io sappia”, o anche “per quanto ne so io”
Che fine ha fatto Maria? Che so io stava a scuola.
Dove ci si deve vedere stasera? Che so io in piazza, ma non so, magari mi sbaglio.
Adesso ripassiamo gli episodi precedenti:
Sofie ed Emma (Belgio):
Sofie: Ciao Emma tutto bene?
Emma: Ciao mamma, sì sì, tutto a posto.
Sofie: Dimmi Emma, te la senti di fare un piccolo dialogo come frase di ripasso per Giovanni?
Emma: Nulla quaestio per me mamma, lo sai, ma non stai esagerando un po’?
L’Inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Giovanni: Oggi episodio n. 161 della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“. Parlerò molto veloce però per stare nei tempi. ok?
Ho appena pronunciato il numero 161, pronunciando appena 3 numeri (1,6 ed 1), ed appena ho pronunciato questa parola per la terza volta mi sono accorto che l’ho fatto in tre modi diversi. Però non appena me ne sono accorto mi sono detto: bisogna spiegare bene questo termine e lo farà appena avrò un attimo di tempo. Ecco, adesso che ho appena iniziato a registrare questo episodio, mi sono appena accorto che esistono 4 diverse modalità di utilizzo, e non tre!! Immagino che sarete appena appena confusi, ma vedrete che “non appena” avrò terminato tutto sarà più chiaro.
Vi gira la testa?
Qualcuno di voi dirà:
Appena appena!
Bene, allora vi spiegherò velocissimamente la parola “appena“.
Un termine ostico da digerire, e per capirlo serve solamente fare degli esempi.
Primo utilizzo di appena:
Mi sono appena accorto che… (eccetera)
Ho appena mangiato
Abbiamo appena visto Maria
Avete appena finito.
In questo indica qualcosa che è iniziato da poco tempo, pochissimo tempo, come quando ho detto all’inizio: “ho appena pronunciato il numero 161“, vale a dire che l’ho fatto pochi istanti fa. Si parla di poco tempo dunque.
Secondo utilizzo:
Ho mangiato appena una mela
Lavorerò appena 2 ore
Ho pronunciato appena 3 numeri
Ho studiato appena 1 ora
L’episodio dura appena 2 minuti
In questo caso significa solo, solamente, soltanto. Si usa non solo con i numeri comunque. Permane tuttavia il concetto di “poco”:
Mi sento appena confusa (cioè un pochino, un poco confusa)
Spesso indica che c’è della fatica a raggiungere quel “poco”, quindi è come dire: “a fatica”, “a stento”, “al massimo”.
Era buio, non c’era luce, ci si vedeva appena!
Dammi appena un goccio di vino, ma proprio un goccio ok? Non più di un goccio!
Siamo arrivati appena in tempo! Che fatica!
Terzo utilizzo: abbiamo due attività.
Appena mi sono accorto di aver sbagliato, ho subito corretto
Appena mi alzo, faccio la doccia
Appena vado a casa, corro in giardino per dare un bacio al mio cavallo!
Anche qui indica, come nel primo caso, un tempo breve, ma tra due attività:
Quando finisce la prima attività, immediatamente, inizia la seconda. Potete anche sostituire “appena” con: “subito dopo che”.
Appena inizia a piovere apro l’ombrello
Lo farò appena possibile!
In tutti questi casi, e solo in questi casi della terza categoria, posso anche dire “non appena“.
Quindi:
Non appena mi sono accorto di aver sbagliato, ho subito corretto
Non appena mi alzo, faccio la doccia
Non appena vado a casa, corro in giardino per dare un bacio al mio cavallo!
Non appena inizia a piovere apro l’ombrello
Lo farò non appena possibile
Adesso, come al solito, esercitiamoci con le espressioni passate:
Prima però, vi devo dire che appena appena, detto due volte di fila, significa “poco, pochissimo”, si usa molto:
Vuoi ancora un po’ di pasta?
– Appena appena! Grazie
C’era una luce appena appena percettibile.
Se fossi passato appena appena prima, la macchina mi avrebbe colpito. Che fortuna.
Ripasso:
Andrè (Brasile 🇧🇷)
Siamo alle solite, sotto Natale si mangia e si festeggia troppo intorno alla tavola e ci si dimentica del vero significato della festa. E dire che si rischia di accusare il colpo se la bilancia farà venire a galla la nostra esagerazione. Vuoi mangiare fino a scoppiare? Nulla quaestio, ma cerca di fare almeno una buona azione.
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Rauno (Finlandia): L’Inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Giovanni: Oggi episodio n. 160 della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“. 160-esimo episodio, niente male davvero!
Volevo dirvi che il prossimo libro di Italiano Semplicemente sarà dedicato al linguaggio professionale, si tratta della seconda parte del corso di Italiano Professionale, dedicata alle presentazioni pubbliche, alle conferenze, alle riunioni, agli incontri professionali. Tra qualche giorno troverete a disposizione il cartaceo e la versione kindle in vendita su Amazon.
