Episodio per soli membri dell’associazione culturale ITALIANO SEMPLICEMENTE
Descrizione: Scopriamo il verbo “esulare”: origine, significato, usi figurati ed esempi pratici per capire quando qualcosa è fuori tema o fuori ambito.
Buongiorno a tutti e benvenuti su Italiano semplicemente.
In questo episodio della rubrica “2 minuti con Italiano semplicemente” parliamo del verbo articolare, un verbo molto interessante e piuttosto elegante della lingua italiana.
È un verbo che si incontra spesso nei giornali, nei discorsi politici, negli ambienti professionali e perfino nella medicina. Proprio per questo vale la pena conoscerlo bene. Devo dire che i ragazzi non lo usano quasi mai. Sono in grado però di capirlo perché si usa in molti contesti diversi. Potrei dire che se molti non lo usano è solo perché se ne può fare a meno,nel senso che è facilmente sostituibile con verbi simili. Però è elegante come verbo, quindi vale la pena di impararlo.
Partiamo dall’origine.
Il verbo deriva dal sostantivo articolazione, che a sua volta deriva dal latino articulus, cioè “piccola giuntura”.
Pensate alle articolazioni del corpo umano: il gomito, il ginocchio, il polso. Sono punti che collegano parti diverse permettendo il movimento.
Da questa idea di collegamento e organizzazione nascono tutti gli usi del verbo articolare.
Partiamo da articolare un discorso. Cos’è l’articolazione di un discorso?
Questo è probabilmente l’uso più frequente.
Articolare significa, in questo caso, esprimere qualcosa in modo ordinato, strutturato e comprensibile.
Se una persona ha molte idee in testa ma non riesce a esprimerle chiaramente, possiamo dire:
Giovanni oggi ha difficoltà ad articolare il proprio pensiero. Sarà ubriaco?
Oppure:
Il ministro ha articolato le sue proposte durante il dibattito.
In questo caso articolare non significa semplicemente parlare, ma parlare in modo organizzato.
Una persona agitata, ad esempio, potrebbe non riuscire ad articolare una risposta.
Alla domanda del giornalista, il sindaco riuscì a malapena ad articolare poche parole.
Qui il verbo assume il significato di pronunciare o formulare verbalmente qualcosa.
Possiamo però anche articolare un progetto, un piano o una strategia In ambito professionale e organizzativo.
Significa suddividere e organizzare in più parti coordinate tra loro.
Abbastanza simile all’articolazione di un discorso.
Ad esempio:
Il progetto è articolato in tre fasi.
L’iniziativa si articola su diversi livelli di intervento.
Abbiamo articolato il corso in dieci lezioni.
In questo caso il concetto è quello di struttura.
Ad esempio, un progetto ben articolato è un progetto ben organizzato.
La forma riflessiva è molto usata: articolarsi.
Partendo dall’ultimo esempio, se dico che abbiamo articolato il corso in dieci lezioni, possiamo anche dire che il corso si articola in dieci lezioni.
Quando diciamo che qualcosa si articola in varie parti, significa che è composto da più elementi collegati tra loro.
Il programma si articola in cinque moduli.
La conferenza si articola in due giornate.
Il romanzo si articola attorno alla figura del protagonista.
Quest’ultimo esempio introduce una costruzione molto frequente:
articolarsi attorno a
cioè svilupparsi intorno a un elemento centrale.
Passiamo ai suoni, cioè alla fonetica e alla linguistica.
Qui articolare significa produrre un suono mediante l’uso degli organi della parola, come lingua, labbra, denti e palato.
I linguisti parlano di:
Articolare una consonante;
Articolare una vocale;
Un punto di articolazione;
Un modo di articolazione.
Per esempio la lettera “p” viene articolata chiudendo e riaprendo rapidamente le labbra.
È un uso tecnico ma molto interessante.
Allora si può articolare anche una parola?
Certo. Il significato è vicino al precedente.
Quando una persona parla in modo chiaro possiamo dire:
Articola bene le parole.
Al contrario:
Parla troppo velocemente e non articola.
In questo caso il verbo indica una pronuncia nitida e comprensibile.
