414 – Reduce

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Giovanni: Allora oggi, dopo aver spiegato il termine “memore“,  è il turno di “reduce”, simile a memore, ma ci sono delle differenze. Anche oggi mi aiuteranno alcuni membri dell’associazione Italiano Semplicemente, che pare trovino questa modalità per realizzare gli episodi alquanto stimolante.

Allora, cosa mi dite di “reduce”?

Sofie: cosa significa reduce? Nel dizionario ho trovato che il concetto è usato ad esempio come un nome.

Giovanni: infatti esiste il reduce, che è una persona. Reduci se sono più persone, maschi o femmine. Si usa normalmente con i soldati che vengono dalla guerra. Quindi è simile a “sopravvissuto“.

Fernando: è interessante anche il fatto che non esista un verbo corrispondente al nome.

Giovanni: infatti anche con reduce si usa “essere reduce“, proprio come “essere memore“.

Ulrike: In un altro episodio abbiamo parlato di rimettersi in sesto che significa guarire da una malattia, riprendersi da un infortunio.
Quindi chi viene da una malattia, possiamo dire che è reduce da una malattia?

Giovanni: certo: reduce significa “che ritorna“, quindi “che viene“. Si parla di esperienze vissute, come nel caso di memore, però c’è il senso del passato rischioso, di un’esperienza passata che abbiamo superato, proprio come i reduci dalle guerre, i reduci del campo di concentramento.

Ogni volta che si ha un’esperienza pericolosa, rischiosa in qualche modo, ma che abbiamo superato, possiamo usare “essere reduce da”.

Ulrike: ma ho visto che si usa anche in modo scherzoso. Ad esempio:

Sono reduce dopo una lunga passeggiata col mio cane.

Giovanni: certo, si usa in realtà molto più spesso in questo modo. Si lascia intendere che la passeggiata, in questo caso, sia stata un’impresa!

Ulrike: il giorno dopo Natale posso dire di essere reduce dal pranzo a casa di mia madre?

Giovanni: esatto, proprio in questo modo! Va benissimo!

Irina: Mi piace questo uso scherzoso. Sembra più utile nella vita quotidiana.

Giovanni: è proprio così cara Irina! E se collaborare a realizzare questi episodi ti sembra molto a rischio di fare brutte figure, alla fine potrai dire di essere reduce dall’ultimo episodio della rubrica dei due minuti con Italiano Semplicemente.

Doris: io sono reduce da una serie di notti in bianco. Posso dire così?

Giovanni: certo, tranquillamente.

Irina: Mio fratello, reduce dall’esame di latino, è sfinito!

Irina: Il gruppo rock è reduce da un tour in Australia.

Giovanni: si può anche essere reduci da un periodo di assenza, anche se non c’è stato pericolo in questo caso.

Bogusia: Allora io direi che sono proprio io un membro reduce da un lungo periodo di assenza dal gruppo Whatsapp dell’associazione. Ma adesso sono rientrata. Siccome però sono memore delle lagne di alcuni membri, che spesso dicevano frasi come “io sono ancoraa carissimo amico“, o cose di questo tipo, da allora, mi ha preso alla sprovvista la leggerezza con cui queste persone sono riuscite a sfoderare tutti questi esempi che avete fatto Grazie mille per tutti i vostri esempi con i fiocchi.

Giovanni: bene, visto che Bogusia ci ha aiutato anche a ripassare, ci vediamo al prossimo episodio in cui ci occupiamo ancora di memoria, con la frase “forte di“.

413 – Memore

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Giovanni: ragazzi, come potremmo spiegare il termine Memore? Potete aiutarmi?

Anthony: sembra legato alla memoria. Sul dizionario ho trovato questo significato. Pare si debba usare il verbo essere, tipo “io sono Memore”

Giovanni: si, giusto Anthony. Facciamo un esempio?

Doris: sono memore di quando ero bambina.

Giovanni: si la frase Doris è corretta ma va inserita in un contesto in cui la memoria ti aiuta oggi.

Doris: allora riprovo. oggi riesco a esprimermi in italiano memore dei mille errori fatti in passato.

Giovanni: esatto, quando si usa memore bisogna generalmente anche specificare a cosa è servita l’esperienza passata. In questo caso è servita ad esprimerti meglio in italiano.

Al plurale rimane così? No, al plurale diventa memori, ma attenzione a come si pronuncia memori.

Sofie: in pratica essere memori di qualcosa significa ricordarsi di qualcosa e conservare nella memoria questa cosa per poi utilizzarla in futuro.

Giovanni: mi hai rubato le parole di bocca Sofie. È proprio così.

Sofie: si usa sempre la preposizione di?

Giovanni: si, è come dire “mi ricordo di”. Quindi essere memori di un’esperienza significa ricordarsi di quell’esperienza.