Ma adesso torniamo a bomba. Parlavamo dell’espressione di oggi, dell’episodio n., 160 che dedichiamo proprio all’espressione “torniamo a bomba”. Un’espressione davvero simpatica perché il termine “bomba” non indica un ordigno, un esplosivo, la bomba, appunto, che esplode, ma Bomba con la B maiuscola. Si tratta di un paesino situato nella regione Abruzzo, un paesino di neanche 1000 anime (cioè neanche 1000 abitanti).
“Torniamo a Bomba” è una espressione idiomatiche che è nata proprio da questo paesino. Dovete sapere che un parlamentare italiano, originario proprio di questo paesino di nome Bomba, durante un suo intervento in Parlamento, ha detto per la prima volta “torniamo a Bomba” per dire che voleva riprendere a parlare di Bomba. Evidentemente si stava parlando per qualche motivo di interesse, di Bomba, poi il discorso si è spostato su altri argomenti, ed allora il parlamentare, che voleva tornare a parlare di Bomba, voleva cioè ritornare sul discorso lasciato in sospeso ha detto:
Torniamo a Bomba.
Da quel giorno, quando si vuole riprendere un discorso interrotto, informalmente si dice spesso: torniamo a bomba, proprio come ho fatto io all’inizio dell’episodio. Significa “torniamo all’inizio”, “torniamo al discorso che avevamo interrotto”.
Ed ora torniamo al ripasso delle espressioni precedenti.
Bogusia (Polonia):Ciao ragazzi, si dà il caso che stamattina abbia sentito una parola che ha attirato la mia attenzione: “sciupio delle risorse”. L’ho sentita ascoltando il commento al Vangelo. Però calmi, non vorrei impormi con il commento al Vangelo. Di punto in bianco mi sono ricordata di averla sentita anche da Gianni. La parola era “sciupone”, come un sinonimo di spendaccione. Da curiosa quale sono, cercando ho trovato diversi usi del verbo sciupare . Mi ronza per la testa , tant’è che non vorrei sciupare questa buona occasione di parlarne . Allora, si può non solo sciupare il denaro, il patrimonio, i propri risparmi e via dicendo. Si può sciupare una maglia lavandola in lavatrice e di questo dovrai risponderne personalmente se non è tua, a meno che qualcun altro corra ai ripari, per salvarti in calcio d’angolo . In senso figurato si può anche: sciupare la vista, oppure “sciupare” nel senso di ridurre in cattivo stato fisico, come il mio dirimpettaioad esempio, col suo lavoro logorante che lo sciupa e ad un certo punto accuserà il colpo. Il cattivo tempo potrebbe sciupare una cerimonia? Eccome!! Spero che io non abbia sciupato il mio fiato nel tentativo di far luce su questo verbo.
Beh. Se non ci fossi riuscita dovrei farmene una ragione, perché non vorrei incalzarvitroppo. Non me la sento, perché il tempo è prezioso, e quindi vi consiglio di non sciuparlo in attività inutili. Piuttosto, cercate di ingranarecon l’italiano ascoltando i due minuti con Italiano Semplicemente, facendo così impressioneretegli altri. Eccome!!
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Rauno (Finlandia): L’Inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Giovanni: Oggi episodio n. 159 della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“. Lo so, chi scopre solo oggi italiano semplicemente e si accorge che deve recuperare 159 episodi accuserà forse il colpo ma ce la può ancora fare.
Accusare il colpo è l’espressione di oggi.
Strana come frase vero?
Accusare non significa forse incolpare? Non significa forse far ricadere una colpa su una persona?
Io ti accuso di avermi derubato.
Tu mi accusi di essere stato disonesto
Eccetera
Si, certo, ma questo è solo uno dei significati.
Un secondo significato è invece legato alle sensazioni di dolore, o in generale alle sensazioni che si avvertono: risentire di qualcosa che ci colpisce, anche moralmente Parliamo di cose negative dunque, dolori fisici o morali.
Sentiamo dolore? Allora posso anche dire “accusiamo dolore“.
Mi sento molto deluso per una sconfitta sportiva? Allora posso dire che accuso la sconfitta.
Significa che dopo la sconfitta sono cambiato, non ho più il buon umore di prima, sono deluso e adesso sono più debole per questo e potrei perdere anche la prossima partita.
Sono molto affaticato? Sono stanco? Allora accuso la fatica, faccio quindi fatica a riprendermi fisicamente.
Il tuo viso accusa un po’ di stanchezza, si vede che dormi poco recentemente.
Quindi parliamo in generale di conseguenze negative: accade qualcosa e in seguito accusiamo le conseguenze di questo: accuso fatica, accuso dolore, accuso risentimento.