Quindi quando si parla, articolare ha due sensi diversi. Articolare un discorso ha il senso dell’organizzazione, articolare una parola o una lettera si riferisce alla pronuncia nitida, comprensibile.
Molti insegnanti di lingue invitano gli studenti a articolare meglio i suoni italiani.
Comunque si può articolare anche una parte del corpo.
Questo uso deriva direttamente dal significato originario.
In anatomia articolare significa collegare due o più ossa mediante un’articolazione.
Ad esempio:
Il femore si articola con il bacino.
Le dita sono articolate da numerose piccole giunture.
È un uso prevalentemente medico o scientifico. Normalmente,intendo le persone comuni non lo usano così questo verbo.
Sapete che si può articolare anche un ragionamento complesso.
Qui il verbo assume una sfumatura molto apprezzata in ambito accademico e professionale.
Non basta esporre un’idea.
Bisogna svilupparla, argomentarla e collegarla ad altre idee.
Il sindacato ha articolato una critica molto convincente al direttore.
L’avvocato ha articolato una difesa dettagliata delle proprie posizioni.
Un ragionamento articolato è ricco di sfumature e ben costruito.
Per finire vediamo alcune espressioni utili e molto usate.
Un fiscorso articolato, che è un discorso complesso ma ben organizzato.
Una struttura articolata (di un’azienda,di un’organizzazione, di un libro ecc) è composta da molte parti collegate.
Un sistema articolato è un sistema complesso, diciamo non elementare.
Invece articolare una risposta vuol dire formulare una risposta, in genere convincente.
Articolare una proposta significa presentarla in modo dettagliato.
Non bisogna confondere comunque articolare con complicare.
Una cosa articolata non è necessariamente complicata.
Un progetto può essere molto articolato e allo stesso tempo perfettamente chiaro.
Anzi, spesso articolare serve proprio a rendere più comprensibile qualcosa che altrimenti sarebbe confuso.
Quando articoliamo un discorso, una proposta o un progetto, facciamo qualcosa di molto simile a ciò che fanno le articolazioni del nostro corpo: mettiamo insieme parti diverse affinché possano muoversi in modo armonioso.
E da che mondo è mondo, chi riesce ad articolare bene i propri pensieri ha sempre qualche possibilità in più di essere compreso dagli altri.
Per finire, meglio specificare che l’articolo non ha niente a che fare col verbo articolare. E neanche l’articolo di giornale.
Se leggete un articolo, non state necessariamente articolando qualcosa! E neanche se scrivo l’articolo “il” davanti ad una parola state articolando!
Se scrivete il tavolo, la casa o gli amici, non state articolando proprio niente!
Adesso nel ripasso di oggi vi invito a parlare di problemi alle articolazioni.
Karin: basta coi cazziatoniperò! Non è molto edificantecome lezione! Questo doveva essere un Innocente ripasso e invece, come al solito, abbiamo degenerato.
Benvenuti a tutti e bentrovati a un nuovo episodio dedicato al linguaggio della politica italiana.
Oggi parliamo di un’espressione che sentiamo spesso nei telegiornali e nei resoconti parlamentari: Question Time.
Come avrete notato, non si tratta di un’espressione italiana. È inglese e significa letteralmente “tempo delle domande”.
In Italia, però, non viene quasi mai tradotta. Si usa proprio così: question time.
Ma di che cosa si tratta esattamente?
Il question time è una particolare seduta del Parlamento durante la quale i parlamentari rivolgono domande al Governo e ricevono risposte immediate dai ministri o dal Presidente del Consiglio.
L’obiettivo è quello di permettere un confronto diretto e pubblico su questioni di attualità, problemi urgenti o decisioni politiche particolarmente rilevanti.
Potremmo dire che è una sorta di interrogazione scolastica, ma al contrario: non è il professore a fare le domande agli studenti, bensì sono i parlamentari a interrogare il Governo.
Quando ascoltate un giornalista dire:
Oggi, durante il question time alla Camera, il ministro dell’Economia ha risposto alle critiche dell’opposizione
significa che il ministro è stato chiamato a fornire spiegazioni pubbliche su un determinato argomento.