Vi faccio alcuni esempi:

Molti italiani, memori del significato delle parola fame e guerra, oggi sono felici anche se hanno pochissimo per vivere.

Memore degli errori fatti nel compito di italiano, studierò molto di più la prossima volta

Bogusia: scusa Giovanni, mi sembra di aver capito che queste esperienze avute in passato siano sempre negative.

Giovanni: hai ragione Bogusia, allora bisogna fare anche qualche altro esempio. Infatti si usa anche per i bei ricordi che conserviamo nella memoria.

Irina: che però ci hanno insegnato qualcosa, oppure che ci fa semplicemente piacere ricordare.

Giovanni: perfetto Irina. Assolutamente perfetto. Vedo che Ulrike vuole fare una domanda. Prego Ulrike.

Ulrike: Posso aggiungere un esempio?

Quando ero adolescente mia madre ha detto: un giorno quando sarai grande sarai memore dei miei consigli, vedrai. Ora so, non sono solamente memore dei suoi consigli, ma anche e soprattutto del suo amore.

Bogusia: posso essere memore della cordialità di una persona.

Giovanni: esatto. L’importante è che si conservi il ricordo di un fatto non solo nella mente ma anche nel sentimento, e anche in modo continuo, non momentaneo.
Altre domande?

Bogusia: Ah, si. Ascolto tante cose che riguardano la storia. Potrei dire anche, credo almeno, ad esempio: l’Italia è un paese pienissimo di luoghi memori di migliaia di vicende storiche. Allora non solo una persona può essere memore. Vero?

Giovanni: assolutamente si. Anche un luogo può conservare ricordi, proprio come una persona. Per oggi vi risparmio il ripasso. Può bastare così. Ci vediamo al prossimo episodio in cui vedremo ancora un termine collegato alla memoria: reduce.

412 – Il verbo fregarsene

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Rispondo ad una domanda che mi ha fatto Doris, membro dell’associazione Italiano semplicemente. Doris mi ha chiesto la differenza tra “me ne frego” e “me ne frega”.

Grazie della domanda Doris.

Allora: Quando siete o non siete interessati a qualcosa, quando provate o non provate interesse, un modo molto informale per esprimere questo concetto è usare il verbo fregarsene.

Parliamo di interesse e disinteresse, ma se usiamo il verbo fregarsene è soprattutto per esprimere disinteresse:

Io me ne frego
Tu te ne freghi
Lui se ne frega
Noi ce ne freghiamo
Voi ve ne fregate
Loro se ne fregano

Se dico che me ne frego di te significa che non mi interessa nulla di te.

Si tratta di un forte disinteresse, quasi di un disprezzo.

Usate questo verbo con moderazione perché può essere molto offensivo.

Tu te ne freghi di me

Significa che non sei per niente interessato a me. Non hai alcun interesse per me.

Mario se ne frega di Francesca

Significa che Mario non è per niente interessato a Francesca.

Ora, cosa succede se invece vogliamo esprimere il significato opposto, cioè che non è vero che non siamo interessati?

Vediamo, nelle tre frasi che abbiamo visto sopra, come fare:

Il contrario di “me ne frego di te” sarebbe:

Non me ne frego di te

Di te non me ne frego

Ho detto sarebbe perché questo verbo come ho detto si usa quasi esclusivamente per esprimere un forte disinteresse.

Infatti se volete veramente dire che provate interesse, meglio usare la seguente forma:

Non è vero che me ne frego di te!

Di te non me ne frego affatto!

Il tono da usare è anch’esso importante per far capire le proprie intenzioni.

Perché si può creare questo malinteso? Perché dovete poi sapere che esiste anche “me ne frega” e “non me ne frega niente/nulla“.

A me non frega nulla

A te non frega nulla

A lui non frega nulla

A noi non frega nulla

A voi non frega nulla

A loro non frega nulla

Sempre uguale. Non cambia mai. Questa è la versione, possiamo dire “maleducata” dell’uso di un altro verbo: importare. Lo vediamo tra un po’.

Questa forma, allo stesso modo del verbo fregarsene, si usa per mostrare prevalentemente un forte disinteresse.

Di te non me ne frega niente

Non mi frega nulla della scuola (più informale)

Non me ne frega nulla della scuola

Che me ne frega della grammatica! Mi basta leggere e ascoltare.

Non sono ricco? Che mi frega! Mi basta avere molti amici ed essere in salute.

In questo caso si aggiunge “non“:

Non mi frega di…

Non mi frega niente di…

Non me ne frega nulla di…

Significa che non sono per niente interessato a qualcosa.

Un’alternativa è iniziare con “che” o “ma che”:

Che me ne frega?

Che mi frega?

Ma che ne ne frega a me?

Si tratta di una domanda retorica ovviamente.