È una sensazione quindi, simile a sentire, avvertire, provare, risentire, ma simile anche a “mostrare“: si sente qualcosa quindi, qualcosa di visibile: “accusare della stanchezza” ne è un esempio.
Cosa ha causato questo malessere? Non importa cosa sia, ma se è noto, se tutti sanno il motivo, l’origine, la fonte di questo malessere, posso dire “accusare il colpo” perché è qualcosa che ci ha colpito, un “colpo” appunto, e gli effetti sono visibili, se non agli altri, almeno alla persona che accusa il colpo.
Poverino, l’ha lasciato la fidanzata e pare abbia accusato molto il colpo: non mangia più, non beve più e non dorme più. Poverino!
Il termine “colpo” lo potete sempre usare, l’importante è che si sappia di cosa si parla. Adesso ripassiamo alcune delle espressioni precedenti. Il ripasso sta diventando sempre più importante e con l’aumentare degli episodi qualche volta sarà necessario ricapitolare per aiutarvi a ricordare.
Ulrike (Germania):Questo modo di praticare la lingua italiana, creando qualche frase di ripasso, vi dico che ha veramente un certo non so che. Quindi mi sono prefissa di farlo ogni tanto e voglio tener fede a questo proposito anche oggi. In cosa verte questo ripasso? – mi potreste chiedere. Cosa vuoi raccontarci di bello Ulrike? Io allora potrei tenervi sulle spine e restare sul vago, ma non voglio tirarvi un tiro mancino, anzi voglio essere sincera, tanto più che la verità verrebbe comunque a galla in men che non si dica. Quindi ammetto che nonostante mi sia scervellata tanto, non riuscivo a sfoderare una storiella interessante con tutti gli annessi e connessi. Prima di andare in tilt ho così deciso di arrendermi. Che volete, almeno ho usato qualche espressione della rubrica “due minuti con italiano semplicemente”. Allora, forse la storia che vi ho raccontato non ha proprio la forma della “storiella interessante” a cui avevo pensavo all’inizio. Spero almeno che la “sostanza”, cioè il vostro interesse, non abbia risentito della “forma”. In entrambi i casi possiamo comunque dire che la forma è sostanza, e questa era l’ultima espressione che volevo usare oggi.
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L’Inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Giovanni: Oggi episodio n. 158 della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“.
Oggi vediamo la frase “siamo alle solite“, una espressione informale, una esclamazione che si utilizza quando si commenta un fatto, generalmente un avvenimento, o il comportamento di una persona.
Si tratta di un commento un po’ sconfortato; chi pronuncia questa espressione è deluso, è spesso amareggiato, gli dispiace per qualcosa che ha visto, qualcosa che è avvenuto e che gli fa pensare che nulla sia cambiato.
“Siamo alle solite“, dove la parola “solite” si riferisce alla cosa osservata. Si intende “le solite cose”, i soliti accadimenti, quelli di sempre, quindi non cambia nulla, nonostante le aspettative fossero diverse: ci si aspettava che le cose fossero cambiate ed invece? Sono cambiate? No, per niente: siamo alle solite.
Si susa “siamo“, quindi “noi siamo”. anche se noi non siamo coinvolti perché la cosa riguarda altre persone.
Non c’è quindi un motivo particolare, ma possiamo usare solo “siamo“, altrimenti la frase perde di significato.
Facciamo qualche esempio.
Il nuovo governo aveva promesso di abbassare le tasse, MA poi cosa è accaduto? Sono state diminuite le tasse? Forse ora i cittadini pagano meno tasse? Ovviamente no, siamo alle solite! Quindi si vuole dire che accade sempre così, ogni volta che viene un nuovo governo dice che abbasserà le tasse ed invece non lo farà, “come al solito”.
“Come al solito” è ovviamente molto simile a “siamo alle solite“, ma quest’ultima è generalmente un’esclamazione, e non viene aggiunto nulla dopo.
Invece “come al solito” in genere viene seguito da qualcos’altro.
Come al solito il Governo non ha mantenuto le promesse.
Il Governo non ha mantenuto le promesse. Siamo alle solite! (Esclamazione di sconforto oppure ironica)
C’è quindi più sconforto, più rassegnazione in “siamo alle solite“.
Naturalmente ci sono molti modi per esprimere lo stesso concetto di “ripetizione di qualcosa”, a seconda del contesto. ma attenzione perché a volte non si esprime rassegnazione, sconforto o rammarico ma solo la ripetizione, che alcune volte può anche essere positiva. Vediamo qualche esempio:
Come sempre, oggi si gioca alle ore 15
Come d’abitudine, anche questa mattina mi alzo alle 7
Come consuetudine, appena arriva un ordine viene spedito il pacco il giorno stesso
Conformemente alla consuetudine, Giovanni è andato oltre i due minuti pattuiti!