L’espressione viene dal sistema parlamentare britannico, dove le sedute dedicate alle domande al governo sono una tradizione molto antica. Nel corso del tempo anche molti altri Paesi hanno adottato procedure simili.
A ben vedere, il question time rappresenta uno degli strumenti più importanti di controllo democratico. Infatti, il Governo non può limitarsi ad agire indisturbato, ma deve periodicamente rendere contodelle proprie decisioni davanti ai rappresentanti dei cittadini.
Naturalmente, come spesso accade in politica, non mancano le polemiche. C’è chi sostiene che il question time sia un’occasione propizia per fare chiarezza e chi, invece, ritiene che talvolta si trasformi in uno spettacolo mediatico, con domande preparate per mettere in difficoltà gli avversari più che per ottenere risposte.
Sta di fatto che questa espressione è ormai entrata stabilmente nel lessico politico italiano. Anche chi non conosce l’inglese finisce prima o poi per imbattersi in questo termine.
Da che mondo è mondo, chi governa deve rispondere delle proprie azioni. Il question time non fa altro che tradurre questo principio in una procedura concreta e pubblica.
Perciò, la prossima volta che sentirete parlare di un question time in Parlamento, saprete che non si tratta semplicemente di una serie di domande, ma di un momento istituzionale nel quale il Governo è chiamato a rendere conto del proprio operato davanti al Paese.
Potreste chiedervi: È Obbligatorio? Ogni quanto tempo si svolge? È previsto da qualche legge?
Sì, il Question Time in Italia è previsto dalle regole parlamentari, ma non direttamente dalla Costituzione.
È obbligatorio?
In pratica sì, perché è disciplinato dai regolamenti parlamentari della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, che prevedono sessioni dedicate alle interrogazioni a risposta immediata. Ripeto: risposta immediata.
Non esiste però una legge che imponga una determinata frequenza in modo rigido per tutti i tempi e per tutte le situazioni.
Alla Camera, il Question Time si svolge normalmente una volta alla settimana, generalmente il mercoledì, quando i lavori parlamentari sono in corso.
Anche al Senato si tengono periodicamente sedute analoghe, sebbene l’organizzazione possa variare.
Quando partecipa il Presidente del Consiglio, l’evento assume spesso una particolare rilevanza mediatica.
La base costituzionale si trova comunque nell’attività di controllo che il Parlamento esercita sul Governo, prevista dalla Costituzione della Repubblica Italiana. Il Question Time quindi è uno degli strumenti attraverso cui questo controllo viene esercitato.
Tengo a rimarcare,a sottolineare che la risposta è immediata perché esistono anche altre tipologie di interrogazione parlamentare.
Esistono diverse tipologie di interrogazioni oltre al question time.
Esiste l’interrogazione a risposta scritta dove un parlamentare presenta una domanda e il Governo risponde per iscritto. La risposta può arrivare dopo settimane o mesi.
Poi c’è l’interrogazione a risposta orale in Commissione o in Aula.
Il Governo in questo caso risponde verbalmente (cioè a voce) durante una seduta parlamentare.
Il Question Time invece è una interrogazione a risposta immediata e quindi la domanda e risposta avvengono direttamente in aula, in tempi molto rapidi e in seduta pubblica.
Per questo motivo i giornalisti lo considerano spesso uno degli appuntamenti più importanti della settimana parlamentare: consente di conoscere immediatamente la posizione del Governo su questioni di attualità.
Vediamo adesso qualche frase che riguarda il question time usando qualche episodio precedente della rubrica dedicata alla politica italiana:
3. Alla domanda di un deputato sulla presunta connivenza tra amministratori locali e imprese, il ministro ha respinto ogni accusa di malcostume politico.
4. Il Question Time si è trasformato in un acceso contraddittorio quando un parlamentare ha denunciato il rischio di una derivaautoritaria da parte dell’esecutivo.
5. Un deputato oltranzista ha accusato il Governo di usare continue armi di distrazione di massaper evitare di rispondere ai problemi reali del Paese.
6. Nel Question Time dedicato alla giustizia, il Guardasigilli ha illustrato il lungo iter e la complessa trafila necessari per approvare la riforma.