Se rivolgo la domanda ad un’altra persona diventa invece un consiglio a fregarsene:

Che te ne frega di Giovanni? Non dare ascolto alle sue parole!

Oppure è una vera domanda, sebbene un po’ arrabbiata:

Giovanni, ma tu sei innamorato di Sofia?

E a te che te ne frega? Fatti gli affari tuoi.

Equivalente a (usando fregarsene):

Fregatene!

Te ne devi fregare!

Insomma nelle due forme viste si usa quasi esclusivamente per esprimere un forte disinteresse.

Quando invece voglio mostrare interesse invece in genere non si usano queste due forme.

Si può fare ma solo per negare il disinteresse. Ad esempio:

Non è vero che non mi frega nulla di te

Non è vero che me ne frego di te

Se vogliamo esprimere interesse meglio usare un’altra modalità: usare il verbo importare, di cui abbiamo accennato prima.

Se qualcosa è importante per te, allora a te importa di questa cosa.

A me importa imparare l’italiano

Vuol dire che l’italiano è importante per me.

A te importa qualcosa si me?

La domanda equivale a:

Sei interessato a me?

Sono importante per te?

Posso usare questo verbo anche per mostrare disinteresse, se una cosa non è importante:

A me non importa se mi tradisci

Non ci importa se non venite alla festa

A loro non importa nulla di voi

Questo verbo si può quindi usare sia per mostrare interesse sia disinteresse.

Quando uso “non mi frega” e “chi se ne frega”, sebbene questa forma si usi quasi sempre solo x mostrare un forte disinteresse (ed è anche maleducata come detto) funziona allo stesso modo di importare.

Mi importa = mi frega

Non mi importa = non mi frega =

Non me ne importa = non me ne frega.

“Non mi frega” e “chi se ne frega” si usano soprattutto quando siete arrabbiati:

Non mi frega niente di te!

Lo vuoi capire che non mi frega più nulla di te? Io amo un altra donna!

Lo stesso è con il verbo fregarsene:

Non sei d’accordo con me? Me ne frego!

Me ne frego se non vuoi indossare la mascherina 😷. Indossala e basta!

Adesso la domanda nasce spontanea: quando uso fregarsene e quando uso “non mi frega”?

Sono ugualmente utilizzate. Ma c’è una differenza.

Fregarsene, e quindi ad esempio “me ne frego” è più ostentativa, più forte, denota più sicurezza di sé, ed è anche più provocatoria, sprezzante.

Se qualcosa non ci interessa per niente, se non è importante per noi, se il nostro interesse è rivolto ad altre cose, possiamo dire che non ce ne importa nulla o che, se siamo arrabbiati, che non ce ne frega niente.

Se invece vogliamo mostrare forza, prepotenza, se vogliamo mostrare disinteresse verso le difficoltà e gli ostacoli o verso le opinioni delle altre persone, “me ne frego” (quindi fregarsene) è più indicato. Somiglia molto a:

Vado avanti lo stesso

La cosa mi è assolutamente indifferente

La cosa non mi tange

Me ne Infischio

Posso usarlo anche per combattere un atteggiamento di prepotenza:

Non puoi fregartene di tutti, indossa quella mascherina!

Se te ne freghi sempre di tutti non puoi pensare di risultare simpatico!

Tutti se ne fregano di me. Ma io gli dimostrerò che valgo!

Ci sarebbero anche i verbi “fottersene” e “sbattersene” ma sono molto volgari quindi faccio a meno questa volta di spiegarli.

Ci vediamo al prossimo episodio di Italiano Semplicemente.

Adesso ripassiamo qualche espressione passata con Bogusia, anche lei membro dell’associaizone.

Bogusia: Finalmente è arrivata una ottima spiegazione dell’uso del verbo fregarsene. Si dà il caso che tante volte ho sentito queste diverse frasi e qualcosa non mi tornava. Si poneva la domanda: perché lo usano gli italiani?

Però avevo una fifa blu, non volevo appunto sembrare dura di comprendonio . Ho abbozzato troppo a lungo con questo mio atteggiamento perché per poter ingranare come si deve bisogna smarcarsi dalle diverse paure, darsi alla disperazione non serve neanche. Essere accondiscendenti e dire sempre di si, assecondare chi fornisce le spiegazioni non sufficienti non è cosa.

Diciamo all’insegna dell’amicizia, uno strappo alla regola perché no. Però alla lunga non serve a chicchessia.

Passi che alcuni argomenti non ci interessano, passi pure che non sempre ci gira bene ma non chiedere mai lascia il tempo che trova.

Bisogna prendere e chiedere. Grazie a Doris per aver fatto le pulci a Gianni, si vede che le importa parecchio dell’italiano.

411 – Nel giro di

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Giovanni: sapete che uno degli episodi più cliccati di Italiano Semplicemente è un episodio dal titolo “a stretto giro” che parla della prontezza di una risposta, prevalentemente quando siamo in ambito lavorativo.