Questa è una forma abbastanza formale.
Ugualmente alle altre volte, mi sono dilungato troppo nelle spiegazioni.
Questa è informale ma neutra, né felicità, né sconforto.
Come di consueto, alla fine dell’episodio dovete sopportarmi ancora per qualche minuto.
Come di consueto: spesso usata in contesti positivi, ma anche abbastanza formale.
Ora, come di consueto, ascoltiamo una frase di ripasso, per non dimenticare:
A volte, quando la misura è colma gli insegnanti devono porre fine a questi litigi. Si dà il caso che questo non sempre sia facile e a volte i professori possono diventare prevenuti. Altre volte sono costretti a chiudere un occhio. Occorre tanto di pazienza per dirimeretutti i diverbi. A volte bambini li tallonanoin continuazione cercando di spiegare le proprie ragioni. Capita che si accalchinoanche altri per dare la loro testimonianza, in un crescendo di emozioni e confusione . Tutto questo va preso ovviamente con le molle. Qualche anno fa si è deciso di individuare qualcuno che facesse da pacere a scuola. Gli alunni volontari hanno imparato a destreggiarsiin talune circostanze: fare un distinguo tra il bene e il male, senza remoreappianare le divergenze e vedere che non sempre le decisioni prese vengono accettate di buon grado. Che vuoi, anche i più piccoli devono imparare un approccio individualizzato.
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L’Inizio e/o la fine di ogni episodio dei “due minuti con italiano semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!
Giovanni: Oggi episodio n. 157 della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“.
Già siamo arrivati a 157?
E dire che mi sembra ieri che abbiamo iniziato!
“e dire che” è l’espressione di oggi.
Si può sostituire con “e pensare che“.
Utilizzatissima nel linguaggio informale, una frase che esprime uno stupore, esprime una contrapposizione tra una realtà e un’altra realtà.
Quanto è passato da quando ci conosciamo? 30 anni? Mamma mia! E dire che sembra ieri!
Poi ci siamo sposati, e pensare che la prima volta che ti ho visto non mi piacevi per niente!
La lettera e all’inizio ha un ruolo fondamentale, se la togliete la frase no ha più lo stesso significato. Inoltre si usa sempre il verbo all’infinito: dire pensare. Non potete usare altri verbi.
Non mi dite che sono riuscito a restare nei due minuti? Allora ripassiamo finché siamo in tempo:
Ulrike (Germania 🇩🇪):
Quando mi sveglio di notte ed i pensieri ogni due per tre cominciano a ronzarmi per la testa, non riesco a riaddormentarmi. Non lascio nulla di intentato per interrompere questo ronzio dei pensieri. Spesso però, per non andare in tilt mi vedo costretta ad alzarmi. Il giorno dopo una tale notte mi si deve pendere con le molle. 😣
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Giovanni: Oggi volevo fare un giorno di pausa poiché avevo molto da fare, poi fortuna ha voluto che qualche appuntamento sia stato rimandato ed allora ho deciso di realizzare l’episodio n. 156 della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“.
“Fortuna vuole” è l’espressione che vi spiego oggi, espressione che ho usato poco fa; e che può diventare “fortuna ha voluto” oppure “fortuna vorrà” eccetera.
Vediamo qualche esempio:
Se fortuna vorrà, domani non pioverà.
La squadra non va molto bene ultimamente ma fortuna vuole che le prossime partite saranno più facili.
Un terremoto ha fatto crollare la casa ma fortuna ha voluto che nessuno si facesse male.
In tutti questi casi potete anche mettere l’articolo “la“: la fortuna vuole, la fortuna ha voluto la fortuna vorrà.
Però è permesso togliere l’articolo, soprattutto quando voglio dare un’immagine più misteriosa, o se si vuole dare l’immagine dell’intervento improvviso della fortuna, come un colpo di scena.
Altrimenti direi semplicemente “perfortuna“, o “grazie all’intervento della fortuna“, “per effetto della buona sorte” eccetera.
La bomba stava per scoppiare, ma fortuna volle che il meccanismo non funzionò e la bomba non esplose.
È curioso questo fatto dell’articolo perché questo non avviene quando si parla dell’intervento del caso, della casualità e non della fortuna.
Con il caso non posso togliere l’articolo. Con la fortuna invece posso farlo. Anche con la sfortuna di fa, ma più raramente.
Il caso ha voluto che anche stavolta abbiamo superato i due minuti, e mi spiace anche per chi ama episodi più lunghi, ma fortuna vuole che abbiamo dedicato un altro episodio alla fortuna ed a tutte le espressioni dedicate alla fortuna.
Ora una bella frase di ripasso di quello che che abbiamo già imparato negli episodi precedenti.
Grazie a Emma e la mamma Sofie, dal Belgio 🇧🇪
Ciao Emma, qual buon vento!
