310 – Mi fa specie

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Trascrizione

Giovanni:

Oggi parliamo dell’espressione “fare specie“, stranissima espressione per un non madrelingua, ma molto comune.

È strana perché se non viene spiegata, non si riesce a capirla. La parola specie non aiuta a capire, e neanche tanto l’uso del verbo fare.

Si usa per esprimere una sensazione che si prova, quando trovate strano qualcosa. Si usa prevalentemente, ma non solo, quando si parla di comportamenti umani.

Es:

Sofie: Oggi, a mia insaputa, mia figlia è uscita di casa senza che me ne sia accorta. Spero non faccia tardi.

Mi fa specie che proprio tu dica queste cose. Hai sempre detto che i ragazzi devono essere liberi di fare ciò che vogliono, per diventare responsabili.

Quindi io trovo strano che tu dica queste cose: Proprio tu, da te non me l’aspettavo. Mi fa specie che proprio tu dica queste cose.

Quindi si usa quando siete stupiti. C’è stupore, meraviglia, soprattutto in senso negativo.

Iberè: Si usa quindi anche se notiamo una incongruenza?

Giovanni: Esattamente. Si tratta di incongruenza che notiamo nei comportamenti di una persona. Una cosa strana. A volte si dice anche “mi fa strano“. Solitamente si usa per muovere una critica verso una persona, ma non è sempre così. Lo stupore è più importante.

Si tratta di una riflessione, di un commento che possiamo fare anche nei confronti di una terza persona.

Se io ti parlo di Giovanni dicendo che ha ritardato di 2 ore ad un appuntamento, se io invece conoscevo Giovanni per una persona che teneva molto alla puntualità, potrei dire:

Mi fa specie che Giovanni abbia fatto tardi, proprio lui che criticava i ritardatari.

Si usa il verbo fare come in altre circostanze per indicare una sensazione generata da qualcosa:

Mi fa schifo

Mi fa pena

Mi fa tristezza

Fare nel senso di provocare, generare. È una sensazione che si prova.

La parola “specie” invece indica unicità, similmente ad una specie animale o vegetale. Come a dire che questo comportamento “fa specie a sé“, cioè forma una specie, è quindi unico, non è mai successo prima. Infatti non esiste una specie animale (o vegetale) uguale ad un’altra.

Quindi per questo è qualcosa di inaspettato e che genera meraviglia. La. Parola specie d’altronde è simile alla parola “sorta“, che abbiamo visto nell’episodio 185 e anche in quel caso c’è meraviglia e stupore:

Che sorta di espressione è questa?

Facciamo un altro esempio. Ascolto una persona molto istruita, un professore di storia ad esempio, che parla in termini razzisti.

Potrei dire:

Mi fa specie che una persona così istruita come lei si esprima in questo modo.

L’ultimo esempio:

Non vi fa specie che in alcuni paesi del nord Europa, così evoluti, non si mangi molto bene?

L’episodio finisce qui.

Hartmut: Giovanni, non c’è andata di lusso neanche oggi con la durata. Abbiamo ampiamente superato i due minuti.

Xiaoheng: Mi fa specie che tu ti meravigli ancora. Si direbbe che non conosci Giovanni.

Ulrike: Grazie! È appena arrivato nell’associazione Italiano Semplicemente.

Giovanni: Ci riaggiorniamo domani!

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L’inizio e/o la fine, o le frasi intermedie di ogni episodio dei “due minuti con Italiano Semplicemente” servono a ripassare le espressioni già viste e sono registrate dai membri dell’associazione. Se vuoi migliorare il tuo italiano, anche tu puoi diventare membro. Ti aspettiamo!

309 – Vedi un po’

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Trascrizione

Giovanni: quando volete dire che una cosa è ovvia, che è scontata, oltre all’esclamazione ironica “grazie“, come abbiamo visto nell’episodio 308, esiste l’esclamazione “vedi un po‘”, altrettanto ironica e pungente. Molto informale anche questa.

Xiaoheng: Come la vedi se ci spieghi anche questa Giovanni?

Giovanni: Certo, vedi un po’! In pratica questo è un modo per dire “” ma non è un sì normale, è piuttosto un:

Certo, ovviamente, naturalmente!

Non potrebbe essere altrimenti!

Molto usata in famiglia e tra amici. C’è un tono di rimprovero, come a sgridare per aver pensato, anche solo per poco, il contrario.

Per aumentare l’enfasi spesso si aggiunge una “e”:

E vedi un po!” uguale a “e certo!”

Vi faccio qualche esempio: vado al supermercato. Secondo te è obbligatoria la mascherina?

Ed io rispondo: “e vedi un po’!”

Che vuol dire: è scontato, come potevi pensare diversamente? Rispondere con “grazie” non va bene perché è stata fatta una domanda con un dubbio. “Grazie” va bene quando si fa invece una considerazione, quando si esprime un concetto ovvio al quale noi ribadiamo con una spiegazione simile a “lo sapevo già”, “ciò che hai detto è ovvio”. Non una domanda quindi.

Lia: Al di di questo significato ce ne sono altri?

Giovanni: Ci sono, a dire il vero, altri due modi di usare “vedi un po‘”, e per scoprirli vi invito a leggere l’episodio in cui ci siamo occupati di spiegare tutti gli utilizzi di questa espressione.