Nel linguaggio di tutti i giorni l’espressione diventa “nel giro di

Ad esempio:

Quanto tempo impiegherai a venire a casa mia? (quindi parliamo di tempo).

Risposta: sarò lì nel giro di 5 minuti

Arriverò nel giro di mezz’ora

Nel giro di un’ora sarò a casa tua.

Es:

Mi dici per favore se possiamo vederci domani a pranzo con anche tua moglie?

Risposta: aspetta un attimo, chiamo mia moglie e nel giro di qualche minuto ti faccio sapere.

Si usa il termine “giro” per indicare il tempo che passa, e precisamente le lancette dell’orologio che girano.

Nel giro di 5 minuti significa fondamentalmente “entro 5 minuti”, quindi stiamo dando un tempo massimo. Come dire: prima che le lancette abbiano finito il giro. E il giro in questo caso può valere 5 minuti, 10, 20 o anche 1 mese o di più.

Nel giro di due anni la mia vita cambierà completamente

Se il tempo è abbastanza breve si dice anche:

dammi 5 minuti

O, ancora più sintetico:

5 minuti e ti dico!

1 minuto e sono da te!

Xiaoheng: vorrei dire una cosa io adesso circa questo episodio. Posso?

Bogusia: certo, ti ascoltiamo. da che mondo è mondo siamo un’associazione democratica e tutti possono parlare.

Xiaoheng: bene, volevo dire che oggi mi gira bene, quindi sono felice di partecipare al ripasso.

410 – La moltiplicazione

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Giovanni: Il termine moltiplicazione è ovviamente un termine matematico:

due per tre è uguale a 6

Cinque per otto fa quaranta

Sei per nove è pari a cinquantaquattro.

Per esprimere il risultato si può usare “fa”, cioè il vero fare, ma si può dire anche “è uguale a” oppure “è pari a”. Se parlo velocemente non c’è bisogno di usare nulla. Basta il risultato:

cinque per uno, cinque

sei per sei, trentasei

Inoltre il numero 1, quando si parla velocemente, può diventare “un” ma solo se sta all’inizio della frase:

Quindi:

cinque per uno, cinque

Un per cinque, cinque

Sei per uno, sei

Un per sei, sei.

i numeri che vengono moltiplicati si chiamano fattori.

La moltiplicazione si usa anche fuori dalla matematica, quando si vuole indicare l’aumento di una quantità, ma si tratta di un aumento che si ripete più volte, con insistenza, quindi di un reiterato accrescimento numerico, quantitativo o d’intensità.

La moltiplicazione dei contagi del virus

La moltiplicazione dei pani e dei pesci (il miracolo operato da Gesù)

La moltiplicazione in matematica si chiama anche prodotto.

osso quindi dire che se cinque per sei fa trenta, allora il prodotto di cinque e sei fa trenta.

Oppure che:

la moltiplicazione tra cinque e sei produce un risultato pari a trenta.

In questa frase ho usato prima il prodotto e poi  ho detto che questo prodotto produce come risultato un numero pari a 30.

Questa parte finale posso in realtà usarla in ogni operazione elementare. “Produrre un risultato” si usa nella matematica in generale e non è relativo solo ai “prodotti”.

Posso anche dire che:

la somma (+) tra due e tre produce come risultato un numero pari a cinque

La divisione (/) tra 10 e due produce un numero pari a cinque

La sottrazione (-) tra 10 e 9 produce un numero pari a uno.

Infine “produrre un risultato” si utilizza normalmente anche per indicare una performance, cioè il rendimento o l’esito di un evento.

Che risultato ha prodotto la produzione l’elezione americana? Ha prodotto la vittoria di Biden

Che risultato hai prodotto al lavoro? Ho prodotto ottimi risultati.

Che risultati ha prodotto Emanuele a scuola? Eccellenti risultati direi.

Vediamo se i membri dell’associazione hanno prodotto un bel ripassino delle puntate precedenti:

Rauno (Finlandia): Ok, allora nulla quaestio se inizio io?

Sofie (Belgio): Per me va bene. Fermo restando che sarebbe inutile contraddirti, visto che ormai hai iniziato!

Ulrike (Germania): Quindi il problema di chi inizia non si pone!

Irina (Stati Uniti):  Io volevo dire che siamo arrivati a qualcosa come 410 episodi con quello di oggi!

Xiaoheng (Cina): io invece volevo dire che stamattina mi sono imbattuta in un verbo sconosciuto: scartabellare!

Doris (Austria): Embè? Che problema c’è? Prima o poi Giovanni, bontà sua, ce lo spiegherà!

Andrè: direi che la frase giusta per concludere questo episodio dedicato alla moltiplicazione è: tutti per uno, uno per tutti! 

la moltiplicazione