– Ciao Mamma!
– Senti Emma, ti ricordi del mio dirimpettaio?
– Quel figlio di papà che sta nell’ appartamento di fronte a te?
– Si! Mi pare che il suo tetto di spesa sia molto alto. Adesso sta seguendo dei corsi d’Italiano presso una prestigiossima scuola per stanieri.
Quando mi vede quel tizio mi incalza di domande sulla grammatica.
– Eh si, forse pensa che la grammatica e l’apprendimento della lingua italiana sono un binomio inscindibile. Sempre la solita solfa !
– Ciò che mi dà fastidio però è che vuole sempre aver la meglio su di me. A lui piace esprimersi in politichese e vorrei dirgli: Ma basta! Perché non parli come mangi! Per me la misura è colma. Ne sono stufa!
– Perché non vi vedete a tu per tu per una piccola gara linguistica?
– Non lo so. Non vorrei prendere una brutta piega. Comunque, se dessi un’occhiata agli episodi dei due minuti con italiano semplicemente forse me la caverei. Che ne pensi??
– Sto già gufando contro di lui! E ho una bella strategia in testa. Ascoltami bene:
All’inizio tu fai lo gnorri, poi per coglierlo alla sprovvista devi sfoderare qualche frase ideomatica e alla fine gli dai il colpo di grazia!
– E gli starà bene!
– Eccome se gli starà bene!
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Giovanni: Episodio 155 della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“.
E’ un po’ di tempo che ti ronza per la testa l’idea di imparare a parlare l’italiano?
zzzzzzzzzzzzzz
Cos’è questo rumore di fondo continuo? Una zanzara?
Avverto come un ronzio, come un rumore incessante che non mi abbandona mai. Ma non è un rumore (le mie orecchie funzionano benissimo) ma è una cosa che mi viene in mente sempre più spesso e che si fa sentire, un’idea che ha voglia di uscire dalla testa, vuole uscire dal mondo delle idee per diventare realtà.
Cos’è che mi ronza per la testa?
Sono le idee che ronzano per la testa! O più in generale dei pensieri.
Infatti è vero che le zanzare, quei fastidiosi insetti che pungono e lasciano il segno, sono loro a ronzare, perché producono quel rumore caratteristico che fanno gli insetti, un rumore vibrante, che producono anche le mosche, le vespe i calabroni eccetera.
zzzzzz
Questo si chiama ronzio, un rumore provocato dagli insetti in movimento.
Ma anche un’idea o un pensiero qualunque possono ronzarvi per la testa,
Spesso questa espressione si usa per strane idee, o anche idee sconosciute, quando ci accorgiamo che qualcuno stia pensando qualcosa di strano.
Vediamo qualche esempio:
Voglio acquistare un libro che mi è stato consigliato da Francesca, da quando me ne ha parlato mi ronza per la testa continuamente!
Cosa ti ronza per la testa? Ti vedo poco concentrato oggi, spero che non stai pensando a fare qualche guaio anche oggi!
Vorrei sapere cosa ti ronza in testa! Ultimamente ti comporti in modo strano!
Potete anche dire ronzare in testa, o anche ronzare nella testa. In questo caso si usa più spesso la preposizione “per” ma in altre espressioni, abbastanza simili, non è la stessa cosa. Il senso è sempre lo stesso però. Ad esempio:
Cosa ti passa per la testa?
Qui si usa “passare per” ad indicare un’idea passeggera e forse anche un po’ peregrina!
Che ti frulla in testa?
Anche il verbo frullare è interessante vero?
Ora come avviene sempre alla fine di ogni episodio, ripassiamo alcune espressioni precedenti.
Giovanni: Episodio 154 della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“. Se è la prima volta che ascoltate un episodio di questa rubrica, vi dico che è bene iniziare dal primo episodio, se il vostro obiettivo è migliorare il vostro livello di italiano. Siete d’accordo?
Se per voi nulla quaestio, intanto ascoltate questo episodio, poi potete iniziare dal numero 1.
Ogni giorno ci occupiamo di un termine nuovo, un’espressione, un modo di dire o comunque questioni che necessitano di spiegazione per voi stranieri, e la parola, anzi la frase del giorno è “nulla quaestio“, che non si scrive come si pronuncia perché è un latinismo e significa “nessuna questione“. Ma si usa nella lingua italiana?
Altroché se si usa, ma non fa parte certo del linguaggio informale. I giornalisti la usano spesso nei loro articoli, potete controllare su google news.
Quando si usa? Si usa quando a proposito di una questione, non c’è nulla da dire, cioè non c’è nessun problema, quindi quando uno specifico aspetto dell’argomento di cui si parla non rappresenta un argomento su cui ci può essere un disaccordo, un diverso punto di vista, una diversa opinione.