Mariana: Grazie, scanso equivoci ci farò sicuramente una capatina.

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308 – Grazie

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Trascrizione

Giovanni: Oggi vediamo un uso particolare del termite “grazie” che probabilmente i non madrelingua non conoscono. Come al solito poi alcuni membri dell’associazione Italiano Semplicemente ci faranno ascoltare qualche frase per ripassare le lezioni precedenti. Grazie a loro dunque!

Emma: Che poi probabilmente non lo conosca neanche io sarà solo una magra consolazione

Khaled: Aspetta altri due minuti e vedrai, sempre che Gianni sarà conciso

Lejla: Lo sarà, tranquilli, ma se continuiamo a interromperlo il nostro supporto rischia di allungare la durata. Ivi incluso il mio.

Stavo dicendo che normalmente la parola “grazie“, che è forse la prima parola che si impara di una lingua, è una forma di cortesia, un ringraziamento, appunto.

C’è anche l’uso di “grazie a” come alternativa a “per merito di” e anche di “con l’aiuto di“:

Sono riuscito ad imparare l’italiano solo grazie a italiano semplicemente.

Sperando che sia veramente così, vi dico che esiste anche il “grazie” per esprimere un senso di ovvietà.

Se una cosa è scontata, quando è banalmente vera, e soprattutto quando sappiamo il motivo per cui una cosa è vera, possiamo usare il grazie come esclamazione singola, o all’inizio della frase, seguito dal motivo per cui crediamo che questa cosa sia banale, scontata. Se non c’è bisogno di spiegare basta esclamare semplicemente: grazie! (attenzione al tono).

Ad esempio:

Sai che ho letto? Che il corona virus non è arrivato sulla punta dell’Himalaya!

Grazie!! Non c’è nessuno sulla punta dell’Himalaya!!

In questo caso bastava anche dire solamente “grazie!”.

Per poter usare grazie in questo modo però la cosa deve essere assolutamente scontata secondo voi.

Questa in realtà è una forma di ringraziamento. È una forma però ironica di ringraziamento, ovviamente informale. Come a dire, ironicamente:

Grazie dell’informazione, molto utile! (in realtà non è per niente utile)

Sapete che non si può imparare una lingua senza parlarla?

In questo caso io risponderei così!

Grazie, lo dice anche la settima regola d’oro di Italiano Semplicemente!

Se non volete essere ironici potete rispondere:

Ovviamente!

Chiaramente!

È chiaro!

Ci credo!

È ovvio!

Una alternativa, ugualmente ironica, è invece:

E vedi un po’!

Domani vediamo meglio questa espressione.

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307 – Si direbbe che…

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Giovanni: benvenuti nell’episodio n. 307 della rubrica due minuti con italiano semplicemente.

Vediamo cosa succede se alla locuzione “non si direbbe” vista nell’ultimo episodio, aggiungiamo la congiunzione “che”: non si direbbe che“.

L’espressione “si direbbe che” è ovviamente Il contrario.

Entrambe si usano molto spesso, ma l’uso è un po’ diverso da “non si direbbe” come lo abbiamo spiegato.

Sofie: Vuoi dire che non c’azzecca niente?

No, no, qualcosa in comune c’è, ma la differenza consiste nel fatto che non si usano come risposta, ma si tratta di una “considerazione”, si tratta di esprimere un proprio pensiero.

Anthony: Ah, niente di che allora!

Vediamo qualche esempio:

Dalla tua faccia, si direbbe che tu non sia soddisfatto del pranzo che ti ho preparato.

Dalla tua faccia, non si direbbe che tu sia soddisfatto del pranzo che ti ho preparato.

Rauno: Non è che avrà mangiato qualcosa prima e non ha fame?

Gema: Molto probabile! Meglio lasciar correre!

Se invece tu mi avessi detto:

Sono davvero soddisfatto del pranzo di oggi.

Io, guardando la tua faccia, se la trovassi poco convincente, potrei dire:

Davvero? Non si direbbe proprio!

Come considerazione invece si possono usare entrambe le forme con o senza il “non” davanti, in qualsiasi tipo di argomento sul quale vogliamo esprimere un nostro pensiero:

Si direbbe che questo corona virus non guardi in faccia nessuno. Dopo Jhonson adesso anche Bolsonaro si è ammalato.

Fernando: Colpisce un po’ tutti, a destra e a manca.

Non si direbbe che tu sia molto in forma ultimamente.

Lejla: Sei in vena di battute? Mai stato più in forma!

Sebbene si usi la forma impersonale (si direbbe), esprime semplicemente un pensiero personale, e usando questa modalità si vuole essere più credibili, come a dire:

“qualunque persona penserebbe questo, chiunque direbbe questo che sto dicendo io”.

Oppure per essere ironici, una ironia pungente, offensiva anche:

Chi è Dante Alighieri? Non lo sai? Si direbbe che tu non viva sul pianeta terra!

O anche:

Si direbbe che tu non abbia studiato!

Una modalità equivalente può sempre essere: si potrebbe pensare che…

È una possibilità quindi, non una certezza (ironia a parte) quindi ci si aspetta una risposta, che sia una conferma o una smentita. Vero?

Si direbbe che non vogliate rispondere a questa domanda!

Ulrike: Si direbbe che tu non abbia aspettato una risposta. Pareva una domanda retorica.

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