7. Alcuni parlamentari hanno chiesto al Governo se intendesse commissariare l’ente pubblico, sostenendo che la situazione richiedesse un intervento immediato.
8. Durante il Question Time, il ministro ha invitato tutte le forze politiche a trovare una soluzione bipartisan, nel rispetto del patto sociale e dei necessari pesi e contrappesi istituzionali.
9. L’interrogazione riguardava presunti casi di mazzette, tangenti,bustarelle e altri episodi di corruzione che avrebbero coinvolto alcuni esponenti del gotha economico.
10. Al termine del Question Time, molti commentatori hanno osservato che la risposta del Governo era stata ricca di retorica e di promesse, ma povera di impegni concreti, tanto da far dire a qualcuno: “Va tutto bene, Madama la Marchesa!“.
Buongiorno a tutti e benvenuti su Italiano semplicemente.
In questo episodio della rubrica “2 minuti con Italiano semplicemente” parliamo dell’espressione “Quel dico non dico“.
L’espressione è molto interessante e anche molto usata nella lingua italiana, soprattutto quando si parla di comunicazione poco chiara, di allusioni e di messaggi lasciati a metà.
“quel dico non dico”.
Può sembrare curiosa, perché è composta semplicemente dai verbi dire e non dire.
Ma che significa esattamente?
Immaginate una persona che voglia comunicarvi qualcosa senza però dirla apertamente.
Magari vi dice:
Sai, ho sentito certe cose su quel collega…
Ah sì? Cosa hai sentito?
No, niente, lasciamo perdere…
Oppure:
Diciamo che qualcuno potrebbe avere dei problemi…
Chi?
Non importa.
Ecco, in questi casi si crea un’atmosfera fatta di mezze parole, di allusioni, di frasi lasciate in sospeso.
Questo è proprio il dico non dico.
Si tratta infatti di un modo di parlare in cui si lascia intendere qualcosa senza esprimerla chiaramente.
Spesso si usa l’espressione con l’articolo:
“un dico non dico” e soprattutto “quel dico non dico“.
Ad esempio:
Tra i due c’era un continuo dico non dico che rendeva impossibile capire la verità.
Oppure:
Quel suo dico non dico mi ha fatto pensare che sapesse molto più di quanto volesse ammettere.
Lei era un po’ ambigua, hai presente quel dico non dico che ti mette in imbarazzo?
A ben vedere, il dico non dico può avere diverse finalità.
Talvolta serve per prudenza, altre volte per diplomazia. In certi casi, invece, serve semplicemente a suscitare curiosità.
Pensate ai giornalisti quando scrivono:
Una nota personalità sarebbe coinvolta nella vicenda…
senza però fare nomi.
Oppure a certi politici che amano parlare per allusioni.
Da che mondo è mondo, infatti, non tutti hanno il coraggio di dire apertamente ciò che pensano.
C’è chi preferisce muoversi tra le righe. C’è chi lascia intendere. C’è chi fa capire senza esporsi troppo.
E così nasce il dico non dico.
L’espressione può anche avere una sfumatura negativa. Se qualcuno esagera con le allusioni, infatti, può risultare irritante.
Dopo un po’ viene voglia di dirgli:
“Parla chiaramente oppure taci!”
In altre parole, il dico non dico può sembrare una strategia per non assumersi responsabilità.
Si lascia trapelare un’informazione, ma senza affermarla davvero.
Se poi qualcuno protesta, si può sempre rispondere:
“Io non ho detto niente.”
Una situazione piuttosto comoda, non c’è che dire.
Nel linguaggio sentimentale il diconon dico è frequentissimo.
Pensate a due persone che si piacciono ma che non vogliono scoprirsi troppo.
Buongiorno a tutti e benvenuti su Italiano semplicemente.
In questo episodio della rubrica “2 minuti con Italiano semplicemente” parliamo dell’espressione “a ben vedere”.
A ben vedere è un’espressione elegante e utile della lingua italiana.
Si usa quando, dopo una prima impressione, si arriva a una conclusione diversa osservando meglio una situazione.