All’inizio io ho detto che se siete d’accordo con me, se quindi per voi nulla quaestio, allora potete iniziare ad ascoltate questo episodio, e poi potete iniziare dal numero 1 della rubrica.
Potete usare nulla quaestio quando volete, ma solitamente lo si fa in discorsi seri, dove si cerca di trovare un accordo, ma dove ci possono essere anche punti di disaccordo.
Vi faccio degli esempi:
Ok mamma, non posso guidare la macchina la sera quando esco con i miei amici? Ok, per me nulla quaestio, ma se invece la macchina la guida uno dei miei amici?
Semplice vero? E’ come dire: ok, nessun problema, non ho obiezioni da fare, non c’è motivo di disaccordo. In due parole: nulla quaestio.
Volete un esempio più serio?
Cosa? avete deciso di licenziare Giovanni? Se ha commesso un reato, nulla quaestio, ma in caso contrario, pensateci bene, Giovanni ha una moglie e due figli!
Ora ripassiamo alcune espressioni precedenti con qualche scioglilingua.
Vi invito a ripetere queste frasi che ascoltate per esercitare la pronuncia:
Sofie (🇧🇪 Belgio): Tizio si stizzisce sempre quando parlo di strisce. Eccome se si stizzisce. Allora caro Tizio, non ti stizzire se parlo di strisce, e se ti ci stizzisci, stizziscitici pure! E adesso zittiscimi, prima che mi stizzisca anch’io.
Bogusia (Polonia 🇵🇱): Li vuoi quei kiwi? E se non vuoi quei kiwi che kiwi vuoi? Vuoi che veda wikipedia? Vuoi che non faccia errori? Che vuoi, sono straniera…
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Giovanni: Episodio 153 della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente“, ci vuole un po’ di pazienza per ascoltarli tutti ma come si dice “la pazienza è la virtù dei forti“.
Difficile parlare della pazienza in due minuti o poco più ma ci provo lo stesso. Questo è l’argomento di oggi. Armatevi di pazienza dunque, un paio di minuti, in fondo non è molto!
Posso parlarvi un po’ della pazienza? Si tratta della virtù che hanno le persone pazienti, che sanno cioè pazientare quando è il caso di farlo.
Si dice che la pazienza sia la virtù dei forti, questo almeno recita un famoso proverbio italiano. Ma si dice anche che “anche la pazienza ha un limite“, simpatica espressione che si utilizza quando non ce la si fa più a sopportare qualcosa o qualcuno.
Pazientare spesso è “sopportare“, e il proverbio che vi ho citato prima: “armarsi di pazienza” ne è una prova! Questi sono alcuni proverbi famosi sulla pazienza, su questa virtù tanto decantata.
Altre volte questo termine si usa in modo più semplice:
Ci vuole pazienza!
Se vedo un bambino che ha difficoltà a stare buono e non provocare danni, posso dire:
Ci vuole pazienza con i bambini! Bisogna armarsi di pazienza! E tirare un bel sospiro… altre volte occorre contare fino a tre prima di reagire impulsivamente.
Ancora più sinteticamente spesso si dice:
Pazienza!
Quando si usa?
Ad esempio se gioco alla lotteria tutti i santi giorni e perdo sempre, posso dire proprio così:
Pazienza! Anche stavolta non sono stato fortunato. Ma domani sento che sarà il mio giorno fortunato! A volte indica rassegnazione ed a volte l’esatto contrario, come in questo caso!
“Pazientare” è un verbo che si usa nelle stesse circostanze.
“Bisogna pazientare” è esattamente come dire “bisogna avere pazienza“.
Non ce la faccio più!!!
Dai, cerca di pazientare ancora un po’.
Infine mi chiedo: i pazienti pazientano? Chi pazienta possiamo chiamarli pazienti? Beh, meglio parlare di persone pazienti, perché il termine “paziente” appartiene invece al mondo della medicina.
Una persona paziente, è vero, è una persona disposta a moderazione, disposta ad aspettare, una persona tollerante e disposta alla sopportazione; ma “il paziente” (i pazienti al plurale, la paziente al femminile) è anche una persona malata, affetta da una malattia, e quando è affidata alle cure di un medico si chiama “paziente”: il paziente, i pazienti, la paziente,le pazienti.
Solo quando si trova in cura da un medico possiamo chiamarla così.
Attenzione perché come ho detto, al femminile cambia solo l’articolo: “la paziente” e “le pazienti“.
I pazienti aspettano in sala d’attesa.
Avanti il prossimo paziente!
I pazienti devono arrivare all’appuntamento con il medico nell’ora stabilita
Le condizioni fisiche della paziente sono migliorate
La paziente è stata appena operata
Infine, non solo le persone possono essere pazienti. Quando infatti si fa qualcosa dove occorre molta pazienza, possiamo dire:
Questo documento è il frutto di un paziente lavoro di squadra.
La pace tra noi due è il risultato di una paziente sopportazione
Adesso vediamo di ripassare un po’ alcune espressioni già spiegate.
Bogusia (Polonia): L’altro giorno dovevo preparare una presentazione del progetto nuovo, per la riunione. Si dà il caso che queste preparazioni mi diano fastidio. Non mi piacciono, non più di tanto almeno. Lo so che per avere successo e sfoderareun discorso buono, sennonchécon i fiocchi , bisogna mettercisi di buona lena e come si deve per non incartarsia un certo punto. Mio marito, indefessoriguardo ai doveri professionali, non lascerebbe nulla di intentato per farlo a puntino. Senza remore è sempre pronto a darmi manfortedurante le fasi della preparazione. Ma quel giorno io sono stata davvero restianello spenderci troppo tempo, visto che fino ad allora mi aveva detto sempre bene. Mio marito mi avvertiva in continuazione dicendo che ne va della mia reputazione. Direi che mi incalzavaogni due per tre e mi tallonavaovunque con i suoi suggerimenti. Ma io non me la sono sentita, e così, durante la riunione, a un certo punto ho perso il filo e sono rimasta senza parole. Forse dovrò rispondernepresto e pagarne lo scotto? Vediamo! Ma mi sa che mio marito deve avermela gufata.
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Giovanni: Episodio 152 della rubrica “2 minuti con Italiano Semplicemente”, due minuti che spesso diventano 3 o 4, ma poco importa.
Hai mai gufato contro qualcuno? Oppure magari qualcuno ha gufato contro di te e neanche te ne sei accorto.
Simpatico questo verbo, che deriva dal gufo, l’animale, o meglio l’uccello, il volatile, e precisamente si tratta di un uccello rapace che vive principalmente nei boschi e se ne sta spesso appoggiato su un ramo con i suoi grandi occhi che ti guardano. Questo uccello, un uccello notturno, che dorme durante il giorno, è stato spesso associato alla chiaroveggenza, cioè alla capacità di vedere il futuro.
Questa capacità, questa facoltà di prevedere ciò che il futuro riserva, questa lungimiranza – possiamo chiamarla anche così – è ovviamente una leggenda della mitologia antica
Povero gufo. Questo uccello quindi è stato associato spesso a maghi e indovini, ma purtroppo in senso negativo. Un uccello del malaugurio, potremmo chiamarlo, che porta sfortuna.
Così nasce il verbo “gufare”, che informalmente, cioè tra amici, si usa spesso in tutt’Italia per indicare una persona che augura sfortuna per qualcun altro.
Il malaugurio è proprio questo, il contrario del buon augurio o buon auspicio.
Chi si augura che accadano cose negative per gli altri, si dice quindi che “gufa” contro di loro.
Evidentemente chi gufa ha delle ragioni per farlo.
In una gara di sci, ogni sciatore gufa contro gli altri, perché si augura che facciano degli errori.
I ragazzi usano molto questo verbo mentre giocano uno contro l’altro:
Ehi, stai gufando contro di me vero? Non mi gufare (non gufarmi) altrimenti poi anch’io ti guferò!
Ma chi è che mi sta gufando? Perché le cose mi vanno male oggi?
E’ simile quindi a portare sfortuna: chi mi sta portando sfortuna? Chi mi sta gufando?
Deve esserci qualcuno che mi sta gufando oggi, qualche uccello del malaugurio! Chi sarà?
Tra le notizie del giorno trovate spesso questo verbo (su google news ad esempio) usato dai giornalisti anche parlando di politica ed altro ancora.
Ricordate che gufare contro qualcuno si dice anche “gufarlo“.
Quindi io gufo contro di te = io ti gufo = io ti auguro sfortuna
Tu mi gufi = tu gufi contro di me = tu mi auguri sfortuna.
Infine una piccola nota sulla pronuncia: notate anche la differenza nella pronuncia tra augùri ed àuguri:
ti faccio i miei auguri di Natale, i miei auguri per te, tanti auguri.
tu ti auguri che io sia felice
Ora ripassiamo un po’ con delle frasi di ripasso.
Ulrike (Germania):Caschi male oggi con la richiesta di una frase di ripasso Gianni. Si dà il caso che proprio oggi io sia soggetto all’obbligo di abbozzare un contratto di compravendita. Ammetto di essere stata combattuta per un momento. Poi mi sono vista costrettaa smettere di cincischiare. Cosa ho deciso allora, secondo voi? Lavoro o lingua italiana? Giusto! Avete pensato bene immagino, infatti, onde evitare di prendere una brutta piega, riferito al mio apprendimento della lingua italiana, ho deciso di dare manforte a Gianni e così ho fatto questo ripasso di qualche espressione della rubrica “due minuti con italiano semplicemente”. Il rovescio della medaglia? Non vedo come possa spiegarlo al mio cliente 😅
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Giovanni: Oggi voglio spiegare il senso di “cascare male” e “cascare bene“, ma per farlo è necessario spiegare “cascare“, un verbo che in famiglia e tra amici si usa al posto di cadere:
Sono cascato e mi sono fatto male
Cioè sono caduto. Semplicemente. Cascare, come in questo caso, si usa spesso per indicare un cadere per effetto della legge di gravità:
Una mela casca dall’albero.