È come dire:
se ci pensiamo bene
a guardare meglio
a un esame più attento
in realtà
tutto sommato
L’espressione è composta da tre elementi:
a = introduzione della locuzione;
ben = forma abbreviata di “bene” che, se non ricordo male, è presente in altre espressioni a cui abbiamo dedicato un episodio, come essere ben disposti, volevo ben dire, averne ben donde, ben detto e ben fatto.
vedere = osservare, esaminare. Quindi non solo vedere con gli occhi.
Letteralmente significa quindi: “guardando bene”.
Facciamo qualche esempio.
All’inizio pensavo che Giovanni fosse antipatico. A ben vedere, però, era soltanto molto timido.
In questo caso il giudizio iniziale cambia dopo un’osservazione più accurata.
Oppure:
Sembrava una spesa eccessiva. A ben vedere, invece, ci ha fatto risparmiare parecchi soldi negli anni successivi.
Anche qui emerge una valutazione diversa rispetto alla prima impressione.
L’espressione si usa spesso per introdurre una riflessione più profonda:
Molti credono che il lavoro da casa faccia lavorare meno. A ben vedere, in molti casi aumenta persino la produttività.
Notate che a ben vedere non indica semplicemente un’opinione personale. C’è l’idea che una persona abbia esaminato i fatti con maggiore attenzione e sia arrivata a una conclusione più ponderata.
Per questo motivo l’espressione è molto frequente nei giornali, nei saggi, nei dibattiti e nei discorsi formali.
Vediamo qualche altro esempio:
A ben vedere, le due proposte non sono poi così diverse.
A ben vedere, la situazione è meno grave di quanto sembri.
A ben vedere, aveva ragione lui fin dall’inizio.
A ben vedere, non si tratta di un problema economico ma organizzativo.
Oltre a quelle già citate poco fa, a ben vedere esistono anche altre espressioni simili:
a ben guardare
a ben pensarci
a conti fatti
in definitiva
in fondo
Tuttavia, a ben vedere, non sono perfettamente equivalenti. ‘A ben vedere” richiama soprattutto l’idea di un’osservazione più attenta della realtà.
Immaginate di guardare un quadro da lontano. Da una certa distanza vedete soltanto delle macchie di colore. Avvicinandovi, però, distinguete figure, dettagli e sfumature.
Ecco, a ben vedere significa proprio questo: andare oltre la prima impressione.
A ben vedere, infatti, molte incomprensioni nascono proprio dal fatto che ci fermiamo alla superficie delle cose senza approfondire abbastanza.
Adesso ripassiamo con l’aiuto di alcuni membri della nostra associazione che a ben vedere sono anche i membri della nostra “famiglia”.
Per rilassare ruspondete alla seguente domanda: cosa fareste se poteste spendere tutti i soldi che volete per 24 ore?
Marcelo: Se avessi tutti i soldi che voglio per 24 ore, mi fiondereia comprare castelli, isole e yacht di ogni genere, ma in linea dimassima cercherei anche di trovare la quadra per non buttare via tutto in modo estemporaneo.
Anne Marie: Io, a differenza di molti, farei piazza pulita dei debiti di parenti e amici, perché vedere la loro frustrazione sparire sarebbe una soddisfazione non da poco.
Carmen: Mi dirai che sono esagerato, ma spenderei una fortuna per visitare il mondo: mi piacerebbe spaziaredall’Antartide al Giappone senza stare lì a contare i centesimi.
Danielle: Io invececomprerei opere d’arte, auto d’epoca e ville storiche; de gustibus, ma è questo che mi fa brillaregli occhi.
Estelle: Io farei investimenti a non finire, perché 24 ore passano in un battibalenoe non vorrei ritrovarmi senza nulla allo scadere del tempo.
Hartmut: Che vuoi che ti dica? Io approfitterei dell’occasione per finanziare ospedali e scuole; può sembrare poco egoistico ma è molto edificante.
Nancy: me ne andrei in Patagonia con la mia famiglia. Mi piacerebbe soggiornare sulle rive del Lago Traful e godermi paesaggi a dirpoco mozzafiato. Per me quello sarebbe il connubioperfetto tra natura, tranquillità e avventura.