La casa casca a pezzi
Si vuole indicare che la casa è ridotta male, sta in cattive condizioni, quindi cadono i pezzi, per quanto sono cattive le sue condizioni fisiche.
Altre volte però non si usa al posto di cadere in senso fisico, ma in senso figurato. Abbiamo già visto insieme la frase “qui casca l’asino“, che è un esempio di immagine figurata: la caduta dell’asino (un animale simile al cavallo) rappresenta una difficoltà.
Un altro esempio ancora di immagine figurata è quando faccio uno scherzo ad una persona e questa persona non si accorge che si tratta di uno scherzo. In questo caso posso dire:
Ci sei cascato!
Si dice anche “ci sei caduto” con lo stesso significato: sei caduto, sei cascato nello scherzo, cioè hai creduto veramente che quello che ho detto fosse la verità, ed invece era uno scherzo, ma tu “ci sei cascato”. Fa parte ovviamente del linguaggio informale.
Altre volte ancora si usa in un senso simile a “capitare“, come nell’espressione “cascare a fagiolo“: che si dice quando qualcosa capita proprio al momento giusto.
Anche nella nella frase di oggi: “caschi male!” il senso è simile a capitare.
Che c’è? Cosa devi dirmi? Oggi non è una bella giornata per me, quindi se devi chiedermi qualcosa, caschi male!
In questo caso si vuole indicare una situazione negativa. “Caschi male” è come dire:
Sei capitato il giorno sbagliato!
Hai scelto un giorno sbagliato
Cascare è anche legato, in questo caso, alla casualità: questa cosa è accaduta, casualmente proprio quel giorno: è capitata in quella circostanza. Vedete la somiglianza con capitare.
Un altro esempio:
Se credi di convincermi facilmente, caschi male!
E’ come dire: non sono la persona giusta se vuoi convincermi, hai scelto la persona sbagliata: la tua scelta è capitata su una persona sbagliata.
Oppure:
Oggi caschi bene, sono di buon umore quindi puoi chiedermi qualsiasi cosa!
In questo caso caschi bene, capiti bene, hai scelto il giorno giusto.
Il verbo cascare quindi ha questa caratteristica legata alle scelte casuali e più in generale al verbo “capitare“. Si usa anche con alcuni eventi particolari, come la Pasqua:
Quando capita/casca quest’anno la Pasqua?
Quest’anno capita/casca il 21 aprile.
Lo scorso anno cascava il 1 aprile.
Ovviamente non posso sempre sostituire capitare con cascare.
“Cascare male” e “cascare bene” sono quindi due espressioni idiomatiche che vogliono indicare (quando la frase è idiomatica) il trovarsi in una cattiva o buona situazione. Quindi “cascare” è simile a “capitare”:
Quando invece il senso è quello di “cadere” allora “cascare male” indica il cadere nel modo sbagliato, o cadere in un modo peggiore, con delle conseguenze peggiori.
Se cado dalla bicicletta, posso dire:
Sono cascato proprio male, e mi sono rotto una gamba!
Questo non è senso figurato.
Lo stesso se dico:
Sono caduto dall’albero, ma sono cascato bene e non mi sono fatto niente!
Adesso esercitiamoci con le espressioni già spiegate:
Doris (Austria): Si avvicinano le vacanze natalizie: ho adocchiato un vestitino proprio carino da regalare a mia sorella. Niente di osè, per carità! Vado oggi stesso ad acquistarlo così da evitare di accalcarmi con gli altri nei giorni vicini al Natale. Spero le piacerà, altrimenti per ripicca si offenderà fino all’anno prossimo! Per mio nipote invece comprerò un bel giocattolo: sono 15 giorni che mi tallona e mi incalza di richieste da quando non crede più a Babbo Natale.
Che ne dite, le casca bene questo vestito? Photo by Godisable Jacob on Pexels.com
Giovanni: Grazie Doris! Ah dimenticavo che anche un vestito può cascare male o cascare bene: se il vestito ti sta bene puoi dire che “casca bene“, o che “ti casca bene” se invece non ti casca bene addosso (si dice anche così con i vestiti: cascare addosso) allora non è adatto a te. Si dice così perché il vestito, indossato da una persona, cioè quando sta “addosso” ad una persona, assume la forma della persona, con tutti i pregi e difetti fisici della persona. Quindi un vestito può cascare bene su una persona ma cascare male su un’altra.
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